Vaffanculo, anzi no

non-ti-divertire-troppo

Nel 1996 i Sex Pistols si riuniscono per la prima volta e partono con il Filthy Lucre Tour. Tra amici se ne parla, si discute, chi è contrario, chi a favore e chi non gliene frega. Io ero contrario, il mio amico Romano a favore. Diceva che per fortuna non sono tutti problematici come Kurt Cobain e non tutti vanno in crisi se fanno successo e guadagnano soldi. Il mio amico Romano quella volta non l’ho mandato affanculo perchè era più grande e anche grosso, però avrei voluto. Nel ’96 avevo 18 anni e nel desiderio di mandare affanculo e alla fine non riuscire a farlo stanno un po’ i miei anni novanta. Uscivo spesso con gli amici, poi a un certo punto ho cambiato gruppo perché in quello vecchio non c’era nessuno che venisse con me ai concerti. Un gesto di rottura. Ma questo gesto di rottura, ecco, non era inserito in uno stile di vita altrettanto di rottura. Io credevo di essere alternativo, ma quando andavo ai concerti c’era spesso un sacco di gente, ed era bello, quindi il gioco dell’alternativo aveva davvero poco respiro, e infatti poi si è esaurito, proprio come la musica che mi piaceva, che i giornalisti chiamavano “alternative”, definizione che naturalmente ripudiavo.
Quando andavamo ai concerti o altrove ci divertivamo molto e quasi sempre, ma il basso profilo era la nostra regola non scritta e mai stabilita. Per esempio nessuno di noi si è mai tolto la maglietta rimanendo a petto nudo sotto a un palco. Oppure per esempio abbiamo smesso di andare alle giostre perché era il regno di quelli dell’autoscontro, quelli che si mettevano a sedere sul bordo della macchina, non sul sedile. Ecco quelli erano proprio il contrario di noi, però si divertivano, si vedeva, avevano un sacco di ragazze, facevano paura a tutti. Una sera un gruppo di quelli ci ha fermato, ci ha chiesto da accendere, ci ha accerchiato e ha tentato di darci un sacco di botte con il tirapugni. Noi eravamo in tre, veloci come gazzelle, e siamo scappati. Non credo sia appropriata la parola LOSER per descriverci (l’ho sempre odiata), l’espressione giusta è esattamente basso profilo, uno stile di vita. E pensavo No se faccio questo però dopo non va bene per questo motivo, Se vado là però poi dopo non va bene perché… (Lo penso ancora). Bello divertirsi, ma c’era sempre un limite dettato dalla, boh, coscienza, o più che altro da una tendenza naturale a limitarsi. Mi ubriacavo, andavo alle feste, non da solo, con i miei amici, ma stavo da una parte, non al centro della pista. Nanni Moretti non l’avevo neanche sentito nominare. Stavo ai bordi della pista quando c’era Mrs Robinson, che era una bolgia storica, e pogavo con quelli che erano vicino a me, non con quelli al centro che tenevano i gomiti alti urlando che ce l’avevano grosso. Io sapevo che quella Mrs Robinson era la cover dei Lemonheads, non l’originale. Loro no. Era la più bella cover mai fatta e mi divertivo un sacco, ma non limonavo mai.

Non ti divertire troppo è un libro della Flying Kids Records che racconta l’alternative rock americano anche di quel periodo, oltre che degli anni ’80; un racconto per ogni gruppo, copertina di ZeroCalcare, spoiler di Capra dei Gazebo Penguins sui Neutral Milk Hotel e introduzione di Mike Watt. Esce il 21 maggio e lo si compra qui.

 

ignoranza QUASI senza filtro (rubrica: a new era)

Qualche mese fa mi sono bullato del fatto che iniziavano ad arrivarmi sulla mail un po’ di richieste di recensioni. Adesso mi arriva di tutto, dalla merda fresca alle cose belle. E questa volta ho recensito di tutto, da gennaio a marzo. Ho messo dentro anche gli album che dopo la prima traccia tutti non li avrei ascoltati neanche morto (quindi apprezzate lo sforzo). Ho escluso quelli a cui penso sia forse il caso di dedicare non solo qualche riga, perché conosco i precedenti. Questo “metodo” è molto attaccabile perché magari un album di un baluba qualsiasi finisce per piacermi di più di uno da cui mi aspetto qualcosa e allora scrivo di più sul primo che sul secondo. Che poi in realtà è quello che spero. Questa volta però non è successo. Poi magari sugli album che ho lasciato da parte non ho cose intelligenti da dire e non scriverò mai più niente. Ma per questo vedrò. Comunque resta figo secondo me ricevere una richiesta di recensione di un disco ascoltato in streaming su Rockit, di cui Rockit parla poco ma bene, e parlarne poco e male, non per fare il bastian contrario ma perché secondo me è una cosa orrenda (I Robot) e le cose orrende che ti arrivano in posta vanno segnalate.

civetta

L’inverno della civetta. Progetto molto collettivo nato a Genova al Greenfog Recording Studio in collaborazione con DreaminGorilla Records (Savona) e Taxi Driver Records (Genova). Non so se valeva la pena di far fare della strada a tanta gente per arrivare a questo tipo risultato. Mi sembra tutto molto fatto con la carta copiativa e non sono bastati cotanti musicisti per tirare fuori un’idea. Senza cuore, mi pare. Una cosa indefinita tra grunge, metal, screamo, musica da monastero, city ramblers, orchestre fuzz e post rock e tutto questo contaminare potrebbe anche essere una caratteristica positiva ma non lo è. La Liguria suona così, o magari no, ma questo è quello che è saltato fuori questa volta.

sjesau exploding views

SJ Esau, Exploding Views (Fromscratch Records). Un disco superscritto e la capacità di essere il punto di incontro tra Mika, Doseone dei cLOUDDEAD (che collabora) e l’Anticon: sono due motivi per dire che Exploding Views è da ascoltare, come più o meno tutte le cose che escono da Fromscratch Rec. Superscritto è un complimento perché vuol dire che vengono fuori SJ Esau e la sua abilità nello scrivere – appunto – e che è scritto superbene e con supergusto, anche troppo. Ogni tanto mi piacerebbe che si sporcasse con qualche distorsione un po’ meno calcolata. Non mi piace tutto, ma è tutto molto al di sopra del livello.

low standards high five

Low Standards, High FivesRevolushhhh EP (Flying Kids Records). A parte che è la copertina più bella del 2014. Revolushhhh è un disco emo. Emo come i Crash Of Rhinos. Ecco. Chitarra circolare, batteria sfonda con un sacco di cassa, basso splettrato a scheggia, cori e ritornelli con la botta. Tornando alla copertina, non so in generale che ruolo debba avere in un disco, ma di sicuro uno importante. Questa un po’ mi fa intuire vagamente come suona l’EP, così come il nome Low Standards, High Fives. Le braccia al cielo non sono solo quelle di Lucio Battisti ma anche quelle a occhi chiusi, piedi che scalciano e bocca aperta a gridare un coro di Revolushhhh che ti piace. Consiglio quello di Flying High, Looking Down che è un po’ come tendere dal basso le braccia verso l’alto.

kairo

Kairo, 13 (Fallodischi, La Fine, Upwind). Il giro di copertine fighe prosegue, questa è la seconda di questa pagina, non la quarta. Dai quella di Exploding Views non è male ma non è il massimo, un po’ i Flaming Lips ospiti a Linea Verde, e quella con la civetta io in casa non la voglio. Di solito amo i dischi come 13, sinceri. Di solito e anche questa volta. 13 suona sfondo e basta, il cantante mette in piedi melodie che dire che sono tra il classico leggero italiano (Vestiti) e quello emo non è un’offesa ma una cosa possibile. Il resto è punk rock neanche troppo sgangherato, che può ricordare sia Minnie’s sia Altro. Se devo dire una canzone dico …una promessa, romanticona e con una batteria, un basso e una chitarra suonati benissimo. L’Amo è di Napoli, Kairo è di Napoli e Napoli suona così, credo.

gouton rouge carne

Gouton Rouge, Carne (V4V Records). Non è male ma è già sentito, power pop che copia abbastanza i Male Bonding addolcendone le distorsioni, con testi profondi e voci dilatate, o falsetti. Odio il falsetto. Un po’ New York un po’ italiano che fa l’americano che va benissimo ma lo fa male, poi vengono fuori i Jesus And Mary Chain che francamente come influencer hanno rotto r cazzo. Per il resto ci sono le cose più banali di Verdena, Tiger!Shit! e anche altro. Non credo che lo riascolterò.

I Robot, Australia (West Link Recorders). Praticamente Biagio Antonacci distorto e quello che avrebbero potuto diventare i Negrita se non fossero ingrassati. C’è un altro gruppo che si chiama Australia e ha fatto un disco che si chiama Robot. Se è uno scherzo, carino.

Ecole Du CielHeartbeat War Drum (V4V con Fallo DIschi, Hysm? e Qsdr). Post hc, post rock, non è che poi se ne sentisse la necessità, come di tante altre cose però. In più, credo che sia molto carente in termini di scrittura. Il che equivale a dire in questo caso: NOIA. Peggio rispetto al primo EP.

johnny fishborn

Se non fosse che Johnny Fishborn mi ricorda Brian Molko non sarebbe male. Ma solo il fatto che mi ricordi Brian Molko fa cadere ogni speranza che possa piacermi di qui fino alla mia morte. Quando ascolto musica contano anche le suggestioni, voglio dire, sono un metro di giudizio, mi entrano nel cervello e mi influenzano. Windmill Girl ha una bruttissima copertina, un basso con un suono pessimo e una pessima abitudine di entrare nelle canzoni con la delicatezza di un elefante, ma la cosa peggiore è il missaggio, forse causa del basso maleducato. C’è un non so che di glam che rovina il già difficile ascolto, dovuto al fatto che c’è qualcosa che non va tra gli strumenti, tutti suonati come se non fossero parte di canzoni ma pezzi incollati tra loro. Mi risulta tutto un po’ rigido insomma, nella volontà chiara di incidere il disco d’autore che gioca un po’ con la voce, con le sonorità, con le ritmiche e i titoli improponibili come Sun Salva Doors, così, come se la musica fosse un gioco ma in realtà no perché di base c’è qualcosa di insopportabilmente serioso in questo album. E magari Johnny Fisborn a scrivere canzoni non è neanche male, ma dovrebbe liberarsi dei pessimi musicisti di cui si è circondato e provare a scrivere solo per se stesso. E lavorare sulla voce, perché con questa voce qui Brian Molko mi incombe un po’ troppo. Ma poi no, anche nei pezzi più scarni di Midnight Rain e The Man Without the Bread c’è qualcosa di incredibilmente pesante e poco sincero. Mi sa che è irrecuperabile.

amanita phalloides

Con Amanita Phalloides (DreaminGorilla Records) sembra di tornare a quando andavano di moda pesantemente i piccoli suoni alla Commodore con le tastierine e i riverberini. Ma noi ci siamo rotti il cazzo e ascoltiamo solo elettronica tamarra. Quella non è una copertina. Proseguendo sulla strada della circa-elettronica, questa volta epica e sofferta, ecco qua Some Evil EP di Sequen_ce. Proprio non ce la facevi a chiamarti solo Sequence? L’underscore è una malattia. In effetti non c’è un genere sotto il quale si possa classificare questo EP, se non il non ti riascolterò mai più finché non deciderai di dare una cazzo di idea alla tua musica che così non mi rimbalza solo perché non è una palla. I tubatubatubatu cià in As I Don’t non ci volevano. Poi sono arrivato a Onironauta (Dischi Bervisti, Woodworm e DreaminGorilla Records) dei Kaleidoscopic, non oltre il quarto pezzo comunque, quello che si chiama come loro. Ho letto la presentazione del disco nella pagina privata, non bisognerebbe scrivere certe cose, si creano troppe aspettative oppure ti fai odiare, e poi l’album è screamo-metal-rockitaliano-filosofico-caciarone, cattivo gusto in tutto. Roba fatta molto peggio di quella che ascoltavamo 12 anni fa che già 11 anni fa non aveva troppo senso ascoltare. Non si può dire che sia roba vecchia perché c’è il revival e però insomma c’è modo e modo di revivalare. Acid Muffin non è un granché come nome, e anche l’EP chiamarlo Nameless non mi sembra il caso. Cazzo, cercate qualcosa di più originale, ho capito che fate musica Grunge, però gattini miei. Un EP Grunge più alla Bush che altro, con una chitarra solista che rovina il poco di buono che c’è anche perché in alcuni momenti il basso e la batteria sembrano ispirarsi a lei e allora basta subito. E il campanaccio, il campanaccio. Il missaggio è pessimo ma non direi che sta lì il problema. I gruppi che ho sentito in giro di recente e che fanno questa musica sembrano tutti della parrocchia. Svecchiatevi.

Inizio a pensare che il mio sia un metodo sbagliato. Alla fine infatti il problema è un altro: devo filtrare di più, forse, selezionare meglio quello su cui scrivo. Basta che respiri, praticamente, questa volta è andata così, ma non so se ripeterò l’esperienza. O magari lo farò sempre, non filtrare quasi per niente dico. Adesso vediamo.

Prime Stale Air al Brainstorm. Riempiamogli il locale.

prime stale air

Il 31 luglio al Parco di Fusignano il Branstorm di Fusignano (RA) ha organizzato la terza edizione del Prime Open Air, al parco. E’ stato bello perché c’era il prato, il caldo, la birra, la piada con la salsiccia e una serie di gruppi che dal vivo sanno suonare.
I ragazzi del Brainstorm non sono gente che aspetta un anno per organizzare un altro festival. Non importa se è freddo: hanno un posto caldo, al chiuso, con un sacco di righe bianche e rosse sui muri e un buon impianto. Il Brainstorm, appunto. E al Brainstorm hanno messo in piedi la winter edition del Prime Open Air, il Prime Stale Air. Non ho le prove, però sono quasi certo, che sia esattamente il significato che hanno voluto dargli, ma “stale air” significa “aria viziata”. Non dobbiamo preoccuparci di questo perché al Brainstorm ci sono molte finestre. Se il 21 sentiamo odore di stantìo, però, non ce ne frega un cazzo. Anzi, mai sentito locale rock che non sapesse di uomo sudato, soprattutto dopo che non si può più fumare. La legge Sirchia è del 2003 ed è una delle più belle dell’Italia degli ultimi 10 anni, seconda solo all’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi. Se Sirchia ha deciso che dopo aver fatto serata era bello tornare a casa senza puzza di fumo addosso, non ha potuto e non potrà niente, né lui né nessun altro Ministro della Salute, contro il tanfo che si sente nei locali dove si fa sbrang sbrang con le chitarre. Da quando Sirchia ci ha fatto la legge, i club di tutt’Italia sono migliori, perché si sente quello che si deve sentire. Quindi, per non fare uscire la stale air, sabato 21 dicembre al Brainstorm non apriranno le finestre, e fanno bene: allora, comunque, vuol dire che siamo nel posto giusto.
E siamo nel posto giusto perché suonano i Chambers (To Lose La Track, Shove Records) e i Lantern (V4V, Flying Kids Records e Fallo Dischi), che dal vivo sono bravissimi (entrambi), insieme a La Svolta e Combo Disaster, punk/hc local heroes. I Lantern fanno dello screamo italiano, dei Chambers abbiamo già parlato, qui e qui. L’ultima cosa che hanno pubblicato i Chambers è This Is Not A Love Song, una cover dei P.i.L. su TINALS, compilation dei gruppi italiani più tosti, uscita, per ora nei suoi primi due episodi, su audiocassetta per To Lose La Track. E magari i Chambers al Prime Stale ci fanno pure This Is Not A Love Song. I Lantern il 21 li vedrò per la seconda volta e mi dovranno convincere di più della prima. A gennaio arriva il disco nuovo, Diavoleria, e magari ci fanno pure qualche canzone nuova.
Ritorno sul fatto che quelli del Brainstorm non hanno avuto voglia di aspettare un altro luglio prima di rifare un festival. E’ gente che non sta ferma, che si sbatte per fare in modo che gli unici nostri passatempi quando arriviamo nella bassa ravennate non siano uccidere zanzare o tagliare nebbia a fette. Posto bello, gruppi belli, fuori è freddo, dentro è caldo. Gente che spacca, riempiamogli il locale.

Righe al Brainstorm