Vai nei negozi di dischi: Contempo Records Firenze

Nel 1977 a Firenze Giampiero Barlotti apre Contempo Records il negozio, che si specializza in new wave, punk, heavy metal, psichedelia, con una predisposizione particolare per la ricerca delle rarità. È all’inizio degli anni ’80 che Barlotti decide di creare l’omonima casa discografica. Pubblica “Altrove” dei Diaframma, “Yassassin” dei Litfiba, i dischi di Pankow e molti altri. Negli anni ’90 l’etichetta produce Clock DVA, Death SS, Raw Power e “Il ritorno dei desideri” dei Diaframma. È la prima fase della casa discografica, seguita da una parentesi che vede la pubblicazione in cd di Neon, Carillon del Dolore e altri. Intanto, il negozio diventa un importante punto di riferimento italiano per la musica alternativa. La distribuzione di materiale import di difficile/impossibile reperibilità in italia si conferma uno dei suoi punti di forza. Dal 2015 alla guida dell’etichetta ci sono Marco e Giampiero Barlotti insieme ad Alessandro Nannucci. All’inizio ristampano colonne sonore, beat, jazz italiano e avanguardia internazionale. Poi tornano sulla new wave italiana, di cui la Contempo ha segnato la storia. Con la ristampa di “Altrove” dei Diaframma si inaugurano le presentazioni dei dischi in negozio e nei club vicini. 
Nel 2016 inizia la collaborazione con Gianni Maroccolo, già bassista dei Litfiba e uno dei fondatori del Consorzio Suonatori Indipendenti. 
Per il Record Store Day 2017 esce il box set dei Negazione, che porta a presentazioni in vari negozi d’Italia. Il 20 Gennaio 2018 all’Auditorium FLOG di Firenze sono stati celebrati i 40 anni di Contempo. Oggi, il negozio e l’etichetta sono sempre lì, a proseguire il loro prezioso lavoro. Lo spirito continua.

Sono stato al Contempo Records (detto anche Data Records 93) quattro volte, l’ultima ho preso il disco degli E e quella precedente “Italian Platinum” dei Silkworm. Esco sempre soddisfatto. La prima volta che ci sono andato, uno dei proprietari c’ha tenuto a insegnarmi come si scorrono i dischi dentro le scatole se sono troppi: ne togli tre o quattro, li appoggi sulla fila successiva, e prosegui. Mi sono divertito. Non si finisce mai di imparare.

www.contemporecords.it

Pubblicato su instagram @the_recordroom

Vai nei negozi di dischi: Rock Bottom, Firenze

Nonostante ne avessi sentito parlare tante volte, non ero mai stato da Rock Bottom a Firenze. Che gran posto. Quando sono entrato, la conferma del fatto che fosse il negozio giusto è arrivata subito dagli avventori. In particolare un ragazzo e due ragazze. Parlavano a voce alta, a commento dei dischi che vedevano. Schema classico: una delle due ragazze leggeva un nome di un gruppo e il ragazzo commentava. 

Lei: “Oo i nostri Flahmin’ Lips”
Lui: “Ah i Flamin’ Lihps li ho visti hui, là e anhe là”
Lei:”Uu i Fuhazi”
Lui: “Grandeee! Ian Mahhaye”

Ma il top è stato con i Karate:
“Non ci sono i Harate. Ooo huanto mi garberebbe un dishho dei Harate :(“
“Eh ma hanno avuto problemi con la asa dishografica”
“Eh..”
“Quanto li ho ascoltati i Harate, mi fanno ancora sbarella’”
“Si..”
“Heoff Farina”
“Eh”
“Heoff Farina!”
“…”
“Heoff!”

A quel punto mi aspettavo la domanda di rito da parte del maschio alla padrona, che ne so: “cell’hai la prima stampa del disco che non esiste”, o una cosa simile, ma niente purtroppo. Secondo me ha pensato di farlo, lo slancio l’aveva, forse gli è mancato l’input giusto. 

Commentare ad alta voce i dischi è una cosa che non ho mai fatto ma l’ho sempre sentito fare nei miei posti preferiti, soprattutto nel negozio della mia città, quindi mi sono sentito a casa. Non implica la qualità del negozio ma insomma in un certo senso aiuta e negli ultimi tempi non mi era più successo.

Comunque, ogni disco al Rock Bottom ha un commento stampato, nulla è lasciato al caso, ci sono tutte le indicazioni per guidarti nell’acquisto anche se sei uno a cui piace entrare nei negozi di dischi, guardare in giro, scegliere cosa comprare facendoti i cazzi tuoi.

Il nome è geniale ed è giustissimo per questo posto. Rock Bottom è pieno zeppo di vinile, ci sono un sacco di dischi a catalogo e moltissime novità, i prezzi sono ottimi e i proprietari sono gentilissimi. Mi sarebbe piaciuto sentire cosa avrebbero risposto a Harate se li avesse interpellati ma pazienza. Sono sicuro che quando ci andrò la prossima volta ci sarà un altro loud speaker a fare il proprio dovere, fino in fondo.

www.rockbottom.it

(pubblicato su instagram @the_recordroom)

Il cellofan sui dischi

Per quanto sia utile a proteggerli e a dare a chi li compra la certezza che non siano usati, la membrana in cellofan sui dischi nuovi è da sempre motivo di ira tra i negozianti. Righi Music diceva che serviva solo a piegare le copertine, che “col tempo, visto che la plastica si ritira (ho prove scientifiche a tal proposito), subiscono danni negli angoli”. E concludeva: “Perché c’è anche chi apre solo un lato e non toglie il cellofan, e poi si lamenta con me”.

Oscar di Double Drake/Rev Up non perdeva occasione di apostrofare i clienti che non si dimostravano in grado di togliere il cellofan. “Diobo, non hai ancora imparato ad aprire un disco?!” diceva, e procedeva con dimostrazione pratica. “Bisogna stare attenti a sfilarla via senza piegare gli angoli della copertina”. E c’era (e c’è) un solo metodo per farlo: il metodo Oscar. “Il problema della plastica attorno ai dischi è solo quello, quando la togli”, diceva Oscar. E concludeva: “Perché poi, io ho la macchina incellofanatrice di sotto, quindi il disco potrebbe anche non essere nuovo. Potrebbe, eh”. Scherzava, aveva sempre voglia di scherzare.

Lungi dal pensare che la mia opinione sia importante quanto la loro, ma vorrei dire che è vero che il cellofan è una palla, ma lo è perché quando fai una foto a un disco incellofanato viene sempre malissimo perché fa riflesso, in qualsiasi posizione tu ti metta. Righi e Oscar non potrebbero capire, perché ai loro tempi non c’era Instagram.

(NINE dei SAULT è un masterclass in rabbia e rimedio. Funk, soul, hip hop, jazz. Nelle loro canzoni i SAULT sintetizzano la storia della black music e cercano nuovi percorsi. E se nei due album del 2020 si erano concentrati sull’antirazzismo e sulla violenza della polizia in America, con NINE parlano delle periferie delle grandi città. Le raccontano, senza fomentare. La parola SAULT fa pensare ad “assault” ma NINE vuole essere un rimedio, non getta benzina sul fuoco).

Metto foto di NINE presa da internet perché per colpa del cellofan non c’è stato modo di fargli una foto per il verso.

(repost da @the_recordroom su instagram)