Irrisolvibile: Hey What dei LOW

Hey What è come una casa, con due finestre, una sul giorno una sulla notte. Affacciandoti alla prima senti i suoni familiari, all’altra rumori poco decifrabili. Nelle stanze interne, suoni e rumori si mischiano sprigionando tutta la loro forza: talvolta, sono così perfetti da fare il giro e coincidere l’uno con l’altro; in altri momenti, si scontrano. La casa diventa un posto di conforto o turbamento, a seconda. Hey What è quella casa.

Dire chi la vince, se suoni o rumori, è difficile. Ma è in questa incertezza che sta l’equilibrio. Riconciliarsi con l’irrisolto non è facile. I due poli di questa strana instabilità sono ugualmente forti e ben definiti all’interno dei Low: da una parte le voci melodiche di Alan Sparhawk e Mimi Parker, così potenti perché puntano a diventare l’àncora delle canzoni; dall’altra i rumori di BJ Burton che ogni volta che interviene mette giù una briscola e getta la melodia nella confusione, ponendola di fronte alla casualità.

Non vince nessuno.

Il cuore del disco è questo dualismo irrisolvibile. Tutto calcolato, tutto perfettamente in grado di provocare angoscia o gioia. Un’altra cosa però: in ogni momento, Hey What è molto esplicito nel rivolgersi a chi l’ascolta. Per questo, è un disco emozionante.

Se la sua doppia natura dilemma rumoroso incomprensibile/luminosità cristallina e comprensibilissima si manterrà viva anche dopo molti ascolti, sarà ciò che mi farà impazzire. La casa, del resto, è sempre stato il luogo più adatto alla follia.

Nella foto Mimi Parker dal vivo un secolo fa (mi sa che l’ha scattata Diego)

Fromage, parbleu

Qualche giorno fa siamo tornati da un viaggio in Francia. No so neanch’io perché ma pubblico qui alcuni post che ho già messo su Instagram.

DANGERHOUSE RECORD STORE, LIONE

Questo ragazzo ha una sindrome che mi è familiare. Ha controllato tutti gli scaffali e le scatole senza tirare fuori niente, poi ha ricominciato il giro e ha preso su tutto quello che voleva comprare. L’ho sempre fatto anch’io, lo faccio ancora.

Bruno Biedermann, il proprietario di Dangerhouse (voto 10), gli ha detto: “Hai una buona memoria. Io facevo il contrario. Raccoglievo tutto subito e poi eventualmente scartavo”.

Andare nei negozi di dischi è bellissimo.

ANCORA LIONE

(bello il felafel riflesso sulla vetrina)

Qui invece l’atmosfera era un po’ più informale. Negozio più minimal, ben fornito (di novità e non). Il proprietario era più il tipo dal saluto distaccato. 

Oh, non ho trovato niente. Ma mi sembrava strano. Così ho iniziato a prepararmi la frase per chiedere. Difficoltà alta perché dovevo dire poche parole ma passando dal francese all’inglese e in più dovevo fare bene la z di The che per me che sono di Zezena è difficile. Ecco: “Es que vous avez quelque chose de The Fall”. E mi viene anche bene, tutto. Ma lui non capisce. Non dice niente, mi fa solo la faccia da non ho capito. Ripeto e la lingua non mi s’incolla neanche stavolta, un miracolo. “Ah! C’est folle” dice. “No folle, pourquoi?” dico io. “Noo” e mi fa segno di seguirlo. In una scatola indica i dischi dei The Fall e dice “Se Fall”. Aaaa. Ridiamo. Non era più distaccato. Ma io intanto penso che poteva dirmi che potevo dirglielo in romagnolo.

Comunque dopo mi ha detto “Se Fall, one of my favourite band” molto gasato. E io “Oui! For me too”. E vedi, se non ci capiamo con le lingue, ci capiamo con la musica.

REIMS

Ieri siamo andati in questo negozio di dischi, My Little Sound Shop, molto simpatico. Era dentro uno di quei posti tipo ex capannone di una fabbrica che il comune da in gestione a dei tipi che dentro ci fanno un bar e dicono a un amico o dai ti do questo spazio così ci apri un negozio di dischi. Sono entrato che avevo un fiiilo di mal di testa, sapevo che sarebbe cresciuto nel giro di poco ed ero già pronto a prendere un gran Moment Act. 

Non conoscevo la metà dei dischi che aveva My Little Sound Shop ma sono riuscito comunque a comprarne due, vecchiotti: Body/Head di Kim Gordon e EP2 di FKA Twigs. Quando sono uscito abbiamo deciso di farci un birrozzo al bar. Finito il birrozzo abbiamo deciso di prenderne un altro e di mangiare. Io ho preso un Hamburger con le patatine. All’ultimo morso mi sono ripreso, e non avevo più bisogno del Moment. E allora ho pensato che (un negozio di dischi può aiutare MA) a volte, servono due birrozzi e un Hamburger per farti passare il mal di testa.

10 SETTEMBRE 2021

Oggi è uscito il nuovo disco dei Low e contemporaneamente è il 25° compleanno di The Doctor Came At Dawn di Smog. 

In libreria abbiamo creato l’Archivio Gridelli, in omaggio e ricordo di Oscar, un nostro amico che una volta gestiva Rev Up, il negozio di dischi di Cesena, e che ora purtroppo non c’è più. L’archivio all’inizio consisteva in circa 200 dischi che Oscar ci aveva dato da vendere. Oggi ne sono rimasti pochi. Tra i primi titoli che avrei voluto portarmi dietro c’era The Doctor Came At Dawn. Ma “No, di quello ne ho una copia sola e me la tengo io” aveva detto Oscar. Più che DATO i dischi, infatti, ce li aveva CONCESSI. Poi c’era anche C’mon dei Low. “Quello prendilo che ne ho un sacco e, oh, non riesco a venderlo. Difficile che ci riesca tu se non ci riesco io ma la speranza è l’ultima a morire”. Per questo amavo Oscar, era sempre scorbutico e divertente. Oggi, giorno in cui esce il nuovo disco dei Low e The Doctor Came At Dawn compie 25 anni, me li ascolto ripensando a lui.

RONCHAMP

Quando sulla statale abbiamo visto la deviazione per la Cappella di Notre Dame du Haut di Le Corbusier, abbiamo detto cos’è? andiamo/non andiamo/andiamo/non andiamo? e alla fine siamo andati. Abbiamo attraversato la campagna e siamo saliti sul cucuzzolo su cui si trova. Ho mandato subito foto a mio fratello (architetto) e a un certo punto gli ho chiesto “ma tu la conoscevi?” e lui mi ha risposto “ma è un masterpiece del ‘900 e di sempre”. Mi sono scusato e sono andato nello shop a sfogare la mia vergogna. C’ho trovato un libricino quadrato, con la copertina colorata degli stessi colori della luce che esce dalle finestre della cappella, e con degli schizzi di progetto di Le Corbusier: lo stesso libro l’avevamo sempre avuto in casa. Allora ho mandato una foto della copertina a mio fratello. “Si, l’aveva comprato il babbo quando c’è andato con Sleepy Jordan (un suo amico ndr)” ha risposto. E allora ho pensato che, a volte, per unire i puntini, basta una deviazione.

CHAOURCE

Come ambasciatore nonché produttore di colesterolo di Romagna in visita in Francia, ho preso come un affronto il fatto che il museo del formaggio fosse chiuso. Incidente diplomatico.

Instagram: neuroni.blog e the_recordroom

Una cosa su Maradona che mi era rimasta lì

La prima volta che hanno tentato di rubarmi qualcosa in via zamboni stavo ascoltando con il walkman Amnesiac dei Radiohead. Credo che sia quello che ha portato sfiga. Non ho mai apprezzato davvero i dischi dopo OK Computer, così come non ho mai apprezzato davvero Pablo Honey, quindi di fatto i dischi dei Radiohead che mi piacciono sono due. Da Kid A in avanti, ho sempre pensato, suonano elettronica per chi non ascolta elettronica. Ed era la musica per me quindi, ma l’ho sempre trovata di una freddezza insolita.

Comunque, la prima volta che hanno tentato di derubarmi in via zamboni a Bologna era da tempo che ero a Bologna e non mi era mai successo. Solo fortuna. Un tizio mi è venuto accanto, mi ha distratto dicendo “Maradona! Maradona!” e facendo finta di dribblarmi con un agile movimento di piedi. Io ho abboccato come un paganello: sono rimasto per qualche secondo imbambolato a fissargli le scarpe che roteavano. Appena mi sono ripigliato, ho tentato di togliermelo di dosso perchè mi stava sfilando l’orologio da polso. “Ma dai, ma poi è uno Swatch!” gli ho detto e me ne sono andato. Non ricordo quale canzone di Amnesiac mi stava suonando nelle orecchie ma era quella che il giorno prima un mio amico, pazzo per Amnesiac, mi aveva suggerito di ascoltare perchè “esemplificativa di tutto quello che c’è nel disco”. Pensando che se una canzone sola riesce a essere esemplificativa di tutto un disco non è un gran cosa per un gruppo che vuole volare nell’Olimpo dell’innovazione, mi sono allontanato da via zamboni guardando l’ora nel mio Swatch, erano le sei. Avevo voglia di ascoltare Serve The Servants ma non avevo il cd dietro e così sono andato a noleggiarlo in Phonoteca, lì vicino.

Mentre camminavo verso casa, un tipo (un uomo-tormentone di via zambo e dintorni) mi ha fermato e mi ha chiesto “Bisci?”, che voleva dire una cosa come “vuoi una bici? te ne vendo una assemblata, così poi ti seguo e quando la parcheggi te ne rubo un paio di pezzi che assemblo per formare un’altra bici che venderò a un altro (o forse a te) al quale ruberò un pezzo che assemblerò e così via, un affarone, conviene anche a te”.

Mio cugino, che studia a Bologna, in giugno è passato da via zamboni. Un tizio l’ha avvicinato dicendo “Maradona! Maradona” e cercando di dribblarlo. Lui l’ha scansato perchè gli stava rubando il cellulare e ha preso a camminare più veloce. Raccontandomi questa cosa, mio cugino ha ritenuto opportuno specificarmi che in quel momento stava ascoltando Calcutta, che secondo lui porta sfiga. Quindi su Spotify ha cambiato sui Coma Cose. Dopo qualche metro un altro tizio l’ha fermato e gli ha chiesto:

“Monopattino?”.

Todo cambia, unica costante Maradona.