Il disco di J. Mascis con Heavy Blanket

Heavy Blanket: out 8 maggio

Heavy Blanket: out 8 maggio

Nell’anno 1984, J. Mascis, Johnny Pancake e Pete Cougar si incontrano e formano gli strumentali Heavy Blanket. Hanno per la mente l’idea di fare un disco, dopo il demo. Ma alcuni imprevisti non glielo permettono. Johnny Pancake dà una bella craniata su una pietra mentre sta nuotando, nel sud del Vermont. Viene condotto in ospedale. Poi viene dimesso, ma il suo ricovero non è andato a buon fine. Non vuole più suonare e si rifugia nello scantinato di sua nonna. Nel frattempo, Pete Cougar finisce in prigione. E J. Mascis forma i Dinosaur Jr. I ragazzi si perdono di vista. Gli Heavy Blanket si fanno nebbia.
Nel 2011, durante la settimana bianca, J. e Johnny si incontrano di nuovo, casualmente. Johnny, uscito definitivamente dalla caverna, convince J. a riformare la band. Un breve giro per prigioni per ritrovare Pete e la cosa è fatta: il galeotto ottiene dal secondino, sulla parola, un permesso per uscire dal carcere e va a registrare il disco con J. e Johnny. Unica traccia del passato: il demo, che Pete ha conservato gelosamente in prigione. Da lì riparte tutto.
Il disco degli Heavy Blanket esce l’8 maggio 2012 (la recensione è qui). La canzone che si può ascoltare in streaming è Dr. Marten’s Blues. Il sound è come se venisse fuori da una cantina. Lasciate che la chitarra di J. Mascis avvampi nelle vostre casse.

Non si gioca con le keywords

Il figlio di Thom Yorke

Il figlio di Thom Yorke

Pensavamo, noi, di fare un blog interessante, pensavamo di scrivere cose da ricordare.. E invece ecco l’elenco delle parole chiave con cui accedete a neuronifanzine: porta antiproiettile, sport senza regole, bastianich merda, bastianich joe merda, joe bastianich malattia, voce joe bastianich download, joe bastianich sputo, come si fa a limonare, pierre foschi, figlio thom yorke, streaming tv real time non sapevo di essere incinta, malattie imbarazzanti kids streaming, colpiti da incantesimo, mamma sbocca, chef ramsay fumetto, ben 11, donna che fuma una sigaretta, infilare delle palline in culo, di caprio nasconde la propria omosessualità. Dietro l’apparenza, neanche troppo salva, di blog di cinema, musica, libri, fumetti e diverse cose interessantissime, c’è il vero neuronifanzine, frequentato da malati di mente.
Colgo l’occasione per ringraziare Joe Bastianich di essere diventato una star del digitale terrestre: questo è un grande si, Joe, grazie al tuo nome le persone che ti amano o che ti odiano entrano in neuronifanzine e schizzano via in un secondo perché non ti trovano, o ti trovano solo in parte.
Ma rimaniamo comunque un nobile sito, perché la keyword più utile per noi è “j edgar hoover”, o “edgar hoover”. Questo ci fa onore, nonostante il personaggio in questione sia di dubbia moralità. Comunque è il protagonista di un film di Clint Eastwood. Dobbiamo essere contenti che la vostra parola chiave preferita non sia “j edgar hoover era un travone”.
Le conclusioni si traggono senza grande fatica: facciamo i simpatici, scriviamo di libri da intelligentoni e poi ti arriva nel sito uno che vuole imparare come si fa a infilarsi le palline nel culo. Non è facile, si rischia un blocco poco simpatico se tutto non va per il verso giusto. Quali malattie imbarazzanti cercate? Non saprei. So però che è tutta colpa nostra, questo è chiaro. Le keywords sono uno strumento infame per farsi conoscere su internet: non puoi neanche scrivere “thom yorke” che uno che vuole sapere se esiste o che faccia ha il figlio di Thom Yorke viene da noi. I titoli e la stesura dei testi sono un’arte sopraffina: non puoi neanche scrivere “bondage” in un titolo che ti ritrovi sparato in un aggregatore di notizie gratuite sul bondage maschile, non puoi neanche accostare le parole “Di Caprio” e “omosessualità” che le speranze personali di un utente convergono tutte su neuronifanzine.
Il SEO non è sport per signorine. Non ci puoi giocare neanche un po’.

Come avremmo fatto senza Husker Du?

American Indie 1981-1991 di M. Azerrad

American Indie 1981-1991

Nacqui nel 1978. Crebbi negli anni ’80. Alla fine delle elementari e per un po’ di medie ero un bambino stronzo che ascoltava solo i Guns n’ Roses. Nel 1990 avevo 12 anni e fu proprio l’anno in cui mi capitò per le mani il disco dei Green River Dry As a Bone/Rehab Doll uscito per Sub Pop. Arrivare ai Mother Love Bone, grazie a tutti i maschioni che mi circondavano e mi prendevano a calci, fu un attimo. A quel punto, qualche resistenza dei Guns si verificò ancora, ma presto li misi a prendere la polvere. Nel ’93 ero già bello impastato nei vari Ten, Nevermind, Badmotorfinger, Piece of Cake e forse anche Facelift, e pestavo già di brutto la batteria in un gruppo rock, quando incontrai un mio amico più grande di Macerone (FC), un giro diverso rispetto al mio, e gli chiesi: “Mario, qual è il tuo gruppo preferito?”, “Gli Husker Du” disse lui, “Aaaahh! Smells like teen spirit!” risposi io e voltai il sedere con la spocchia del pivello che ha da poco scoperto un mondo e gli piace solo quello. Di nuovo. Non lo vedevo, ma Mario dietro di me scuoteva saggio la testa. Era il grande Mario Macerone.
Gli Husker Du li ho dimenticati, per un po’ di tempo. Ma avevo un fratello più grande che a un certo punto mi disse basta sei un capellone, sparati i Black Flag. Non cambiai idea sui gruppi di capelloni però, pensai, come sono veloci questi, ascoltando i Minor Threat, che roba è? E, un giorno, arriva alle mie dolci orecchie New Day Rising, degli Husker Du. Fortissimo.
Non molto tempo fa (nel 2010) è uscito per Arcana “American Indie. 1981-1991, dieci anni di rock underground” di Michael Azerrad. Questo libro racconta la storia di Black Flag, Minutemen, Mission of Burma, Minor Threat, Husker Du, Replacements, Sonic Youth, Butthole Surfers, Big Black, Dinosaur Jr, Fugazi, Mudhoney e Beat Happening nei loro periodi musicali indipendendenti, cioè quando hanno suonato e inciso dischi o qualsiasi cosa di simile non per una major. Ci sono aneddoti, critiche, storie vere o presunte tali, c’è l’arrivo esplosivo di Henry Garfield, come il gattone, che poi diventerà Henry Rollins (Black Flag/Rollins band/attore e doppiatore in vari film) e la personalità catalizzante di Ian MacKaye (Minor Threat/Embrace/Fugazi), ci sono J. Mascis, Thurston Moore, Mark Arm. E altre cose di questo tipo. È un libro spassoso, che racconta le cose in modo semplice, senza mitizzare, anzi mettendo in mostra anche il lato più bestiale, più superficiale, più antipatico di tutti quei personaggi lì. C’è passione, si, ma l’autore non s’incensa. Lodevoli i capitoli su Minutemen e Mission of Burma. Leggetelo.
E mi chiedo: come avremmo fatto senza Husker Du?