Come essere indie (per i maschi)

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1. Indossa vestìti. Alla mattina lavati i denti solo dopo la colazione, véstiti dopo esserti lavato i denti, a pranzo mangia e alla sera a una cert’ora vai a letto. Non lasciarti ossessionare dal voler andare a tutti i costi a letto tardi. È inutile, nessuno è anticonformista, siamo tutti Charlie Hebdo, ich bin berliner, cogito ergo sum. Ma non dirlo a nessuno, dopo 7 giorni muori. Il posto ideale in cui fare shopping è la Montagnola a Bologna, così tra 4 anni guarderai il tuo guardaroba fatto solo di cose importabili perché erano già vecchie quando le hai comprate e piangerai. Piangi, se ti va di piangere. Ci voleva coraggio, penserai guardando un paio di puma che prima di te avevano ospitato il calzino sudato di un altro. Ricorda che devi vestirti. Se non vuoi sganciare nemmeno un centesimo, vai in giro nudo, che cosa ti devo dire?

2. Sii unico. Gli uomini indie sono egoisti. Se ti piace il pub punk, dovresti vergognarti, e invece per essere indie ti tocca ammetterlo, senza pensare agli altri, pensa solo a quello che ritieni vero per te. Fai una ricerca su google, scrivici il tuo nome. Non ci saranno segreti. Se ti piace la pelota, giocala e invita anche i tuoi amici, non ti preoccupare se ti guardano come un coglione. Pensa solo a te, non saranno loro ad aiutarti a diventare un campione di pelota. Se i tuoi amici usano i congiuntivi, lascia stare, essere indie vuol dire parlare come cazzo vuoi. Leggi cose che non t’interessano e dillo in giro. Non che non t’interessano, sennò pensano che tu sia scemo, ma che le leggi. Vai in biblioteca. No, non è la libreria. La biblioteca.

Gira in costume d’inverno.

3. Prova ad andare dal barbiere ogni tanto. I capelli sono un bene, tra un po’ avrai la ciaraghina o la stempiata, o tutte e due. Tagliarli li rinforza. Per la barba, vedi tu, se ti va. Se ce l’hai coi buchi, è più indie. Indi vuol dire indipendent, fai in modo che sia vero: la barba ce l’hanno tutti, ma sono tutte curate, newyorkesi, se la tua ha i buchi ce l’avrai solo tu.

4. I tatuaggi e gli orecchini sono importanti per vivere. È difficile essere considerato davvero inserito nella società dei maschi indi se non hai un orecchino. O ancora meglio un tatuaggio. Prova col fai-da-te, se vuoi morire. Oppure, investi in bangle dorati, quelle file di braccialetti con le palline che quando scrivi al computer in biblioteca o in ufficio sbattono sui tasti e ti fanno sembrare più furbo. Se il bibliotecario o se qualcun altro si lamenta, digli che non puoi toglierli assolutamente. Aumenterà la tua credibilità, dimostrerai di essere coerente. È importante.

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5. Cerca di non essere preso male. I ragazzi indie sono sempre in bolgia. Siccome in questo modo romperai il cazzo sicuramente a qualcuno, la gente potrebbe avere da ridire in merito, ma il punto di essere indie è quello di essere abbastanza coraggioso da mostrare quello che non sei. Se ti prende male, non temere, parla lo stesso. Scherza anche se non hai voglia, dì la tua anche se sei consapevole che sia una stronzata, vedrai che successone, soprattutto sul lungo periodo. Sii divertente ma soprattutto divertito.

6. Sii artistico. Dipingi, fai foto, creati una fan base consistente a costo di rompere il cazzo a tutti pur di avere degli amici su Facebook e vedrai come non ti cagherà nessuno quando condividi qualcosa. “Chi è già questo?!?” si chiederanno. Neanche un like. Abbi almeno la decenza di essere amico di tutti i tuoi amici, quelli che ogni tanto vedi fisicamente, almeno loro una volta su dieci avranno compassione e vedrai che un like te lo cacciano. Dedicati al giardinaggio, dipingi con gli inchiostri blu e rossi o leggi vecchi libri con le pagine che si scollano. Ri-incollali.

7. Sii colto. Non devi essere un genio né avere la media del 10, ma sappi che 90 è il minimo che si può avere come QI, sotto non puoi andare. Usa molti punti esclamativi.

Smetti di bere.

8. Trova persone da copiare. Visto che sicuro stai messo male a tutti i livelli se cerchi qualcosa da essere, datti una radanata almeno esteticamente. Prendi spunto dalle star più in voga: Yul Brinner, John wayne, Rock Hudson.

9. Prenditi cura di te stesso e del tuo corpo! Applica la protezione solare. Fai attività fisica nel modo in cui preferisci. Se non ti piace il calcio, ti sentirai un marziano qualche volta ma non importa. Cazzo te ne. Molti ragazzi indie hanno 16 anni e una motoretta. Inquina, non dire che inquini perché poi sembra che non lo fai.

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10. Apprezza la musica. È molto importante per i ragazzi indie. Ripeti a tutti che la musica indie è l’unica tua certezza. Carica tutto sul tuo lettore MP3. Se non sai cos’è, sei indie. Non deve piacerti quello che viene considerato indie. Anche in questo caso, devi maturare uno stile indipendent, dunque, e questo è il punto, se un pezzo di musica ti comunica qualcosa, ascoltalo e non vergognartene e dì “mi arriva!”. Questo è parlare. Bevi e quando puoi vomita.

Consigli

  • Nessun luogo è lontano.
  • Mai dire “Questo è gay” o “Questa cosa è da ritardati”. Ma solo perché sei indie, in caso tu un giorno decidessi di non esserlo, vai a spaccare i culi a tutti i diversi.
  • Se pensi che leggere vecchi libri sia noioso, fai un tentativo con quelli con le copertine strane. Le copertine dei libri di Raffaele Morelli fanno schifo. Siccome molti adolescenti di oggi non ne hanno mai sentito parlare, conoscerlo sarà un bonus.
  • Cerca di avere la mentalità ottimista. Non pensare troppo.
  • Sei sulla buona strada per essere indie se abiti da solo in un appartamento di città. Comunque, puoi essere indie ovunque tu viva. Trova ninnoli e cagate vintage. Incornicia delle foto e compra vecchie immagini provviste di cornici. Usale per riempire un muro, metti tutto su quello e lascia bianche le altre pareti. Vedrai che bello. Quando devi dare la polvere, non darla, sennò tutto finisce, perdi la tua indipendenza.
  • Il rock degli anni Novanta e il Britpop sono generi musicali che hanno un’anima indie. Prendi quell’anima, ci sei tu nell’anima, guardala bene se necessario. Se, scava scava, non trovi niente, riparti dagli anni Ottanta.
  • Cerca di uscire spesso. Sii prezzemolino, presenzia, arriva tardi al lavoro il mattino dopo, o non andare a lezione all’università, tanto non hai l’obbligo di frequenza, o se ce l’hai fai firmare qualcun altro, così sei anni 90 e anche un po’ punk. Conosci.
  • Se non riesci a trovare vestiti o maglie di tuo gradimento, falli tu, così ti cascano mentre parli con la gente.
  • A molte ragazze piacciono i ragazzi e viceversa, ad altri, o altre, no.
  • Non puzzare.
  • Se non hai abbastanza soldi per comprare o fare indumenti nuovi, puoi cucire dei bottoni intorno all’orlo di una vecchia maglia o sfrangiare le maniche (cit.). Mi sembra un’ottima idea.
  • Se vivi da solo in un appartamento di città (in campagna ci sono gli zombie), sarà molto più facile cazzeggiare sempre. Puoi trascorrere un sacco di tempo a non pulire casa e a ridurla una merda!

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Avvertenze

  • Non fare cose che non ti piacciono per essere indie. Alla fine, è un’etichetta come un’altra. Divertiti con quello che ti piace. Se per caso quest’attività non dovesse piacerti, buon per te, divertiti con quello che ti fa schifo.
  • La parola indie è il diminutivo di independent. È importante, sta lì il punto. Altri, i vecchi, potrebbero dirti che una volta aveva un altro significato. Non ascoltarli, vogliono fregarti, farti passare per una persona poco attenta e superficiale. La tua vita è adesso. Bevi un drink.
  • Se qualcuno dice che ti vesti di merda, consideralo un complimento. Non mescolarti con la massa, non essere normcore, o casual.
  • Se non ti piace una cosa considerata “indie”, impiccati.
  • Mai dire “Sono proprio indie!” perchè alla gente non interessa (ma solo per questo motivo eh, altrimenti ci sarebbero giornate intere da passare a dirlo in giro). Se proprio devi, basta dire che vuoi essere originale, sembrerai intelligentissimo. Dovresti lasciare che siano i vestiti e il tuo atteggiamento a parlare! Stai zitto, alle ragazze piace. Però devi anche parlare.
  • Non desiderare la donna d’altri.
  • Se il tuo stile non ti piace, non cambiarlo.
  • Al lavoro, pigliala sempre in culo. L’indie è superiore a queste cose.
  • Non ossessionarti nel tentativo conformista di diventare anticonformista. Altrimenti, non farai che conformarti all’anticonformismo conformato. Avverti il senso di profonda verità in tutto questo, falla tua, fanne uno stile di vita, mettiti sempre le scarpe da tennis, mai quelle eleganti. Be felpa man.
  • Non dare del poser a nessuno. Se qualcuno lo dicesse a te (ma proprio uno che è matto) te la prenderesti?
  • Non pensare di essere migliore degli altri per il semplice fatto di avere uno stile indie. Qualcuno potrebbe dire che sei hipster!

Ricorda: applica la protezione solare prima di uscire.

grazie a wikihow.

RIP Rosco Piiiii Coltrane

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Era il nostro sceriffo, il più scemo della storia della tv e anche di quella del cinema. Ma non mancava di squarci geniali, e di tenerezze nei confronti del suo Basset Hound. Non ricordo una volta in cui Boss Hog abbia riconosciuto un suo merito, ricordo solo che lo cazziava. Ma noi piccoli bambini a casa dalle scuole elementari d’estate tifavamo per Rosco. Bo & Duke lo prendevano in giro e Daisy se lo rigirava come voleva, ma noi eravamo dalla sua parte, anzi ci veniva pure un po’ d’incazzo per lui. I nostri primi incazzi li abbiamo vissuti in sua difesa. Era una bomba inesplosa e dentro aveva una rabbia inespressa che a poterla tirare fuori sarebbe diventato lui il capo di Hazzard, quei due tipi con quelle camicie e quella macchina da tamarri li avrebbe fatti arrosto, Boss Hog l’avrebbe messo a fare il cuoco, e i cuochi allora non contavano niente in televisione, e Daisy l’avrebbe stordita ogni singolo giorno più volte al giorno. Il meccanico e il nonno con la barba da Babbo Natale non se li sarebbe neanche filati, il collaboratore non mi ricordo neanche come si chiamava. SSSCIK. Quando riusciva a esprimersi aveva anche una vena di antipatia incontrollata. Tutte le volte che inseguiva i due cugini o gli puntava la pistola contro risultava un idiota completo. Era perfetto per essere amato, e noi l’ameremo sempre, il nostro primo modello di loser.

Einaudi sbaglia la copertina di Fante e io volevo cercare di capire se l’ha fatto apposta per vendere più copie o se è saltata qualche testa là dentro

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William Shakespeare

I fatti. Settimana scorsa, Einaudi manda in stampa e mette in distribuzione le Lettere di John Fante con una copertina sbagliata: doveva esserci un ritratto dell’autore, invece ce n’è uno di Stephen Spender. Nell’interno c’è scritto “In copertina: ritratto dell’autore”. Probabilmente qualcuno se ne sarebbe accorto, mille altri no, comunque su Twitter Einaudi annuncia che la copertina è sbagliata (qui in ordine cronologico anti-twitter):

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Poi parte la caccia alla copia, e i commenti su Twitter e sui socialnetwork. Cercando un po’ su internet, ho visto che tafter.it il 10 agosto di quest’anno ha riportato una notizia dell’Ansa su Fante, e di fianco alla notizia c’è la foto di Spender. Prima, nel 2013, anche pescarapescara.it aveva usato quella foto per un festival dedicato a Fante. E via dicendo, perché quella foto si trova almeno un’altra volta sul web associata a Fante, su windoweb, che è una specie di enciclopedia. Qualcuno in Einaudi si è fatto un giro, gli è piaciuta proprio quella, più di tutte le altre, se l’è procurata alla risoluzione per la stampa e ha scelto di metterla in copertina. Che poi è la stessa foto che c’è sul Wikipedia in inglese (su Spender).

Ho chiesto su Facebook a un amico che lavora nell’editoria cosa ne pensa. I grafici di una casa editrice passano il file definitivo da stampare alla tipografia, sono l’ultimo passaggio prima della stampa, quindi la persona che ho interpellato (Sergio) è un grafico, ed è un mio collega. Una precisazione: la ciano è l’ultima bozza che viene controllata prima di mandare in stampa un libro, una rivista, un manifesto, qualsiasi cosa. Sergio ne parla, per questo ve l’ho detto.

Ciao Sergio, hai sentito la storia della copertina sbagliata di fante di einaudi? Volevo scrivere una roba per il blog a proposito e per farlo mi serve la tua opinione di grafico sulla questione. Ti va di scrivermi (qui) cosa ne pensi? Tipo: come può essere successo? Il grafico cosa c’entra in questi casi? E il direttore editoriale? È una cosa calcolata? Quali sono le teste che saltano in questi casi? E tutto quello che hai da dire sulla cosa. Se sei prolisso è meglio. Se ti va mi piacerebbe.. thanx
Mmm vediamo, come si sbaglia una copertina? Noi ne sbagliamo ogni tanto. Che io sappia le copertine di Einaudi vengono fatte da studi grafici. Soprattutto da Riccardo Falcinelli che è anche quello che le fa per Minimum fax. Personalmente lo reputo un dio della grafica editoriale per cui mi viene da dire che non sia un problema legato ai grafici. Inoltre come facciamo anche noi e forse ancor di più ci sarà qualcuno che riscontra no?
Immagino che abbiano fatto diverse prove di copertina prima di dare l’ok proprio su quella e questo prima ancora di fare la ciano. Quindi chi è che ha passato l’immagine sbagliata? Se funzionasse come da noi allora sarebbe stato l’editoriale. Da noi le copertine sono di competenza loro. A noi tocca scegliere la grafica ma non il contenuto a meno che non ci dicano “prendi immagini di alberi e case e vediamo quale mi piace di più sulla copertina”. In ogni caso scelgono loro e liberano loro la ciano della copertina.
Adesso, io non so quali figure ci siano all’interno di Einaudi. Immagino però che funzioni esattamente come da noi. Quindi beh, la “colpa” è dell’editoriale alla fine dei conti.
Però ci sono un paio di considerazioni. La prima è che una volta stampato potevano ritirare le copie, smontarle tutte e rimetterci la copertina giusta evitando di uscire con un errore così grave (apparentemente). Noi, anche recentemente, in un paio di occasioni abbiamo dovuto fermare la distribuzione e fare questa operazione.
La seconda è che invece hanno sfruttato l’accaduto. Lo hanno annunciato su twitter creando un caso editoriale in pratica. Non solo ma in un secondo tweet hanno anche detto a tutti i lettori di affrettarsi ad accaparrarsi le copie sbagliate prima che arrivi la ristampa in cui ci sarà la copertina nuova, corretta.
Cosa ne sanno che la ristampa sarà necessaria così in breve tempo? Hanno evidentemente stampato poche copie della prima sbagliata. Quindi quelle poche copie in giro con la foto errata in futuro forse varranno molto.
Allora mi dico: ok sfruttare l’errore per fare un’operazione di marketing e guadagnarci. Sono stati dei geni. Ma se invece di essere stato un errore capitato fosse stato un errore voluto per creare il caso editoriale? Boh. Non lo sapremo mai credo. Di sicuro la ristampa corretta arriverà presto vista la follia che c’è nel cervello dei bibliofili. Fortuna che a me Fante non piace… ho risparmiato una 20 euro a occhio e croce.

Ma togliere le copertine, visto che il volume è brossurato, non sarebbe stato un disastro?
No no. Quello è anche cartonato. Se guardi la brossura cartonata sotto è vuota. Si reggono grazie alla colla sulla prima e sull’ultima bianche. Per le edizioni economiche invece si scollano i dorsi e si incolla una nuova coperta. Tanto il volume è legato per cui non volano via fogli.

Ah ah, in pratica ti sto intervistando. Bello. L’ho visto stamattina, non mi sembrava cartonato.. are you sure? Comunque mi sembra di capire che cambi poco.. Cioè essendo le pagine legate tra loro non vola via niente, giusto?
Esatto. Non cambia nulla. Se è cartonato si fa prima perché che io sappia va fatto a mano. Vanno scopertinati tutti a mano. In ogni caso i fogli non volano.
Caso diverso: se si stampa in digitale i fogli non sono legati. Comunque i volumi einaudi sono legati e non semplicemente incollati. Io mi riferisco ovviamente alla nostra esperienza in Maggioli editore e immagino che grosso modo funzioni così ovunque. Ci sono dei costi a ritirare la produzione togliere copertine e rimetterne altre per cui meglio creare un caso editoriale. A meno che non sia voluto dal principio.

Un’altra cosa poi stacco la pezza: il libro sbagliato, han detto quelli di Einaudi, si esaurirà presto, quindi, come dici tu, è chiaro che hanno stampato poche copie ed è è chiaro che, proprio visto che hanno stampato poche copie, l’errore è intenzionale. La tiratura è bassa perché sapevano dell’errore. Se avessero voluto fermare tutto prima della stampa avrebbero potuto, e avrebbero potuto cambiare solo la copertina. Cioè: interno e copertina vanno in stampa come due file separati, giusto? Poi, avrebbero potuto aumentare la tiratura, portarla alla normalità.
Si coperta e interno sono separati. Sono anche ciano diverse e come da noi forse vengono liberate separatamente. Non so questo. Però sono separate.
La tiratura bassa io suppongo sia per quello… Ma può darsi pure che non fossero convinti della riuscita del prodotto. Cioè sono lettere. Di John Fante. Quanto potevano vendere senza l’errore? È una bella questione.

(Aggiornamento del 20 novembre) Stavo pensando di aggiungere una domanda alla quale penso da qualche giorno. Che è questa. Ma secondo te è veramente un’idea geniale sbagliare la copertina? O è una mossa da strozzini disperati fatta in un momento di crisi per l’editoria e che denota proprio la crisi perchè dimostra che l’editoria sta cercando modi a spot per incassare senza badare tanto ai contenuti?
Non so. Io sono un grafico e di marketing non ne so nulla. Certo le lettere di John Fante non mi sembrano una di quelle cose per cui un lettore si strappa via i capelli. Un po’ perché sono lettere. Un po’ perché John Fante non è Murakami. Che l’errore sia voluto o no è geniale utilizzarlo per fare un po’ di soldi in un momento di crisi come questo.
C’è una considerazione importante però. Se l’errore lo avesse fatto una piccola casa editrice non sarebbe stato lo stesso. Sarebbe anzi stata giudicata molto male e anche derisa credo. Invece Einaudi può sbagliare.

Ma poi, chi cazzo è Spender? Wiki dice che è poeta e saggista inglese. Grazie a Einaudi che mi ha insegnato che esiste. Esisteva.

Lo spoileraggio che vorrei mi venisse fatto su The Strain

Striscia nera

Questa settimana io e la mia famiglia abbiamo dato una gran botta a The Strain, serie TV prodotta da Guillermo del Toro e Chuck Hogan che racconta di un serpentone che infetta le persone e gli fa venire una lingua grossa come quella di uno che ha la glossite ma si allunga come il braccio dell’inspector Gadget e succhia via la vita agli altri. Una rubrica di prossima apertura si chiamerà FARE SCHIFO, ci posterò tutte le foto che trovo della lingua. E per quanto FARE SCHIFO sia una categoria dell’horror, succede che i momenti non riusciti diventino grandi così e quando pensi a quel film o a quella fìscion di paura la prima cosa che ti viene in mente non è quello che ti ha fatto schifo o terrore ma quello che ti ha fatto ridere, come in Septic Man, che però è un film d’orrore stomacale e raggiunge l’Equilibrio tra fare schifo e fare ridere. Il limite è molto sottile e in alcuni casi deve essere superato, e in quei casi come Septic dico oh vè però è geniale eh. Altre volte in cui tutto il resto della produzione è seriosissima dico oh ma che roba dai. Penso che dipenda proprio da tutto il resto. In The Strain due cose nella prima stagione:

– THE MASTER, il mostro madre e padre di tutti quelli venuti dopo, che sembra due tortellini attaccati dal ripieno fuoriuscito; tortellini – quando al metallaro gli cade il cazzo. cadeilcazzo Tutto il resto è bellissimo.

gnente.

idlewild Lunedì mattina mi sveglio con la botta del referendum per la Scozia indie. Sicuramente anche tra i musicisti c’è movimento, dico, Franz Ferdinand e Mogwai sono addirittura headliner di un festival per il SI, motivo per cui se fossi scozzese voterei no. (ecco cosa dicono i Maogwai). Scrivo ai gruppi scozzesi via Facebook e gli chiedo di inviarmi un’opinione sul voto, e includo ovviamente una captatio benevolentiae, discreta però, semplicemente dico a tutti che mi piace la loro musica, solo ai Teenage Fanclub dico che la loro musica mi piace molto, mento un po’ per i Mogwai, moltissimo per Frightened Rabbit. I gruppi in questione sono: Teenage Fanclub, Mogwai e Frightened Rabbit appunto, Belle and Sebastian, Idlewild, Cocteau Twins e Jesus and Mary Chain. Tutti o quasi usano la pagina Facebook con discreta regolarità, quindi boh non si sa mai magari rispondono e raccolgo un po’ di opinioni per un articolo. Dead Line: ieri, giorno precedente al referendum. Mi scuso con per essermi mosso così in ritardo ma l’idea mi è venuta adesso, invio, e inizio ad aspettare.

gnente, oggi si vota, domani avremo i risultati, nessuno mi ha risposto, gli Idlewild hanno addirittura cambiato l’immagine del profilo martedì. Neuroni è un blog piccolissimo, però almeno un VAFFANCULO, NO, CHI CAZZO SEI TU PER CHIEDERMI E SCRIVERE COSA VOTO IO, un Corri renziano dei miei stivali pizza mandolino spero che Valle d’aosta, Sicilia e Calabria proclamino l’indipendenza potevano scrivermelo. Invece no, ma quelle sono rock star con la puzza nel naso sotto sotto, guardatevene. È facile rispondere solo ai siti più grossi, che di sicuro ti daranno un ritorno in termini di visualizzazioni. Alcuni di quei gruppi sono cresciuti negli anni attraverso un circuito indipendente, dovrebbero essere sensibili anche ai blogghettini che vorrebbero parlare di loro e delle loro idee politiche che, in fondo, contribuiscono a formare gli esseri umani, e alla fine è l’essere umano che scrive e suona le canzoni. L’essere umano, dopo un po’ di tempo che fa la stessa cosa, si automatizza, si raffredda, si conforma a quello che sa che piacerà, cerca la via più facile, perde l’ispirazione e inizia a fare il mestiere per i soldi o pensa alla figa, ma sempre di essere umano si tratta, anzi è essere umano vero con i difetti che lo fanno sbagliare. Così per capire quanto è misera la nostra esistenza, che partiamo con un gran entusiasmo e un anno dopo siamo già lì che lo facciamo per campare. I Belle and Sebastian ricalcano se stessi da tempo, i Mogwai sono la band più noiosa della terra, i Jesus and Mary Chain sono morti viventi, ma comunque. Il mio amico Diego mi passò gli Idlewild con Hope is important mi pare, e lui aveva quel modo di passarti i dischi col quale a parole ammetteva la sua totale dipendenza ma ti guardava come dire vedi tu.
C’è stato un momento in cui ‘sti gruppi son stati cagati poco, o comunque sempre meno di a un certo punto, è normale, e magari se la sono pure presa, come me. Ma l’uomo dimentica il passato a volte, e nel momento in cui raggiunge una posizione diversa da quella di partenza, migliore in certi casi, assume gli atteggiamenti che all’inizio odiava e combatteva. Voglio dire, guarda la Rivoluzione Francese. Non chiedevo un trattato di politica secessionista. Magari, alcuni di loro, non hanno avuto tempo di rispondere. Magari Facebook non è il canale giusto, ma mi sembrava quello più immediato. Magari io sono uno stronzo qualsiasi. Hope is important, perl’appunto. Comunque, ‘fanculo.

messaggio

La rivoluzione di #400TV

ghigno

Ciao sono Giacomo, non ho un account twitter personale ma l’altra sera ho visto Ghostbusters su #400TV. Uso @unhashogni5minuti, l’ho creato insieme ai miei colleghi più sodi per pubblicare tutte le stronzate che ci venivano in mente durante l’orario di lavoro mettendoci davanti #. È durato tre giorni, ha avuto un sussulto di vita la settimana successiva poi è morto. A me è dispiaciuto. Adesso lo uso per spiare la gente. Praticamente faccio di nascosto quello che faccio alla luce del sole su Facebook e mi sento come l’unico mio eroe che riesce a essere nobile e ficcanaso allo stesso tempo, Jeff della Finestra sul cortile.

Sono un lettore di i 400 calci, lo seguo su Facebook e so tutto quello che fanno. Più o meno. Sapevo che c’erano ma non avevo mai partecipato alle notturne di #400TV. Una settimana fa l’ho fatto per la prima volta e l’ho trovato mostruosamente bello.

Rules. I 400 calci mette in programma un film e le regole da seguire sono 4, fossero state 5 sarebbero state troppe: procurarsi in qualche modo quel film, sincronizzare gli orologi, far partire la proiezione ognuno a casina sua all’ora stabilita e commentare su #400TV. Praticamente si fa dello stalking home video, cioè si aspettano i commenti degli altri da dietro il computer e volendo si commenta insieme, scena dopo scena. Rivedi film di quando eri piccolo e i commenti degli altri scoperchiano un vaso di ricordi rimasti nell’ombra per molto tempo, e fai girare il tuo cervello su immagini e parole che ti tengono vivo a orari in cui normalmente sbaveresti sul cuscino. È quello che una volta si faceva trovandosi a casa di uno con una videocassa da guardare, dopo la pizza del sabato sera. Adesso si fa a distanza. Adesso o allora è social home video, quasi niente è cambiato, ma su #400TV non c’è bisogno di pop corn per dieci e sedie per tutti.

Trivia. È il quasi che fa la differenza. Quando ci si trovava tutti noi cagoni in casa di qualcuno in braghe da adolescenti, la tua vita dipendeva dal film. Se il film non andava giù a qualcuno, qualcuno, in realtà sempre uno, urlava il primo NON DECOLLA!, che poteva essere seguito dal secondo a distanza di circa quindici minuti. Il terzo non esisteva, rimpiazzato da un PORNAZZO PORNAZZO PORNAZZO! che diventava subito un coro. E la proiezione cambiava volto. A #400TV questo non può succedere vista l’indiscussa qualità dei film e perché è fisicamente impossibile. Il fatto che nessuno possa urlare è il quid che l’asocialità selettiva, o meglio la socialità da social, ha in più rispetto alla socialità tradizionale. Quanti stronzi che non avreste voluto vedere neanche col binocolo sono venuti a sedersi sul divano di casa vostra? Alcuni a casa mia hanno anche urlato MA CHE FILM DI MERDA durante film per cui stravedevo e stravedo. Ora basta, #400TV è la via.
C’è il fattore età da considerare. A un certo punto della vita si smette di guardare film porno, presto o tardi, anche se non è mai detto. Qualche amico, in realtà solo uno, per non farsi beccare dai genitori faceva girare la sua collezionaccia dentro a videocassette etichettate con I Goonies I, II, III, IV e V, registrandoci sopra di continuo. Oggi rifiuta tutte le fidanzate per poter guardare youporn, e non c’è nessun rischio che la mamma gli scovi il materiale. Tipi come lui non perdono tempo a guardare film belli, tanto meno quelli che vent’anni fa demolivano con un NON DECOLLA. Il fattore età è alla fine relativo, ma se qualcuno scrive NON DECOLLA sullo stream di #400TV, unhashogni5minuti sa dove abita.

Solitudini negate. C’era un altro problema quando si guardava i film tutti insieme coi nostri brufoli. Se per caso non avevi molta voglia di parlare c’era sempre qualcuno che diceva “Giacomo, cos’è ti ha mangiato la lingua il gatto?”. Sulla #400TV ho solo spiato, non ho commentato, colpa mia, ma nessuno mi ha detto niente.Vantaggi della TV su twitter.

Poesia. Hai una passione per un film, lo guardi con chi la condivide con te, chi no non si sbatte per procurarsi il dvd o il vhs e non passa su twitter due ore per una cosa che non gli interessa più di tanto.
Persone che non hai mai visto, che abitano a chilometri di distanza, che hanno nomi veri che non conosci stanno guardando un film con te.
Le due cose insieme rendono veramente poetica la visione. È una poesia intrigante (mi chiedevo di continuo “chi sarà questo”) ed è selettiva. Pur essendo selettiva, il numero di persone che vedono #400TV cresce sempre. Io per esempio non l’avevo mai vista, e sicuramente Ghostbusters l’abbiamo guardato almeno in 1 in più rispetto a Giochi stellari in luglio. Ed è bello che il numero cresca sempre, perché vuol dire che le persone sono stimolate dall’idea #400TV e dall’amore puro per un film. In Italia quanti fan ci sono di Ghostbusters, Karate Kid, Gremlins e Indiana Jones e il tempio maledetto? Millemila, non sommati, ma per ciascun film. Boxofficebenful ci dà i dati: ecco quanti italiani hanno visto Ghostbusters e Indy 2 quando sono usciti al cinema nel 1984. Al 99% delle persone che li hanno visti in sala sono piaciuti, alcuni li hanno trasmessi ai fratelli, altri ai figli. Da quel momento i fan si sono moltiplicati, perché con l’acqua ci moltiplichiamo come i Gremlins, in molti abbiamo tra i 30 e i 40 anni e siamo tutti potenziali spettatori di #400TV. Lì puoi guardare un film anche rimanendo in un angolo ad ascoltare, anche se ti perdi molto, senza che nessuno ti rompa i coglioni se non dici una parola. Capisco che non ho completato la missione, perché la poesia è montare la bolgia insieme a tutti gli altri; la prossima volta cercherò di fare meglio. Forse.

Non sono ironico, magari non lo è per il mondo, ma per me è una rivoluzione, e non dire che una cosa non uguale ma più o meno simile a #400TV l’aveva già fatta qualcun altro, tipo tuo nonno con la ricetrasmittente durante la guerra, perché non è interessante.

(Domani puoi cambiare idea ma) Quali sono i tuoi 3 gruppi preferiti ADESSO?

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Una settimana fa ero con amici e fidanzata a Fusignano a un concerto, anzi due. Siamo partiti da casa alle otto e tre quarti, ci siamo fermati a fare benzina per non rimanere a piedi nella campagna di Lugo, che a metà luglio è già in mano alla nebbia e ai lupi, abbiamo parcheggiato e a piedi ci siamo persi, per arrivare

QUI

abbiamo fatto

qui

Non avevamo mangiato, abbiamo preso una piada col salame, e c’è chi ha preso un calice di champagne. Sorseggiandolo, a guardare Goldaline, My Dear e Gec dei Clever Square che suonavano dice sembrava di essere seduti di fianco all’abate Pérignon.
Un po’ di tempo fa ho fatto pause su un lettore cd, ho fatto un numero col telefono fisso, ha risposto la segreteria, ho attaccato allo stereo la cornetta e ho rispinto pause su Drunken Butterfly. Alla fine di tutto, quella sera di una settimana fa abbiamo fatto un gioco. Era Quali sono i tuoi 3 gruppi preferiti di ADESSO? Tra 3 min. puoi cambiare idea però mi devi dire quelli di ADESSO. Ci sono stati scontri verbali, tensioni e attese, indecisioni, qualcuno deve ancora rispondere. Quella che ha lanciato il gioco è la mia ragazza, che poi era quella che avrebbe dovuto essere al di là della cornetta al posto della segreteria. Dieci giorni fa abbiamo partecipato al gioco di Giorgio (gran disco, sempre meglio ogni giorno) su Bastonate a cui questo s’ispira violentemente.
Se non partecipi ADESSO a questo gioco non va bene. Invece se vuoi pertecipare commenta nello spazio commenti entro la fine di questa settimana, cioè domenica 27 luglio mercoledì 23 luglio. Possiamo pensare che ADESSO significhi anche tra qualche giorno perchè su internet è ADESSO ogni volta che leggi l’articolo in cui c’è scritto ADESSO. L’atemporalità del web è il primo motivo per cui ho fatto il gioco, pero’ puoi votare una volta sola. Per ogni gioco c’è un premio. Col gioco della cornetta e del lettore cd ho vinto la felicità, col gioco di Giorgio ho vinto Lampino, per festeggiare il concerto di stasera a Barolo, si vince un vinile gatefold usato in buone condizioni di Harvest di Neil Young, l’album più sputtanato di tutti, quello che contiene The Needle and the Damage Done. Un disco a caso, senza i Crazy Horse, se lo vincete e non vi piace, regalatelo a un amico a cui pensate possa piacere, se non gli piace lo darà a qualcun altro e via dicendo. Secondo me è un grande disco.
Vince chi dà la risposta migliore secondo me, ma mi consulto anche con la mia famiglia, demiurga universale, sempre molto interessata ai giochi. Funziona così: per commentare wordpress ti chiede in segreto anche la mail, alla quale ti scrivo se vinci. Ci sentiamo per la spedizione.

Signore che avran 70 anni

Vomitare a una festa. Il che non era propriamente essere punk – visto che se mi fossi voltato quella volta che vomitavo avrei visto altre dieci persone fare esattamente la stessa cosa che stavo facendo io – e io non me ne rendevo assolutamente conto, ma la cosa più bella era divertirsi in un posto in cui davano i Ramones a volumi alti. M’interessava, e m’interessa ancora, che scrivessero belle canzoni, non che fossero punk. A mio fratello più grande e ai suoi amici invece un po’ interessava, quindi con gli anni sono rimaste le canzoni, tutto il resto via. Ieri pomeriggio ho visto una signora che avrà avuto 70 anni tutta UP con la maglietta dei Ramones (se ne vedono), una di quelle tshirt che vanno di moda adesso, sottili sottili col collo un po’ largo e che si appoggiano perfettamente sul corpo. Punk o non punk (che, voglio dire), della musica non c’è più niente in quella maglietta. Ieri è morto Tommy Ramone, quindi a questo punto i Ramones sono morti tutti.

Bulls on Molo Street Parade

molostreetparadeNon abito a Rimini, ci lavoro solo vicino. Quest’anno non sono andato alla Molo Street Parade, neanche l’anno scorso, due anni fa si. Ospitoni Skin e Dj Lappa. La Molo Street Parade è una festa delle discoteche che affittano i barconi del molo di Rimini, ci mettono sopra un deejay e qualche essere umano semi nudo, molto bene per uomini e donne, ma trattasi di genere unto e molto muscoloso che può piacere e non piacere. La Molo Street Parade la fanno una settimana prima della Notte Rosa. Non si possono fare critiche sulla qualità degli eventi, non ha senso, sono cose che devono richiamare la quantità e fare circolare i soldi. Però io le faccio. Non ho niente contro la NR o la MSP, non ci vado. E quelli che abitano a Rimini, Riccione o giù di lì e si lamentano non li capisco, bisogna solo tenere duro per un giorno o per un week end. In realtà mi auguro davvero che prima o poi qualcuno decida di piazzare una bomba in mezzo al molo e la faccia brillare a distanza. No, dai, forse però, per liberare tutti i suoi schiavi, bisogna sconfiggere l’ideatore, e non gli schiavi, accorsi per soddisfare la sete di turismo del padrone, giustissima, e la proprio sete di disco. Nel 2012 la MSP fu un’esperienza nuova per me che non ho mai messo il naso in discoteche che non fossero balere del rock. Alla MSP la gente sul molo smascellava, era tutto sbagliatissimo. Gli uomini ballavano a petto nudo, le donne purtroppo no, la disco music, che continua a farmi venire le croste nelle orecchie, veniva fuori dai barconi come il vomito di un elefante. C’era il Coco e boh il Pascià forse, il CazzoNuts, Ciapachito, Tititito e tutto quel nomaggio lì. Da qualche parte anche il barcone del Velvet, quello dignitoso senza donne, e quello del Rolling Stone, la rivista. Ho pensato fino a prima che fosse strana la presenza di Rolling Stone, ma alla fine non lo è (era) neanche tanto. Tutti sul barcone a brandizzarsi per un target da riviera romagnola, il Rolling Stone va benissimo. Sono finito nel mezzo della calca, colpa mia che mi sono lasciato spostare dalla folla. La ragazza vestita da poliziotta che ballava sul cubo del Cocco non era male, non il mio genere, ma mentre la guardavo mi sono accorto che di fianco a me c’era un’altra ragazza che muoveva la mascella a destra e a sinistra come se dovesse catturare le zanzare, e non ho potuto fare a meno di notare più la sua faccia che le tette dell’altra. Sembravano una flotta di rincoglioniti, ed è gente che di giorno fa il manager, che ci governa, quotidianamente più intelligente di me. Sul molo di Rimini c’è una libreria, la libreria più umida del mondo, e quella sera sembrava un bunker il cui padrone aveva venduto l’anima al diavolo sbagliato nella speranza di vendere anche quattro pagine di carta a qualcuno che non sapesse più chi era e dov’era e comprava un libro. La folla mi ha spinto e, come ha spinto me, non ho ancora capito come abbia fatto a non spingere qualche fritto in acqua. Le transenne, giusto, non me le ricordavo. Quest’anno l’idea madre è stata quella di accoppiare il DJ alla sardina, e sono arrivati chili di sardonici sul molo di Rimini, la gente il limone dietro ce l’aveva, e ci condiva la cena, ungendosi le mani come animali. Quella sera del 2012 invece c’è stato il summer bug, i cellulari, lungo la linea del molo della notte, hanno smesso di andare. Cercavo salvezza nella mia ragazza e nei miei amici rimasti fuori dalla punta della Street Parade, io chiamavo loro che chiamavano me ma non c’è stato niente da fare, non prendevano. Ballare e chattare o telefonare tutti insieme mandando in tilt tutte le compagnie telefoniche disponibili era la tendenza e anch’io ci stavo dentro perché in mezzo a quelle bestie di satana seguivo l’onda di esseri umani ed ero uno di loro, per la prima volta nella mia vita, e l’ultima, almeno finora.
Rimini, Cesena e Ravenna sono sempre state molto diverse. Cesena per qualche anno, e non perché ci sono nato. La piadina la fanno più buona, di uno spessore medio tra quella di Rimini e Ravenna, e una volta c’era il Vidia e l’indie rock che adesso non c’è più. Noi cesenati percepivamo Ravenna come la terra dei metallari, quando ho iniziato ad andarci un po’ anch’io era per il Bronson e la mia percezione della città è cambiata. Rimini è sempre stata la house music. Il Velvet (dio benedica lui e il suo barcone sul molo) è fuori rotta ed è terra di confine, il Rock Island era roba per ramarri, sotterrato dagli anni nella vergogna dell’isolamento. Così, dopo aver diviso a cazzo le province (manca Forlì, dove c’era La Quiete) posso dire che Rimini è la più coerente, ma la coerenza musicale è una chimera inutile da inseguire perché è bello che alcune cose cambino. Non mi appartiene la cultura della house music, non mi piace e non potrò mai condividerla, in questo caso non si tratta di coerenza ma di gusti musicali, che appunto cambiano, ma che nel mio caso non sono mai riusciti a essere così elastici da trasmettermi la voglia di ascoltare la dance o la house, nonostante i finti tentativi. Crescere al Vidia è molto meglio che crescere al Cocoricò, che oggi mi è stato presentato come luogo di cultura avanti perché c’hanno fatto un’installazione con un (finto, credo) animale sanguinante al centro della pista. Luogo di tolleranza, nel privè, sicuro, ma non sono poi mai stato così interessato al discorso, per quanto mi riguarda un gay è libero di esserlo anche al di fuori delle mura del privè del Coco e il Coco non può vantarsi di essere un posto in cui ci si può sentire quello che si è davvero se poi al lunedì ci si sente una merda a tornare in ufficio coi panni che non si desidererebbe indossare.
Alla MSP non sono andato negli ultimi due anni e non sono aggiornato sulle novità dell’ultima edizione 2014, a parte che sabato c’erano WYCLEF JEAN e Craig David e chi se ne fotte. Ma non sarei qui a scrivere se me ne fottessi davvero, si, infatti sono qui a scrivere perchè ho la tigna. Mentre la gente è in giro a fare cultura, questi bonzi presidiano il feudo, si perdono nell’anonimato delle mandibole che vibrano, fottendosene del fatto che c’è chi sta mangiando sulle loro spalle nel tentativo di tirare su soldi per le casse del Comune e di richiamare qualcuno extra-regione in una città che itera male la propria tradizione disco tirando in causa cose come la cultura del club quando Rimini è il Cocoricò, che non è un club ma una macchina da soldi, lo Slego era a Viserba e il Velvet è in via S. Aquilina, i confini dell’Impero, e i confini dell’Impero partoriscono sempre le cose diverse dal centro, spinti da una forza ribelle centrifuga superiore e contraria a quella centripeta che gira nell’Impero a cui si oppongono pur facendone parte in limine: distruggere il potere dall’interno. E tra i ballerini del porto ci sono anche i riminesi che pagano le tasse e quella sera si bevono dodici birre a testa così sostenendo il buon sindaco house keeper, che il prossimo anno potrà riorganizzare. Ricordo due anni fa lo stupore di fronte alla ruota panoramica montata proprio sul molo. Ricordo anche, pochi giorni dopo il 30 giugno 2012, di aver sognato che qualche genio aveva sistemato dei tori negli sgabelli della ruota e l’aveva fatta andare a velocità 4x sparando sul pubblico quelle bestie, alcune delle quali erano sopravvissute all’impatto e si erano messe a inseguire chiunque avesse qualcosa di rosso addosso. Molti vedevano quattro tori al posto di uno, fu un massacro. Questo il sogno, naturalmente, perché non sono come quelli che desiderano la morte di altri solo perché ascoltano la disco music. L’ho sognato ma i sogni non sono desideri, sono opinioni.