Come essere indie (per i maschi)

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1. Indossa vestìti. Alla mattina lavati i denti solo dopo la colazione, véstiti dopo esserti lavato i denti, a pranzo mangia e alla sera a una cert’ora vai a letto. Non lasciarti ossessionare dal voler andare a tutti i costi a letto tardi. È inutile, nessuno è anticonformista, siamo tutti Charlie Hebdo, ich bin berliner, cogito ergo sum. Ma non dirlo a nessuno, dopo 7 giorni muori. Il posto ideale in cui fare shopping è la Montagnola a Bologna, così tra 4 anni guarderai il tuo guardaroba fatto solo di cose importabili perché erano già vecchie quando le hai comprate e piangerai. Piangi, se ti va di piangere. Ci voleva coraggio, penserai guardando un paio di puma che prima di te avevano ospitato il calzino sudato di un altro. Ricorda che devi vestirti. Se non vuoi sganciare nemmeno un centesimo, vai in giro nudo, che cosa ti devo dire?

2. Sii unico. Gli uomini indie sono egoisti. Se ti piace il pub punk, dovresti vergognarti, e invece per essere indie ti tocca ammetterlo, senza pensare agli altri, pensa solo a quello che ritieni vero per te. Fai una ricerca su google, scrivici il tuo nome. Non ci saranno segreti. Se ti piace la pelota, giocala e invita anche i tuoi amici, non ti preoccupare se ti guardano come un coglione. Pensa solo a te, non saranno loro ad aiutarti a diventare un campione di pelota. Se i tuoi amici usano i congiuntivi, lascia stare, essere indie vuol dire parlare come cazzo vuoi. Leggi cose che non t’interessano e dillo in giro. Non che non t’interessano, sennò pensano che tu sia scemo, ma che le leggi. Vai in biblioteca. No, non è la libreria. La biblioteca.

Gira in costume d’inverno.

3. Prova ad andare dal barbiere ogni tanto. I capelli sono un bene, tra un po’ avrai la ciaraghina o la stempiata, o tutte e due. Tagliarli li rinforza. Per la barba, vedi tu, se ti va. Se ce l’hai coi buchi, è più indie. Indi vuol dire indipendent, fai in modo che sia vero: la barba ce l’hanno tutti, ma sono tutte curate, newyorkesi, se la tua ha i buchi ce l’avrai solo tu.

4. I tatuaggi e gli orecchini sono importanti per vivere. È difficile essere considerato davvero inserito nella società dei maschi indi se non hai un orecchino. O ancora meglio un tatuaggio. Prova col fai-da-te, se vuoi morire. Oppure, investi in bangle dorati, quelle file di braccialetti con le palline che quando scrivi al computer in biblioteca o in ufficio sbattono sui tasti e ti fanno sembrare più furbo. Se il bibliotecario o se qualcun altro si lamenta, digli che non puoi toglierli assolutamente. Aumenterà la tua credibilità, dimostrerai di essere coerente. È importante.

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5. Cerca di non essere preso male. I ragazzi indie sono sempre in bolgia. Siccome in questo modo romperai il cazzo sicuramente a qualcuno, la gente potrebbe avere da ridire in merito, ma il punto di essere indie è quello di essere abbastanza coraggioso da mostrare quello che non sei. Se ti prende male, non temere, parla lo stesso. Scherza anche se non hai voglia, dì la tua anche se sei consapevole che sia una stronzata, vedrai che successone, soprattutto sul lungo periodo. Sii divertente ma soprattutto divertito.

6. Sii artistico. Dipingi, fai foto, creati una fan base consistente a costo di rompere il cazzo a tutti pur di avere degli amici su Facebook e vedrai come non ti cagherà nessuno quando condividi qualcosa. “Chi è già questo?!?” si chiederanno. Neanche un like. Abbi almeno la decenza di essere amico di tutti i tuoi amici, quelli che ogni tanto vedi fisicamente, almeno loro una volta su dieci avranno compassione e vedrai che un like te lo cacciano. Dedicati al giardinaggio, dipingi con gli inchiostri blu e rossi o leggi vecchi libri con le pagine che si scollano. Ri-incollali.

7. Sii colto. Non devi essere un genio né avere la media del 10, ma sappi che 90 è il minimo che si può avere come QI, sotto non puoi andare. Usa molti punti esclamativi.

Smetti di bere.

8. Trova persone da copiare. Visto che sicuro stai messo male a tutti i livelli se cerchi qualcosa da essere, datti una radanata almeno esteticamente. Prendi spunto dalle star più in voga: Yul Brinner, John wayne, Rock Hudson.

9. Prenditi cura di te stesso e del tuo corpo! Applica la protezione solare. Fai attività fisica nel modo in cui preferisci. Se non ti piace il calcio, ti sentirai un marziano qualche volta ma non importa. Cazzo te ne. Molti ragazzi indie hanno 16 anni e una motoretta. Inquina, non dire che inquini perché poi sembra che non lo fai.

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10. Apprezza la musica. È molto importante per i ragazzi indie. Ripeti a tutti che la musica indie è l’unica tua certezza. Carica tutto sul tuo lettore MP3. Se non sai cos’è, sei indie. Non deve piacerti quello che viene considerato indie. Anche in questo caso, devi maturare uno stile indipendent, dunque, e questo è il punto, se un pezzo di musica ti comunica qualcosa, ascoltalo e non vergognartene e dì “mi arriva!”. Questo è parlare. Bevi e quando puoi vomita.

Consigli

  • Nessun luogo è lontano.
  • Mai dire “Questo è gay” o “Questa cosa è da ritardati”. Ma solo perché sei indie, in caso tu un giorno decidessi di non esserlo, vai a spaccare i culi a tutti i diversi.
  • Se pensi che leggere vecchi libri sia noioso, fai un tentativo con quelli con le copertine strane. Le copertine dei libri di Raffaele Morelli fanno schifo. Siccome molti adolescenti di oggi non ne hanno mai sentito parlare, conoscerlo sarà un bonus.
  • Cerca di avere la mentalità ottimista. Non pensare troppo.
  • Sei sulla buona strada per essere indie se abiti da solo in un appartamento di città. Comunque, puoi essere indie ovunque tu viva. Trova ninnoli e cagate vintage. Incornicia delle foto e compra vecchie immagini provviste di cornici. Usale per riempire un muro, metti tutto su quello e lascia bianche le altre pareti. Vedrai che bello. Quando devi dare la polvere, non darla, sennò tutto finisce, perdi la tua indipendenza.
  • Il rock degli anni Novanta e il Britpop sono generi musicali che hanno un’anima indie. Prendi quell’anima, ci sei tu nell’anima, guardala bene se necessario. Se, scava scava, non trovi niente, riparti dagli anni Ottanta.
  • Cerca di uscire spesso. Sii prezzemolino, presenzia, arriva tardi al lavoro il mattino dopo, o non andare a lezione all’università, tanto non hai l’obbligo di frequenza, o se ce l’hai fai firmare qualcun altro, così sei anni 90 e anche un po’ punk. Conosci.
  • Se non riesci a trovare vestiti o maglie di tuo gradimento, falli tu, così ti cascano mentre parli con la gente.
  • A molte ragazze piacciono i ragazzi e viceversa, ad altri, o altre, no.
  • Non puzzare.
  • Se non hai abbastanza soldi per comprare o fare indumenti nuovi, puoi cucire dei bottoni intorno all’orlo di una vecchia maglia o sfrangiare le maniche (cit.). Mi sembra un’ottima idea.
  • Se vivi da solo in un appartamento di città (in campagna ci sono gli zombie), sarà molto più facile cazzeggiare sempre. Puoi trascorrere un sacco di tempo a non pulire casa e a ridurla una merda!

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Avvertenze

  • Non fare cose che non ti piacciono per essere indie. Alla fine, è un’etichetta come un’altra. Divertiti con quello che ti piace. Se per caso quest’attività non dovesse piacerti, buon per te, divertiti con quello che ti fa schifo.
  • La parola indie è il diminutivo di independent. È importante, sta lì il punto. Altri, i vecchi, potrebbero dirti che una volta aveva un altro significato. Non ascoltarli, vogliono fregarti, farti passare per una persona poco attenta e superficiale. La tua vita è adesso. Bevi un drink.
  • Se qualcuno dice che ti vesti di merda, consideralo un complimento. Non mescolarti con la massa, non essere normcore, o casual.
  • Se non ti piace una cosa considerata “indie”, impiccati.
  • Mai dire “Sono proprio indie!” perchè alla gente non interessa (ma solo per questo motivo eh, altrimenti ci sarebbero giornate intere da passare a dirlo in giro). Se proprio devi, basta dire che vuoi essere originale, sembrerai intelligentissimo. Dovresti lasciare che siano i vestiti e il tuo atteggiamento a parlare! Stai zitto, alle ragazze piace. Però devi anche parlare.
  • Non desiderare la donna d’altri.
  • Se il tuo stile non ti piace, non cambiarlo.
  • Al lavoro, pigliala sempre in culo. L’indie è superiore a queste cose.
  • Non ossessionarti nel tentativo conformista di diventare anticonformista. Altrimenti, non farai che conformarti all’anticonformismo conformato. Avverti il senso di profonda verità in tutto questo, falla tua, fanne uno stile di vita, mettiti sempre le scarpe da tennis, mai quelle eleganti. Be felpa man.
  • Non dare del poser a nessuno. Se qualcuno lo dicesse a te (ma proprio uno che è matto) te la prenderesti?
  • Non pensare di essere migliore degli altri per il semplice fatto di avere uno stile indie. Qualcuno potrebbe dire che sei hipster!

Ricorda: applica la protezione solare prima di uscire.

grazie a wikihow.

Come avremmo fatto senza Husker Du?

American Indie 1981-1991 di M. Azerrad

American Indie 1981-1991

Nacqui nel 1978. Crebbi negli anni ’80. Alla fine delle elementari e per un po’ di medie ero un bambino stronzo che ascoltava solo i Guns n’ Roses. Nel 1990 avevo 12 anni e fu proprio l’anno in cui mi capitò per le mani il disco dei Green River Dry As a Bone/Rehab Doll uscito per Sub Pop. Arrivare ai Mother Love Bone, grazie a tutti i maschioni che mi circondavano e mi prendevano a calci, fu un attimo. A quel punto, qualche resistenza dei Guns si verificò ancora, ma presto li misi a prendere la polvere. Nel ’93 ero già bello impastato nei vari Ten, Nevermind, Badmotorfinger, Piece of Cake e forse anche Facelift, e pestavo già di brutto la batteria in un gruppo rock, quando incontrai un mio amico più grande di Macerone (FC), un giro diverso rispetto al mio, e gli chiesi: “Mario, qual è il tuo gruppo preferito?”, “Gli Husker Du” disse lui, “Aaaahh! Smells like teen spirit!” risposi io e voltai il sedere con la spocchia del pivello che ha da poco scoperto un mondo e gli piace solo quello. Di nuovo. Non lo vedevo, ma Mario dietro di me scuoteva saggio la testa. Era il grande Mario Macerone.
Gli Husker Du li ho dimenticati, per un po’ di tempo. Ma avevo un fratello più grande che a un certo punto mi disse basta sei un capellone, sparati i Black Flag. Non cambiai idea sui gruppi di capelloni però, pensai, come sono veloci questi, ascoltando i Minor Threat, che roba è? E, un giorno, arriva alle mie dolci orecchie New Day Rising, degli Husker Du. Fortissimo.
Non molto tempo fa (nel 2010) è uscito per Arcana “American Indie. 1981-1991, dieci anni di rock underground” di Michael Azerrad. Questo libro racconta la storia di Black Flag, Minutemen, Mission of Burma, Minor Threat, Husker Du, Replacements, Sonic Youth, Butthole Surfers, Big Black, Dinosaur Jr, Fugazi, Mudhoney e Beat Happening nei loro periodi musicali indipendendenti, cioè quando hanno suonato e inciso dischi o qualsiasi cosa di simile non per una major. Ci sono aneddoti, critiche, storie vere o presunte tali, c’è l’arrivo esplosivo di Henry Garfield, come il gattone, che poi diventerà Henry Rollins (Black Flag/Rollins band/attore e doppiatore in vari film) e la personalità catalizzante di Ian MacKaye (Minor Threat/Embrace/Fugazi), ci sono J. Mascis, Thurston Moore, Mark Arm. E altre cose di questo tipo. È un libro spassoso, che racconta le cose in modo semplice, senza mitizzare, anzi mettendo in mostra anche il lato più bestiale, più superficiale, più antipatico di tutti quei personaggi lì. C’è passione, si, ma l’autore non s’incensa. Lodevoli i capitoli su Minutemen e Mission of Burma. Leggetelo.
E mi chiedo: come avremmo fatto senza Husker Du?