Il pippone eccolo qua, il pippone del lunedì: il vinile che costa troppo e due esempi del contrario

pippa

Due venerdì fa sono andato al Brainstorm. Eh, un posto nuovo. Però c’è gusto a vedere molta gente sulle scale ad aspettare per entrare. Una delle cose importanti della serata è che hanno suonato tre gruppi in una volta. I Ricordi? credo che siano forti, ma aspetto di sentire l’ep che faranno per avere un’idea precisa, o più o meno, perché dal vivo devono rodarsi un po’, cioè a volte si sono persi, il bassista soprattutto. I SMNTCS sono lenti e inesorabili e a volte mi sembrava di stare dentro una palla di vetro con uno che mi urlava nelle orecchie, mi rendo conto che detta così può non apparire una sensazione piacevole ma è come una specie di oppressione unita a quattro calci in culo. Comunque stimolante. I Riviera dal vivo sono sopra ogni mia aspettativa (e ogni mia aspettativa era alta) e fanno un live set di venticinque minuti (circa) che potrebbe diventare la regola del live set. Venticinque minuti circa, palla lunga e pedalare.
Ma il pippone è per parlare del giro che ho fatto al banchetto. Ho comprato due dischi in vinile. Segue il cuore del pippone, in cui scriverò le caratteristiche delle parti che compongono i dischi che ho comprato senza sapere se sono corretti, per cui cartoncino, cartone, busta, centrino, ma soprattutto foglio e grammatura, saranno parole abusate molto in poche righe. Quello dei SMNTCS ha la copertina in cartoncino rigido robusto e una foto molto bella, geometrica ma disordinata, continua, davanti e dietro. La busta di carta nera fuori bianca dentro che contiene il disco al tatto sembra quella velina che usavo alle scuole medie per scarabocchiare con la matita bianca, solo un po’ più robusta, in uno spessore compreso tra un fabriano 4 nero e quella velina. Buona la grammatura (forse 100), il centrino ha un disegno geometrico e per niente disordinato. Dentro c’è il foglio con i testi.
Quello dei Riviera viene con la busta di plastica, e già è un punto a suo favore. In copertina c’è uno in moto che fa una piega e il pubblico (dietro) in visibilio, la busta bianca e nera è uguale a quella dei SMNTCS e il centrino ha due puntini sul lato B e uno sul lato A, che sarebbero stati benissimo anche sul centrino dei SMNTCS, le linee orizzontali, verticali e oblique della copertina invece sarebbero state bene con uno/due puntini sul centrino. La grammatura è la stessa dei SMNTCS, il vinile dei Riviera però è trasparente. Dentro c’è un foglio con i testi.
La maglietta dei Ricordi? è molto bella, e per ora che non hanno fatto dischi hanno solo quella. Forse la comprerò.
SMNTCS escono per Neat Is MurderFallo Dischi, Oceano Records, Salad Days Records, Blessedhands records, Indelirium e Raining Records. I Riviera escono per Black With Sap, Cause Care, Fallo Dischi, Fight or Fight!, Neat Is Murder, No Routine Records, Strigide Records, To Lose La Track, Trivel Records, Upwind Records. Dietro a questi nomi ci stanno delle persone, quelle che hanno mandato in stampa questi due (e altri) dischi, insieme, unendo le forze. Sabato ore 16e13: la missione è fare i link ai rispettivi siti su tutti i nomi delle etichette. Sabato ore 16e25: fatto. I dischi sono belli, dentro e fuori. Il fatto che siano belli dentro ha importanza. Il fatto che siano belli fuori ha importanza ma soprattutto vuol dire che c’è gente che si mette lì e pensa ai dettagli perché non ti vuole vendere una roba pur che sia, un disco così, ma un disco curato a un prezzo molto accettabile, 10 euro. Sono contrario alle edizioni in vinile che contengono i peli pubici dei musicisti e costano per colpa di quel pelo pubico 35 euro (l’ultimo disco di Jack White è l’esempio migliore di un insieme enorme di cagate messe dentro a un disco per aumentarne l’appeal perché evidentemente la musica non è abbastanza). Quello è proprio il metodo migliore per non far comprare vinile alla gente: imbottisci l’edizione di cose extra musica per far credere che valga la pena spendere quei soldi per un disco e ottieni l’effetto contrario. Se sei convinto che per convincere le persone a comprare un disco devi metterci dentro altre cento cose che non sono il disco vuol dire che non credi nel disco. Per cercare di venderne di più e sfruttare questa moda di merda di avere le edizioni deluxe, sbottano, si fanno tutti dei gran calcoli, credono che l’amore per il vinile venga dalla confezione esterna, quando viene dal suono che il vinile dà alla musica, quindi non c’entra niente con il gadget che ci attacchi fuori, i capi perdono il controllo della situazione e i prodotti raggiungono un prezzo di vendita troppo elevato. È un boomerang. Il modo migliore per fare il vinile è quello di SMNTCS e Riviera (ce ne sono altri che seguono gli stessi principi, ma venerdì ho comprato quei due e la pippa mi è partita in quel momento): un disco che non sia sottile come un’ostia, una buona grafica, un buon cartoncino. E una buona produzione dal punto di vista del suono. Il prezzo in questo modo può rimanere accessibile. Se lo fanno loro, lo possono fare tutti, certo ci sono etichette che ci vogliono tirare su di più di quanto non tirino su quelle che ho elencato sopra, ma comunque il prezzo, a essere ragionevoli, in generale, per le etichette indipendenti e non, non potrà mai salire sopra ai 18/20 euro, avendo un negoziante (se lo compri in negozio) che non ci ricarica sopra un eccesso. Ma non ho mai visto uno che ha un negozio di dischi salire sul mercedes ultimo grido. Io un disco a 18/20 euro lo comprerei.
Non bisogna per forza essere amanti del vinile per apprezzare il metodo di lavoro delle etichette che hanno stampato SMNTCS e Riviera. Non ti prendono per il culo e ti danno una bella edizione. Questo è il motivo per cui ho comprato questi dischi, oltre alla musica che c’è dentro. Credo sia indice di un’etica professionale molto alta: dò alle stampe un disco, per me è già una soddisfazione, però oltre a metterci dentro della musica che suono perché mi piace o che piace a chi la suona, e a registrarla con cura, ti faccio anche un bel vinile, perché così diventa più appetibile e perché voglio che quello che compri sia una bella cosa, ma non esagero mettendoci dentro il cartonato a dimensione 1:1 della band che mi costa più della stampa del vinile. Quello che vendono è il risultato di onestà intellettuale ed è fatto bene dal punto di vista produttivo. Erano mesi che volevo scrivere onestà intellettuale. Quindi io lo compro perché: mi piace la musica, mi piace la confezione, mi piace l’idea di dare una mano. E poi mi hanno regalato due toppe, una per ogni disco. Quel gesto lì secondo me dà la sensazione di essere tra amici, magari con quello che ti dà la toppa non c’hai parlato mai parlato ma se ti dà la toppa il rapporto classico tra cliente e venditore viene superato, perché non si deve creare, deve essere una cosa tipo io ti vendo il disco e tu me lo compri, ma potrebbe benissimo succedere anche il contrario, si crea una specie di amicizia alla pari (in negozio c’è sempre questa gara a chi ce l’ha più lungo). Magari la volta dopo che vi incontrate non ci si ricorda a vicenda le facce, ma quello che si crea è proprio quello. Non ditemi che ci si comporta in questo modo perché chi stampa dischi e li vende in questo modo non lo fa per lavoro, magari ha già un altro lavoro, ma lo fa perché gli piace. È vero, spesso, ma ho cercato di spostare la mia attenzione a un altro livello del discorso.
E le distro, venerdì c’erano due distro bellissime, quella di Neat is Murder e un’altra, credo Cause Care, c’era anche un bel logo grande, ma non ne sono sicuro. Qualcuno me lo dica quale distro era perché vorrei saperlo. Non credo che si dimentichino solo le cose poco importanti, si dimenticano anche le cose importanti, o comunque quelle che ti piacciono. Di chi era la seconda distro me l’hanno detto ma non mi ricordo.

Che poi alla fine, dai, era un pippino, non un pippone.

Manca poco a che finisca già gennaio, due – Brainstorm non vuol dire solo (only) brainstorming

brainstorm-23gennaio

Pino, someone in my family used to dance you. Che Dio ti benedica che fica aveva un video agghiacciante con Ornella Muti che ballava e l’effetto stelle filanti che fuggivano sulle corde della chitarra IN SOVRAIMPRESSIONE, ma non era la canzone che si ballava di più. La nostra canzone di Pino Daniele di fatto è O’Scarrafone, che piaceva a tutti i parenti più grandi quando ero piccolo. Ho visto più volte la zia che se la ballava con lo zio, io no, io ero un ribelle, e pensavo che la chitarra senza paletta di Pino Daniele fosse una bestemmia, ma che in realtà il suo unico problema vero fossero i capelli. Questo sarà un pezzo sul ballo, o meglio su a come ho pensato al ballo nel mese di dicembre 2014, anche in senso figurato, e sarà saldamente collegato al locale BRAINSTORM di Fusignano.

Nell’ultimo mese molte cose mi hanno ricordato il ballo. Luna Pop. Un articolo su Bastonate sulla morte di Deborah di Disco 2000, gli alberi sotto il vento freddissimo del 31 dicembre, le vacanze di Natale, una macchina che ho visto scivolare piano senza conseguenze sul ghiaccio, la Befana Rock al Bronson, alla quale non sono andato perchè soffro di una malattia che si chiama paura della solitudine ai concerti. Una volta mi piaceva sempre andare ai concerti da solo, adesso ogni tanto sono preso male, poi arrivo là il gruppo inizia a suonare e mi dimentico della paura. Però prima di partire, o non partire, sono indeciso, e mi dimentico sempre che poi mi dimentico. C’è una canzone in una compilation che mi ha regalato la mia morosa per Natale che ho ascoltato la sera della Befana Rock e che dice quella frase disegnata in alto, un imperativo che poi non sono mai riuscito a non disattendere, non che nessuno – se non io – mi abbia mai chiesto di farlo, a parte una volta in cui a una festa della Pecora Gialla tutti i miei amici ballavano e io non volevo saperne perché mi prendeva male. Ed è un’altra cosa che ha a che fare col ballo che mi è venuta in mente. Mio cugino ha un cane nuovo, a Natale l’ha portato a casa di mia mamma, che ha il parquet, quelli di una volta, lucidi, scivolosissimi, e il cane di mio cugino che corre incasinato dagli odori di brodo, arrosti e dolci tutti insieme, e perde il controllo delle gambe, ha chiaramente a che fare con il ballo. Sono la gioia, l’emozione, la fame, il sentirsi bene a guidare le sue zampe. Sempre il giorno di Natale, mia mamma mi ha detto che a Capodanno non sarebbe andata alla Rimbomba, un posto dove tradizionalmente fanno Liscio. Io le ho detto “Ma come? è la prima volta dopo tanto tempo..” e lei mi ha detto “No, ho smesso già da un po’”.

Non è che non ho mai ballato, ma in percentuale le volte in cui l’ho fatto e non ero ubriaco ammontano a circa il 30. Sono una di quelle persone scostanti che quasi non vuole saperne di ballare se prima non ha bevuto. Ho ballato con vergogna in alcuni locali della Romagna. Al Vidia prima di tutto, poi al Velvet, dopo al Bronson. C’era un periodo in cui si andava in discoteca la domenica pomeriggio, al Plinsky, in nome di Jena Plinsky di Fuga da NY, e questa è una delle parti del mio passato più trash inconsapevole che mi sia venuta in mente. Una volta una ragazza mi ha anche fermato mentre ballavo – forse Jump dei Kriss Kross – e mi ha detto che ballavo bene. Naturalmente io sono andato dritto e non ho limonato. Al Vidia e per il Vidia sono successe le cose più belle, come: scappo di casa di nascosto (dopo quattro ore ci ritorno) e vado a ballare in scooter con un mio amico, un freddo cane ma ne valeva del tutto la pena.

Brainstorm su Wikipedia è tutto tranne una parola con un significato suo, quella è Brainstorming. Brainstorm su Wikipedia è: un gruppo musicale di pop rock lettone (pertinente), un gruppo musicale di funk statunitense (abbastanza pertinente), un gruppo power metal tedesco (pertinente), album di Young MC del 91 (che nel 90 fece la reclame della Pepsi) e un album di Mitchel Musso del 2001 (teen popper di Dallas, per questo album e quello precedente della presente lista, più o meno nessuna pertinenza con Neurone). E due film (no conosc). Non mi sono mai adeguato alla domanda “Perchè vi chiamate così?” e non l’ho neanche mai fatta ai regazzi del Brainstorm chiedendo perchè quel nome. Così posso immaginarmelo e non sarà un problema se quello che scrivo non corrisponde a verità. Su Wiki, dunque, Brainstorm non ha lo stesso significato di Brainstorming ma i riferimenti a contesti che c’entrano più o meno con una sala da ballo e una sala da concerti ci sono eccome. Fuori da Wiki, Brainstorm vuol dire anche fare brainstorming, ma i significati più diffusi sono idea improvvisa, colpo di genio e momento di vuoto. Di solito al Brainstorm vado a vedere le idee degli altri, ma una volta ho avuto anche un momento di vuoto, tutto mio.

Non ho mai pensato davvero al Brainstorm come a quello che era in origine, cioè una sala da ballo. Quanto sarebbe bello se solo il mio blog fosse un blog inglese e io potessi scrivere senza metterci il doppio del tempo I never really thought about Brainstorm that it was born a ballroom. Ballroom è il solo bellissimo film di Baz Luhrmann, quello veramente travolgente. A quanto sarò? Al decimo articolo sul Brainstorm di Fusignano? Lo faccio perchè mi piace, mi piace il posto, mi piacciono gli amici che montan su la baracca, mi piace andare lì a vedere i concerti. Adesso poi è più accogliente rispetto all’inizio, sarà perchè ho conosciuto i regaz, ma è più caldo, e non è una questione di riscaldamento, è una questione di numero di concerti visti lì. Quando c’era la sala da ballo, non dovevano esserci problemi di freddo, o forse solo all’inzio, ma quando la serata decollava e tutti ballavano, doveva essere una bella storia, tutti in coppia, e il calore umano che scaldava tutti.

Il Brainstorm una volta si chiamava Sala Aurora, e sui muri della Sala Aurora c’è ancora il murales dell’artista cileno Eduardo Sanfurgo.

A volte ci fanno ancora serate dedicate al ballo. Oggi nelle discoteche non esiste più il ballo di coppia, quando vedi qualcuno che balla in due si tratta di una minoranza, è una cosa a cui ogni tanto penso. L’altro giorno, invece, fuori dall’Iper di Savignano ho visto un ballerino, uno di quelli vestiti a festa che fanno i concorsi, e aveva una banana di capelli a punta che dio, che bella che era. Lui aveva appena fatto una gara a due, e sbombava. Io non ballo e stavo andando a comprare una caffettiera da uno. Per riscattarmi, ho pensato ai prossimi appuntamenti divertenti e mi è venuto in mente che il 23 gennaio al Brainstorm ci sono tre concerti che sbombano almeno tanto quanto il ballerino con la banana a punta. Poi per associazione di idee mi è venuto in mente che ho pure sognato di ballarci, al Brainstorm, ma non lo farò mai. Le pareti sono colorate, i colori si riflettono al centro della pista e la musica del dj è abbastanza buona. Di solito invece i gruppi non sono per niente ballabili, ma neanche per il cazzo proprio, e le serate in cui ci vado non sono quelle delle lezioni di ballo. Però appena entri nell’ingresso è come in quei film in cui si vede la scena che ti introduce alla sera del ballo scolastico, poi apri la porta della sala e c’è qualcuno che urla nel microfono. E non ti passa la poesia, te ne viene un’altra. Dimentichi che sarebbe un posto bellissimo per ballarci in coppia un ballo romantico con la tua bella e diventi una bestia che si diverte e muove la testa ai concerti emo. A parte quando ha suonato Caso, con le luci di Natale per terra e sul microfono, e tutto era davvero quel tipo di poesia, dolce, avvolgente. Ma non c’era nessuno con cui abbia mai avuto il desiderio di ballare, proprio quella sera che c’era la luce giusta e avevo bevuto un paio di birre. Quello è stato il mio momento di vuoto. Poi il concerto mi ha portato via.

Il 23 gennaio al Prime Stale Air 2 al Braistorm (fb) suonano i SMNTCS. Una volta che giravo per cercare dei dischi da comprare ho ascoltato i SMNTCS sul sito della Neat Is Murder. Nei SMNTCS, che si pronuncia Semantics, oppure Smanxis, c’è Luca dei Minnie’s, del cui disco rimasi folgorato quando uscjjiiì, e Neat Is Murder è l’etichetta di Viole, dei Minnie’s e dei Dags!, che hanno suonato l’estate scorsa alla festa del Brainstorm all’aria aperta, e io scrivo sempre delle stesse persone e degli stessi posti e sono contento perché mi ci trovo bene a scrivere sempre di quelle persone e di quei posti. I SMNTCS sono post core quasi screamo e quasi lento come lo slow core, a me ricordano un po’ i Lungfish. Poi suonano i Ricordi? che sono basicamente romagnoli, hanno un nome bellissimo perché te lo puoi giocare in un sacco di frasi belle, per lo più interrogative, E perché è la traduzione di Husker Du, ma Sergio (voce e chitarra) è il sosia di Micah P. Hinson e la Valle del Rubicone. I Ricordi? stanno registrando un ep di quattro canzoni una delle quali è duemila treni. E niente, i Ricordi? sbombano. Hanno proprio quel suono SEMINALE. A me ricordano i Pissed Jeans. Poi suonano i Riviera e i Riviera sono, si, cioè, insomma, i Riviera.

Trenini
I SMNTCS escono per Neat Is Murder, Fallo Dischi, Oceano Records, Salad Days Records, Blessedhands records, Indelirium e Raining Records. I Riviera escono per Black With Sap, Cause Care, Fallo Dischi, Fight or Fight!, Neat Is Murder, No Routine Records, Strigide Records, To Lose La Track, Trivel Records, Upwind Records. Bandcamp e bandcamp. I Ricordi? non hanno nulla in streaming se non appunto duemila treni, ma stanno registrando il loro Statues.

fonte: lisciomuseum.it

fonte: lisciomuseum.it

Mi piacciono le parole semplici.

caso, bart cosmetic, goldaline my dear al brainstorm di fusignano

La letteratura italiana è piena di parole semplici che descrivono robe complesse. E iniziando così ho già perso metà dei lettori possibili. Però era davvero necessario come incipit, perchè è un po’ che sono in fissa con sta roba, con le parole semplici che dicono cose enormi intendo. Sono talmente in fissa che adesso come adesso un testo di una canzone o è scritto così oppure lo vorrei scannellare con la gomma. Non molto tempo fa nella migliore libreria d’Italia mi hanno fatto scoprire una poesia in dialetto romagnolo di Raffaello Baldini; è scritta sulla copertina di una sua raccolta di poesie pubblicata da Einaudi, quindi non è che io sia proprio un Archimede della poesia. Il dialetto romagnolo non è del tutto semplice per chi non è romagnolo, ma la traduzione in italiano si. Non l’avete mai letta, dovete leggerla.

Mo acsè
Mo acsè, dal vólti, quant a tòurn a chèsa,
la sàira, préima d’infilé la cèva,
a sòun, drin, drin,
u n’arspònd mai niseun.

(Ma così, delle volte, quando torno a casa,
la sera, prima d’infilare la chiave,
suono, drin, drin,
non risponde mai nessuno.)

All’inizio per dare una spiegazione di semplice volevo scrivere non ermetico. Dire non ermetico sarebbe stato come dire il contrario di ermetico ma l’ermetismo poetico non c’entra niente, perché è più complesso del non facilmente comprensibile. Io invece volevo dire esattamente non facilmente comprensibile. Il collegamento all’attitudine di quei poeti di inizio 900 sarebbe stato immediato, ma sbagliato. Ermetico nel linguaggio di tutti i giorni ha preso proprio il significato di non facilmente comprensibile, ma parlando di testi scritti la definizione sarebbe stata ambigua. Quindi, non tiriamo in ballo l’ermetismo poetico. Semplice significa semplice. Ed è il contrario di difficile o elevato.

C’è stato un momento in cui volevo spaccarmi solo di testi difficili. Pensavo che lasciassero più spazio all’immaginazione, e che il loro livello fosse più alto. Stronzate. Quando a scuola o all’università studi la letteratura italiana è bellissimo, perché se hai un po’ d’interesse, trovi tempo e voglia di conoscere cose, più o meno istituzionali, più o meno nuove, più o meno due coglioni da aggrapparsi al lampadario. Per esempio, all’università ti dicono che “Sto / con le quattro / capriole / di fumo / del focolare” (Ungaretti) sono tra i versi più semplici ma enormi mai scritti. Ed è vero, a parte le capriole (perché tu non dici oh stasera non voglio seghe voglio passare la serata con le mie capriole di fumo), solo che dopo magari conosci Montale e finisce che leggi le poesie di tuo nonno che parlano della Seconda Guerra Mondiale e ti spaccano in due, ma dici che le parole sono troppo semplici. Montale e Ungaretti sono entrambi considerati modelli dai poeti ermetici, quindi vedete che quel gruppo è complesso. È una specie di lotta in cui tu sei la parte contesa: leggi, le parole semplici ti piacciono, ma ormai hai conosciuto Dino Campana e pensi che il suo modo di scrivere sia più completo. Non è che apprezzi i poeti perché sono difficili, ma una parte del processo di conoscenza dei testi è la fase dello studio del significato, e questo percorso rende ancora più affascinante il messaggio. Tutto vero.
Ungaretti però diceva che gli piaceva farsi le storie da solo, davanti al camino, alla ricerca della solitudine che lo tranquillizza. In Mo acsè Baldini usa un campanello per dire che si sente solo, e triste nel momento in cui prende consapevolezza di esserlo. Due modi diversi di porsi di fronte alla solitudine, e di esprimerla, con parole semplici. E qui la svolta, la curva a U, il salto della quaglia.

Per essere più dinamico, sposto l’attenzione dai poeti ai cantautori. Nel 2014 sono tanti quelli quasi nuovi usciti con un disco. Come se non bastasse, i gruppi CANTAUTORALI dei vecchi non mollano anche se dovrebbero: pochi giorni fa è uscito il reloaded di Hai paura del buio? degli Afterhours, l’anno scorso è uscito l’ultimo album dei Marlene Kuntz. Nella musica italiana sono proprio questi i signori che mi ha fatto apprezzare i testi non immediati. Per quanto mi riguarda, la storia di quali testi mi piacciono ha raggiunto di recente il proprio momentaneo epilogo: è arrivato qualcun altro e il modo di scrivere kuntziano della prima ora l’ho messo in cantina insieme al SuperTele sgonfio e sporco di murcia. Non credo più che sia necessario rimanere stupito di una parola o di una metafora complessa, ho bisogno che un testo dica qualcosa, e che lo dica sparandomelo in faccia senza mezzi termini. Perché in fondo le parole ricercate per esprimere cose enormi, che si potrebbero esprimere anche con parole semplici, sono mezzi termini, perché per raggiungere il loro significato devi percorrere una strada indiretta. Mi serve ascoltare e riascoltare, leggere e rileggere, ma parole semplici significano che l’autore non ha voluto usare altre armi per conquistarti se non quello che vuole dire. Non ci sono cazzi. Non è buono solo l’uno o l’altro modo di scrivere, ma è la mia posizione adesso.

Dicevo, è arrivato qualcuno che mi ha risvegliato dal letargo del termine complesso. È arrivato Raudo dei Gazebo Penguins, dove il testo sembra buttato giù così, oh questo ci sta bene mettiamolo, e forse lo è, a volte è metaforico, ma in modo diretto, e mi spacca in quattro.
Poi è arrivato Caso, con La linea che sta al centro (To Lose La Track). Caso mi commuove fino alle lacrime, o mi fa venire la pelle d’oca, che è poi quello che chiedo di fare a un cantautore. I suoi testi li ho capiti tutti subito, e che cosa bella è che una canzone ti entri dentro senza fare troppi giri nel cervello. Caso usa le metafore, ed è subito chiaro il legame con quello che vuole dire. E questo mi fa sentire umano, non uno studioso. Caso non usa parole per sentirsi e farti sentire figo e per darsi un fascino trasgressivo, come la figa e il cazzo di Manuel Agnelli; usa parole che scrivono una storia, attorno a una gioia o a un dolore, o a non so cos’altro. Non è per forza una storia raccontata alla maniera di uno storyteller, o per lo meno non lo è sempre, ma spesso è un percorso fatto di ricordi, persone, metafore, salti semantici e fisici, cose piene di roba insomma, non immagini che usano la sensazionalità di termini che pensano a se stessi, a essere belli, e non a comunicare. Comprendere una poesia è un processo non per forza difficile, il significato deve essere significativo (avanti così), perché la bellezza del testo non deve consistere solo nella ricerca della sua comprensione. Caso ti dice le cose, sono grandi, e il cd lo ascolti mille volte. #casomania

Di parole ne usa un sacco (una sola difficile: palindromo), anzi si mangia la musica con le parole, cioè a volte mette più parole di quelle che ce ne dovrebbero stare, e questo modo di metterle giù ti fa correre dietro ai testi. Schianta un modo di scrivere definito molto bene dai Marlene in passato: fare aderire perfettamente il testo alla musica anche se il significato non è troppo chiaro; testi esteticamente belli, insomma. Non so se è meglio o peggio, ma quello di Caso è un modo molto diverso di fare. E lo trovo più figo.
Chi gode del riflesso della mancanza di tempi morti o di momenti in cui, come succede per altri cantautori, tipo Brunori Sas, pensi che non sei solo tu ad annoiarti ma anche lui, è la chitarra, che poi è l’unico strumento nella maggior parte delle canzoni. Motore e Andata e ritorno cambiano il ritmo dell’album (in Motore c’è anche la batteria) e Caso sembra i 7 Seconds. Non è poi così facile cantare le sue canzoni. Dal vivo di solito è solo con la sua ombra, cioè con la sua chitarra, e con le parole corre ancora di più, quindi sono proprio lui e la sua ombra a scheggiare più di tutti.

E dal vivo li potete vedere tra non molto tempo, il 4 aprile al Brainstorm di Fusignano, nella formula descritta a meraviglia dal flyer. Oltre a loro suonano Bart dei Cosmetic (La Tempesta) di Sogliano, che esistono più o meno da quando esiste Sogliano, e Goldaline, my dear (Stop Records), che viene dai Girless & The Orphan, di cui è il bassista. Autori belli, musica bella, una serata che mi immagino fatta da tutta la gente in platea, e in mezzo alla gente Caso, Bart e Goldaline che suonano senza jack come se fossimo tutti a bere un drink e a stare bene insieme.
Come sempre io amo il Brainstorm e questa volta lo amo di più perché organizza queste serate acustiche in un momento in cui sono preso molto bene dalle cose acustiche. Certi locali ti fanno bene, il Brainstorm per esempio mi fa bene.

Io Caso l’avevo anche intervistato.

Caso+Bart Cosmetic+Goldaline, my dear: l’evento su fb