Tutto, sbagliato, verità, pretese. Non c’è niente di sbagliato nell’amore dei Built to Spill

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io: “Ho preso un cd nuovo, dei Built to Spill”
lei: “Ah, fa vedere.. There is nothing wrong with love.. che poi non è vero”
io: “Cosa?”
lei: “Che non c’è niente di sbagliato nell’amore”

Questa è la seconda cosa che è successa nella mia vita che c’entra coi Built to Spill, dopo aver comprato il cd. Anzi la terza, dopo aver letto la recensione e comprato il cd. Lei è una ragazza che frequentavo allora, che qualche dubbio su di noi l’aveva. Brillante è quello che dice (c’era già questo sketch di parlare come Yoda, ma lei non apprezzava particolarmente Star Wars) e così vero. Però insomma, vaffanculo. Oltre a ricordarmi questo dialogo, There is nothing wrong with love è anche uno dei miei dischi preferiti, il loro disco migliore, che venerdì mi ha fatto incazzare. Ero in macchina verso il lavoro, l’avevo messo su e ha incominciato a saltare a tre quarti di ogni canzone. Mi era appena venuta in mente quella ragazza che mi aveva detto quella cosa e Reason è diventata improvvisamente una canzone senza sviluppo. Troncata. Quando le cose malvagie attaccano il tuo disco preferito nel momento in cui lo ascolti, possono diventare concrete da pazzi. Gli attacchi preventivi di solito servono a poco, hai tutto il tempo per far diventare il tuo cd preferito quello che ancora non è il tuo cd preferito, e di farlo da solo. Se il cd salta non c’è niente di più stupido e comune, ma anche frustrante come quando al cinema salta la pellicola durante il film. Quando succede una cosa brutta ascolto un disco violento per dare una specie di voce all’incazzo che ho addosso; quando vorrei ascoltare un disco per stare bene e non posso, inizio a esser preso male, e allora cambio disco, e metto su un disco che mi mandi via almeno una parte del fastidio. Alcune volte la musica che uso per me stesso può essere un cerchio sul quale gli input esterni si rincorrono, e il cambiamento troppo veloce è irritante, soprattutto quando non è volontario ed è contrario al desiderio.

There is nothing wrong with love è meglio di Ultimate Alternative Wavers perchè l’ho ascoltato di più e non ci sono cazzi che non si possa dire che un disco è meglio di un altro perché tu l’hai, o io l’ho, ascoltato di più. È meglio, anche perché dentro ci sono le chitarre usate in modo più subdolo, come se volessero giocare con te a Indovina da dove vengo fuori adesso? E la prima volta che l’ho sentito è stato divertentissimo, le volte successive più che divertente interessante, adesso ogni tanto scopro altre cose, non perché There is nothing wrong with love getti boccioli nuovi ogni anno, ma perché magari mi sono dimenticato di quella cosa, la sento, me la ricordo e mi piace ancora molto, non come la prima volta, ma come conseguenza di un ascolto maturato negli anni, passato attraverso cose brutte e cose belle. Ora sono un ometto, ma quel disco è ancora lì. A immaginarsi il tempo che passa come le nuvole che corrono nel cielo, ma una rimane ferma, si potrebbe anche dire che sia la metafora giusta. In copertina c’è una nuvola, quella che è rimasta ferma, è una nuvola bianca, che non deve buttar fuori il temporale, ed è per questo che di solito ascolto questo disco non quando sono incazzato, ma quando sto bene e quando ho bisogno di caricarmi.
Quella nuvola, però, è disegnata: per forza che rimane ferma. È un inganno, e infatti ho scoperto che anche il tuo cd preferito può fregarti e può fregarti per cause strettamente legate alla caducità della tecnologia: se salta è perché il supporto è vecchio e non regge. Ma quella musica esiste, e questa è una certezza.

In the Morning è la prima canzone. Mi piacciono le prime canzoni brevi che riescono a dare un’idea del disco in tempi limitati. Come mi piacciono gli articoli che nell’intro danno una vaga anticipazione, iniziano, dicono una cosa, chiudono. Lo capisci solo dopo che sono abstract, e quando succede senti un po’ la botta. Così fa anche In the Morning.
Reason è la canzone più bella mai scritta in tutto l’universo. È quella che tira fuori la parte più debole di me e dopo (o prima di) giornate passate in ufficio insieme a gente brutta che pensa solo al proprio vantaggio per un gloria personale e per una carriera che spera da anni di fare ma non fa mai, o che si nasconde dietro alle critiche agli altri, di fronte alla quale non posso e non voglio essere me stesso, sentire tornare in vita la parte più debole di me, in macchina, a fine giornata, giusto appena prima dell’ora di punta sulla via Emilia, mi fa molto piacere. E venerdì ho scoperto per la prima volta che i Riviera in alcuni passaggi suonano come i Built to Spill. Tutto il mondo in quel momento mi sembrava suonare come loro, in realtà i Riviera in modo particolare, non è il suono, è la cadenza, il modo di creare il ritmo. Anche i Riviera sembrano “built to spill”. C’erano arrivati prima i Pavement, i Grandaddy dissero la loro mettendoci i suonini carini, i Built to Spill dissero fanculo tutto il resto abbiamo queste chitarre. E tracciando una linea che salta tutto quello che c’è nel mezzo per evitare che, se qualcuno legge, vada in schiuma, i Riviera possono essere alla fine di quel percorso, che pure è costruito per crollare alla prima obiezione colta, ma è il collegamento, l’impressione che viene fuori quando sei dentro a una canzone ed è personale e più forte della voglia di parlare di musica e di vita in modo universale alla ricerca di una frase che racchiuda il segreto della saggezza.
Dall’estasi alle fogne, c’è sempre una parte in cui mi deprimo un po’ dentro a There is nothing wrong with love, quella di Flying e Cleo, ma è una cosa buona: non è un disco monotono.
Twin Falls mi fa pensare di scrivere una pippa sui Beatles o Neil Young, lo faccio, non lo faccio? Piacerà, chi la legge cosa penserà? La prima regola è quella di fregarsene della risposta a questa domanda ma non è sempre così naturale farlo. I’m so tired e Zuma hanno occupato uno spazio rilevante nella vita. C’è stato un periodo in cui mio fratello suonava il basso nel gruppo in cui ero anch’io, era un gruppo, nel senso di alcune persone che s’incontravano senza nessuna particolare pretesa se non quella di martellarsi le palle. Per mesi abbiamo provato praticamente solo I’m so tired dei Beatles, perché ci piaceva, e i grandi dicevano che era “la base” di tutta la musica lenta che ascoltavamo in quel periodo, a occhio tutta roba lenta e storta. È finita che adesso odio I’m so tired come odio la sambuca da quella volta che mi sono ubriacato solo di sambuca molinari. Secondo i grandi, anche Zuma era la base di tutta la musica storta e lenta che era venuta fuori negli anni 90, quindi in quel momento era la base di TUTTO. Io incominciavo a pensare che c’erano troppe basi di tutto e a dubitare delle affermazioni dal tono assoluto. Quello che è costruito per crollare mi ha insegnato che quando le cose vengono dette con magniloquenza nascondono una pretesa, quella di essere vere per tutti, ed è una pretesa che non può esistere. Le canzoni deboli, che sembrano lì per lì per cadere, non mi hanno mai dato l’impressione di avere quel tono, quindi ancora non capisco il valore universale che i grandi gli volevano dare. “Built to spill” un modo per vedere il mondo, per ascoltarlo, con un filtro di insicurezza ma anche con la sicurezza enorme che quello è il suono giusto per te, o almeno per me. Non è giusto o sbagliato, è ancora il suono per me, perché mi piace molto il disco degli Unhappy.
I Built to Spill potrebbero essere quello che mi mancava tra Weezer e Pavement. La cosa divertente è la chitarra. Prova a rifare Distopian Dream Girl. Come fai a starle dietro? Si fa, si fa, diceva il mio amico Mario Macerone, e la faceva. Non è difficile, sono più difficili i Pavement, diceva. I Pavement però erano meno ragni sulle corde, i Built to Spill furono una grande novità da questo punto di vista. Il testo di Distopian Dream Girl non ha troppo senso, forse parla d’amore per se stesso, in alcuni momenti è facile in altri è difficile dire cosa intende. Forse è una canzone d’amore per la madre e indirettamente per il padre, visto che c’è uno stepfather e viene preso un po’ in giro. L’amore si definisce e non si definisce. “My stepfather looks / Just like David Bowie but he hates David Bowie“. Nella vita tutto ha aspetti nuovi e divertenti a seconda del punto di vista. L’amore è giusto, l’amore è sbagliato, dipende dalla situazione di chi ne parla. Secondo il titolo di There is nothing wrong with love ogni cosa è bella ma nessuno può dire che sia così. Il mio amore per esempio oggi sembra essere (in piccola percentuale) concentrato sullo smartphone, e questo secondo me è sbagliato, ma se parli con il social media manager del posto in cui lavoro, ti dice che è l’uomo contemporaneo. Se ho lo smartphone in tasca, quando parte la chitarra di Big Dipper mi sembra di sentirlo vibrare, ma non è vero. È questo il modo in cui una canzone di 20 anni fa si collega a adesso, con i colpi della chitarra dentro uno smartphone, vibrazioni che, se arrivano dentro un aggeggio di plastica freddo e duro, figurati come vanno dritto a uno con poca pelle come me.

A quella tipa che mi ha detto quella cosa lassù, in una compilation che le avrei fatto pochi giorni dopo avrei messo Car per via di quell’inizio così dolce da far schifo, che dice “You get the car, I’ll get the night”. Non propriamente un’immagine chiara e diretta, ma quelle confuse e vagamente romantiche sono le frasi migliori. Quello era il momento in cui uscivano i dischi belli dei Built to Spill, devo ammettere che Untethered Moon e There Is No Enemy sono stati una delusione, perché frignano, e non frignano come frignavano una volta, con una chitarra a cui con la testa sarei andato dietro all’infinito secondo le linee dei pensieri che traccia (per esempio) Stab di There is nothing eccetera eccetera. Frignano come se avessero perso forza, distorsione potente e assolo (a-solo?) senza regole ma con la regola di sembrare quello che non era, cioè quasi improvvisato. In realtà faceva parte di un disco tutto fatto in quel modo, un’idea di estetica della musica. E un valore estetico dura poco tempo, perché si evolve. Infatti Ancient Melodies of the Future era già diverso. Ogni cosa è stata diversa, a ridare un contributo ai canoni della MUSICA STORTA che in quanto canoni della musica storta, cioè in qualche modo libera da altri canoni ancora, non dovevano esistere e durare, ma cambiare di anno in anno, fino a quest’anno e a Untethered Moon dove si sono schiantati contro la propria stanchezza. È per questo che fa piacere ancora di più il disco degli Unhappy, anche per l’idea che porta avanti bene. Non ho mai pensato ai Built to Spill come a un gruppo da divano, di solito mi muovevo sulle punte, questa volta invece mi sono proprio trovato sul sofà ad ascoltarlo. Io sono invecchiato, ma anche loro. Noncuranti della vecchiaia e dell’amore per il divano, che da sempre in molti professano, e che è sbagliato ma allo stesso tempo è giusto, una certezza c’è, a meno che il cd che salta non fosse colpa del cd ma il primo segnale della mia macchina che mi dice che sta morendo l’elettronica (e quando muore l’elettronica, dopo muore tutto): ci troveremo, di sicuro i Built to Spill e io, a Milano il 18 novembre.

Il pippone eccolo qua, il pippone del lunedì: il vinile che costa troppo e due esempi del contrario

pippa

Due venerdì fa sono andato al Brainstorm. Eh, un posto nuovo. Però c’è gusto a vedere molta gente sulle scale ad aspettare per entrare. Una delle cose importanti della serata è che hanno suonato tre gruppi in una volta. I Ricordi? credo che siano forti, ma aspetto di sentire l’ep che faranno per avere un’idea precisa, o più o meno, perché dal vivo devono rodarsi un po’, cioè a volte si sono persi, il bassista soprattutto. I SMNTCS sono lenti e inesorabili e a volte mi sembrava di stare dentro una palla di vetro con uno che mi urlava nelle orecchie, mi rendo conto che detta così può non apparire una sensazione piacevole ma è come una specie di oppressione unita a quattro calci in culo. Comunque stimolante. I Riviera dal vivo sono sopra ogni mia aspettativa (e ogni mia aspettativa era alta) e fanno un live set di venticinque minuti (circa) che potrebbe diventare la regola del live set. Venticinque minuti circa, palla lunga e pedalare.
Ma il pippone è per parlare del giro che ho fatto al banchetto. Ho comprato due dischi in vinile. Segue il cuore del pippone, in cui scriverò le caratteristiche delle parti che compongono i dischi che ho comprato senza sapere se sono corretti, per cui cartoncino, cartone, busta, centrino, ma soprattutto foglio e grammatura, saranno parole abusate molto in poche righe. Quello dei SMNTCS ha la copertina in cartoncino rigido robusto e una foto molto bella, geometrica ma disordinata, continua, davanti e dietro. La busta di carta nera fuori bianca dentro che contiene il disco al tatto sembra quella velina che usavo alle scuole medie per scarabocchiare con la matita bianca, solo un po’ più robusta, in uno spessore compreso tra un fabriano 4 nero e quella velina. Buona la grammatura (forse 100), il centrino ha un disegno geometrico e per niente disordinato. Dentro c’è il foglio con i testi.
Quello dei Riviera viene con la busta di plastica, e già è un punto a suo favore. In copertina c’è uno in moto che fa una piega e il pubblico (dietro) in visibilio, la busta bianca e nera è uguale a quella dei SMNTCS e il centrino ha due puntini sul lato B e uno sul lato A, che sarebbero stati benissimo anche sul centrino dei SMNTCS, le linee orizzontali, verticali e oblique della copertina invece sarebbero state bene con uno/due puntini sul centrino. La grammatura è la stessa dei SMNTCS, il vinile dei Riviera però è trasparente. Dentro c’è un foglio con i testi.
La maglietta dei Ricordi? è molto bella, e per ora che non hanno fatto dischi hanno solo quella. Forse la comprerò.
SMNTCS escono per Neat Is MurderFallo Dischi, Oceano Records, Salad Days Records, Blessedhands records, Indelirium e Raining Records. I Riviera escono per Black With Sap, Cause Care, Fallo Dischi, Fight or Fight!, Neat Is Murder, No Routine Records, Strigide Records, To Lose La Track, Trivel Records, Upwind Records. Dietro a questi nomi ci stanno delle persone, quelle che hanno mandato in stampa questi due (e altri) dischi, insieme, unendo le forze. Sabato ore 16e13: la missione è fare i link ai rispettivi siti su tutti i nomi delle etichette. Sabato ore 16e25: fatto. I dischi sono belli, dentro e fuori. Il fatto che siano belli dentro ha importanza. Il fatto che siano belli fuori ha importanza ma soprattutto vuol dire che c’è gente che si mette lì e pensa ai dettagli perché non ti vuole vendere una roba pur che sia, un disco così, ma un disco curato a un prezzo molto accettabile, 10 euro. Sono contrario alle edizioni in vinile che contengono i peli pubici dei musicisti e costano per colpa di quel pelo pubico 35 euro (l’ultimo disco di Jack White è l’esempio migliore di un insieme enorme di cagate messe dentro a un disco per aumentarne l’appeal perché evidentemente la musica non è abbastanza). Quello è proprio il metodo migliore per non far comprare vinile alla gente: imbottisci l’edizione di cose extra musica per far credere che valga la pena spendere quei soldi per un disco e ottieni l’effetto contrario. Se sei convinto che per convincere le persone a comprare un disco devi metterci dentro altre cento cose che non sono il disco vuol dire che non credi nel disco. Per cercare di venderne di più e sfruttare questa moda di merda di avere le edizioni deluxe, sbottano, si fanno tutti dei gran calcoli, credono che l’amore per il vinile venga dalla confezione esterna, quando viene dal suono che il vinile dà alla musica, quindi non c’entra niente con il gadget che ci attacchi fuori, i capi perdono il controllo della situazione e i prodotti raggiungono un prezzo di vendita troppo elevato. È un boomerang. Il modo migliore per fare il vinile è quello di SMNTCS e Riviera (ce ne sono altri che seguono gli stessi principi, ma venerdì ho comprato quei due e la pippa mi è partita in quel momento): un disco che non sia sottile come un’ostia, una buona grafica, un buon cartoncino. E una buona produzione dal punto di vista del suono. Il prezzo in questo modo può rimanere accessibile. Se lo fanno loro, lo possono fare tutti, certo ci sono etichette che ci vogliono tirare su di più di quanto non tirino su quelle che ho elencato sopra, ma comunque il prezzo, a essere ragionevoli, in generale, per le etichette indipendenti e non, non potrà mai salire sopra ai 18/20 euro, avendo un negoziante (se lo compri in negozio) che non ci ricarica sopra un eccesso. Ma non ho mai visto uno che ha un negozio di dischi salire sul mercedes ultimo grido. Io un disco a 18/20 euro lo comprerei.
Non bisogna per forza essere amanti del vinile per apprezzare il metodo di lavoro delle etichette che hanno stampato SMNTCS e Riviera. Non ti prendono per il culo e ti danno una bella edizione. Questo è il motivo per cui ho comprato questi dischi, oltre alla musica che c’è dentro. Credo sia indice di un’etica professionale molto alta: dò alle stampe un disco, per me è già una soddisfazione, però oltre a metterci dentro della musica che suono perché mi piace o che piace a chi la suona, e a registrarla con cura, ti faccio anche un bel vinile, perché così diventa più appetibile e perché voglio che quello che compri sia una bella cosa, ma non esagero mettendoci dentro il cartonato a dimensione 1:1 della band che mi costa più della stampa del vinile. Quello che vendono è il risultato di onestà intellettuale ed è fatto bene dal punto di vista produttivo. Erano mesi che volevo scrivere onestà intellettuale. Quindi io lo compro perché: mi piace la musica, mi piace la confezione, mi piace l’idea di dare una mano. E poi mi hanno regalato due toppe, una per ogni disco. Quel gesto lì secondo me dà la sensazione di essere tra amici, magari con quello che ti dà la toppa non c’hai parlato mai parlato ma se ti dà la toppa il rapporto classico tra cliente e venditore viene superato, perché non si deve creare, deve essere una cosa tipo io ti vendo il disco e tu me lo compri, ma potrebbe benissimo succedere anche il contrario, si crea una specie di amicizia alla pari (in negozio c’è sempre questa gara a chi ce l’ha più lungo). Magari la volta dopo che vi incontrate non ci si ricorda a vicenda le facce, ma quello che si crea è proprio quello. Non ditemi che ci si comporta in questo modo perché chi stampa dischi e li vende in questo modo non lo fa per lavoro, magari ha già un altro lavoro, ma lo fa perché gli piace. È vero, spesso, ma ho cercato di spostare la mia attenzione a un altro livello del discorso.
E le distro, venerdì c’erano due distro bellissime, quella di Neat is Murder e un’altra, credo Cause Care, c’era anche un bel logo grande, ma non ne sono sicuro. Qualcuno me lo dica quale distro era perché vorrei saperlo. Non credo che si dimentichino solo le cose poco importanti, si dimenticano anche le cose importanti, o comunque quelle che ti piacciono. Di chi era la seconda distro me l’hanno detto ma non mi ricordo.

Che poi alla fine, dai, era un pippino, non un pippone.

Manca poco a che finisca già gennaio, due – Brainstorm non vuol dire solo (only) brainstorming

brainstorm-23gennaio

Pino, someone in my family used to dance you. Che Dio ti benedica che fica aveva un video agghiacciante con Ornella Muti che ballava e l’effetto stelle filanti che fuggivano sulle corde della chitarra IN SOVRAIMPRESSIONE, ma non era la canzone che si ballava di più. La nostra canzone di Pino Daniele di fatto è O’Scarrafone, che piaceva a tutti i parenti più grandi quando ero piccolo. Ho visto più volte la zia che se la ballava con lo zio, io no, io ero un ribelle, e pensavo che la chitarra senza paletta di Pino Daniele fosse una bestemmia, ma che in realtà il suo unico problema vero fossero i capelli. Questo sarà un pezzo sul ballo, o meglio su a come ho pensato al ballo nel mese di dicembre 2014, anche in senso figurato, e sarà saldamente collegato al locale BRAINSTORM di Fusignano.

Nell’ultimo mese molte cose mi hanno ricordato il ballo. Luna Pop. Un articolo su Bastonate sulla morte di Deborah di Disco 2000, gli alberi sotto il vento freddissimo del 31 dicembre, le vacanze di Natale, una macchina che ho visto scivolare piano senza conseguenze sul ghiaccio, la Befana Rock al Bronson, alla quale non sono andato perchè soffro di una malattia che si chiama paura della solitudine ai concerti. Una volta mi piaceva sempre andare ai concerti da solo, adesso ogni tanto sono preso male, poi arrivo là il gruppo inizia a suonare e mi dimentico della paura. Però prima di partire, o non partire, sono indeciso, e mi dimentico sempre che poi mi dimentico. C’è una canzone in una compilation che mi ha regalato la mia morosa per Natale che ho ascoltato la sera della Befana Rock e che dice quella frase disegnata in alto, un imperativo che poi non sono mai riuscito a non disattendere, non che nessuno – se non io – mi abbia mai chiesto di farlo, a parte una volta in cui a una festa della Pecora Gialla tutti i miei amici ballavano e io non volevo saperne perché mi prendeva male. Ed è un’altra cosa che ha a che fare col ballo che mi è venuta in mente. Mio cugino ha un cane nuovo, a Natale l’ha portato a casa di mia mamma, che ha il parquet, quelli di una volta, lucidi, scivolosissimi, e il cane di mio cugino che corre incasinato dagli odori di brodo, arrosti e dolci tutti insieme, e perde il controllo delle gambe, ha chiaramente a che fare con il ballo. Sono la gioia, l’emozione, la fame, il sentirsi bene a guidare le sue zampe. Sempre il giorno di Natale, mia mamma mi ha detto che a Capodanno non sarebbe andata alla Rimbomba, un posto dove tradizionalmente fanno Liscio. Io le ho detto “Ma come? è la prima volta dopo tanto tempo..” e lei mi ha detto “No, ho smesso già da un po’”.

Non è che non ho mai ballato, ma in percentuale le volte in cui l’ho fatto e non ero ubriaco ammontano a circa il 30. Sono una di quelle persone scostanti che quasi non vuole saperne di ballare se prima non ha bevuto. Ho ballato con vergogna in alcuni locali della Romagna. Al Vidia prima di tutto, poi al Velvet, dopo al Bronson. C’era un periodo in cui si andava in discoteca la domenica pomeriggio, al Plinsky, in nome di Jena Plinsky di Fuga da NY, e questa è una delle parti del mio passato più trash inconsapevole che mi sia venuta in mente. Una volta una ragazza mi ha anche fermato mentre ballavo – forse Jump dei Kriss Kross – e mi ha detto che ballavo bene. Naturalmente io sono andato dritto e non ho limonato. Al Vidia e per il Vidia sono successe le cose più belle, come: scappo di casa di nascosto (dopo quattro ore ci ritorno) e vado a ballare in scooter con un mio amico, un freddo cane ma ne valeva del tutto la pena.

Brainstorm su Wikipedia è tutto tranne una parola con un significato suo, quella è Brainstorming. Brainstorm su Wikipedia è: un gruppo musicale di pop rock lettone (pertinente), un gruppo musicale di funk statunitense (abbastanza pertinente), un gruppo power metal tedesco (pertinente), album di Young MC del 91 (che nel 90 fece la reclame della Pepsi) e un album di Mitchel Musso del 2001 (teen popper di Dallas, per questo album e quello precedente della presente lista, più o meno nessuna pertinenza con Neurone). E due film (no conosc). Non mi sono mai adeguato alla domanda “Perchè vi chiamate così?” e non l’ho neanche mai fatta ai regazzi del Brainstorm chiedendo perchè quel nome. Così posso immaginarmelo e non sarà un problema se quello che scrivo non corrisponde a verità. Su Wiki, dunque, Brainstorm non ha lo stesso significato di Brainstorming ma i riferimenti a contesti che c’entrano più o meno con una sala da ballo e una sala da concerti ci sono eccome. Fuori da Wiki, Brainstorm vuol dire anche fare brainstorming, ma i significati più diffusi sono idea improvvisa, colpo di genio e momento di vuoto. Di solito al Brainstorm vado a vedere le idee degli altri, ma una volta ho avuto anche un momento di vuoto, tutto mio.

Non ho mai pensato davvero al Brainstorm come a quello che era in origine, cioè una sala da ballo. Quanto sarebbe bello se solo il mio blog fosse un blog inglese e io potessi scrivere senza metterci il doppio del tempo I never really thought about Brainstorm that it was born a ballroom. Ballroom è il solo bellissimo film di Baz Luhrmann, quello veramente travolgente. A quanto sarò? Al decimo articolo sul Brainstorm di Fusignano? Lo faccio perchè mi piace, mi piace il posto, mi piacciono gli amici che montan su la baracca, mi piace andare lì a vedere i concerti. Adesso poi è più accogliente rispetto all’inizio, sarà perchè ho conosciuto i regaz, ma è più caldo, e non è una questione di riscaldamento, è una questione di numero di concerti visti lì. Quando c’era la sala da ballo, non dovevano esserci problemi di freddo, o forse solo all’inzio, ma quando la serata decollava e tutti ballavano, doveva essere una bella storia, tutti in coppia, e il calore umano che scaldava tutti.

Il Brainstorm una volta si chiamava Sala Aurora, e sui muri della Sala Aurora c’è ancora il murales dell’artista cileno Eduardo Sanfurgo.

A volte ci fanno ancora serate dedicate al ballo. Oggi nelle discoteche non esiste più il ballo di coppia, quando vedi qualcuno che balla in due si tratta di una minoranza, è una cosa a cui ogni tanto penso. L’altro giorno, invece, fuori dall’Iper di Savignano ho visto un ballerino, uno di quelli vestiti a festa che fanno i concorsi, e aveva una banana di capelli a punta che dio, che bella che era. Lui aveva appena fatto una gara a due, e sbombava. Io non ballo e stavo andando a comprare una caffettiera da uno. Per riscattarmi, ho pensato ai prossimi appuntamenti divertenti e mi è venuto in mente che il 23 gennaio al Brainstorm ci sono tre concerti che sbombano almeno tanto quanto il ballerino con la banana a punta. Poi per associazione di idee mi è venuto in mente che ho pure sognato di ballarci, al Brainstorm, ma non lo farò mai. Le pareti sono colorate, i colori si riflettono al centro della pista e la musica del dj è abbastanza buona. Di solito invece i gruppi non sono per niente ballabili, ma neanche per il cazzo proprio, e le serate in cui ci vado non sono quelle delle lezioni di ballo. Però appena entri nell’ingresso è come in quei film in cui si vede la scena che ti introduce alla sera del ballo scolastico, poi apri la porta della sala e c’è qualcuno che urla nel microfono. E non ti passa la poesia, te ne viene un’altra. Dimentichi che sarebbe un posto bellissimo per ballarci in coppia un ballo romantico con la tua bella e diventi una bestia che si diverte e muove la testa ai concerti emo. A parte quando ha suonato Caso, con le luci di Natale per terra e sul microfono, e tutto era davvero quel tipo di poesia, dolce, avvolgente. Ma non c’era nessuno con cui abbia mai avuto il desiderio di ballare, proprio quella sera che c’era la luce giusta e avevo bevuto un paio di birre. Quello è stato il mio momento di vuoto. Poi il concerto mi ha portato via.

Il 23 gennaio al Prime Stale Air 2 al Braistorm (fb) suonano i SMNTCS. Una volta che giravo per cercare dei dischi da comprare ho ascoltato i SMNTCS sul sito della Neat Is Murder. Nei SMNTCS, che si pronuncia Semantics, oppure Smanxis, c’è Luca dei Minnie’s, del cui disco rimasi folgorato quando uscjjiiì, e Neat Is Murder è l’etichetta di Viole, dei Minnie’s e dei Dags!, che hanno suonato l’estate scorsa alla festa del Brainstorm all’aria aperta, e io scrivo sempre delle stesse persone e degli stessi posti e sono contento perché mi ci trovo bene a scrivere sempre di quelle persone e di quei posti. I SMNTCS sono post core quasi screamo e quasi lento come lo slow core, a me ricordano un po’ i Lungfish. Poi suonano i Ricordi? che sono basicamente romagnoli, hanno un nome bellissimo perché te lo puoi giocare in un sacco di frasi belle, per lo più interrogative, E perché è la traduzione di Husker Du, ma Sergio (voce e chitarra) è il sosia di Micah P. Hinson e la Valle del Rubicone. I Ricordi? stanno registrando un ep di quattro canzoni una delle quali è duemila treni. E niente, i Ricordi? sbombano. Hanno proprio quel suono SEMINALE. A me ricordano i Pissed Jeans. Poi suonano i Riviera e i Riviera sono, si, cioè, insomma, i Riviera.

Trenini
I SMNTCS escono per Neat Is Murder, Fallo Dischi, Oceano Records, Salad Days Records, Blessedhands records, Indelirium e Raining Records. I Riviera escono per Black With Sap, Cause Care, Fallo Dischi, Fight or Fight!, Neat Is Murder, No Routine Records, Strigide Records, To Lose La Track, Trivel Records, Upwind Records. Bandcamp e bandcamp. I Ricordi? non hanno nulla in streaming se non appunto duemila treni, ma stanno registrando il loro Statues.

fonte: lisciomuseum.it

fonte: lisciomuseum.it