Al Bronson, The Death Of Anna Karina, La Quiete e Chambers

Forse è tardi, forse non lo è mai, preparatevi a un post filosofico, ma questa sera al Bronson saltano sul palco The Death Of Anna Karina, La Quiete e Chambers. Dopo accadono cose grandi, con dj quotati. Non scrivere nemmanco un rigo mi sembrava una bestemmia. E per par condicio, qui sotto ci attacco un video di La Quiete.

E siccome le locandine in questi casi non mancano mai, io credo che sia il caso di mostrare quelle di questa sera. Release, come si dice oggi dappertutto, purtroppo anche a Milano, spettacolari.

Dopo aver utilizzato un discutibile termine la contrarietà al quale concentra tutta l’avversione scaturita da certe situazioni nei confronti della capitale lombarda, mea culpa, veniamo ora a un pensiero profondo. Questa sera si fa della legna e l’emozione di assistere a concerti simili, a distanza di un metro dal palco, o anche sopra al palco se si ha abbastanza coraggio, non capita tutti i giorni. Oddio, se uno si potesse spostare tutti i giorni in giro per l’Italia, capiterebbe tutti i giorni, e sarebbe una benezione, un pò come il battesimo di David voce dei Disquieted By al TPO. Ma… la passione se la alimenti otto ore al giorno tutti i giorni diventa lavoro e non è più passione, ma due palle così. Trattasi di un pensiero simpatico, sentito da qualche parte nel riminese, che non potrebbe trovarmi meno d’accordo. Concerti live con gruppi come questi me li sparerei ognissanto giorno. Per ora, accontentiamoci di quello che possiamo avere, del doman non v’è certezza, e vediamoci quello di stasera. Sabato prossimo (il 17) Putiferio al Sidro di Savignano.

Finalmente la rivincita sul tagadà, l’album dei Disquieted By

Argentina Mon Amour è uno dei pezzi più dritti che io abbia sentito negli ultimi anni, è una sorta di perfetta soluzione armoniosa composta da un ritornello di tre parole geniali, perché suonano benissimo insieme, e una musica più classica con stacchi travolgenti. E Join Us Cops ha un paio di giri di chitarra che ti bruciano. Inizia così, dopo la velocissima Pirates, l’album dei Disquieted By, che ha un titolo fantastico, Lords Of Tagadà, per To Lose La Track (cliccate per scheda e download gratuito dell’album).
Tutte le volte che andavi sul tagadà, quando arrivava in città, a fine giugno nel mio caso, c’era qualcuno che stava al centro, in piedi, mentre tu stavi incollato come una lumaca al ferro sopra la schiena del sedile. Il massimo che ti potevi permettere erano i guantini, per non farti venire le veschichine. Quelli che stavano in mezzo erano i veri duri, e di solito cuccavano alla grande. A fine giro, sconsolato e con gli ormoni a palla, te ne andavi alle macchinine a scuzzo.
L’incipit di Lords Of Tagadà è la partenza per un giro senza soste su un ottovolante che va molto più veloce della Ferrari del tamarro che ti supera da destra in autostrada. Sarà così anche il live all’Hana-Bi di Marina di Ravenna, insieme a Raein e Riviera sabato 25 agosto (www.bronsonproduzioni.com/lab/hanabi)? Spero di si.

Il quinto pezzo, Too Seriously, ha qualcosa di radicalmente originale, a partire dal grido iniziale che ti mette subito in una prospettiva di divertimento, prospettiva che non viene tradita, ce lo dicono in particolare le due chitarre che s’intrecciano a metà canzone. Superi il piacere liberatorio, che provi nel momento in cui salti a ritmo, quando ti blocchi per ascoltare il cambio di tempo di Aquaplanning: come in buona parte del disco la chitarra ha un suono rock’n’roll assoluto, e dietro c’è una batteria di una precisione folle. Le soluzioni chitarristiche sono sempre molto originali, come in Protogone, dove la seconda chitarra diventa una mosca enorme che si muove impazzita sulla chitarra ritmica. In Marcetta s’incontrano i PiL, i 108, gli Shelter… non è un meeting da tutti i giorni, secondo me. Un groove pazzesco ce l’ha il giro chitarra/batteria poi anche basso e seconda chitarra all’inizio di Ekiona: si tratta di una soluzione ritmica notevolmente spezzata, soprattutto per l’arrangiamento della batteria e del basso, che si aprono poi nel ritornello, leggermente più dritto ma ugualmente incalzante.
Torniamo a divertirci un bel po’ con Mamimami Corazon e dallo stereo escono i Fuzztones rivisti sotto la luce dei Dead Kennedys e in particolare di Jello Biafra. Non so se è perché ne parlavo pochi giorni fa con un amico ma ritornano alla mente anche i Faith No More di Mike Patton, per la miscela che si viene a creare grazie alla velocità di batteria e voce, che fuggono, corrono corrono e non c’è modo di pigliarle. Come in Piero Fear. Paura fa anche il pezzo successivo, l’ultimo dell’album, Drug: un ritmo dettato pesantemente dal basso, reso simpatico da un vocione suadente e accompagnato alla conclusione da una chitarra e una batteria che ti fanno decollare, ti lanciano decisamente fuori dal tagadà.
Il lancio è un sollievo, perché la musica è quella giusta, quella con la quale verremo ad assordare voi maranza che state in piedi al centro, con l’ascella pezzata dal sapore acido misto all’odore malsano di un profumo machissimo, sempre pronti a limonare duro. La potenza dei Disquieted By vi arriva in faccia, divertente, veloce, inarrestabile e musicalmente ineccepibile: non siete più voi i signori del tagadà.