Andate nei negozi di dischi, se poi per caso capitate a Monaco andate qui

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

Abitare in Germania è uno degli incubi, oppure dei sogni, che molti italiani hanno da quando hanno inventato lo spread. Io stesso sono spaventato da quel posto, PERCHE’ QUANTO SONO STRONZI I TEDESCHI MAMMA MIA. O almeno così dicono, tanto che una volta la Medusa voleva scritturarne uno, un personaggio piuttosto importante in campo politico, sul piano europeo, per affidargli il ruolo di Kapò in un film sui campi di concentramento. Non è però corretto parlare subito di campi di concentramento quando si parla della Germania oggi, non ieri. In realtà i tedeschi sono simpatici, quelli di Monaco poi sono belli, paciosi, sempre con la pancia piena e il sorriso. Uno a cui avevo chiesto indicazioni per raggiungere un negozio di dischi mi ha addirittura accompagnato in un tour per negozi di dischi, dandomi consigli su quale era meglio e su quale era peggio. Ebbene, questo post (che voi tutti aspettavate con ansia) è anche per colpa sua che lo scrivo.

La Germania è un luogo felice? In Germania l’IVA è al 19%. Sembra un cazzo, ma non è. In Europa è più bassa solo a Cipro, sulle isole greche, nel Lussemburgo, a Malta, a Madeira, nelle Azzorre e nelle Canarie (fonte: wikipedia, non Barroso). L’erba del vicino è sempre più verde, e non siamo mai contenti. No. Almeno quei pochi metri quadrati di erba che ho visto in Germania (circa 60 metri lineari in media per ciascun negozio di dischi visitato a Monaco – neanche troppi, quattro negozi in tutto) erano verdi esattamente come i nostri. Tutto quello che c’era si trova esattamente identico al Disco d’oro di Bologna, al Rev Up di Cesena, al Marquee Moon di Firenze e via dicendo.

C’era della folla nei negozi. Anche da noi c’è della folla, soprattutto al sabato, nei negozi di dischi. Molte persone hanno motivi validi per comprare la musica. Il supporto fisico ti aiuta a tenere ordine, ad avere la sensazione di avere, a ritrovare le cose che più ti piacciono in un corpo esistente, non in un file che se ti si spacca il computer, o se un giorno succede l’apocalisse di internet, va a cartequarantotto. Alla base di tutto, alla base del desiderio di comprare musica, ci stà l’amore per la musica, che è inscindibile dal comprare l’album dell’artista che ti piace, è una forma di riconoscenza e di semplice amore per lui. Oltre a questo, che vale in generale, in particolare non c’è niente di più soddisfacente di comprare magliette, gadget e dischi di un’artista indipendente che ti piace, perchè una volta che li hai comprati senti di aver comprato qualcosa che ti era già vicino ma che adesso ti è ancora più vicino, senti di avere qualcosa di veramente prezioso, senti di appartenere a un gruppo di persone che condividono una passione, una visione delle cose. E poi ascoltare quando vuoi, su un supporto decente, quella musica che spacca così tanto. In Italia ci sono un sacco di possibilità per soddisfare questa impellenza.
Ma se proprio volete uscire dall’Italia e avete una voglia matta di andare a Monaco, bellissima città tra l’altro, dove si surfa sul fiume artificiale che attraversa il parco, dovete andare qui, all’Optimal. C’è dell’ottimo Krautrock, che alla sera si accompagna benissimo con il litro di birra alla taverna del baffo proprio vicino a Marienplatz. Infatti mentre ero in Germania, mi sono reso conto che era il caso di proclamare la Settimana del Krautrock.

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

Pure Via del Colosseo c’è a Monaco. Sti tedeschi sfottono sfottono poi quando si tratta di fare una vacanza o di mangiare sempre “Italia” pensano, bla bla bla. Si, si. Fate una capata una domenica sul Lago di Garda, poi dite se è più stronzo il tedesco in generale o il microgenere di italiani che trovate lì.
Settimana del Krautrock, quindi, più che altro perchè per entrare nel mood bisogna mangiar dei crauti, ma non solo Krautrock. Parlando di vinile: la sezione Indipendent Labels dell’Optimal è un pò piena di ogni cosa, ma si trovano titoli e nomi interessanti, di nuovo e usato; gustose anche le sezioni Hardcore e Punk Rock. Il mio amico, quello che mi ha accompagnato nel tour, era molto soddisfatto della sezione di Classica. Lui è un audiofilo. A Soul, Funk, Black Music e Hip Hop sono riservati spazi ampi. Per quanto riguarda le sezioni Deutsche Rock (fatta eccezione per il Krautrock) e Deutsche Hip Hop, mi hanno un pò spaventato e ho buttato solo un occhio, ma sono ricchissime. Su cd c’è ogni cosa. Prezzi: cd nuovi a 17 euro, vinili nuovi a circa 20, sui vinili usati fanno 10, o 15 sui doppi.
L’Optimal è stata l’ultima tappa del Munich Strafregister Tour, quella dopo la quale io e il mio amico ci siamo salutati. Tutto è iniziato al Music and Books di Kreuzstrasse 13 (ce n’è un altro in Turkenstrasse 21): solo usato, molta scelta Seventy in vinile, molta Deutsche Music, ma non troppo Krautrock. Si trova roba in vinile anche a 1 euro e 50 centesimi, ma occhio alle condizioni. Come si diceva una volta, non è la mia tazza di thé.

Music and Books, Kreuzstrasse 13, Monaco

Music and Books, Kreuzstrasse 13, Monaco

Meglio, riamanendo sul “solo usato”, Schallplattenzentrale (Fraunhoferstrasse, 26): 100 metri quadri e ballatoio strapieni di dischi e cd, qualsiasi genere esistente, singoli, album, 7”, hippie, punk, capelloni, stronzi, brave persone, tutti qui dentro curiosano, il gestore è folle e gentile, ha l’occhiale da regista, strippa perchè arriva il corriere con migliaia di pezzi. Prezzi da gestire: anche qui, occhio alle condizioni, occhio alla foga, io un altro pò ci restavo secco. Il mio amico ha comprato due sporte di roba, “Alle guten sachen”, tutta roba buona dice lui.

Schallplattenzentrale, Fraunhoferstrasse 26, Monaco

Schallplattenzentrale, Fraunhoferstrasse 26, Monaco

Schallplattenzentrale, Fraunhoferstrasse 26, Monaco

Un posto più fighetto in cui il mio amico non è venuto è il Ludwig Beck, un centro commerciale in Marienplatz 11: cinque piani di profumi e vestiti, sesto piano di cd. Solo cd, tantissimo jazz, un pacco di black music, un fottìo di classica, il rock è considerato un pò come lo considerava il mio professore di italiano alle superiori, la più bassa espressione dell’arte, ed è confinato nell’ultima stanza, in fondo. La scelta è ridotta ma razzando si trovano cose interessanti a prezzi buoni (cd di qualche anno fa a 11 euro). E poi puoi ascoltare qualsiasi cosa o quasi, e il commesso è uno di noi (a febbraio 2013). Il posto è tiratissimo, giovani, vecchi e bambini vi scorrazzano (e scorreggiano, almeno per due volte così mi è parso) allegramente. Credo che al Ludwig Beck facciano di tanto in tanto anche concerti di classica, o di musica da camera. Mi sarebbe piaciuto vederci i Rachel’s qui.

Ludwig Beck, Marienplatz 11, Monaco

Ludwig Beck, Marienplatz 11, Monaco

Ludwig Beck, Marienplatz 11, Monaco

Come centro commerciale, che riserva spazio alla musica e ai multimedia al quarto (o quinto, non ricordo) piano dopo tre (o quattro) piani di creme idratanti e cioccolata, è meglio il Muller, in Konigstrasse 26, di Norimberga però (così, se vi capita): piccola parete di vinile, scelta sorprendente, prezzi quasi, anche.
Tornando a Monaco, il Best Records in Theresienstrasse 46, l’ M2 Music 2nd Hand (Rosenheimerstrasse 77 e Nordenstrasse 41) e il Saturn in Neuhauserstrasse 39 sono posti che il calar della sera e la voglia di onorare la Settimana del Krautrock non mi hanno permesso di visitare.

L’album nuovo dei My Bloody Valentine è una noia mortale ma allora perchè non vi guardate Django Unchained

La sposa in nero (1967) di Francois Truffaut

E mentre i vari Vladimiro ed Estragone del 21° secolo stavano aspettando il miracolo dei My Bloody Valentine, nella speranza che l’album mbv fosse una bomba, nel mondo succedevano cose molto più significative: usciva il nuovo di Tomahawk, i Uochi Toki lasciavano per lunghi giorni a disposizione su www.fiscerprais.com il download gratuito del loro esauritissimo Distopi e Mark Lanegan annunciava l’uscita del suo nuovo album Black Pudding, il 16 aprile per Ipecac, facendomi ritornare la voglia di ascoltare Blues Funeral. Così per dirne tre. A cercarne ce ne potrebbero essere altre cento. Non si finisce mai di stupirsi, ma: quando uscì Isn’t Anything dei My Bloody Valentine, Kevin Shields aveva 25 anni, all’epoca di Loveless 28, oggi ne ha 50. Poteva tirare fuori un disco ancora diverso? E’ come aspettarsi oggi un disco bello degli ZZ Top, come se La Futura fosse all’altezza di ZZ Top’s First Album o Rio Grande Mud. Non è possibile, è fisicamente impossibile. E allora che cazzo ci lamentiamo. Mbv fa schifo, è uguale agli altri due, è carino in alcuni momenti, e basta, del resto si chiama “mbv” (cioè my bloody valentine), non “Spaccheremo il culo a tutto il Mondo con il nostro terzo album”. Lo dovevano pur fare ‘sto disco.

Ci sono tanti modi per distrarsi da un album mediocre. Per esempio spin.com ha messo a disposizione lo stream del nuovo album dei Pissed Jeans, e questo sì che è una bomba, ancora più di quello di Tomahawk, dai quali mi aspettavo un lavoro un pò più complesso e fantasioso. Più fantasioso e incontrollabile era Anonymous, che se ne fotteva un pò di tutto. Almeno Mike Patton non canta in spagnolo, come succedeva in Natural Disaster di Mit Gas, che però era un disco tanto potente quanto raffinato. Ma temo che anche in questo caso valga la legge dell’età, anche se Mike Patton (45) è più giovane di Kevin Shields, lo dice Wikipedia, che sempre più spesso leggo come fosse Chi.
I Pissed Jeans escono il 12 febbraio (già detto) e pezzi come Cathouse, o Loubs, ti fanno uscire dall’apatia antipatica che è impossibile non autoimporsi acoltando i My Bloody Valentine.

Oppure, quei romanticoni dei Flaming Lips, per celebrare il prossimo giorno degli innamorati, nonchè l’inizio di Sanremo in Italia, hanno pubblicato in edizione limitata Songs of Love, che contiene anche una cover di All You Need Is Love, che trovate tranquillamente su YouTube, che i FL la suonano in compagnia di Alex Ebert e Jade Castrinos, che fanno parte degli Edward Sharpe and the Magnetic Zeros, quel gruppo di hippy illuminati e folkloristici là, che ho visto per la prima volta in vita mia in un programma su Rai 5, che.
Dave Grohl ha fatto un film sul rock ‘n’ roll.
In ogni modo c’è un altro album (forse) più noioso di quello dei mbv, quello degli Yo La Tengo, che pare abbiamo rimasto poche pisciate, come gruppo s’intende.

Adesso poi è di gran voga dire che Tarantino non è più quello di una volta e che Django Unchained è un film di merda. Secondo me però se mettete su mbv vi stracciate le palle, ma se provate a (ri)guardare Django vi divertite almeno il doppio, il che non è troppo difficile. Nascono alcuni interrogativi interessanti dopo la visione di Django. I diritti civili dei neri è un tema che fa fare un passo in avanti a Tarantino rispetto a tutto quello che ha fatto fino a ieri. E’ meglio Kill Bill o DjangoKill Bill è ancora il miglior film di Tarantino dopo Pulp Fiction? Alcuni si spingono anche oltre l’impossibile e si domandano: Pulp Fiction è ancora il miglior film di Tarantino? A distanza di anni è difficile non considerare i passi in avanti fatti dal regista oggi, e i passi in avanti fatti con Django sono molti, meno se partiamo a contare le orme da Bastardi senza gloria (che trattava di nazismo, tema di interesse universale esattamente come i diritti civili), più se partiamo a contare da Pulp Fiction (che raccontava di una banda di stronzi), più da Kill Bill (che trattava della vendetta della madre, tema profondo, si, ma un pò troppo spettacolarizzabile, tanto da perdere il contatto con la realtà quando lo si rappresenta, tanto che anche Truffaut aveva fatto La sposa in nero sullo stesso tema). Non so perchè ma in questo momento mi viene da considerare Death ProofLe Iene e Jackie Brown episodi minori, strano perchè Jackie Brown è il mio film preferito di QT.

In mezzo alla solita merda, in senso buono, in senso di sangue e persone di merda, in Django Tarantino decide di affrontare un tema più universale dell’universale: i diritti dei diversi, nella fattispecie i diritti dei neri nel Sud degli USA, a metà del diciannovesimo secolo. Lo schiavismo.
La mia tesi è semplice quanto ridicola: episodi di vendetta si verificano di continuo nel mondo, cambiano in negativo la vita di molte persone, in un numero sempre limitato però, per fortuna; la storia dei diritti civili è la storia di tutti: a un certo punto tutti gli antenati di tutti hanno dovuto o dovranno conquistarsi i diritti e la conquista dei diritti ha cambiato e continuerà a cambiare tutto il mondo, non solo una porzione di esso. La loro conquista cambia le idee, la percezione dei rapporti umani e i rapporti umani stessi. La vendetta cambia il dettaglio e una volta che si presta attenzione al dettaglio esso diventa centro (Uochi Toki docet): per questo Tarantino ci ha fatto credere che Kill Bill fosse il suo miglior film dopo Pulp Fiction. Django è meglio di Kill Bill? Sono passati tanti anni da Kill Bill e non si possono non considerare i cambiamenti che hanno condotto il regista fino al risultato Django: struttura più classica, meno genialità, meno dialoghi profondi e taglienti, meno momenti divertenti. Maturità, in una parola sola. Tarantino maturo è un ossimoro, ma è successo, è diventato maturo, ha fatto un film più classico, e ha spaccato, ha superato Kill Bill.

E Django è meglio di Pulp Fiction? Le Iene e Pulp Fiction hanno uno stesso livello di tematica e di struttura, meglio riuscite nel secondo. Jackie Brown è una sorta di limbo stupendo in cui Tarantino si ferma per un pò. Kill Bill affronta una tematica più toccante rispetto ai film precedenti e rappresenta un passo in avanti: la vendetta ha maggior respiro. Però, Pulp Fiction è ancora il film più bello di QT. Death Proof non è solo un limbo ma una vera e propria regressione ai temi della violenza pura e divertente, la prova perfetta dello scemo geniale. Bastardi senza gloria tratta una tematica storica, che tocca tutti dal punto di vista emotivo, è un passo in avanti rispetto ai precedenti risultati, è universale, ma il film ti lascia un pò insoddisfatto. Django Unchained parte da Django di Corbucci, ma lo modifica: quello di Corbucci era un film sulla vendetta, Tarantino non vuole fare un altro film sulla vendetta e fa un film sul razzismo e la conquista della libertà, da parte dei neri, ma anche di tutti i popoli che hanno subito sottomissioni. Struttura lineare, pochi fronzoli, cazzo dritto fino alla fine, Django supera anche Pulp Fiction.

E Tarantino ha 49 anni, è quasi vecchio come Kevin Shields.

Dalla pittura rupestre ai Uochi Toki – Live al Déjà Vu di Cattolica

Uochi Toki live al Déjà Vu di Cattolica

Uochi Toki live, Déjà Vu di Cattolica, 11 gennaio 2013

Le pitture rupestri riempono la nostra vita di esseri umani sin dalla preistoria, già dall’Età della Pietra, quando avevamo appena imparato a utilizzare e lavorare il legno e la pietra; il metallo non ancora, solo dopo. Spesso esse rappresentano una valida espressione artistica, ma anche una sorta di saggistica sulla cultura e la vita della preistoria medesima. Cavalli, cervi e orsi sono i soggetti più rappresentati, ma anche mani di uomo.

Da giovanissimi studiamo le pitture rupestri nei sussidiari, da adolescenti poi veniamo proiettati, in alcuni casi, in un mondo che è quello dei graffiti sui treni e sui muri, o in situazioni che convivono piacevolmente con quel mondo, dei graffiti, espressione meravigliosa di una sottocultura enorme, anzi CULTURA! (Flash Art, agosto-settembre 2009, pagina 90), ed espressione di una parte di società. Ma possono i graffiti essere considerati un’evoluzione delle pitture rupestri, evoluzione che si differenzia dalle originali e più antiche per tecnica di esecuzione e soggetti rappresentati? Non so, forse si, in particolare se si parla di “murales” – il treno è un’evoluzione del muro, una superficie sempre percepita come bene di tutti, ma in movimento.

Uochi Toki live al Déjà Vu, Cattolica

Allo stesso modo, quando sono nate le penne digitali per brainstorming creativi, ci siamo chiesti: può il risultato ottenuto con queste penne essere considerato un discendente evoluto e contemporaneo delle pitture rupestri? Forse: senza soluzione di continuità, dopo il graffito, che si differenzia dalla rupestre per le tecniche e per i soggetti rappresentati, il pennino digitale si differenzia anche per il supporto, che non può che essere, infine, digitale. Si disegna su carta, si ottiene un file digitale, tramite il collegamento a un computer. Per simulare una pittura su muro, quello che si disegna con il pennino lo si può proiettare sul muro, utilizzando un semplice telo bianco come sfondo, e così ci si ri-avvicina un pò al supporto delle pitture rupestri preistoriche. Così fanno i Uochi Toki dal vivo.

Uochi Toki live al Déjà Vu di Cattolica

Il risultato del concerto dei Uochi Toki è un grande foglio, di cui lo spettatore vede solo il dettaglio disegnato sul momento, ma che contiene tutti gli schizzi eseguiti durante il live e che lo spettatore stesso può solo immaginare ricordando, aiutato di volta in volta dai dettagli degli altri schizzi che ritornano e si intravedono mentre il foglio gira e la musica va dritto. Nei Uochi Toki, Matteo Napo Palma disegna e contemporaneamente si occupa degli speach, sulle basi elettroniche di Riccardo Rico Gamondi. I pezzi vanno avanti come macchine, indisturbati, uno dopo l’altro, come componenti di un unico, grande sillogismo, o di una teoria scientifica, o di un’operazione matematica. Accanto, i disegni, scaturiti dalla macchina che genera la musica e le parole, escono come fogli con i buchi da una stampante da file. Potrei dire, giusto per dare uno straccio di continuità a quello che scrivo, come pitture digitali generate da un preistorico robot rinchiuso col suo pennino e col suo computer (la sua macchina pericolosa, isolata con lui) al buio di una grotta, prigioniero dell’uomo dell’Età della Pietra. E il robot preistorico raffigura immagini nuove, diverse da quelle dell’uomo a lui contemporaneo, quello della Pietra, immagini che l’uomo della Pietra non comprende, le ritiene sovversive. Per questo motivo rinchiude il robot.

Uochi Toki live a Cattolica, Déja Vu

Le tracce di Idioti vengono fuori così, meccanicamente, e con esse le parole. Quando scorrono le parole, non scorrono i disegni, perchè Matteo Napo Palma è uno, e lo spettatore si ritrova a seguire il concerto su due livelli che si svolgono alternati, più uno, tappeto di tutto: l’elettronica multidimensionale. E quindi, in questo caso, esistono tre tipi di “adesso”. Almeno in partenza. Perchè poi i testi ti portano altrove, in altri “adesso”, così come i disegni, piatti o bi e tridimensionali, così come l’elettronica, multilivello o multiritmica o multisuono. Che mi esaspera fino ad esplorare la realtà in molteplici adesso, da Cuore amore errore disintegrazione (La Tempesta Dischi, 2010), ce lo insegna, indirettamente, essendo mi pare stata esclusa dalla scaletta del concerto.

E scandagliando la realtà tramite tutti i tipi di “adesso” disponibili e creati dai Uochi Toki durante il live, la si visualizza, non la si comprende, ma la si analizza, più a fondo, se ne vede il negativo. E il margine diventa centro, come in Al Azif (Idioti, La Tempesta, 2012) che invece, mi pare, è stata inclusa nella scaletta del concerto. La musica, il suono e le parole hanno il ruolo di mezzo dell’indagine. E le pitture rupestri contemporanee assumono tutto un altro aspetto, un altro ancora, ancora più evoluto?