Vai nei negozi di dischi. Rev Up, Cesena (da Oscar)

Vai nei negozi di dischi. Rev Up, Cesena (da Oscar)Già da fuori è roba seria, a parte il Downset sul muro. Questo non è un negozio di dischi normale, questo è il negozio di dischi di Oscar, poi è il negozio di dischi di Cesena, che alla fine è la mia città.

A Cesena Rev Up (già Double Drake) ha portato una piccola rivoluzione tra i negozi di dischi, e adesso è l’unico ancora aperto. Ce n’erano altri, e neanche pochi. Rispetto a Righi Music, Rev Up (spersonalizziamolo, per evitare poi che Oscar si monti la testa) è più onesto e preparato; rispetto a Francolini ha prezzi più abbordabili; rispetto a Sound & Vision ha il vinile; rispetto a DeeJay Mix è più fornito di rock, mi si passi il termine. Quando entravi da Righi Music sembrava di entrare in un supermercato con i commessi zelanti: cercavi le albicocche secche, non le trovavi perchè non c’erano, le chiedevi a Righi e lui ti vendeva un pompelmo. Andare da Francolini era anche bello, però lo chiamavano Francoladro, e non era un bel soprannome. Giovanni di Sound & Vision teneva (quasi) solo i cd, non che me ne fregasse un cazzo all’epoca, però se volevi un vinile non potevi andare neanche da Righi perchè ti attaccava su una videocassetta, non potevi andare da Francoladro e quindi ti attaccavi al cazzo e compravi il cd. DeeJay Mix aveva solo cose per chi ascoltava la disco e la house, all’inizio, poi dal centro cittadino si è spostato in un capannone sulla via Romea, verso San Vittore, dove teneva anche cd che potevi ascoltare senza che ti uscisse il sangue dalle orecchie, alla fine si è trasferito a Martorano e lì andarci era abbastanza figo. A un certo punto deve aver aperto anche un negozio di cd di fianco alla pizzeria del Papa, ma è durato solo il tempo di un sospiro.
A ognuno mancava qualcosa, e quel qualcosa l’ha preso su Rev Up (continuiamo a spersonalizzare), che comunque è arrivato prima che alcuni degli altri chiudessero. Posso fare una classifica dei record store di Cesena.

6. Buio
5. Francolini
4. Righi Music, per simpatia
3. DeeJay Mix
2. Sound & Vision
1. Rev Up

Rev Up, Cesena (da Oscar)

Rev Up è arrivato più tardi di tutti (tranne Buio, l’ultimissimo, che esiste da un paio di anni). Le cose sono cambiate da quando ha aperto, 10/12 anni fa o forse anche di più. Non mi ricordo se per il Millennium Bug era già aperto.
All’inizio ci si andava come in un magazzino dove prendi cose di musica, libri, vhs e dvd. Dopo un pò di tempo è diventato un posto in cui stare bene. Dico una frase a effetto: il Mondo ha cambiato Rev Up, all’inizio c’erano moltissimi cd, adesso ci sono moltissimi vinili.

Da qui inizia la ri-personalizzazione, inevitabile. La prima volta che sono entrato, Oscar mi ha trattato come se avessi una collana di merda intorno al collo. Poi ha visto che c’era da farsi un cliente e allora ha iniziato a fare un sorrisino ogni tanto. Rimane il fatto che me la mena ancora perchè sostiene (io smentisco) che un giorno gli avrei detto “Mi si è rotta la piastra” e lui mi avrebbe infamato dicendo ma che cazzo è la piastra, diobo dove vivi, si chiama piatto o, al limite, giradischi.
Se non ricordo male all’inizio aveva quasi solo usato, quasi tutta roba sua, tutta roba proveniente dalla sua collezione di un milione di cose tra cd e vinile e centinaia di migliaia di pezzi tra libri, riviste e dvd. Praticamente ha generato l’humus per il format televisivo di “Case che scoppiano”. Racconta di avere anche la chitarra di Jimi Hendrix da qualche parte, che probabilmente è vero, e di aver suonato come spalla per gli Who. Che probabilmente è vero. Tutte cose interessanti.
Però, la più importante è che quasi nessuno mai dei negozianti di dischi cesenati (faccia eccezione solo Giovanni di Sound & Vision, il sosia di Peruzzi della Juve: andare da lui ti spingeva a non sentirti in colpa di essere juventino perchè il portiere della Juve ne sapeva a pacchi di musica) era stato preparato tanto quanto Oscar, in particolare sugli anni ’70 e ’80, ma anche ’90. Se vi capita di andarci (via Giovanni XXIII, 20) non dite David BAwie ma David BOwie, con la O chiusa, sennò son cazzi. Chiedetegli piuttosto di ascoltare un vinile nuovo di cui ha solo una copia incellofanata.

Rev Up, Cesena (da Oscar)

Dette queste cose, se raccogliete testimonianze in giro, tutti vi diranno, e io confermo, che Oscar è disponibilissimo, e fornitissimo, di musica nuova e/o vecchia, tanto che una delle cose più interessanti che si notano quando vai da Rev Up è che un attimo prima sei dentro con 12 ragazzetti, un attimo dopo sei in mezzo a quattro sessantenni che si sono fatti i chilometri per venire a vedere se c’è qualcosa di nuovo, alla fine entra la vecchietta. Passano anche tanti ragazzi giovani, ma li si nota di meno. E i metallari di Ravenna sono sempre lì, al sabato.
Vinile nuovo dai 19 euro in su, cd nuovi dagli 11 ai 19; vinile usato dai 10 ai 20, cd usati a 8 (e non c’è Sabrina Salerno), spesso tutto a 3×2. Riviste, gadget, action figure, dvd, libri e musica a palla in filodiffusione.
Si chiama Rev Up. Se vi piace, chiamatelo Oscar.

Vai nei negozi di dischi, il Disco d’oro a Bologna

Vai nei negozi di dischi: Disco d'oro, Bologna

Fonte: Flickr

Il Disco d’oro di Bologna è una specie di monumento. Un posto in cui quando entri, e questo sembra non c’entrare niente con il fatto che è un monumento ma in realtà c’entra tantissimo, la prima cosa che ti colpisce è che i proprietari sono un incrocio tra i gestori di una birreria incazzata e quelli di un negozio in cui ti vendono della roba bella, ma solo se lo vogliono loro. Ti guardano, s’interrogano su che cosa ci farai poi tu lì e distolgono lo sguardo. Poi ti distrai nella ricerca, passi il tempo, non te ne accorgi.
Gli anni dell’Università sono quelli in cui ho frequentato di più il Disco d’oro. Anche se preferivo l’Underground (RIP), dove c’era più scazzo, meno tensione. Comunque, soprattutto nella quasi mai programmata settimana sabbatica che mi prendevo dopo un esame andato bene, giravo, e andavo in questi posti. Andavo anche da Nannucci (che poi quelli del Disco d’oro sono in qualche modo collegabili a Nannucci, forse per un legame di sangue, forse per aver lavorato insieme in passato, lo dice il sito discodoro.it: sono una costola). Se l’esame andava male, niente disco. Penitentiagite! Oppure, due dischi, per consolarmi.
A Bologna esiste un negozio di dischi anche nel centro commerciale del quartiere Pilastro, ma l’ho scoperto da poco, una volta non avevo certi giri, altrimenti ci sarei andato volentieri, ascoltando una Desert Session a caso. Circa un anno fa ha aperto anche Semm Music Store&More, in via Oberdan 24/F. C’ho messo solo il naso dentro, e quasi non ci stava nessun altro, non perchè è piccolo ma per il mio naso, ma prima o poi ci ritorno.

Il Disco d’oro è in via Galliera 23, è aperto dal ’76, è arcinoto a tutti quelli cui ogni tanto salta in testa il grillo di comprare un disco, o un cd.
Si tratta, senza troppi giri di parole, di un negozio della madonna. Il vinile, anche 12” e 7”, occupa una buona parte dell’esposizione, in un ordinato insieme prevalentemente costituito da elettronica e rock, nella prima stanza – dove sono liberamente consultabili le novità e il catalogo anche dei rispettivi sottogeneri o generi collegati o storie simili: la house, la techno, il dubstep ma anche, per chi volesse, il country, gli indipendenti e il folk. Tutto quello che c’è, c’è anche in cd, te lo prendono da dietro il bancone.
Attenzione anche ai cd Nice Price (11 o 12 euro) che tengono sul bancone, sempre riforniti, sempre pronti a dare soddisfazioni: molta new wave, un bel pò di tonanti anni ’90 e altrettanti album del XXI secolo. E ancora attenzione, perchè l’occhio di Sauron dei padroni è sempre in guardia e controlla da vicino tutti quelli che razzano sui Nice Price, e quindi anche me, anche se non ho mai avuto né l’istinto né la furbizia del ladro. Ho smesso di crederci quando alle medie mi hanno beccato rubare le banane di zucchero al mercato. Il bancone del Disco d’oro è una specie di multistrato XLAM, composto da strati intrecciati di LP, 7” e cd.
Un ottimo spazio è dedicato alla black music, c’è di che bagnare il biscotto per chi ascolta hip hop, afro, o reggae e ska. Diverse volte ho cercato roba hip hop, perchè un amico invasato a un certo punto del passato mi ha convinto ad ascoltare anche molta merda prendendosi ne sono convinto gioco di me. Lui continua a dire che quelli erano i fondamentali, ma a casa sua ha tutt’altre cose.
Poi, al Disco d’oro, in giro c’è una quantità non indifferente di adesivi e poster, sempre nuovi e no, attaccatti sulle pareti. Come nella nostra cameretta. Questa può sembrare una nota irrilevante ma non lo è.

Vai nei negozi di dischi: Disco d'oro, Bologna

Fonte: discodoro.it

Nella seconda stanza si ascolta molto, e si fanno (anche) le storie: è spazio lounge dove si organizzano DJ set e concerti. Io ci sono entrato alcune volte in tutta la mia vita, rischiando di essere fulminato da uno strale lanciato da uno dei padroni, che non mi hanno mai inquadrato bene. Tutte le volte che entro dalla porta d’ingresso mi guardano come per dire “Aspetta… dov’è che ti ho visto?”, e le volte che ho varcato la soglia della seconda stanza i loro occhi mi hanno detto “Ti osservo”. Fa parte del ruolo: per uno che lavora in un negozio di dischi l’affabilità non è contemplata nell’elenco dei fioretti della settimana, soprattutto con i clienti che il commesso o il gestore in questione non conosce bene, ed è normale pure che in un negozio di dischi non ci sia un poliziotto buono e uno cattivo, ma uno cattivo e l’altro cattivo, buono una volta al mese. E qui è proprio così: siamo nel posto giusto.

L’usato, sia cd sia vinile, occupa più spazio, ora. Fino a qualche tempo fa non ne tenevano così tanto. Se cerchi trovi cose belle. Occhio alle condizioni del vinile usato, che non sempre sono il massimo. Comunque, quello più simpatico dei padroni, se glielo chiedi con estrema gentilezza ti fa guardare e anche ascoltare in pace il vinile di seconda mano. I prezzi sono buoni, tutto dipende dal pezzo che scovi.
Il grande merito di questo negozio è non aver lasciato perdere il vinile quando sembrava dovesse essere soppiantato dal cd. Negli anni dell’Università, fine ’90 inizio ’00, almeno da quando sono vivo io uno dei periodi peggiori per il supporto in vinile in Italia, nel senso che era molto dura trovare l’album che cercavi in vinile e che la ricerca era una specie di velleità da stronzi, qui trovavi tutto.

È sempre stato molto interessante stare al Disco d’oro ad ascoltare le conversazioni dei clienti migliori con i proprietari. Mi sono trovato anche in mezzo a dialoghi illuminanti, che mi hanno fatto conoscere cose nuove e una fettina della Bologna dei rimasti, quelli buoni però. Quando capita di fermarsi per ore in posti come questo, succede che esci molto più carico di quando sei entrato, perchè è un piacere ascoltare quello che si dice, è un piacere venire a sapere cosa ascolta la gente appassionata che non conosci. Personaggi che si rivolgono ai padroni iniziando la frase con “Di sicuro non ce l’hai, però te lo chiedo lo stesso“. Loro sono uno dei motivi per cui è bello andare nei negozi di dischi indipendenti. E poi, oh, una volta non sono andato al Disco d’oro e non ti ho incontrato Red Ronnie? L’avevo visto anche qualche sera prima sgommare con la macchina di fronte all’hotel Baglioni.

Del Disco d’oro metto foto dal web, perchè di mie non ne ho, ma vi giuro che ci sono stato.

Andate nei negozi di dischi, se poi per caso capitate a Monaco andate qui

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

Abitare in Germania è uno degli incubi, oppure dei sogni, che molti italiani hanno da quando hanno inventato lo spread. Io stesso sono spaventato da quel posto, PERCHE’ QUANTO SONO STRONZI I TEDESCHI MAMMA MIA. O almeno così dicono, tanto che una volta la Medusa voleva scritturarne uno, un personaggio piuttosto importante in campo politico, sul piano europeo, per affidargli il ruolo di Kapò in un film sui campi di concentramento. Non è però corretto parlare subito di campi di concentramento quando si parla della Germania oggi, non ieri. In realtà i tedeschi sono simpatici, quelli di Monaco poi sono belli, paciosi, sempre con la pancia piena e il sorriso. Uno a cui avevo chiesto indicazioni per raggiungere un negozio di dischi mi ha addirittura accompagnato in un tour per negozi di dischi, dandomi consigli su quale era meglio e su quale era peggio. Ebbene, questo post (che voi tutti aspettavate con ansia) è anche per colpa sua che lo scrivo.

La Germania è un luogo felice? In Germania l’IVA è al 19%. Sembra un cazzo, ma non è. In Europa è più bassa solo a Cipro, sulle isole greche, nel Lussemburgo, a Malta, a Madeira, nelle Azzorre e nelle Canarie (fonte: wikipedia, non Barroso). L’erba del vicino è sempre più verde, e non siamo mai contenti. No. Almeno quei pochi metri quadrati di erba che ho visto in Germania (circa 60 metri lineari in media per ciascun negozio di dischi visitato a Monaco – neanche troppi, quattro negozi in tutto) erano verdi esattamente come i nostri. Tutto quello che c’era si trova esattamente identico al Disco d’oro di Bologna, al Rev Up di Cesena, al Marquee Moon di Firenze e via dicendo.

C’era della folla nei negozi. Anche da noi c’è della folla, soprattutto al sabato, nei negozi di dischi. Molte persone hanno motivi validi per comprare la musica. Il supporto fisico ti aiuta a tenere ordine, ad avere la sensazione di avere, a ritrovare le cose che più ti piacciono in un corpo esistente, non in un file che se ti si spacca il computer, o se un giorno succede l’apocalisse di internet, va a cartequarantotto. Alla base di tutto, alla base del desiderio di comprare musica, ci stà l’amore per la musica, che è inscindibile dal comprare l’album dell’artista che ti piace, è una forma di riconoscenza e di semplice amore per lui. Oltre a questo, che vale in generale, in particolare non c’è niente di più soddisfacente di comprare magliette, gadget e dischi di un’artista indipendente che ti piace, perchè una volta che li hai comprati senti di aver comprato qualcosa che ti era già vicino ma che adesso ti è ancora più vicino, senti di avere qualcosa di veramente prezioso, senti di appartenere a un gruppo di persone che condividono una passione, una visione delle cose. E poi ascoltare quando vuoi, su un supporto decente, quella musica che spacca così tanto. In Italia ci sono un sacco di possibilità per soddisfare questa impellenza.
Ma se proprio volete uscire dall’Italia e avete una voglia matta di andare a Monaco, bellissima città tra l’altro, dove si surfa sul fiume artificiale che attraversa il parco, dovete andare qui, all’Optimal. C’è dell’ottimo Krautrock, che alla sera si accompagna benissimo con il litro di birra alla taverna del baffo proprio vicino a Marienplatz. Infatti mentre ero in Germania, mi sono reso conto che era il caso di proclamare la Settimana del Krautrock.

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

ECHT Optimal GMBH, Kolosseumstrasse 6, Monaco

Pure Via del Colosseo c’è a Monaco. Sti tedeschi sfottono sfottono poi quando si tratta di fare una vacanza o di mangiare sempre “Italia” pensano, bla bla bla. Si, si. Fate una capata una domenica sul Lago di Garda, poi dite se è più stronzo il tedesco in generale o il microgenere di italiani che trovate lì.
Settimana del Krautrock, quindi, più che altro perchè per entrare nel mood bisogna mangiar dei crauti, ma non solo Krautrock. Parlando di vinile: la sezione Indipendent Labels dell’Optimal è un pò piena di ogni cosa, ma si trovano titoli e nomi interessanti, di nuovo e usato; gustose anche le sezioni Hardcore e Punk Rock. Il mio amico, quello che mi ha accompagnato nel tour, era molto soddisfatto della sezione di Classica. Lui è un audiofilo. A Soul, Funk, Black Music e Hip Hop sono riservati spazi ampi. Per quanto riguarda le sezioni Deutsche Rock (fatta eccezione per il Krautrock) e Deutsche Hip Hop, mi hanno un pò spaventato e ho buttato solo un occhio, ma sono ricchissime. Su cd c’è ogni cosa. Prezzi: cd nuovi a 17 euro, vinili nuovi a circa 20, sui vinili usati fanno 10, o 15 sui doppi.
L’Optimal è stata l’ultima tappa del Munich Strafregister Tour, quella dopo la quale io e il mio amico ci siamo salutati. Tutto è iniziato al Music and Books di Kreuzstrasse 13 (ce n’è un altro in Turkenstrasse 21): solo usato, molta scelta Seventy in vinile, molta Deutsche Music, ma non troppo Krautrock. Si trova roba in vinile anche a 1 euro e 50 centesimi, ma occhio alle condizioni. Come si diceva una volta, non è la mia tazza di thé.

Music and Books, Kreuzstrasse 13, Monaco

Music and Books, Kreuzstrasse 13, Monaco

Meglio, riamanendo sul “solo usato”, Schallplattenzentrale (Fraunhoferstrasse, 26): 100 metri quadri e ballatoio strapieni di dischi e cd, qualsiasi genere esistente, singoli, album, 7”, hippie, punk, capelloni, stronzi, brave persone, tutti qui dentro curiosano, il gestore è folle e gentile, ha l’occhiale da regista, strippa perchè arriva il corriere con migliaia di pezzi. Prezzi da gestire: anche qui, occhio alle condizioni, occhio alla foga, io un altro pò ci restavo secco. Il mio amico ha comprato due sporte di roba, “Alle guten sachen”, tutta roba buona dice lui.

Schallplattenzentrale, Fraunhoferstrasse 26, Monaco

Schallplattenzentrale, Fraunhoferstrasse 26, Monaco

Schallplattenzentrale, Fraunhoferstrasse 26, Monaco

Un posto più fighetto in cui il mio amico non è venuto è il Ludwig Beck, un centro commerciale in Marienplatz 11: cinque piani di profumi e vestiti, sesto piano di cd. Solo cd, tantissimo jazz, un pacco di black music, un fottìo di classica, il rock è considerato un pò come lo considerava il mio professore di italiano alle superiori, la più bassa espressione dell’arte, ed è confinato nell’ultima stanza, in fondo. La scelta è ridotta ma razzando si trovano cose interessanti a prezzi buoni (cd di qualche anno fa a 11 euro). E poi puoi ascoltare qualsiasi cosa o quasi, e il commesso è uno di noi (a febbraio 2013). Il posto è tiratissimo, giovani, vecchi e bambini vi scorrazzano (e scorreggiano, almeno per due volte così mi è parso) allegramente. Credo che al Ludwig Beck facciano di tanto in tanto anche concerti di classica, o di musica da camera. Mi sarebbe piaciuto vederci i Rachel’s qui.

Ludwig Beck, Marienplatz 11, Monaco

Ludwig Beck, Marienplatz 11, Monaco

Ludwig Beck, Marienplatz 11, Monaco

Come centro commerciale, che riserva spazio alla musica e ai multimedia al quarto (o quinto, non ricordo) piano dopo tre (o quattro) piani di creme idratanti e cioccolata, è meglio il Muller, in Konigstrasse 26, di Norimberga però (così, se vi capita): piccola parete di vinile, scelta sorprendente, prezzi quasi, anche.
Tornando a Monaco, il Best Records in Theresienstrasse 46, l’ M2 Music 2nd Hand (Rosenheimerstrasse 77 e Nordenstrasse 41) e il Saturn in Neuhauserstrasse 39 sono posti che il calar della sera e la voglia di onorare la Settimana del Krautrock non mi hanno permesso di visitare.