Napolitano bis il giorno del Record Store Day 2013

Morandi, Napolitano, Ferrara

Questa mattina Napolitano si era alzato con calma e voleva farsi i cazzi suoi. Era già a Trastevere a farsi un giro che gli suona il telefonino. Guarda il display: Pierluigi Bersani. “No cazzo cazzo, cosa vuole stamattina sto tipo?!” ha pensato il Presidente della Repubblica uscente, ramingo e vestito in borghese per non farsi riconoscere. Non ha risposto. “Poi cazzo oggi è il Record Store Day, vediamo di festeggiare in pace e in qualche modo. Ne parlano tutti, anche Linus”. Capitava proprio a fagiolo lì a Trastevere, vicino al Pink Moon Records, e voleva vedere se era uscito un qualche live di Gianni Morandi in occasione della festa dei negozi di dischi. “Cazzo, ristampano qualsiasi cosa per ‘sta festa, ristamperanno anche qualcosa di Gianni”.
E mentre tornava a casa a passo spedito, con la sua bella copia del nuovo disco di David Bowie, perchè di Gianni Morandi non avevano niente al Pink Moon, neanche troppo convinto dell’acquisto, e preso male, “Toccherà andare al Goddy Music in via Beccaria a vedere, son chilometri però… ci vado n’atra volta” pensava, gli suona ancora il telefono: Angelino Alfano. “Nooo, Angelino no”. E il Presidente uscente non risponde. “Sto per andare in pensione, questi mi scassano l’anima anche oggi che è sabato”.
Cosicché Napolitano sale in casa con il pensiero che inevitabilmente gli vola a quel branco di stronzi che stanno cercando di eleggere il suo successore. “Sono senza speranza. Ma vuoi che dovessero proporre Prodi? Non capisco, Rodotà è un compagno, Bersani è proprio una prima donna, l’ho sempre saputo. Eh, sti giovani”.
Annoiato un pò dal suo nuovo disco di David Bowie, gli prende male, c’è qualcosa che non va nell’aria. Gli suona ancora il telefono: Nichi Vendola.

“Ciao Nichi, come ti va?” risponde.
“Ciao, Giorgio. Ma non hai sentito Angelino e Pierluigi? Ti vogliono rieleggere Presidente”. “Che cazzo dici? Gliel’avevo detto che non ho più voglia, che da ora in avanti Berlusca ve lo smazzate da soli”.
“Niente da fare, è l’unica via d’uscita. Comunque sappi che io e Beppe votiamo Rodotà, come ti avevamo promesso”.
“E Mario, non mi ha chiamato, fà sempre l’indiano quello. Anche lui mi vuole votare?”.
“Si, Giorgio, anche Mario”.
“Vabbé, vabbé. Ciao caro, devo fare due telefonate”.

Il sabato libero da pensieri del Presidente Napolitano è andato a farsi fottere così. Ora sono le 19:33 e sappiamo come è andata a finire. Non ha neanche trovato il disco live di Morandi. Adesso, chissà quando avrà tempo di andare a comprarlo.

Al Brainstorm, il 30 aprile: Rocky Votolato e Girless and The Orphan

Al Brainstorm, il 30 aprile: Rocky Votolato e Girless and The Orphan

Rocky Votolato

Nuova data che spacca per il Brainstorm di Fusignano: Rocky Votolato e Girless & The Orphan, il 30 aprile.
Girless & The Orphan, di cui ho già parlato altre volte, ma non credo di smettere di parlarne proprio adesso che finalmente riesco a vederli dal vivo, hanno una capacità innata di creare canzoni esaltanti. Ascoltando l’album Nothing to be worried about except everything but you (Stop Records) a qualche mese di distanza dall’uscita (ottobre 2012) acquista in valore e non c’è una canzone che si possa considerare un colpo sbagliato, nemmeno quella (l’unica) che mi convinceva di meno, Phony. Per convincermi di meno aveva impiegato un pò di tempo, comunque dopo la prima recensione scritta (questo link, che poi è quello sopra). Adesso tutto il disegno di Girless & The Orphan mi appare ben eseguito, sbavato al punto giusto e spontaneo. Intanto ho imparato a non distrarmi in macchina quando ascolto Bad Scene, Your Fault, ma non ho ancora imparato a non gridare. Il Brainstorm non è lontanissimo da casa mia, ma c’è tempo per ascoltare tutto o quasi Nothing… E non sono così frequenti i cd che attaccano da subito con canzoni di un livello così alto come Your Chest Is A Snuggery.

Dura Lex Sed Luthor è la canzone chitarra e voce dell’EP dei Girless & The Orphan del 2011, The Epic Epitaph Of Our Ephemeral Epileptic Epoch, che mi porta dritto a Rocky Votolato. Ricordavo malissimo le origini di Rocky Votolato, pensavo fosse nato nel Nord America, invece è nato a Dallas, in Texas, mai posto è stato più lontano dal Nord degli Stati Uniti. Poi si è trasferito a Seattle e nel ’98 ha formato i Waxwing, definitivamente definibili uno dei modi migliori per uscire dall’incanto delle band canoniche di Seattle, perchè i Waxwing suonavano un bel pò diversi e prendevano il meglio dei Green River rivoltandolo a volte come un calzetto, rallentandolo o sgrassandolo dalle distorsioni più ottuse e avvicinandolo ai Karate. I Waxwing hanno fatto un pò di album, l’ultimo nel 2002. Tutti da ascoltare. Il Master Piece che mi ricordo è All Of My Prophets, da One For the Ride (Second Nature Recordings, 2000).
Poi Rocky Votolato ha iniziato a farsi gli affaracci suoi e ha iniziato la carriera da solista, dal 1999. L’ultimo album Television of Saints è del 2012 e dio mi furmini se non è pieno di belle canzoni chitarra e voce, che si portano dietro un pò la desolazione e la forza che ha All Of My Prophets. Rocky Votolato ha lavorato anche con Matt Bayles, imbazzato ingegnere del suono di Pearl Jam, Deftones, Alice In Chains, Hayden e un sacco di altri nomi importanti.

Volendo, e voglio, descrivere la sua carriera da solista si possono dire queste parole: episodi sussurrati, delicati, semplici, ispirati ed emozionanti, nel solco della tradizione cantautorale folk americana e non solo. Il suo modo di esprimersi e scrivere canzoni è cupo e malinconico. Senza piegarsi troppo a esigenze meramente commerciali.
Quindi: dopo il successo dello scorso anno, ritorna in Italia per quattro appuntamenti, imperdibili. E il debutto di questo tour sarà proprio al Brainstorm di Fusignano, di cui Neuroni è grande fan, martedì 30 aprile. Di spalla, appunto, Girless & The Orphan.

Martedì 30 aprile
Circolo Arci Brainstorm
Piazza Corelli 14, Fusignano (RA)
in collaborazione con Gold Events e Blacknoise Agency

E io che mi ero arrabbiato perchè la nuova canzone dei Gazebo Penguins si chiamava E’ finito il caffè

Raudo, nuovo album dei Gazebo Penguins

Anche quest’anno sono arrivate le fragole, e buone che sono. Un’altra cosa che è arrivata, più o meno insieme alle fragole, è il nuovo video dei Gazebo Penguins “E’ finito il caffè”, che annuncia il nuovo album Raudo, disponibile dal 23 aprile in free download su www.gazebopenguins.com e poi in cd e vinile per To Lose La Track.
Ritenevo del tutto fuori l’aver scelto come prima parola della canzone il verbo essere “È“, che in maiuscolo non si accenta in automatico su YouTube, wordpress o su facebook ma solo se la metti su word, scrivi “è” in minuscolo all’inizio del foglio e dai uno spazio, copi e incolli dove ti serve. Il minuscolo si accenta senza problemi perchè ce l’abbiamo sulla tastiera, il maiuscolo non si accenta di suo, e se non sei accorto e non gli dai lo spazio viene fuori apostrofato: E’. Se hai uno smartphone strano, il maiuscolo di “è” non te lo accenta neanche dopo che hai dato lo spazio. Prendere come metro YouTube, facebook, wordpress la regina dei blog e la tastiera dello smartphone è triste, sì, ma lavoriamo con quello che abbiamo. E proprio su YouTube il video si chiama “E’ finito il caffè”.

L’uso dell’imperfetto sta a indicare che mi sbagliavo e che non ritengo più quello che ritenevo. Perchè sulla loro pagina Facebook i Gazebo Penguins hanno pubblicato la smentita ufficiale: il titolo non è “E’ finito il caffè” ma solo “Finito il caffè“, un sospiro di sollievo. Tutta colpa della fretta. Sarà perchè sono dottore in lettere ma quella cosa lì non mi andava giù, com’era possibile che gli autori di “Dettato” avessero scelto “è” come prima parola della loro prima canzone estratta dal nuovo album, sapendo che è molto difficilmente accentabile in modo corretto? Intollerabile. E com’era possibile che avessero scritto su YouTube “E’ finito il caffè”? Rabbia rientrata. Sulla loro pagina facebook hanno scritto infatti anche che per la fretta e nella frenesia della pubblicazione del video il titolo su YouTube è sbagliato e che la canzone si chiama “Finito il caffè“. “Sempre per la fretta il titolo è uscito sbagliato, e ancora peggio con un apostrofo al posto di un accento (robe da strapparsi i vestiti)” scrivono. Ottimo.

Comunque il pezzo spacca. Anche il video (di ilpolimorfo.com)