terence

terence-musica-streaming-thats-all-folksUn collettivo che si chiama Terence ha fatto un disco che si chiama That’s All Falks. Un collettivo, ma in che senso? Nel senso che Terence è uno, come Terence Hill, gli altri che si scambiano di posto nella formazione e vengono da Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Majakovich, Hey Saturday Sun e altrove. Terence è un ex Tranz VS, che una volta hanno fatto uno split 7 pollici con un cinghiale e L’Amo. That’s All Falks è per molti quella frase finale dei Looney Tunes, uno zoo di animali soli colorati in modo innaturale a macchia, e in copertina Terence ha messo una scimmia nera nera che salta e vuole ucciderti. That’s All Falks è il titolo del nuovo EP di Terence. Dentro a That’s All Falks c’è -appunto- un sacco di gente e un sacco di gruppi che non conoscevo e che ho ascoltato solo perché è uscito That’s All Falks (To Lose La Track, Stupid Alien Records). Tiger! Shit! Tiger! Tiger! e Majakovich li conoscevo già. Hey Saturday Sun fanno ambient, Majirelle è una ternana che è stata anche ospite a RAI 5, Magico Tree è un musicista punk di Terni che tributa Beverly Hills 90210 e Beastie Boys come se fossero i Darkness, poi ci sono anche Guerra e Alberto T. Ecco trovo che fare musica in questo modo, tra amici, conterranei, conoscenti o compagni di birre sia un bellissimo modo di fare musica, mandando in vacca le paranoie e divertendosi. Credo. E questo è un bel disco, con chitarre così libere nell’assecondare le tentazioni che passano da un giro post punk a uno bossanova e addirittura a un certo punto c’è una canzone per cui mi sono venuti in mente i Blur (Times Dead) e per un’altra i Cramps, e la voce di Chicken Wings è solo emo, ma la chitarra è rock’n’roll. Chicken Wings è un insieme di cose diverse, è il pezzo di apertura dell’ep ed è il migliore. Questo ep si può considerare derivativo di tante cose messe insieme, o derivativo del derivativo (l’inizio di Defeat deriva dagli Yuck che sono derivativi), ma non è per forza una caratteristica brutta. Perché -comunque- la libertà di buttare dentro a un ep le canzoni che ti vengono in mente, senza preoccuparti di derivare o di riferirti da/a molte cose e non solo a una, ti rende creatore che si serve di molte derivazioni, cosa che comunque riesci a fare solo se hai curiosità differenti e hai curiosità differenti verso una cosa variegata come la musica se sei attratto da lei in toto, o anche un po’ meno. E questo tipo di attrazione è una cosa bella. Anche perché poi la derivazione è amore.

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IL CRANIO IN DUE PARTI #3: GIRLESS & THE ORPHAN

 

Girless-and-the Orphan-Nice-Guy

Rosario Fontanella

Il disegno di Rosario* nella tavola successiva potrebbe anche decidere di tagliarsi il cranio in due parti, lobi frontale e parietale di qua, occipitale e temporale di là, e dopo aver capito che contengono cose differenti, opposte, tenerle separate, perché così funzionano meglio. I Girless & The Orphan hanno pubblicato da poco il nuovo disco, che è diviso in due parti, e ho pensato che forse è stato un po’ come aprirsi la testa e guardarci dentro per capire cosa appartiene al passato e cosa un po’ più al presente. La prima parte la suonano al Prime Open Air 4, la seconda deve ancora uscire.

Io ho già scritto cosa penso del vostro nuovo disco, The Circle And the Barrel Part 1. Quindi adesso ne parli tu, e come editore illuminato ti lascio tutta la libertà di dire tutto quello che vuoi.
Tu hai scritto e ci è piaciuto quello che hai scritto. Non so cosa potrei aggiungere. So che questo disco è abbastanza diverso da quello precedente (quello col titolo mega lungo che chissà come mi è venuto in mente) anche se ad un ascolto esterno potrebbe non sembrare. È abbastanza diverso negli intenti e nel modo. Abbiamo deciso di fare tutto con molta più urgenza e meno arrangiamenti. È tutto molto più istintivo. Non credi? Forse non si nota. Però è stato così. Probabilmente col vecchio disco volevamo finalmente fare le cose seriamente, non ci siamo riusciti, o per lo meno non ci è piaciuto il risultato. Se ti prendi troppo seriamente è lì che cominci a pisciare fuori dal vaso. Quindi registrazioni veloci, testi semplici, arrangiamenti scarni. Volevamo fare quel disco che ci sarebbe piaciuto ascoltare quando avevamo 16 anni. La seconda parte lo sarà ancora di più.

Non avevo notato che è più istintivo, anche del primo disco mi piace la spontaneità (quindi non ho capito niente) e la tensione che si crea ad ascoltare le canzoni. E credo che in qualche modo la tensione, cioè l’impellenza che i pezzi hanno di farsi sentire, il modo in cui corrono dall’inizio alla fine, sia una specie di spontaneità, quasi il risultato di uno scrivere di getto. E questo, appunto, secondo me vale sia per il primo che per il secondo disco. The Circle And the Barrel Part 1 ha almeno una cosa in più: le canzoni sono tutte più belle, da un tuo punto di vista è il risultato di una pulizia fatta sugli arrangiamenti, per me è il risultato del fatto che c’è qualcosa in più, che in Ntbwaeeby non c’era: i pezzi hanno una forza maggiore. Forse però stiamo dicendo la stessa cosa… Che ne pensi?
Innanzitutto grazie. E si, anche secondo me le canzoni nuove son migliori. Però vorrei spiegarmi meglio, che nella risposta prima sembra che non voglia rendergli giustizia: Ntwaeeby a me piace, è un buon disco e ha due-tre pezzi che secondo me sono tra i migliori che abbiamo mai scritto. Ed è chiaro che la spontaneità si senta. Si deve sentire, perchè in effetti anche quelle erano canzoni che avevano un messaggio urgente. Penso a Mein Vatikampf, per dirne una. Però l’approccio per l’ultimo disco è stato diverso: ricordo che per Ntwaeeby passavamo pomeriggi interi a pensare a cosa mettere lì, cosa mettere là, come arrangiare, che ritmo inserire, ecc ecc. C’erano molti strumenti, suoni troppo diversi da amalgamare. Alla fine ti fai prendere la mano e rischi di fare un gran casotto. Invece per questo disco è stato tutto più rapido, abbiamo volutamente evitato l’abbondanza. Siamo entrati in studio tutti consapevoli di cosa volevamo e quasi sempre quando qualcuno proponeva un’idea era buona alla prima. Quindi forse, si, anche per tutto questo, le canzoni sono più belle. Almeno per noi. La spontaneità è più negli intenti forse, per questo tu non hai notato una differenza sostanziale da ascoltatore. Ma ti ringrazio perchè sei un bellissimo ascoltatore.

La seconda parte del disco non è ancora finita e la prima è già uscita. Interviene in questo caso necessariamente una riflessione sul tempo. Quanto della Part 2 è stato pensato mentre stavate facendo la Part 1 e quanto invece non c’entra niente? Completandolo in un arco di tempo più lungo, fare un disco e dividerlo in due uscite ti dà una prospettiva più ampia sulla musica che ci metterai dentro (soprattutto sulla seconda parte che è privilegiata perché ha più tempo per crescere e cambiare)? Mmm… Il mio discorso ha un senso oppure no?
Il tuo discorso ha un senso. Purtroppo in realtà nel nostro caso è andata un po’ diversamente. In realtà entrambi i dischi, seppur in fase embrionale, erano già pronti in inverno. Addirittura, reggiti forte, il primo dei due che avevamo inizialmente pensato di fare uscire era quello che adesso è diventato la seconda parte. Non ricordo perchè, penso abbia deciso qualcuno della Stop. Inoltre le due parti sono nettamente diverse, ed è anche per questo che abbiamo deciso di dividerle. Di sicuro ti dà un’idea su quello che devi o non devi fare per promuoverlo. Per questo disco la pubblicità è ridotta all’osso, persino noi non lo abbiamo fatto girare più di tanto. Ci piace questa cosa, è una libertà che non tutti possono permettersi. La sovraesposizione è un cancro e noi ci teniamo alla salute.

Vorrei che mi dicessi qualcosa sui suoni del nuovo disco, che rispetto al precedente sono stati registrati e prodotti molto meglio. Avete fatto tutto allo Stop Studio di Rimini, com’è andata?
Tutto lì, come sempre. È andata come sempre benone, lì è come stare in famiglia, le registrazioni sono dilatatissime nel tempo, si fa tutto con calma, si ragiona sempre tutti insieme ed è forse il modo migliore per creare una canzone. Poi sì, sono migliorati tantissimo i suoni perchè siamo tutti, incredibilmente, migliorati. I ragazzi sono ottimi sia dal punto di vista della registrazione e della produzione, che poi son le due cose che un po’ mi mancano, che proprio non ci capisco una fava. E poi è l’unico studio che ci permette di pagare in mega ritardo, quindi per noi è ottimo.

Facebook potrebbe essere un buon modo per spammare musica. Che tipo di rapporto avete con i social network? Facebook lo usate relativamente poco perché non vi viene di farlo o per scelta?Come ho già detto prima, odio la sovraesposizione. Odierei la mia band se la vedessi sulla home di facebook tutto il giorno. Una volta di sicuro lo usavamo di più, poi col tempo abbiamo capito alcune cose. Credo faccia parte del percorso di una band il capire come usare al meglio i mezzi di informazione. Non fraintendermi, io vado su facebook giornalmente e molti canali della band passano tramite esso. Ma non mi interessa di far sapere alla gente qualcosa riguardo alla mia band più volte al giorno. È un po’ come cominciare a spammare ogni giorno il tuo prossimo disco che esce fra 5 mesi. A qualcuno potrà interessare, ma è davvero così che vuoi che la tua band venga conosciuta? Per sfinimento? Hai presente quelli che dicono “eh ma è solo un modo affinchè la mia musica arrivi a più gente possibile” quando devono giustificarsi per aver venduto il culo? Cazzate. La gente che hai è quella che ti meriti. Potrà aumentare progressivamente, ma i fan che hai comportandoti coerentemente sono quelli che ti meriti. Il resto è fuffa. Se apri per Ligabue certi discorsi poi non li puoi più fare. Se paghi un ufficio stampa per avere 30 recensioni in più idem. Se sponsorizzi la tua pagina in un giorno avrai 100 like in più. E allora? A sto punto paga direttamente per gonfiare i dati di vendite e scala le classifiche. C’è chi lo fa.

* l’illustrazione è ispirata a A Nice Guy, che è proprio dentro The Circle And the Barrel Part 1.

(Tommy grazie)

UNO A CRANIO #2: DAGS!

DAGS! disegno di Salaparto

salaparto

Uno sta per due cose, un disegno e un’intervista, cranio sta per gruppo, band, amici che suonano insieme, e nel caso specifico lo fanno al Prime Open Air. M sta per Marca, V per Viole, F per Fabio, loro tre sono i DAGS! e il disegno è di salaparto.

Dire DAGS! è come dire COTS!. C’è qualcosa da raccontare dietro al nome?
M
: Trovare il nome alla propria band è sempre un dramma o almeno lo è sempre stato per me.
Agli inizi vai in sala, tiri giù le prime cose, poi se tutto funziona ti trovi con dei pezzi finiti e vuoi provare il live, dove per forza di cose, devi trovare un nome.
Qualche anno fa, leggevo un’intervista ai TROPICS (ex Meet me in St. Louis) in cui parlavano di quanto fosse difficile trovare un nome valido, soprattutto se non accade naturalmente, e di come non importasse troppo il significato del nome, che fosse tutto in secondo piano rispetto al binomio che poi si creava tra nome e suono.
Ecco quello era ed è un modo di vedere le cose con cui mi trovo molto d’accordo.
Ci sono ottime possibilità che un nome tipo Nation of Ulysses, non ti esca così (io aggiungo Cold War Kids, And you will know us by the trail of dead etc) per cui scegline uno che serva lo scopo, ovvero: farti portare in giro la tua musica.
DAGS! per quanto io mi possa ricordare ha una radice differente da quella più semplice. Non é di suo né legato ai cani né alla scena di The Snatch. È semplicemente una parola che è stata gettata li, in maniera abbastanza naturale e aveva un bel suono.
Penso che l’aneddoto che ha scaturito il tutto sia stato il racconto in cui il mio amico Doug, ordinò un panino in uno di quei posti alla moda in cui ti chiedono il nome, ritrovandosi il nome scritto nel modo sbagliato, ovvero DAG, ho ancora in mente la scritta e la sua espressione meravigliata.
Da li aggiungi una lettera ed ecco il nome, il rimando a cani e la scena del caravan han trovato strada molto all’interno del nome facilmente fornendo ulteriori spunti. Per dirne altre il punto esclamativo o il nome della pagina bandcamp/facebook etc fanno parte di un nostro personale tributo/gag ai 1994!. Provare per credere.

Il Prime Open Air è la vostra prima data. Partite a presentare l’ep. Quello del release party dev’essere un momento emozionante (… And they crashed against technology, did that hurt mi pare un ottimo modo per festeggiare). Cos’è che vi preoccupa di più per il primo live? Cosa potrebbe andare storto, e quindi cosa richiede particolare attenzione?
M
: Diciamo che le canzoni sono in giro da qualche tempo, son state rodate nei nostri live precedenti e sono quasi del tutto assimilate, penso che il difficile sarà suonare con il disco ancora nelle orecchie, e soprattutto ora che tutti sanno cosa stai ‘cercando’ di fare. Detto questo a parte l’emozione che si può provare per ogni live, c’è forse più la curiosità di sapere cosa ne pensa la gente del disco, se qualcuno ha imparato i testi o canterà.
Sarebbe una cosa bellissima.

F: Concordo con Marca, ora che il disco è ufficialmente fuori la cosa che mi incuriosisce maggiormente è l’apporto che il pubblico potrà dare ai live in termini di partecipazione; un po’ di emozione c’è sempre, si sa, ma in fin dei conti stare ai concerti significa stare tra amici, se qualcosa andrà storto probabilmente la prenderemo sul ridere cercando il modo migliore per risolvere la situazione.

V: La bellezza di fare concerti come quelli del Prime Open Air (per me è la seconda volta dopo l’anno scorso con i Minnie’s, conosco il campo di gioco, diciamo!) è che ci siano persone che sono lì per passare un momento insieme, tra di loro e con chi suona – la cosa che mi aveva più stupito dell’edizione dell’anno scorso era questo senso di familiarità e buonumore che si respirava sotto gli alberi del parco nonostante la fatica e gli sbattimenti che sono inevitabili nell’organizzare un festival con più palchi e più realtà coinvolte, di sentirti tra amici anche se ti eri sentito solo via mail.. Insomma, “le cose” (indefinite per scaramanzia, probabilmente!) possono succedere, la nostra attenzione deve essere rivolta interamente a fare un bel concerto per chi ci viene a sentire!

Dico una cosa, ditemi se può avere un senso oppure no. Vi piacciono i cani e la pizza. I cani sono i migliori amici dell’uomo, la pizza è il mio comfort food preferito. A volte tendete a smontarvi come i Cap’n Jazz, altre siete precisi come i Karate, ma in ogni modo siete rassicuranti, almeno per me. Quindi la situazione ideale per ascoltarvi è avervi in cuffia e mangiare una pizza accanto al tuo cane, e magari dargliene una fetta. Al primo ascolto mi avete fatto pensare subito a questo: c’è qualcosa di molto famigliare nella vostra musica.
M
: Tu dici delle belle cose. Io personalmente, non sono sicuro di arrivare alla tua stessa conclusione. Il punto penso sia fare musica che riascoltata tra qualche anno continui a soddisfarci. Mi piace che ognuno prenda cose diverse e faccia proprio il significato di certe parole o note.
In questo caso la tua è sicuramente una bella sensazione, la sicurezza, il calore e il fatto di sentirsi a casa al sicuro. Chiaramente le influenze aiutano a ricreare quell’effetto, anche perché parliamo di band che hanno praticamente inventato i rispettivi generi e che hanno influenzato a cascata qualsiasi cosa sia nata dopo. Detto questo trovo che per quanto ci possano essere delle atmosfere, o dei rimandi, il prodotto finale sia figlio della somma delle parti, che alle mie orecchie ci rende differenti da quello che può rientrare nello standard o nella definizione.
Ci sono tante cose dentro, ma ognuno ci può sentire quello che vuole.

Si dice che facciate emo. È sicuramente vero, ma nel vostro ep (uscito da pochissimo per To Lose La Track e Neat Is Murder) ci sono moltissime deviazioni. Quali sono gli ultimi dischi che avete ascoltato e che vi hanno influenzato di più?
M
: Ascoltiamo tutti un sacco di musica e non per forza é musica emo. Si passa dal rap all’elettronica al math rock con una discreta facilità e come dicevo prima, questo ci porta a ottenere risultati a mio avviso differenti.
Io posso dire di ascoltare quasi quotidianamente: Pswingset, Anathallo, Pity Sex, Delta Sleep, Adults the Elderly and Children, Calories, Tangled Hair, Joshua, Dios Trios, HYMNS, MEW, Shudder to Think, Vasco da Gama, Screaming Maldini e così via. Hanno tutti un posto speciale e un significato particolare, ma non saprei dirti se qualcosa mi ispiri a tal punto da diventare un’influenza effettiva sulla nostra musica.
Tra l’altro non penso di essere abbastanza bravo da tramutare le influenze in suoni, altrimenti farei un bel gruppo cover a 2000 euro a concerto.

F: Spesso in ascolto mi capita di affiancare gli ALL ai Telefon Tel Aviv, i Promise Ring a Andy Stott, i Title Fight a Kim Hiorthøy, Lee Fields a Fuck Buttons… capirai che stilare una classifica delle influenze è abbastanza complicato.
Indubbiamente in passato personaggi come Bill Stevenson, Brendan Canty, Stewart Copeland hanno inciso molto sul mio modo di suonare e questo per quanto mi riguarda è una delle poche certezze che posso darti in materia di influenze. Influenze evidenti sul gruppo non ne ho mai trovate, trovo molto divertente quando ce le affibbiano gli altri, questo sì.

V: Qua in fondo farò la figura della copiona! Siamo onnivori – io credo di dovere molto a tutto il punk rock e l’hardcore nel senso dello spirito, quello da studiare sui dischi SST, Merge, Dischord, Jade Tree, No idea, ANTI- e Fat Wreck, più tutto l’emo, quello buono però! Con un ciuffo moderato, diciamo. Ultimamente ho consumato anche io Tangled Hair, Fucked Up, Superchunk, Pity Sex, Title Fight, You Blew it!, poi parliamo dell’ultimo dei Braid?

E quali sono i vostri tre gruppi preferiti adesso? Domani potete cambiare idea, ma in questo preciso momento?
M: Domanda a cui è praticamente impossibile rispondere, ascoltando un mare di cose ho sempre dei nuovi gruppi preferiti, è un problema, comunque faccio tre nomi: Tangled Hair, PostMadonna, Anathallo.

F: Tangled Hair, Charles Bradley e The British Expeditionary Force? Se me lo richiedi probabilmente sono cambiati.

V: Braid, Fucked Up, Torche (Tangled Hair lo posso aggiungere! tanto lo avrete capito, no?).

(grazie)