Cose da fare quando Nevica e quando non hai una lista di Natale

The Fiery FurnacesTutto quello che segue sarebbe nulla senza la certezza che Dario Argento fa ancora dei film.

La prossima volta devo saper valutare meglio le conseguenze spiacevoli. Se ho un blog son tutti i giorni lì a guardare le statistiche del come va e del come non va. Certi giorni una tristezza, certi altri un pò meno. Pubblico pubblico e scrivo scrivo, neanche tanto poi, con l’impegno tassativo non di non scrivere boiate, che è più o meno impossibile, ma di impegnarmi con serietà e di pensare prima di spingere su Pubblica che l’opera appena compiuta sia la migliore di tutte quelle compiute sino a ora.

Lontano anni luce dal livello altissimo di altri blog, scrivo e torno alle statistiche. Neanche da dire che ci trovi chissache, nelle statistiche. Ma quando sei in un blog, sei in un blog, è una profezia: chiunque fa questo, avrà questo, chiunque vuole per forza rischiare la gogna su internet, deve tenere a bada gli spiriti e controllare che sia tutto ok e che almeno 20 persone abbiano avuto voglia di leggere due delle righe che quello che scrive sul blog ha scritto.

Per esempio io ho sempre voglia di vedere cosa c’è di nuovo su Zerocalcare.it perchè è aggiornato un lunedi su due, senza ossessione, almeno credo. E le cose nuove su Zerocalcare.it sono così pregnanti che a Natale ho deciso di scroccare facendomeli regalare sia La profezia dell’armadillo, sia Un polpo alla gola. E se non me li avessero regalati, li avrei comprati. Sono troppo giuste le vignette sul blog, non possono essere non godibili le due graphic novel pensavo. Infatti avevo ragione. Lì dentro c’è un sacco di roba: la sfiga, la scuola, l’amore, un giro sulla via verso il disperato pessimismo cosmico, il bilico, il panico, la svolta, un domani sempre presente (al contrario di quella cazzo di espressione che va tanto adesso, “come se non ci fosse un domani” – però la canzone di Mr. Brace Domani è una figata), i professori del liceo, la paura del niente, la mamma rompipalle ma che ha sempre ragione, la privacy, la tortura psichica, l’autostima e anche l’amicizia.

Importante è sapere che è Bao Publishing che ha pubblicato Zerocalcare, che è poi la casa editrice che ha pubblicato in italiano anche La Lega degli Straordinari Gentlemen – Century di Alan Moore e Kevin O’Neill, altro dono gentile che ho ricevuto per Natale. Calcolando che per Natale ho ricevuto anche gli adesivi di To Lose La Track e il cd di Girless and the Orphan, Nothing to be worried about except everything but you, chi dice che il Natale fa schifo è uno stronzo. Chiarito questo punto devo aggiungere che quel cd era in una lista di tanti e che l’ho scelto tra tanti da farmi regalare, quindi non sono un ingordo, anche se approfitto e mi tuffo a pesce nelle liste per Natale.

Detta anche questa cosa, tutto è relativo. E se al lavoro uno continua a chiamarmi Pacchetti, forse perchè è in loop con il Natale, invece di Sacchetti, posso superare tutto, perchè alla sera arrivo a casa e devo ancora leggere La Lega degli Straordinari Gentlemen o ascoltare uno qualsiasi dei dischi fottuti che ho comprato da poco, in particolare quello che devi ancora capire se è un pacco oppure no. C’è una tipa, in un negozio di dischi che frequento, che compra 10 vinile alla volta, va a casa, li ascolta e se non le piacciono li riporta indietro. E il negoziante li rimette in vendita come usato. Una cosa bellissima. In questo modo c’ho comprato Gentlemen di The Afghan Whigs che ascoltato oggi è un pacco pauroso, ma qualche anno fa era una bomba. E io che sono uno tosto e l’ho preso usato pochi giorni dopo che era uscito, grazie a lei. Quando non ho una lista pronta per Natale corro al negozio e chiedo “Oh, cosa ti ha portato la tipa?”. Con i pacchi che prendo, che non sono tanti in realtà, forse posso diventare come lei. Ma lei memorizza tutto, tutto quello che ascolta una volta è come se lo avesse ascoltato mille volte. In questo non sono in grado di diventare come lei.

Oppure, se mi chiamano Stracchetti ascolto una qualsiasi cosa di The Fiery Furnaces, o vedo Fantozzi subisce ancora. Però, non credo nel potere curativo dell’arte.

L’ultimo pacco che ho preso è stato Tara Jane O’Neill e Nikado Kazumi, TJO and NIKA, un polpettone che non conoscevo ma che ammirando profondamente Tara Jane O’Neill mi sono fiondato subito a comprare anche perchè non è così facile trovare album suoi in giro, neanche nei torrent. Preciso, non sono da crociata anti-download illegale, come Battiato, ma amo spendere i miei soldi in vinile. Punto. Perchè mi piace dare i soldi ai gruppi e alle etichette indipendenti che si fanno un mazzo gigante e perchè mi piace avere un supporto fantastico, indipendenti oppure no. Se poi dentro al vinile c’è pure il codice per scaricare l’mp3, è Natale. E se poi fuori nevica, attacco sullo stereo Nevica dei Gazebo Penguins, che è una di quelle canzoni che mi piace ascoltare se qualcuno mi ha chiamato Sig. Stracchetti, che fa rima con Zampetti ma non ha la stessa classe. La ascolto e la felicità non è mai stata così vicina. Fanculo Stracchetti.

O, mi piacciono anche le robe mainstream. Come Bruce Springsteen. O i Sonic Youth, perchè noi negli anni ’90 eravamo giovani introversi, eravamo giovani che ascoltavano i Sonic Youth. E durante le feste di Natale sono andato a vedere Lo Hobbit di Peter Jackson, che è bellissimo. Per tutto il film ho aspettato che arrivassero le acquile, e alla fine sono arrivate (non è spoileraggio e c’è un errore, se siete ancora svegli alla fine del post).

E comunque, anche se non fossero arrivate, bisognava pedalare.

Fuzz Orchestra, Morire per la patria: lo aspettavamo e non lo aspettavamo

Fuzz Orchestra in braghe estiveQuarto video in due giorni. Che culo. Questo della Fuzz Orchestra è una robona gustosa, perchè l’album Morire per la patria è il risultato del lavoro di 15 etichette che hanno unito le loro forze, e vale a dire: Blinde Proteus, Bloody Sound Fucktory, Boring Machines, Brigadisco, Cheap Satanism, Escape from Today, fromSCRATCH, HysM?, Il Verso del Cinghiale, Offset, Tandori, To Lose La Track, Trasponsonic, Villa Inferno e Wallace Records.
E il fatto che Fuoco a volontà, che qui incollo in video, non sia una canzone dell’ultimo disco non è un marone mio che mi sono sbagliato. Fuoco a volontà infatti non è in nessun album e l’ho messo qui per questo motivo e come scusa per parlare di Morire per la patria, visto che di Morire per la patria non ho trovato nessun video.

Morire per la patria è il terzo album della Fuzz Orchestra, dopo le otto canzoni di Fuzz Orchestra (Wallace Records e Bar la muerte, 2007) e le otto canzoni di Comunicato n. 2 (Wallace Records, Bar la muerte, EFT, Boring Machines e Dizlexiqa, 2009). Qui entrambi gli streaming e i download (ma streaming al plurale è come gli gnocchi e gli pneumantici o come i rospi?). Rispettivamente Fuzz Orchestra e Comunicato n. 2 durano 29 e 32 minuti. In effetti di più ti uccidi.
Morire per la patria è il risultato più atteso e inaspettato allo stesso tempo, perchè unisce i generi che ami ai generi che odi, in un insieme che ti fa battere i piedi e scuotere la testa proprio come facevi un tempo, oltre che pensare a tutti i bridge musicali che presenta. Metal, Jazz, Noise, Prog, Spoken Word, Stoner, percussioni e tutto il resto, dato dalla tua immaginazione, la quale partirà in viaggio nel momento in cui ascolterai questo disco. Virando la complessità dei primi Tomahawk verso le profondità più buie di Rammstein e dell’Industrial Metal e verso la sensibilità, l’impegno e la delicatezza della canzone d’autore italiana, si comprende solo una parte della Fuzz Orchestra. Alle velocità del Jazz si aggiungono le sonorità più graffianti del Noise più allungato e in quelle stesse velocità si nascondono le crude realtà Grunge arrotondate in uno Stoner puro e primitivo.
Un album complesso, completo, che ritorna sui passi dei due precedenti e li supera, con sonorità differenti e andamenti talvolta più delicati ma sempre esplosivi.
Testi un pò politici e un pò storici. Quali che siano le parole e il tema, comunque sono dritti al punto e alzano il tiro rispetto a molte altre parole dette altrove, in altri testi impegnati di altra gente. E questo la Fuzz Orchestra l’ha sempre fatto. Senza girare attorno al concetto, magari solo indicandolo, anche da lontano, ma col dito puntato dritto per dritto.
La musica calpesta come le parole, ma a volte ci libera dalla loro ossessione.

Anche Morire per la patria ha poche tracce (7) e dico anche in questo caso, come prima, per fortuna. Ma non perchè siano album che stancano: è perchè iniettano le dosi di angoscia e riflessione che è fondamentale cercare ogni singolo giorno, ma le iniettano tutte in una volta. A dispetto di quel che potrebbe sembrare dalla peculiare commistione di generi, Morire per la patria ti entra dentro subito.

Mario Luzzatto Fegiz
:”Vuoi dire che è un disco pop?!”

 

 

No, voglio dire che ti conquista con le parole e con i suoni: è un album che vuoi ascoltare, non perchè lo devi canticchiare, ma lo vuoi ascoltare perchè ti fà pensare.

Mario Luzzatto Fegiz
:”Ah, ecco…”

 

 

Pensare è pericoloso, ma anche necessario, per questo lo temiamo, lo aspettavamo e non lo aspettavamo. Scusate la ripetizione del suffisso amo.
E poi, a volte, all’improvviso, Morire per la patria ti fà anche divertire, con tempi ritmati e incastri voce/musica intriganti.

Hanno contribuito a Morire per la patria:
Enrico Gabrielli – fiati in Il paese incantato, fiati e voci in In verità vi dico;
Xabier Iriondo – chitarra in Viene il vento;
Dario Ciffo – violino in La proprietà;
Edoardo Ricci – fiati in Viene il vento.

Ma lo zoccolo vero della Fuzz Orchestra è composto da Luca Ciffo (chitarra), Fabio Ferrario (noisepiano) e Paolo Mongardi (batteria).

We No Who U R, nuovo video di Nick Cave and The Bad Seeds

L’album nuovo di Nick Cave and The Bad Seeds si chiama Push The Sky Away ed esce il 18 febbraio 2013.

Il video, e singolo di lancio, è We No Who U R. Il video lascia spazio solo a un’ombra che cammina in un bosco. Tenera ballata elettro acustica, nella sua lunga parte iniziale (strofa e ritornello, strofa e ritornello) la canzone è composta di una leggerissima batteria elettronica e di un pianoforte, entrambi in primo piano, entrambi sempre simili. Gli arrangiamenti in movimento sono quelli dietro, che crescono gradualmente: i fiati, una sirena che non ho capito cos’è e il coro femminile. Nel lungo, vero, ritornello finale i fiati diventano base insieme al piano e alla batteria, così come il coro, e reggono Nick Cave.
Il singolo fa la sua botta, insomma. Uscirà anche un Super Deluxe Box Set (nickcave.com).

Qui non si vede, ma Nick Cave non ha più il baffo a manubrio.

Regia: Gaspar Noé.