Al Brainstorm, il 12 aprile: The Death Of Anna Karina, Jackson’s Relatives, La Svolta

Brainstorm: The Death of Anna Karina, Jackson's Relatives, La Svolta dal vivo

Nuovo appuntamento al Brainstorm, quel club di Fusignano che ci piace molto perchè si distingue per la scelta dei concerti, una furibonda programmazione grazie alla quale si possono vedere dal vivo band che hanno già una storia di anni alle spalle, o band meno longeve, su un palco splendido in un locale che aspetta solo la prossima esibizione. Il cartellone è vario: certo non vedremo suonarci le giovani leve sanremesi, ma non c’è l’idea di dare spazio a un solo genere.
Il 12 aprile suonano The Death Of Anna Karina, Jackson’s Relatives e La Svolta.
The Death of Anna Karina sono i dritti di sempre, anche dal vivo. L’esperienza e la conseguente, ma non scontata, crescita, dopo l’abbandono del primo cantante, Giulio – che pure aveva fatto un lavoro finissimo sui testi, sempre introspettivo, ma diverso rispetto a quello di Andrea, la nuova voce – sono evidenti nell’ultimo album Lacrima/Pantera, cupo, controllato, profondo in tutte le sue parti, strumentali e vocali. E violento. E prodotto da Giulio “Ragno” Favero.
Una breve bio di The Death of Anna Karina risulta a questo punto obbligatoria.

The Death Of Anna Karina nascono nella primavera del 2002 durante la sessione di registrazione dell’hardcore band Inedia. Il titolo dell’album si tramuta nel nome della formazione che esordisce, nello stesso anno, sotto Heroine Records. Il loro sound, definito “chaos and roll”, si nutre di influenze che spaziano dai Refused agli Orchid, dai JR Ewing agli Swing Kids.

Dopo essersi fatti le ossa, nel 2004 TDOAK decidono di incidere un nuovo album, New Liberalistic Pleasures, per la roboante Unhip Records. Con la sua micidiale miscela di indie-rock e punk-funk, in bilico tra pulsioni ballabili e squarci noise, New Liberalistic Pleasures acquista credito anche al di fuori del circuito underground segnalando TDOAK a un pubblico più ampio come una presenza tra le più brillanti e promettenti nello scenario musicale italiano.

Dopo un’intensa stagione di concerti e partecipazioni a importanti manifestazioni live, nell’inverno del 2009 TDOAK varcano la soglia dello studio di registrazione “Blocco A” dove producono Lacrima/Pantera, uscito all’inizio del 2011 per Unhip Records, che rappresenta il culmine di un percorso di ricerca musicale durato quasi dieci anni e segna la svolta della band verso il cantato in italiano.

E i nuovi testi, forti di immagini decise e molto poveri di concessioni alla dolcezza, retti dalla precisione e dalla determinazione con cui TDOAK buttano giù un colpo dietro l’altro, rendono il disco, e i concerti, molto realistici, incollati ad alcune verità che vorremmo non ci fossero ma che facciamo bene a tenere presente. Ricordiamo solo, così, per caso, Il vile omicidio da Lacrima/Pantera, ispirato alla vicenda di Federico Aldrovandi, la cui memoria è stata sporcata solo qualche ora fa da un gruppo di ignoranti.
Un altro video di TDOAK l’abbiamo pubblicato qui.
Prossima uscita: il 20 aprile, uno split con gli amati Chambers, per il Record Store Day 2013.

Jackson’s Relatives si ispirano al rock americano di fine XX secolo, attingendo molto dalle sonorità mainstream di un periodo musicale proficuo e variegato, dalla scena di Seattle e dai Red Hot Chili Peppers, dai Bush e dalle ritmiche, italianissime ma del tutto immerse nel mood statunitense, dei Karma. C’è un abisso da Hidden (2007) a Through Ages (2011) che suona molto più fluido e beneficia di arrangiamenti di chitarra ben costruiti, oltre che di un tiro migliore.

Di La Svolta ho sentito solo un pezzo su YouTube (quello sotto), fanno del metal-punk e hanno dei testi simpatici, come questo: “Ti amo vita mia, sei tutto per me/se è vero che uno più uno fa tre/non lasciarmi mai, è quello che voglio/e smetti, di mangiare l’aglio” (La legge del gregge).

Venerdì 12 Aprile
inizio live h 21.30
circolo Arci Brainstorm
piazza Corelli 14, Fusignano (Ravenna)
in collaborazione con Blacknoise Agency e Pentagon Booking

E il 30 aprile al Brainstorm suona Rocky Votolato (Blood Brothers, Waxwing). God Bless Brainstorm.

M b v – My Bloody Valentine

M b v - My Bloody Valentine

È norma sbagliata, ma spesso se ne esige l’assoluto rispetto, l’aspettarsi, da gruppi che hanno fatto cose pazzesche in passato, cose ancora migliori. Poi non succede. E son cazzi. E se esce il nuovo album dei My Bloody Valentine a distanza di 22 anni dall’ultimo lavoro tale norma vuole che il disco debba essere un capolavoro. L’aggravante della lunga attesa non è da sottovalutare. Isn’t Anything è dell’88, Loveless del ’91, m b v del 2013: ecco la cronologia. È cosa ovvia riconoscere che il primo album è diverso da tutto il resto. E secondo me rimane il capolavoro assoluto dei My Bloody Valentine, chè dopo un po’ i vortici di Loveless mi assopiscono il cervello, già abbastanza assopito di suo. Torna a essere Shoe-Gas, più che Shoe-Gaze, anche m b v, senza troppe sfumature di differenza rispetto a Loveless, è stato detto. È autoreferenziale, è stato detto; è un album congelato nel ’91-’92 e tirato fuori perché a un certo punto la voglia di farsi vivi e tornare a suonare (saranno in Italia all’Estragon di Bologna il 27 maggio, il 29 all’Orion di Roma) ha privato di senso un’ulteriore attesa, o perché c’era bisogno di soldi, hanno detto; oppure è stato detto: ci hanno fatto aspettare più di 20 anni per riproporre la stessa cosa, l’album è una merda. Non è vero che ci hanno fatto aspettare più di 20 anni perché i primi due album girano ancora per le nostre mani, li ascoltiamo e li riconosciamo ovunque ci troviamo, sono una specie di macchia indelebile, perché chiunque ne ha capito la portata. Quindi, in qualche modo, i My Bloody Valentine di Kevin Shields non ci mancavano per niente. Sono sempre stati lì, o qui.

M b v segna il tempo trascorso ma dimostra anche che è possibile pubblicare un album quasi identico zittendo tutti quelli che hanno la capacità o la voglia di andare oltre al “è uguale”, facendo provare loro la sensazione di ascoltare una mummia che canta dopo essere uscita dal sarcofago, ma anche un piacevole suono famigliare, che in quanto tale ti conquista e rinasce a nuova vita, nel 2013. Le prime tracce (She Found Now, Only Tomorrow, Who Sees You) sono la coda lunga di Loveless e ci ridanno quello che avevamo già ricevuto, che è poi quello che aspettavamo perché di tentati cloni o di gruppi ispirati a, negli anni, ce ne sono stati. Ma i My Bloody Valentine sono questi qui, quelli che sentiamo in m b v, nessun altro riesce a emularli. Sono tornati, senza paura. Questo disco congelato ne è la dimostrazione, ed è una vittoria sublimante per la band.

Che è ancora in grado di colpire come la prima volta con le sue sonorità noiose e meravigliose, come in If I Am, che in realtà qualcosa di nuovo la contiene: torna la ripetizione e la circumnavigazione sonora ripetuta di uno stesso giro, ma c’è meno acidità. Tornano anche le canzoni più pop (New You), ma tutto perde un po’ in acredine per guadagnare in esperienza, calma, tranquillità. E vaffanculo, non si può dire che i My Bloody Valentine non siano cresciuti. In Another Way riprende la gramigna dei tempi trascorsi da anni. Ma sono diverse anche le orecchie di chi ha ascoltato un tempo e ascolta adesso, sono cresciute, non vivono più quei suoni come li vivevano una volta. In questo senso i My Bloody Valentine hanno offerto un disco congelato alle stesse persone, che ora hanno qualche anno in più rispetto a quando uscì Loveless e non possono non porsi di fronte a M b v con un atteggiamento differente, quindi nuovo. Ci hanno detto quello che già sapevamo, ma ce l’hanno detto sapendo che siamo diversi, con tre possibili risultati:

1) ci addolciamo ricordando i bei tempi andati, diventando un po’ patetici;
2) ci fa schifo perché abbiamo dato per scontato che il nuovo disco dei My Bloody Valentine dovesse essere una cosa nuova, ma non abbiamo capito un cazzo perché non stava scritto da nessuna parte e non c’è una regola divina che lo prevede: l’unico desiderio ammissibile era che fosse di qualità, e così è stato;
3) lo ascoltiamo con le nostre nuove orecchie, se le abbiamo.

Da sottolineare anche il fatto che c’è una canzone come Nothing Is, perfettamente al passo con i tempi, quelli di oggi. E pezzi più che degni di nota come Only Tomorrow e Who Sees You.
Io ho cercato di ascoltare m b v con le mie orecchie nuove e l’ho trovato pieno delle stesse idee di una volta, ma mai uguali. È difficile riscrivere canzoni come When You Sleep o I Only Said, e infatti m b v non lo fa, sarebbe inutile. Si muove su orizzonti diversi rispetto a questi due pezzi, che erano il cuore di Loveless, si muove più sugli orizzonti di To Here Knows When, Sometimes e Blown A Wish, scelta non scontata e non facile. Anche in questo m b v è nuovo, diverso da ciò che sarebbe stato scontato. M b v, infine, non ha quel violino improponibile che trovavamo in Soon, e questa è una cosa molto buona: col tempo è venuto fuori un album al netto dei suoni peggiori. E My Bloody Valentine rimane pur sempre uno dei nomi più belli mai dati a un gruppo, nonostante il cocktail.

Transmissions VI, le foto: Daniel Higgs e Pharaoh Overlord

Daniel Higgs

Daniel Higgs

Daniel Higgs

Daniel Higgs

Daniel Higgs

Pharaoh Overlord feat Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums

Pharaoh Overlord feat. Charles Hayward on the drums