Possibile che dobbiamo essere indecisi su questioni come: andiamo a vedere il concerto di Iggy & The Stooges il 27 settembre a Firenze, in Piazza della Repubblica, oppure no? Il primo motivo dell’indecisione, che tira verso l’ “ANDIAMO” è perché è gratis. La manifestazione si chiama “Hard Rock Cafe Rocks the Square” (secondo motivo a sfavore). Sembra che stiano organizzando un mega concerto, e mentre la band suona, ti offrono patatine fritte in gomma e tu le mangi perché sei rock ‘n’ roll. Io sono indeciso, perché sono un debole. E questo è un terzo motivo, né a favore né contro, già anticipato sopra. Ma siamo sicuri che Iggy non si decomponga (guardatelo…)? Di solito è molto agitato sul palco, forse i suoi arti partiranno staccandosi dal corpo e colpiranno il pubblico. Non vorrei essere lì in quel momento. Però accidenti gli Stooges: oggi c’è chi li prende in giro, ma vederli dal vivo non deve essere male. Ma secondo voi Iggy lo regge tutto un concerto senza vomitare? Il pericolo è dietro l’angolo. Solo che quando ti ricapita di vederli… se non sbaglio qualche anno fa (2004) partì un pullman enorme in direzione Torino, contenente decine e decine di personaggi di età e provenienza miste che corsero a vedere Iggy & The Stooges: i pareri sullo spettacolo furono discordanti, c’era chi aveva parti di Iggy nelle orecchie (poi Iggy si rigenera). Quindi ogni tanto torna in Italia. Ma se dobbiamo aspettare 8 anni è lunga, l’ultima pisciata è sempre in agguato (lungi da me il tirargliela la sfiga). Bisognerebbe andare.
“Hard Rock Cafe Rocks the Square” è un nome che è tutto un programma. Pare che la band emergente vincitrice del concorso estivo “Battle of the bands” aprirà il concerto degli Stooges. Decisamente un onore. Ma occhio alla formalina che schizzerà tutto intorno all’inarrestabile Iggy. Il concorso è organizzato anche da Virgin Radio. Ma con Iggy sul palco c’è anche Ringo che urla quindi?
Dal 2010 Iggy Pop è nell’Olimpo dell Rock‘n’Roll Hall of Fame. Non un bel segno. Però che potenza vedere The Stooges. Nella formazione attuale al basso c’è Mike Watt, ex ex ex Minutemen. L’indecisione attanaglia tutti noi.
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Occhiali, chitarre e zanzare, Lou Barlow all’Hana-Bi di Marina di Ravenna
La chitarra l’ha abbandonato, si è rotta, prima del concerto; quella pozza calda che è l’Adriatico gli ha risucchiato gli occhiali, li ha persi, quando nel pomeriggio ha deciso di farci un tuffo (dice di fare abitualmente il bagno con gli occhiali): la serata di Lou Barlow all’Hana-Bi di Marina di Ravenna è segnata dalla sfiga. Sembra affranto e agitato quando, almeno un paio di volte prima di iniziare a suonare, sale e scende dal palco nel tentativo di risolvere la situazione, almeno per ciò che potrebbe essere salvabile. Ma niente da fare, lui non ci vede e la chitarra non si aggiusta. Come se non bastasse, ci sono in giro le zanzare ravennati, molto più spaventose di quelle americane. Non gli rimane altro che bere, e suonare.
E allora, ecco il chitarrino, con cui la chitarra viene rimpiazzata. Almeno per la metà del concerto Lou Barlow (www.loobiecore.com) suona con quello. Tra una canzone e l’altra ci supplica di portargli qualsiasi altra cosa abbia sei corde. Ogni canzone è per lui una specie di pena, tra il serio e il faceto. Ma c’è qualcuno nel pubblico, o forse anche di più di qualcuno, che apprezza senza dubbi, anzi non avrebbe potuto vedere concerto più bello. Proprio con quel chitarrino, Lou Barlow restituisce la grandezza delle sue canzoni, riducendole tutte all’osso. La tenerezza e la riservatezza con cui esegue i pezzi sono commoventi: c’è qualcosa in lui, una specie di immediatezza musicale ineguagliabile, di sensibilità evidente, di ambivalenza inimitabile malinconia-ironia, urlato-sussurrato, complessità-semplicità, che gli altri songwriter non hanno.
Poi arriva il chitarrone (un tizio gliela presta) e tutto diventa più normalmente bello: lui è più sereno, non si lamenta più, i pezzi sono belli pieni, ma manca qualcosa rispetto a prima. Quel chitarrino c’aveva gettato dentro la scarna semplicità degli accordi che facevano fatica a farsi sentire. La voce è comunque a volte rotta, colpa dei Dinos che in tour lo fanno sempre urlare. Comunque, è arrivato il chitarrone: il concerto prende tutta un’altra piega, è come vedere un secondo live. Lou viaggia come un treno un pezzo dietro l’altro, ha effettivamente acquistato più sicurezza. Una canzone nuova dei Dinosaur Jr, una cover di Palace Brothers, molti Sebadoh e uno spettacolo di simpatia, dolcezza e alcol.
Davvero, un live punk, un live d’autore, un live divertente. Non c’è niente di meglio di tutte queste cose insieme. E Lou Barlow ce le ha date.
L’elefantessa brucia poi risorge, Topsy the Great live a Santarcangelo dei Teatri
Vincono i Topsy the Great, nel mio personale e inutilissimo contest tra i gruppi che hanno suonato in Piazza delle Monache a Santarcangelo di Romagna per il Festival del Teatro 2012 (aka Santarcangelo dei Teatri). C’erano anche (tra parentesi una descrizione per capi più che sommissimi): Mangiacassette (cantautore punk), Gli Orsi (organetto, chitarra, tastiera), Aidoru (rock e composizione contemporanea), Bob Corn (cantautore folk, ex Fooltribe), Beeldenstorm (percussioni e improvvisazione), Father Murphy (dark wave) e Alessandro Fiori (cantautore, ex Mariposa). Competizione inutile perché gareggiavano band difficilmente paragonabili ma… i Topsy the Great hanno schiacciato tutti.
Chitarra, basso, batteria, no voice, impressionante la facilità con cui cambiano velocità, si stoppano e ripartono scheggiando la continuità ritmica impostata poco prima. Ricordano, spesso, gli Shellac nei suoni più graffianti.
Ma c’è di più. I Topsy the Great (www.fromscratch.it) spaccano soprattutto quando bruciano l’aria con la velocità di giri che a volte durano pochi secondi e a volte si protraggono più a lungo, ma non ti fanno mai attendere troppo il momento in cui la batteria ti trascina da un’altra parte, seguita da un basso e una chitarra che a tratti diventano due segugi incollati alla preda, impertinenti e acuti. Poi la preda fugge, e si riparte, ripetendo oppure no. La ripetizione, in questi casi, è il martello che batte regolarmente e ti accompagna verso ciò che ci sarà di nuovo dopo. Quindi, ben venga la ripetizione.
Ma chi è Topsy? Topsy è un’elefantessa, fulminata in pubblico da Thomas Edison per dimostrare che la corrente alternata non va bene usarla in casa. E infatti, nel secondo Ep Vol.II (2010) si sente quanto dal vivo, fuori casa, i Topsy the Great rendano meglio rispetto a quando sono in studio. Comunque, aspettiamo con curiosità l’album Steffald (il singolo è Lalboom), che uscirà in ottobre 2012 per Fromscratch records.
PS. Il primo Ep era Topsy the Great, uscito nel 2009.