Occhiali, chitarre e zanzare, Lou Barlow all’Hana-Bi di Marina di Ravenna

Lou Barlow all'Hana-Bi a Marina di RavennaLa chitarra l’ha abbandonato, si è rotta, prima del concerto; quella pozza calda che è l’Adriatico gli ha risucchiato gli occhiali, li ha persi, quando nel pomeriggio ha deciso di farci un tuffo (dice di fare abitualmente il bagno con gli occhiali): la serata di Lou Barlow all’Hana-Bi di Marina di Ravenna è segnata dalla sfiga. Sembra affranto e agitato quando, almeno un paio di volte prima di iniziare a suonare, sale e scende dal palco nel tentativo di risolvere la situazione, almeno per ciò che potrebbe essere salvabile. Ma niente da fare, lui non ci vede e la chitarra non si aggiusta. Come se non bastasse, ci sono in giro le zanzare ravennati, molto più spaventose di quelle americane. Non gli rimane altro che bere, e suonare.
E allora, ecco il chitarrino, con cui la chitarra viene rimpiazzata. Almeno per la metà del concerto Lou Barlow (www.loobiecore.com) suona con quello. Tra una canzone e l’altra ci supplica di portargli qualsiasi altra cosa abbia sei corde. Ogni canzone è per lui una specie di pena, tra il serio e il faceto. Ma c’è qualcuno nel pubblico, o forse anche di più di qualcuno, che apprezza senza dubbi, anzi non avrebbe potuto vedere concerto più bello. Proprio con quel chitarrino, Lou Barlow restituisce la grandezza delle sue canzoni, riducendole tutte all’osso. La tenerezza e la riservatezza con cui esegue i pezzi sono commoventi: c’è qualcosa in lui, una specie di immediatezza musicale ineguagliabile, di sensibilità evidente, di ambivalenza inimitabile malinconia-ironia, urlato-sussurrato, complessità-semplicità, che gli altri songwriter non hanno.


Poi arriva il chitarrone (un tizio gliela presta) e tutto diventa più normalmente bello: lui è più sereno, non si lamenta più, i pezzi sono belli pieni, ma manca qualcosa rispetto a prima. Quel chitarrino c’aveva gettato dentro la scarna semplicità degli accordi che facevano fatica a farsi sentire. La voce è comunque a volte rotta, colpa dei Dinos che in tour lo fanno sempre urlare. Comunque, è arrivato il chitarrone: il concerto prende tutta un’altra piega, è come vedere un secondo live. Lou viaggia come un treno un pezzo dietro l’altro, ha effettivamente acquistato più sicurezza. Una canzone nuova dei Dinosaur Jr, una cover di Palace Brothers, molti Sebadoh e uno spettacolo di simpatia, dolcezza e alcol.
Davvero, un live punk, un live d’autore, un live divertente. Non c’è niente di meglio di tutte queste cose insieme. E Lou Barlow ce le ha date.

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