Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Twins

Dopo la bovazza estiva arriva in questi giorni settembre, a ricordarci che il sole non è solo di agosto, e arriverà tra non molto ottobre a ricordarci che dobbiamo stare tranquilli che non è che l’inverno non arriva più.
Tra le uscite che renderanno felice il nostro autunno ci sarà Forever Young di Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, il 28 ottobre per To Lose La Track. Per ora è uscita una canzone ad anticipare tutto, Twins (video, su), che mi piace molto perchè è dilatata e ha i tempi allungati come si deve fare in questo momento di passaggio, stagionale, ma non solo. Credo che quando una canzone riesce ad arrivare e a circoscrivere precisamente un tuo stato d’animo, prima ancora che tu ti sia reso conto di quale stato d’animo si tratti, allora è la canzone che ci voleva. Non è la tua canzone preferita, ma ti aiuta molto.
Ricordo che qualche anno fa mi era presa una cotta per i Male Bonding. E Twins è l’incrocio tra quei Male Bonding e quegli altri, i My Bloody Valentine, uno dei concerti più belli visti quest’anno.
Qui le chitarre che girano solo su se stesse ed escono da più parti dalle casse, una batteria stanca ma che non molla, i piatti che ti perforano le orecchie esattamente come in Whispers (2010), un basso che non si sente e una voce molto soave rispetto alla musica piena e rumorosa, ti fanno ricordare che nel mondo ci sono altri luoghi, passaggi oscuri ed eleganti, e altre stagioni che devono venire. Una volta c’erano band come i Sonic Youth a ricordarti che quei posti sono reali, oggi non ci sono più. Ma ci sono i Tiger! Shit! Tiger! Tiger!.
Twins lascia credere che il disco che uscirà nell’ottobre già inoltrato sarà un buon modo per attraversare quei passaggi e per ritagliarsi nell’inverno che arriverà piccoli spazi di blizzard personale.

Tiger! Shit! Tiger! Tiger! sono su facebook.

Dexter 8 [GRAN SPOILER]

dexter 8

L’ottava e ultima stagione di Dexter è quasi finita ed è ora di tirare le somme. Non si può dire che non sia stata una stagione prodiga di cambiamenti, che non è per forza una cosa positiva.
Masuka si sente attratto da una ventenne e poi scopre che è sua figlia, la vede lavorare in uno di quei bar dove le bariste vanno in giro a tette nude e smette di frequentare quei bar dove le bariste vanno in giro a tette nude. Non fa più battute sullo sperma.
Debra Morgan si è trasformata all’improvviso. Da sorella complice e incazzata che scopa con gli spacciatori che suo fratello vuole uccidere a sorellina accondiscendente che ritorna con il poliziotto più stupido di Miami (Quinn) solo perchè tra poco rimarrà sola come un cane. Tutto nel giro di qualche seduta da una strizzacervelli, la Vogel. Debra non è mai stata in grado di scegliersi un fidanzato che avesse anche un cervello sano oltre a un pisello (Frank Landy era un vecchio). Adesso mangia senza paura quello che le cucina Hannah McKay e dice molte meno parolacce.
Batista è diventato il babbo del Miami Metro Police.
LaGuerta è morta.
Quinn si è fatto spogliarelliste russe, infiltrate, sorelle del boss. Nelle stagioni passate. Nell’ottava è in crisi con Jamie e ha smesso del tutto di ubriacarsi, addirittura studia per passare l’esame da poliziotto super più. Tutto sbagliato, anche quando lascia Jamie perchè Debra, qualche giorno dopo aver tentato di uccidere il fratello e di uccidersi in un colpo solo, dice FUCK meno di quindici volte a puntata. Ma non ha smesso di vestirsi come una Jam e le Holograms. Dexter fra poco parte per l’Argentina perchè ormai non ragiona più coi coltelli ma con l’uccello e Debra ronza ancora intorno a Quinn, che del resto indossa camicie colorate come se il mondo fosse in bianco e nero. È tutto sbagliato Quinn, pensaci. Accostare le tue camicie all’abbigliamento di Debra sarà una scelta esplosiva. Va bene che ti sei rincoglionito un pò con la storia della carriera in polizia e Jamie, ma torna dalle russe, torna alla lap dance, e portati dietro Masuka. La caramella che mangi ogni volta che parli non è sufficiente a ricordarci che sei un simpaticone.
Hannah McKay è buona, come persona dico. Gioca con Harrison, è premurosa, fa da mangiare, ama trascorre tempo della sua vita con Debra Morgan. Da avvelenatrice di Miami si è trasformata in casalinga perfetta. Ricompare, sposata con un miliardario psicolabile e, per riconquistare Dexter, gli tira il collo come si fa con le galline (al miliardario). Però è a posto.
Harrison è un piccolo bambino che cresce di sei anni ogni puntata. In una puntata ha la vocina da bimbo, in quella successiva corre sul tapis roulant della zia, cade, si spacca il mento e perde due litri di sangue, così, con leggerezza, come se in corpo avesse a disposizione tutto quello che suo padre ha versato nella baia. È un bambino carino, che ci ricorda tanto la madre Rita morta in modo terribile. Ma ricordiamoci che nei momenti più opportuni la mamma sapeva trasformarsi in una iena e che il bimbo è figlio suo e di Dexter. Qualche ruolo l’avrà nella storia oltre a quello di impedire al babbo di fare quello che gli piace di più e di occupare sempre più spazio fisico. Quale sarà il suo ruolo lo scopriremo in un spin-off.
Di Dexter il gagio che dire. In questa stagione lo abbiamo visto anche a culo nudo. Con tutti i culi che si potevano far vedere (quello di Hannah, quello di Debra, di Jamie o, al limite, quello di Batista, che è una brava persona) proprio quello di Dexter no. È come se avessimo visto Masuka eccitarsi di fronte alla figlia che gli porta un drink in topless. Moralmente inaccettabile uguale. C’è un limite a tutto. Forse ci hanno fatto vedere il fondoschiena di Dexter solo per farci capire che è ancora in forma. Ma lui non è più quello di una volta: uccide poco, non ha tempo, ha troppi impegni e troppa figa. Gli piacciono solo le bionde e questo avremmo dovuto capirlo e avremmo dovuto anche capire che prima o poi sarebbe successo che una bionda lo avrebbe portato in Argentina per avvelenarlo con una bistecca e farsi una storia con il figlio che a quel punto avrà 25 anni e molti muscoli (finale possibile).
Il babbo di Dexter (Harry) rappresentava la ragione, il sangue freddo, la cosa giusta da fare al momento giusto. Adesso lo incita a uccidere e a scappare con la bionda. È uno degli inventori del codice, dai, un pò di contegno nel cambiarlo ‘sto personaggio. Anche se devo ammettere che all’inizio avrei giurato che l’idea di farlo comparire all’improvviso dietro al culo di Dexter ogni benedetta puntata mi avrebbe stufato dopo pochi minuti trovo che questa sia una delle trovate più profonde della serie tutta. È da quei momenti che vengono fuori i dialoghi migliori, i più sinceri, da padre a figlio, da creatore a creatura.

Ci sono tre personaggi nuovi in questa stagione, anzi quattro: Zach (l’apprendista ricco di Dexter), Jacob, la dottoressa Vogel e il suo figlioletto, fidanzato d’America.
Il figlio della Vogel ha ucciso in due puntate la vicina di casa di Dexter che era in fregola per Dexter e l’apprendista. Lo fa così: taglia via una parte di scatola cranica e cervello delle sue vittime e mette tutto in una scatolina. Forse, visto che lo sta assediando con cadaveri di persone conosciute, vorrà uccidere anche Dexter, prendere lo scalpo biondo di Harrison e fuggire in Argentina con Hannah McKay indossando una parruca gagia (finale alternativo). Solo a qual punto gioiremo perchè la fantasia ha vinto la lotta per il potere contro la razza ariana. Il figlio della Vogel. Lo chiamo così, per me non ha nome: è un personaggio che pur sembrando tosto è del tutto in balìa delle circostanze, tra le quali l’essere stato rinchiuso da piccolo in un manicomio per neonati e l’aver brutalmente ucciso il fratellino. Codice Harry, subito.
Zach in fondo non capiva un cazzo, non era un buon apprendista, Dexter. Andava in giro senza guanti e poi era figlio di uno che si portava a letto la sua colf, abusando della propria posizione. Un fascista. Il padre di Zach è un mafiosetto, uno che conosce tutti, infilato dappertuto, un italiano a Miami, amico di Thomas Matthews, che non è mai stato una lepre come poliziotto, più che altro è un politico. Sia la LaGuerta che la Vogel gli hanno detto in tutte le lingue che Dexter ha qualche problema di condotta ma lui non è mai arrivato a crederci. Non ci crederebbe neanche se gli mettessi di fronte alla faccia un muscolo del Sergente Doakes che grida “è stato lui a buttarmi nella baia”. Matthews era molto amico di Harry ma non può essere il capo supremo della polizia, quello che con un coup de thèatre si porta in casa Miami Metro Police la dottoressa Vogel per far svoltare la serie. E non ce la fa.
Jacob è il nuovo datore di lavoro di Debra, ci prova ripetute volte, con una certa classe, ma lei non ci sta. È un personaggio secondario, ma è simpatico e generoso. E poi ha una banana da maestro.
La dottoressa Vogel (al secolo Charlotte Rampling con due occhi da analista) fa una fine orrenda dopo che ha deciso di convincere il figlio a ritornare, sereno, in un ospedale psichiatrico moderno. Scaltra, creatrice numero uno di Dexter, in fondo una semplice testa di cazzo, di fronte al figlio con la faccia d’angelo e le mani da taglialegna si squama, e alla fine perde un sacco di litri di sangue dal collo. Svolta del racconto, in effetti, dopo la quale mancano solo gli ultimi due episodi alla partenza del figlio della Vogel gagio con Hannah McKay, verso l’Argentina.

Va bene cambiare, va bene forzare la storia per renderla interessante. L’ottava stagione è recitata bene e montata meglio, i tempi sono perfetti e la fotografia è diventata quella di una Miami immobile, meno satura di merda rispetto a una volta. Cosa che per certi versi può essere positiva, tranquillizzante. Per certi altri, la mancanza di merda ha allontanato la scintilla negli occhi del macellaio di Bay Harbour: è stanco stremato, di uccidere non ne può più, piuttosto farebbe il ginecologo. Quello che manca a questo Dexter è il brivido, il brivido d’angoscia delle passate stagioni (e io sono un fan anche della settima). Tutte quelle bionde non vanno bene. Quando andava con la mora era il vero. Non ricordo il nome, ma era una che se andava in giro a tette nude in casa di altri diceva alla sorella del padrone di casa “scusa le tette”, una tosta, una che ha tolto di mezzo il Sergente Doakes, e scusate se è poco. Riportarla in vita potrebbe essere la vera svolta, è

Amare Stay Positive degli Hold Steady. Motivi veri.

The Hold Steady

Stay Positive degli Hold Steady (Vagrant, 2008) è uno dei miei dischi preferiti degli ultimi 5 anni. A un loro concerto un tizio mi disse che con Stay Positive avrebbero spaccato tutto e avrebbero smesso di suonare in piccoli club come quello. Comunque, il tizio da un lato portò fortuna agli Hold Steady perchè in giro per stadi non ci sono andati, dall’altro gli portò sfiga perchè il disco successivo (Heaven Is Whenever, Vagrant 2010) non è come Stay Positive. Stay Positive è migliore anche dei precedenti per tanti motivi che non sono riassumibili in più rotondo, più adulto, registrato meglio.

In corsa, la discografia degli Hold Steady è questa:
Almost Killed Me (2004)
Separation Sunday (2005)
Boys and Girls in America (2006)
Stay Positive (2008)
Heaven Is Whenever (2010)

Gli Hold Steday non fanno Ska, come pensavo quando ne conoscevo solo il nome, ma Rock’n’roll: chitarre satolle, basso a cinghia e batteria senza troppe preoccupazioni. Un tale, Craig Finn, canta come se dovesse convincerti che la pizza a due strati con la mozzarella dentro la crosta che riscalda lui nel suo forno di casa è più buona di quella che fa il tuo pizzaiolo: una cosa personale quindi, che lui affronta con un piglio decisamente aggressivo e un pò ridondante sulle consonanti strisciate.
Dal vivo gli Hold Steady sono molto spavaldi ed eccitati e coltivano quell’angolino di simpatia che li proietta fuori da una seriosità che sarebbe inadeguata (insomma siamo a un livello superiore di consapevolezza). Il disco suona sempre piuttosto bene (tranne in certi passaggi in cui farei a meno di determinati strumenti) anche perchè è prodotto da John Agnello, che non sapevo chi fosse prima di guardare su Wikipedia. Per questo lo metto in neretto.
Quindi, un nome può trarre in inganno: Hold Steady suona bene con Rocksteady e il mio cervello mi ha detto di conseguenza. In realtà è stupido, il mio cervello, perchè è come se dovessimo associare i Garbage alla musica spazzatura, ma è solo musica di merda.

Hold Steady, Stay Positive

In realtà c’è molto di più che il solo Rock’n’roll nel loro immaginario, cioè nei loro ascolti, credo. Craig Finn ha un modo di cantare abbastanza HC e spesso si avvicina allo Spoken word pur mantenendo una costante melodica che non scompare in nessuna canzone. Le citazioni dei 7 Seconds e Youth Of Today nel testo di Stay Positive (title track) possono essere liberamente considerate un firma e una dichiarazione di affetti. “When the Youth of Today and the early 7 Seconds/Taugh me some of life’s most valuable lessons” non si può fraintendere. Per quanto non mi piaccia troppo in generale la citazione del nome di un qualsiasi gruppo in una qualsiasi canzone non hip hop, apprezzo moltissimo la precisione di questa citazione in particolare, che limita l’amore per i 7 Seconds a un arco temporale preciso. Gli Hold Steady dicono anche che Joe Strummer è Santo. Magari Santo no, però era uno tosto, nella musica dico.
Il passato di cui sopra rimane un punto di riferimento degli Hold Steady e anche se nel 2008 avevo abbandonato sia Joe Strummer che i 7 Seconds, e questo poteva essere motivo di attrito, un modo per conciliare le cose lo si è trovato. Il superamento del passato aiuta a determinare quello che ascolti ora. Tu sai cosa non ascolti più e ascolti altre cose anche grazie a quello che non ascolti più. Gli Hold Steady, appena conosciuti, hanno fatto riemergere qualcosa a cui non pensavo da tempo. In un certo senso hanno toccato un tasto sensibile, e questo è stato sufficiente per farmeli piacere. Potevo odiarli, li ho amati. Per un pò di tempo ho riascoltato Walk Together Rock Together dei 7 Seconds. Un pò la bolgia è durata, ma mi è passata presto.

Degli Hold Steady mi piace anche il modo di scrivere i testi. Sono in grado di unire cose da ragazzi e cose da adulti come se questa distinzione non esistesse. È un mood (dico, un mood) che mette a fuoco con precisione un tipo di persona. Tra le cose che ho letto su di loro c’è un’intervista in cui Finn sostiene di aver convinto sua moglie a considerare Bruce Springsteen il miglior cantante al Mondo solo dopo averla portata un concerto per forza. Bella, Bruce. Io sono molto convinto del fatto che senza tutte le band preferite della vita la nostra esistenza sarebbe veramente grama, ma c’è qualcuno che non la pensa così. C’è chi non la pensa così perchè non l’ha pensata così, e va bene; ma c’è chi non la pensa così perchè la pensava così: adesso le cose importanti sono altre. Mi rendo conto che ci siano altre cose da fare oggi rispetto a 15 anni fa, ma ritengo che le due età e le cose diverse possano convivere. Si può diventare matti per una canzone anche quando sei legittimato dall’anagrafe a frequentare le feste over 30.

La cosa migliore degli Hold Steady è la gestualità di Craig Finn dal vivo.

La grandezza di un disco del resto viene definita da tante cose. Non solo dal rinculo emotivo che ha su di te (emotivo cioè fisico-mentale-storico personale) ma neanche solo dalla raffinatezza dei musicisti. Un batterista storto può essere una scelta, un bassista svogliato può essere una scelta e così via, e se la scelta è azzeccata e completa un quadro azzeccato, allora il gioco, si può dire, è fatto. Quello che non ti piace lo sai subito, lo dimentichi ogni volta che inizi a riascoltare il disco dalla prima canzone, per ricordartelo poche tracce dopo. Sembra un gioco, lo è. Così è Stay Positive: una serie di scelte azzeccate in un quadro poco meno che perfetto. Su un disco simile farei, per essere preciso, quasi sempre volentieri a meno delle tastiere (non in Lord, I’m Discouraged), così come dei cori di Franz Nicolay (Magazines), il tastierista. È una cosa che ho sempre pensato. Poi, all’improvviso, nel 2010, Franz Nicolay lascia la band, insieme a un sacco di parole degli altri che significano finalmente si è tolto dal cazzo, e viene sostituito da Dan Neustadt per le registrazioni e il tour di Heaven Is Whenever. Meno uno all’essere la band cazzuta che sono, ho pensato. Poi, nel 2011 Dan Neustadt lascia gli Hold Steady, che quindi oggi non hanno più nemmeno le keyboards, oltre che Franz Nicolay. E diventano la band che ha ascoltato le mie ragioni. Io, quando li ascolto, mi vesto a modo, come faceva mia nonna quando in tv trasmettevano Lascia o raddoppia e Mike entrava in casa sua. Atteggiamento che sottoscrivo. Oggi li aspetto per il nuovo album, che sarà privo di tastiere. Nonostante questo, il quadro sarà ancora composto da un bassista svogliato e un batterista storto e risulterà ancora poco meno che perfetto. Sarà oltre il tradizionale smaronamento attitudinale, sarà la vita dopo le keyboards.

Appendice con pippa giornalistica che gli Hold Steady sono incompresi in Europa anche se in Inghilterra fanno il pienone
“Gli Hold Steady hanno fatto girare la testa un po’ ovunque in America. Un po’ come una bella donna alla facoltà di Ingegneria. In Europa invece il loro occhiolino malizioso non ha fatto ancora colpo, forse perchè eravamo distratti, forse chissà” (ondarock.it su Boys And Girls In America).
“Molto sottovalutata e affrontata forse troppo superficialmente nel nostro continente, probabilmente perché considerata troppo americana per sfondare anche dalle nostre parti, la band di Brooklyn ha invece raccolto, sin dal fulminante esordio di Almost Killed Me, crescenti consensi in patria” (sempre ondarock.it, su Heaven Is Whenever).
“Questo album (Stay Positive), tanto per intenderci, è arrivato nella top 20 inglese e nella top 40 americana” (rockol.it).
“Doveva essere il disco della consacrazione… Insomma, preconcetti e menate indie-snob a parte, è ora che anche da queste parti ci si accorga degli Hold Steady” (rockol.it su Heaven Is Whenever).

Al di là dell’ovunque, per intenderci, degli occhiolini maliziosi, delle top of the pops, delle considerazioni sulle belle donne che vogliono fare l’ingegnere, sulla presunta eccessiva americanità e sull’indie-snobbism come se esistesse, dell’immolazione e della consacrazione, gente che sa dice che in Europa non abbiamo voglia di ascoltare gli Hold Steady. Giornalisti, pagati per dire cose non vere: un giorno un mio amico di Longiano (FC) mi ha detto che aveva parlato di loro con un suo amico di Ravenna (quindi, due province diverse) che aveva la maglietta con scritto “You Almost Killed Me”.