Amare Stay Positive degli Hold Steady. Motivi veri.

The Hold Steady

Stay Positive degli Hold Steady (Vagrant, 2008) è uno dei miei dischi preferiti degli ultimi 5 anni. A un loro concerto un tizio mi disse che con Stay Positive avrebbero spaccato tutto e avrebbero smesso di suonare in piccoli club come quello. Comunque, il tizio da un lato portò fortuna agli Hold Steady perchè in giro per stadi non ci sono andati, dall’altro gli portò sfiga perchè il disco successivo (Heaven Is Whenever, Vagrant 2010) non è come Stay Positive. Stay Positive è migliore anche dei precedenti per tanti motivi che non sono riassumibili in più rotondo, più adulto, registrato meglio.

In corsa, la discografia degli Hold Steady è questa:
Almost Killed Me (2004)
Separation Sunday (2005)
Boys and Girls in America (2006)
Stay Positive (2008)
Heaven Is Whenever (2010)

Gli Hold Steday non fanno Ska, come pensavo quando ne conoscevo solo il nome, ma Rock’n’roll: chitarre satolle, basso a cinghia e batteria senza troppe preoccupazioni. Un tale, Craig Finn, canta come se dovesse convincerti che la pizza a due strati con la mozzarella dentro la crosta che riscalda lui nel suo forno di casa è più buona di quella che fa il tuo pizzaiolo: una cosa personale quindi, che lui affronta con un piglio decisamente aggressivo e un pò ridondante sulle consonanti strisciate.
Dal vivo gli Hold Steady sono molto spavaldi ed eccitati e coltivano quell’angolino di simpatia che li proietta fuori da una seriosità che sarebbe inadeguata (insomma siamo a un livello superiore di consapevolezza). Il disco suona sempre piuttosto bene (tranne in certi passaggi in cui farei a meno di determinati strumenti) anche perchè è prodotto da John Agnello, che non sapevo chi fosse prima di guardare su Wikipedia. Per questo lo metto in neretto.
Quindi, un nome può trarre in inganno: Hold Steady suona bene con Rocksteady e il mio cervello mi ha detto di conseguenza. In realtà è stupido, il mio cervello, perchè è come se dovessimo associare i Garbage alla musica spazzatura, ma è solo musica di merda.

Hold Steady, Stay Positive

In realtà c’è molto di più che il solo Rock’n’roll nel loro immaginario, cioè nei loro ascolti, credo. Craig Finn ha un modo di cantare abbastanza HC e spesso si avvicina allo Spoken word pur mantenendo una costante melodica che non scompare in nessuna canzone. Le citazioni dei 7 Seconds e Youth Of Today nel testo di Stay Positive (title track) possono essere liberamente considerate un firma e una dichiarazione di affetti. “When the Youth of Today and the early 7 Seconds/Taugh me some of life’s most valuable lessons” non si può fraintendere. Per quanto non mi piaccia troppo in generale la citazione del nome di un qualsiasi gruppo in una qualsiasi canzone non hip hop, apprezzo moltissimo la precisione di questa citazione in particolare, che limita l’amore per i 7 Seconds a un arco temporale preciso. Gli Hold Steady dicono anche che Joe Strummer è Santo. Magari Santo no, però era uno tosto, nella musica dico.
Il passato di cui sopra rimane un punto di riferimento degli Hold Steady e anche se nel 2008 avevo abbandonato sia Joe Strummer che i 7 Seconds, e questo poteva essere motivo di attrito, un modo per conciliare le cose lo si è trovato. Il superamento del passato aiuta a determinare quello che ascolti ora. Tu sai cosa non ascolti più e ascolti altre cose anche grazie a quello che non ascolti più. Gli Hold Steady, appena conosciuti, hanno fatto riemergere qualcosa a cui non pensavo da tempo. In un certo senso hanno toccato un tasto sensibile, e questo è stato sufficiente per farmeli piacere. Potevo odiarli, li ho amati. Per un pò di tempo ho riascoltato Walk Together Rock Together dei 7 Seconds. Un pò la bolgia è durata, ma mi è passata presto.

Degli Hold Steady mi piace anche il modo di scrivere i testi. Sono in grado di unire cose da ragazzi e cose da adulti come se questa distinzione non esistesse. È un mood (dico, un mood) che mette a fuoco con precisione un tipo di persona. Tra le cose che ho letto su di loro c’è un’intervista in cui Finn sostiene di aver convinto sua moglie a considerare Bruce Springsteen il miglior cantante al Mondo solo dopo averla portata un concerto per forza. Bella, Bruce. Io sono molto convinto del fatto che senza tutte le band preferite della vita la nostra esistenza sarebbe veramente grama, ma c’è qualcuno che non la pensa così. C’è chi non la pensa così perchè non l’ha pensata così, e va bene; ma c’è chi non la pensa così perchè la pensava così: adesso le cose importanti sono altre. Mi rendo conto che ci siano altre cose da fare oggi rispetto a 15 anni fa, ma ritengo che le due età e le cose diverse possano convivere. Si può diventare matti per una canzone anche quando sei legittimato dall’anagrafe a frequentare le feste over 30.

La cosa migliore degli Hold Steady è la gestualità di Craig Finn dal vivo.

La grandezza di un disco del resto viene definita da tante cose. Non solo dal rinculo emotivo che ha su di te (emotivo cioè fisico-mentale-storico personale) ma neanche solo dalla raffinatezza dei musicisti. Un batterista storto può essere una scelta, un bassista svogliato può essere una scelta e così via, e se la scelta è azzeccata e completa un quadro azzeccato, allora il gioco, si può dire, è fatto. Quello che non ti piace lo sai subito, lo dimentichi ogni volta che inizi a riascoltare il disco dalla prima canzone, per ricordartelo poche tracce dopo. Sembra un gioco, lo è. Così è Stay Positive: una serie di scelte azzeccate in un quadro poco meno che perfetto. Su un disco simile farei, per essere preciso, quasi sempre volentieri a meno delle tastiere (non in Lord, I’m Discouraged), così come dei cori di Franz Nicolay (Magazines), il tastierista. È una cosa che ho sempre pensato. Poi, all’improvviso, nel 2010, Franz Nicolay lascia la band, insieme a un sacco di parole degli altri che significano finalmente si è tolto dal cazzo, e viene sostituito da Dan Neustadt per le registrazioni e il tour di Heaven Is Whenever. Meno uno all’essere la band cazzuta che sono, ho pensato. Poi, nel 2011 Dan Neustadt lascia gli Hold Steady, che quindi oggi non hanno più nemmeno le keyboards, oltre che Franz Nicolay. E diventano la band che ha ascoltato le mie ragioni. Io, quando li ascolto, mi vesto a modo, come faceva mia nonna quando in tv trasmettevano Lascia o raddoppia e Mike entrava in casa sua. Atteggiamento che sottoscrivo. Oggi li aspetto per il nuovo album, che sarà privo di tastiere. Nonostante questo, il quadro sarà ancora composto da un bassista svogliato e un batterista storto e risulterà ancora poco meno che perfetto. Sarà oltre il tradizionale smaronamento attitudinale, sarà la vita dopo le keyboards.

Appendice con pippa giornalistica che gli Hold Steady sono incompresi in Europa anche se in Inghilterra fanno il pienone
“Gli Hold Steady hanno fatto girare la testa un po’ ovunque in America. Un po’ come una bella donna alla facoltà di Ingegneria. In Europa invece il loro occhiolino malizioso non ha fatto ancora colpo, forse perchè eravamo distratti, forse chissà” (ondarock.it su Boys And Girls In America).
“Molto sottovalutata e affrontata forse troppo superficialmente nel nostro continente, probabilmente perché considerata troppo americana per sfondare anche dalle nostre parti, la band di Brooklyn ha invece raccolto, sin dal fulminante esordio di Almost Killed Me, crescenti consensi in patria” (sempre ondarock.it, su Heaven Is Whenever).
“Questo album (Stay Positive), tanto per intenderci, è arrivato nella top 20 inglese e nella top 40 americana” (rockol.it).
“Doveva essere il disco della consacrazione… Insomma, preconcetti e menate indie-snob a parte, è ora che anche da queste parti ci si accorga degli Hold Steady” (rockol.it su Heaven Is Whenever).

Al di là dell’ovunque, per intenderci, degli occhiolini maliziosi, delle top of the pops, delle considerazioni sulle belle donne che vogliono fare l’ingegnere, sulla presunta eccessiva americanità e sull’indie-snobbism come se esistesse, dell’immolazione e della consacrazione, gente che sa dice che in Europa non abbiamo voglia di ascoltare gli Hold Steady. Giornalisti, pagati per dire cose non vere: un giorno un mio amico di Longiano (FC) mi ha detto che aveva parlato di loro con un suo amico di Ravenna (quindi, due province diverse) che aveva la maglietta con scritto “You Almost Killed Me”.

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