Prima che facciano il Governissimo, ci vuole qualcosa per ricordarmi che l’Italia è bella

Prima che facciano il Governissimo, ci vuole qualcosa per ricordarmi che l'Italia è bella

Diverse le ipotesi che si stagliano all’orizzonte politico italiano.

– Bersani che cerca di allearsi con Grillo e Grillo che gli dice o non fai la TAV o con te non mi alleo. Allora a quel punto Bersani, se non si vuole sputtanare, è costretto a rinunciare o forse non rinuncia e accetta;
– Bersani che si allea con Monti, anche se non gli serve a niente;
– Bersani che si allea con Berlusconi, partorendo il cosiddetto Governissimo, per sostenere il quale Berlusconi chiede la Presidenza della Repubblica, per sé o per Gianni Letta;
– Berlusconi che dichiara di essere gay ed entra in SEL e con lui tutti gli altri che lo seguono sempre fedeli;
– Berlusconi che dichiara di essere un magistrato, entra in Rivoluzione Civile e lo porta al 30%;
– gli eletti di Grillo e Grillo che scoprono che sedere in Parlamento e raggiungere gli obiettivi con la trattativa è diverso dal fare una riunione, e scappano tutti via;
– Dario Fo che diventa Presidente della Repubblica;
– Napolitano che interviene dopo aver ascoltato tutte le coalizioni e i partiti e dice: andiamo a votare ancora, ma solo per il Senato.

La faccenda è dannatamente seria. Tutte ipotesi, quelle sopra elencate, che trascurano la nostra felicità, mettendoci all’angolo dell’imbarazzo. Allora ci vuole qualcosa che risollevi l’orgoglio italiano e che ci permetta di recuperare un pò di serenità dopo la catastrofe elettorale. Ecco cosa ci vuole.

Ci sono tante altre cose belle, ma queste sono quelle che mi sono venute in mente per prime.

Cose da fare quando Nevica e quando non hai una lista di Natale

The Fiery FurnacesTutto quello che segue sarebbe nulla senza la certezza che Dario Argento fa ancora dei film.

La prossima volta devo saper valutare meglio le conseguenze spiacevoli. Se ho un blog son tutti i giorni lì a guardare le statistiche del come va e del come non va. Certi giorni una tristezza, certi altri un pò meno. Pubblico pubblico e scrivo scrivo, neanche tanto poi, con l’impegno tassativo non di non scrivere boiate, che è più o meno impossibile, ma di impegnarmi con serietà e di pensare prima di spingere su Pubblica che l’opera appena compiuta sia la migliore di tutte quelle compiute sino a ora.

Lontano anni luce dal livello altissimo di altri blog, scrivo e torno alle statistiche. Neanche da dire che ci trovi chissache, nelle statistiche. Ma quando sei in un blog, sei in un blog, è una profezia: chiunque fa questo, avrà questo, chiunque vuole per forza rischiare la gogna su internet, deve tenere a bada gli spiriti e controllare che sia tutto ok e che almeno 20 persone abbiano avuto voglia di leggere due delle righe che quello che scrive sul blog ha scritto.

Per esempio io ho sempre voglia di vedere cosa c’è di nuovo su Zerocalcare.it perchè è aggiornato un lunedi su due, senza ossessione, almeno credo. E le cose nuove su Zerocalcare.it sono così pregnanti che a Natale ho deciso di scroccare facendomeli regalare sia La profezia dell’armadillo, sia Un polpo alla gola. E se non me li avessero regalati, li avrei comprati. Sono troppo giuste le vignette sul blog, non possono essere non godibili le due graphic novel pensavo. Infatti avevo ragione. Lì dentro c’è un sacco di roba: la sfiga, la scuola, l’amore, un giro sulla via verso il disperato pessimismo cosmico, il bilico, il panico, la svolta, un domani sempre presente (al contrario di quella cazzo di espressione che va tanto adesso, “come se non ci fosse un domani” – però la canzone di Mr. Brace Domani è una figata), i professori del liceo, la paura del niente, la mamma rompipalle ma che ha sempre ragione, la privacy, la tortura psichica, l’autostima e anche l’amicizia.

Importante è sapere che è Bao Publishing che ha pubblicato Zerocalcare, che è poi la casa editrice che ha pubblicato in italiano anche La Lega degli Straordinari Gentlemen – Century di Alan Moore e Kevin O’Neill, altro dono gentile che ho ricevuto per Natale. Calcolando che per Natale ho ricevuto anche gli adesivi di To Lose La Track e il cd di Girless and the Orphan, Nothing to be worried about except everything but you, chi dice che il Natale fa schifo è uno stronzo. Chiarito questo punto devo aggiungere che quel cd era in una lista di tanti e che l’ho scelto tra tanti da farmi regalare, quindi non sono un ingordo, anche se approfitto e mi tuffo a pesce nelle liste per Natale.

Detta anche questa cosa, tutto è relativo. E se al lavoro uno continua a chiamarmi Pacchetti, forse perchè è in loop con il Natale, invece di Sacchetti, posso superare tutto, perchè alla sera arrivo a casa e devo ancora leggere La Lega degli Straordinari Gentlemen o ascoltare uno qualsiasi dei dischi fottuti che ho comprato da poco, in particolare quello che devi ancora capire se è un pacco oppure no. C’è una tipa, in un negozio di dischi che frequento, che compra 10 vinile alla volta, va a casa, li ascolta e se non le piacciono li riporta indietro. E il negoziante li rimette in vendita come usato. Una cosa bellissima. In questo modo c’ho comprato Gentlemen di The Afghan Whigs che ascoltato oggi è un pacco pauroso, ma qualche anno fa era una bomba. E io che sono uno tosto e l’ho preso usato pochi giorni dopo che era uscito, grazie a lei. Quando non ho una lista pronta per Natale corro al negozio e chiedo “Oh, cosa ti ha portato la tipa?”. Con i pacchi che prendo, che non sono tanti in realtà, forse posso diventare come lei. Ma lei memorizza tutto, tutto quello che ascolta una volta è come se lo avesse ascoltato mille volte. In questo non sono in grado di diventare come lei.

Oppure, se mi chiamano Stracchetti ascolto una qualsiasi cosa di The Fiery Furnaces, o vedo Fantozzi subisce ancora. Però, non credo nel potere curativo dell’arte.

L’ultimo pacco che ho preso è stato Tara Jane O’Neill e Nikado Kazumi, TJO and NIKA, un polpettone che non conoscevo ma che ammirando profondamente Tara Jane O’Neill mi sono fiondato subito a comprare anche perchè non è così facile trovare album suoi in giro, neanche nei torrent. Preciso, non sono da crociata anti-download illegale, come Battiato, ma amo spendere i miei soldi in vinile. Punto. Perchè mi piace dare i soldi ai gruppi e alle etichette indipendenti che si fanno un mazzo gigante e perchè mi piace avere un supporto fantastico, indipendenti oppure no. Se poi dentro al vinile c’è pure il codice per scaricare l’mp3, è Natale. E se poi fuori nevica, attacco sullo stereo Nevica dei Gazebo Penguins, che è una di quelle canzoni che mi piace ascoltare se qualcuno mi ha chiamato Sig. Stracchetti, che fa rima con Zampetti ma non ha la stessa classe. La ascolto e la felicità non è mai stata così vicina. Fanculo Stracchetti.

O, mi piacciono anche le robe mainstream. Come Bruce Springsteen. O i Sonic Youth, perchè noi negli anni ’90 eravamo giovani introversi, eravamo giovani che ascoltavano i Sonic Youth. E durante le feste di Natale sono andato a vedere Lo Hobbit di Peter Jackson, che è bellissimo. Per tutto il film ho aspettato che arrivassero le acquile, e alla fine sono arrivate (non è spoileraggio e c’è un errore, se siete ancora svegli alla fine del post).

E comunque, anche se non fossero arrivate, bisognava pedalare.

Se invece delle arti da giovani amassimo gli animali da cortile sarebbe più educativo, ovvero il ritorno del pollo romagnolo

Nel ‘400 in centro a Rimini c’erano orticelli in tutti gli angoli e 10 allevamenti di pesce. Si allevavano anche i polli e i colombi, oltre che il sempiterno maiale romagnolo. A un certo punto arrivarono anche le circolari dell’autorità che vietavano che le galline e i polli sgambettassero liberamente in città. Ma si produceva alla grandissima e si commercializzava pure. La commercializzazione del pollame era anche allora una consuetudine del resto. Si diceva in giro che se il padrone mangiava il suo pollo, o era ammalato il pollo o stava male il padrone. Sulle tavole atterravano tante cose, ma di pollo se ne mangiava in quantità industriali, anche per le sue caratteristiche nutrizionali.

L’allevamento era estensivo, a terra, all’aria aperta. I polli non erano costretti in gabbie infami. La carne era davvero nutriente, perchè tirava su tutte le bontà della terra e dell’ambiente in cui cresceva. Mica come i polli che mangiamo oggi, quelli presi a fettine o interi al supermercato, che crescono sul cemento culo contro culo in capannoni grandi ma molto piccoli perchè loro sono talmente tanti, talmente numerosi, che il loro spazio vitale è ridotto al minimo. E le caratteristiche nutrizionali crollano.
Strano, ma ho riflettuto. Che cosa mi insegna andare a un concerto, ascoltare un disco della band migliore del Mondo o vedere un film del regista più cazzuto della Terra? Vedo e sento le esperienze degli altri e imparo, sì, ma indirettamente. Vengo educato all’ascolto, alla visione, alla critica, alla non critica o cose così. Ma se qualcuno mi spiega il ciclo produttivo del pollo romagnolo so cosa finisce nel mio panciotto. La cosa è più diretta. Allora, pensavo, come sarebbe se fosse un pò più diffusa tra i giovani la cultura del pollo romagnolo? La cultura del pollo locale insomma, in qualsiasi posto si trovi uno. Invece che ai concerti o al cinema, andremmo a vedere conferenze sui polli, conferenze che oggi come oggi sono già piene quando le fanno, e non so se ci prenderebbero a vederle in massa a noi giovini, perchè l’età media è elevata. Però sono piene.

ritorno-del-pollo-romagnolo

Il mercato degli avicoli è importantissimo, in scala globale: di tutta la carne che consumiamo, gli avicoli costituiscono una bella fetta. Naturalmente, anche il suino e il bovino hanno una presenza imponente sul mercato. Gli avicoli sono tanti. Pollo, tacchino, anatra, faraona, piccione, oca, quaglia… Questa può essere una classifica dei consumi, anche se le carni citate, dal tacchino alla quaglia, vengono consumate soprattutto nei periodi festivi, perchè richiedono una lavorazione lunga.
Poi c’è la gallina a fine carriera. Una volta era molto buona per fare il brodo, oggi la gallina industriale a fine carriera perde di brutto, perchè non vive più nei campi, ma nei capannoni, s’intristisce e non è più buona come una volta. Certo, costa meno la gallina industriale, perchè per farla ingrassare serve un periodo di tempo più breve. Così è anche per il pollo: 60 giorni in batteria, 6 mesi a terra. Ma è cambiato anche il sapore del pollo: oggi è più tenero, una volta era più sapido e ruspante.
È cambiata anche la normativa. Fino a non molto tempo fa, vedere polli o galline allevate nei capannoni faceva venire i brividi: li si allevava in gabbie di 40 centimetri, 4 o 5 per gabbia. L’uomo, in condizioni simili, durerebbe pochi giorni, la gallina è un animale forte e dura di più. È come se noi dovessimo vivere per due mesi nel bel mezzo di un eterno concerto degli U2, come densità di persone da sopportare intendo. O come se dovessimo vedere a ripetizione Breaking Dawn in anteprima all’UGC, per due giorni di seguito.
La biodiversità è un tema sui cui vale la pena di argomentare: è fondamentale quando si parla di animali da cortile. In Emilia Romagna, per esempio, ci sono un sacco di razze di galline, oche, polli e tacchini, e una volta ce n’erano anche di più. L’oca romagnola era in tutta Italia (le oche del Campidoglio erano oche romagnole). Sono arrivate anche in Inghilterra, all’inizio del ‘900. Ma perchè? Perchè l’Emilia Romagna era così ricca di razze avicole? Perchè era zona di passaggio migratorio, adatta all’attuazione del processo di domesticazione degli animali autoctoni. “Domesticazione” vuol dire che da selvatici li si faceva diventare animali da piatto. Tutti, ma non i polli, perchè i polli non sono originari italiani ma vengono da lontano, dall’India. Questo succedeva al tempo di SPQR.
Il Medioevo è un brutto periodo, si sa, ed è un periodo in cui la biodiversità diminuisce, perchè diminuisce la popolazione umana. Nessun problema però, perchè le razze avicole sono in grado di generare biodiversità per mutazione, quando vengono a mancare i vincoli della natura. Nascono così le galline col ciuffo, le galline con 5 dita e le galline che depongono uova rosse.
A proposito di biodiversità, la razza del pollo romagnolo presentava tante livree diverse, molto interessanti da un punto di vista genetico. Siamo venuti a conoscenza delle varie livree perchè sulla razza è presente un’iconografia molto diffusa, grazie alle cronache dell’epoca e agli studiosi e appassionati di polli romagnoli. I ravennati, pare, erano particolarmente appassionati.
Il pollo romagnolo è molto diffuso fino al 1960. Però, una delle sue caratteristiche più interessanti, la biodiversità molto spinta, a un tratto diventa un problema: era troppo diversificato ed era troppo difficile fare una selezione per chi lo allevava. Il ’60 segna lo spartiacque: dopo quell’anno il pollo romagnolo non viene quasi più allevato ma conservato solo a scopi espositivi e amatoriali. Inoltre, con il passare del tempo, il contadino si persuade che il pollo industriale, già diffuso alla fine degli anni ’50, era molto più produttivo, e abbandonò il pollo campagnuolo.
Ma nel 1997 fu individuato un allevamento che tirava su i polli romagnoli. Il contadino andò in un ricovero e i polli (circa 30) furono portati all’Università di Parma, da dove si riprodusse, in semplici incubatrici o con metodo estensivo nelle fattorie, una stirpe che è arrivata fino a oggi. Per i mammiferi, quando la numerosità si riduce, insorgono problemi genetici che rendono molto difficile la riproduzione. I polli e le galline sono invece molto più resistenti e, in più, hanno un tasso riproduttivo altissimo: in un anno una gallina può fare 100 o 200 uova. Così, lentamente, si è preparato il terreno al ritorno del pollo romagnolo ruspante. Questa razza era stata sradicata dal suo territorio, quasi non esisteva più. L’operazione di recupero dell’Università di Parma, durata anni, dal ’97 a oggi, l’ha fata ringalluzzire e oggi il pollo romagnolo (intendo, con “romagnolo”, ruspante) comincia a tornare sui piatti. Ma attenzione, se uno è fraudolento e vi vende un pollo dicendovi che è romagnolo ma siete in dubbio che non lo sia, potete smascherare facilmente il truffatore grazie a un sistema di tracciabilità che vi può dire “si, è un romagnolo” o “no, non lo è”. E’ giusto riconoscere la biodiversità ed è giusto garantire la qualità del pollo allevato a terra, che costa di più, ma è più buono.
In origine, quando il pollo era ruspante, YouTube non esisteva. Riteniamoci fortunaci: ci hanno quasi tolto il vero pollo rosso e sapido ma in cambio ci hanno dato YouTube. E adesso che sò cosa mangio*, festeggio, accendo YouTube.


* L’ho imparato grazie alle relazioni di Oreste Delucca e Alessio Zanon nel corso della serata dedicata agli animali da cortile, organizzata a Santarcangelo di Romagna il 30 novembre.