La critica compiacente e le cripto-cover

La critica accondiscendente e le cripto cover

Ho appena letto una recensione, che ne richiamava un’altra, ed entrambe parlavano male di un disco, RAUDO, che (sapete) mi piace molto. Sono due scritti di tenore differente: la recensione su Ondarock.it (e non Rockit.it) contesta principalmente il disco, principalmente ma non solo; quella su Frittomisto12 contesta tutta una serie di cose: oltre al disco, chi lo apprezza, l’etichetta che l’ha fatto uscire, una delle persone che suonano nei Gazebo Penguins e precisamente il bassista, e altre cose, tra cui la critica cosiddetta accondiscendente.
Ora, inizio dalla recensione che critica il disco. RAUDO può certamente piacere o non piacere, i Gazebo Penguins possono piacerti oppure farti schifo, ma rimane comunque necessario criticare con cognizione di causa. Suonare bene non significa esibirsi in tecnicismi ma strutturare bene il pezzo, avere buon gusto, non essere dei cinghioni. Al di là del fatto che abbiamo imparato da decenni che saper suonare uno strumento non significa per forza essere Jaco Pastorious, Braido o Vinnie Colaiuta ma mettere insieme tutta una serie di fattori, la prima critica che viene fatta (la tecnica) è il risultato di un ascolto superficiale dell’album in questione. Non solo di quello in questione, anche di quelli precedenti, come The Name Is Not The Named, che ha soluzioni tecniche molto interessanti. Il trito e ritrito ritorna ciclicamente, ma non sempre così ben costruito e ben fatto, con una cura dei suoni a questo livello, con una cura così appassionata degli arrangiamenti. Prova a suonare la batteria come la suona Peter e dimmi il risultato (cito Peter perchè una volta volevo essere un batterista ed è quello che mi salta più facilmente all’orecchio). E quando dico prova a suonare come Peter intendo dire con la sua botta, la sua precisione e la sua velocità.
La musica è tutta una roba complessa fatta di un sacco di cose tra cui (vado random) passione, tecnica, ricordi, speranze. Troppo complessa per alcuni.
Si parla anche di liriche immobili. Per capire quanto questo giudizio sia privo di ragion veduta, mi permetto di rimandare a un altro articolo di Neuroni in cui ho scritto di alcuni passaggi dei testi dei Gazebo Penguins, utili a capire il livello. L’articolo è questo (e qui non si parla di tutti i testi ma bisognerebbe).
Le chitarre ferme agli anni ’90 sono il tocco da maestro. L’emo-core è tornato, nessuno lo nega, ma con i Gazebo Penguins e i Fine Before You Came sono tornate soprattutto due cose dell’emo-core: l’entusiasmo, i concerti in cui ci si diverte e la musica vicina alla gente che l’ascolta. Questo è il punto.
Veniamo alla seconda recensione, e veniamo quindi anche a noi. La critica basata sul piace a troppi è vecchia tanto quanto la critica stessa e qui viene riproposta. Sempre difficile è giudicare la spontaneità o la non spontaneità di qualcuno quando non lo si conosce, e sempre imbarazzante definire “violenta” una risposta solo perchè contiene due parolacce. Questo modo di intendere le cose ricorda qualcuno. In più, parlare di volontà di delegittimare la critica mi sembra eccessivo. La critica è molto più facile della pratica, si sa, ma, soprattutto oggi, con l’internet così evoluto, è il minimo che si possa venire a creare il dibattito. Non piace sempre l’idea, ma è bello. Tornare a quando internet era libro digitale non mi sembra il caso. Chi si rompe il cazzo delle “cripto-cover” dice “mi sono rotto il cazzo delle cripto-cover”, chi non è d’accordo risponde. Punto.
In Italia siamo andati avanti eccome, e questo è successo anche grazie a etichette come To Lose La Track e altre, e grazie a gruppi come Gazebo Penguins e altri che hanno mosso acque un poco stagnanti. Se non si capisce questo, allora chiudiamola qui. Da quel che mi è sembrato di comprendere dalla recensione di Frittomisto12, l’Italia è divisa in due parti, una di serie A e l’altra di serie B, una che fa ricerca e l’altra che sceglie la via facile. Non credo sia una divisione opportuna, per tre motivi:

1. è offensivo, di fronte a gente che si sbatte molto per creare qualcosa che è cultura, definirlo di serie B;
2. la qualità non sta solo nella ricerca. Assodato.
3. etichette come To Lose La Track lavorano per unire e lavorano con gruppi di tipologie molte diverse, anche con l’elettronica (così, perchè non tutti sembrano saperlo), e lavorano per cercare di fare capire che bisogna aiutarsi e non farsi la guerra. Se c’è una possibilità di emergere, è quella che viene dal promuoversi a vicenda, e Dio mi fulmini se non è vero che To Lose La Track e molti suoi gruppi lo fanno, e soprattutto: non lo fanno solo tra di loro.

Credo che ciò per cui si lavori è trovare un posto in cui stare, non tutti, chi vuole, un terreno comune, non per ristringere il campo il più possibile perchè un certo tipo di musica è superiore a un’altra, o perchè per essere bravi bisogna essere incompresi o piacere poco. C’è un’idea dietro, o almeno così è come la vedo io: lavorare per qualcosa che abbia un valore per le persone. Vedere che la cerchia si allarga è, semplicemente, bello, non perchè si guadagnano più soldi, ma perchè quello che si è cercato di costruire sta riuscendo, e cresce. Non è questione di commerciale o sperimentale, è questione di saper fare le cose, e di farle con passione.

La critica non è compiacente. La critica (definiamola così per comodità) valuta positivamente. Io ho scritto già un pò di articoli (positivi) sui gruppi contestati dai moralizzatori, e sono andato a diversi concerti, che mi sono piaciuti. Nessuno mi ha pagato, nessuno mi ha chiesto di scrivere bene o male di una cosa, nessuno mi ha fatto annusare qualcosa di afrodisiaco o dato una botta in testa. L’ho fatto perchè mi piace, l’ho fatto perchè volevo, non ho compiaciuto nessuno e non ci sono accordi in base ai quali se lo faccio qualcuno mi dà qualcosa in cambio. Ai concerti, la gente si diverte e decide di spendere il proprio tempo e qualche euro per comprare i dischi o entrare nei posti. Non compiace, non viene pagata e non lecca dei culi.

3 pensieri su “La critica compiacente e le cripto-cover

  1. Pingback: Opinioni non richieste su polemiche sterili: Gazebo Penguins | mestolate

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