Quando J Mascis stava per diventare un Nirvana e un Built to Spill

Questa mattina mi sono svegliato con un ronzio nelle orecchie. Doveva essere successo qualcosa di interessante. Accendo il Facebook, scorro le notizie e vedo l’articolo (del Guardian) condiviso dalla pagina Nirvana che dichiara una roba esplosiva: Kurt Cobain chiese due volte a J.Mascis di diventare un Nirvana. Il 1989 è l’anno, i Nirvana non erano quasi nessuno, avevano fatto uscire Bleach e Kurt Cobain si era già rotto le balle del chitarrista che aveva assunto, Jason Everman, accreditato nell’album ma che in realtà non suonò una nota. Lo voleva rimpiazzare. J.Mascis ha declinato l’offerta.
A questo punto della storia serve dire che J.Mascis suona anche la batteria.
La seconda richiesta di Cobain avvenne sotto il segno di Sliver.

Sliver è uscita nel ’90 come singolo, poi nel ’92 per promuovere Incesticide, raccolta di cover, singoli e bsides. Kurt Cobain nel ’90 aveva bisogno di un batterista per inciderla. In quella canzone la batteria la suona, alla fine, Dan Peters dei Mudhoney.
Nel 1989 J.Mascis aveva da poco fatto uscire Bug con i Dinosaur Jr, in effetti mi chiedo perchè avrebbe dovuto cercare un altro progetto. Il successo planetario i Nirvana non l’avevano ancora raggiunto nel ’90, ma a prescindere da questo, anche se la richiesta di Cobain fosse avvenuta dopo Nevermind, non vedo pechè J.Mascis avrebbe dovuto accettare: se uno ha un progetto ha un progetto.

Nel 1997 i Built to Spill dovevano registrare Perfect From Now On (Warner Bros.) e Doug Martsch voleva a tutti i costi che J.Mascis suonasse la batteria per lui. J.Mascis disse no. Nel ’97 i Dinosaur Jr, già da un pò in formazione non originale, anzi per l’ultima volta in formazione non originale, fanno uscire Hand it Over (Blanco Y Negro/Reprise/Warner). Magari Mascis c’ha pure pensato di diventare un Built To Spill, e a questo punto avrebbe anche potuto, visto dopo Hand it Over i Dino si sono sciolti. Ma già sapeva, che dopo 10 anni, avrebbe fatto uscire Beyond con Murph e Lou Barlow (leggi anche Dinosaur Jr, nuovo album a fine estate. Ricapitoliamo.).
Una cosa è certa: tra gli amici della cumpa, J.Mascis piace di più come batterista che non come chitarrista.
A questo punto però bisogna sottolineare che il Guardian in chiusura di articolo scrive almeno un paio di stronzate. Non si può affermare che “the high point” della carriera dei Dinosaur Jr sia Where You Been solo perchè ha scalato più di altri la classifica. Serve un giudizio critico serio. In Where You Been c’è Get Me che lo fece schizzare alle stelle, ma l’album non è nulla se paragonato a, che so, You’re Living Over Me. Non si può intendere “the high point” della carriera di una band come i Dinosaur Jr solo come “il momento in cui le vendite schizzarono”. Seconda panzana: I Bet On Sky è uscito a settembre 2012, non a giugno. Ma questa è meno grave.

Qui non si fa mica musica per limonare

King Buzzo

King Buzzo

Endless, Nameless (1992) è la ghost track di Nevermind dei Nirvana. Una canzone che non si è mai conclusa, come dice il titolo. Anche Don’t dei Dinosaur Jr. (album Bug) non si è mai conclusa, ancora prima di Endless, Nameless, nel 1988. Entrambe non hanno mai avuto uno sfogo davvero definitivo per i rispettivi padri, i quali non hanno proseguito sino in fondo su quella strada, ma hanno intrapreso un percorso spesso differente, oppure molto breve. I Nirvana, in qualche episodio di In Utero, hanno sputato la medesima barbara e limpida violenza; i Dino non l’hanno mai fatto. I Melvins (sempre prima dei Nirvana, dalla fine degli anni ’80) alcune volte ci hanno fatto gridare la follia, abbattuti anche dalla chioma agitata però stabile di King Buzzo, ma mai in modo a tal punto viscerale. Più potente, meno penetrante.
Negli anni, un sacco di band hanno dato vita a grida distorte e suoni maltrattati. Sono ben lungi dal conoscerle tutte, ma ne voglio ricordare due che, sebbene spesso lontane dal mood di Don’t e Endless, Nameless, sono state il punto di arrivo (per niente definitivo) di un percorso mio personale all’interno della musica che scrosta la gola di chi la canta. I Refused e gli Unsane… ecco, queste due band penso possano definirsi il massimo. Prendete anche solo l’attacco dell’album, datato ’96, Songs to Fan The Flames of Discontent dei Refused (la canzone Rather Be Dead): questo si che è un pezzo che gratta, e nel caso specifico è Dennis Lyxzén a grattarsi la giugola. Poi l’album passa attraverso hardcore, batterie veloci, (un pò di) metal e arriva fino a Crusader of Hopelessness, e la chitarra diventa semi-orecchiabile, quasi quasi porta il pensiero agli Shift, davvero vivi proprio in quegli anni. Bellissimi anche tutti i passaggi interni a Beauty. E, oddio, che la chitarra di Last Minute Pointer non ci conduca addirittura ai nostrani e amatissimi Marlene Kuntz!

Unsane Wreck

Unsane Wreck

Gli Unsane. Sono sempre stati una delle band metal più sanguinolente sulla faccia della Terra. Tra l’altro, proprio tra non molto, saranno in tour per promuovere l’album nuovo (Wreck), con i Melvins.
Poi, sono arrivati i Pissed Jeans, che dal 2004 hanno iniziato a urlare dentro un microfono, a pestare su un basso e una batteria e a far farfugliare pesantemente le chitarre. Che gran gruppo questo, davvero poco pretenzioso, ma con una carica di schifo e paura addosso da far tremare i muri. Hanno messo al mondo tre album: Shallow (2005), Hope For Men (2007) e King of Jeans (2009).
Da poco ho scoperto i Ceremony, che mi garbano assai. Eccoli, se avete voglia.

Trovo geniale il passaggio dall’intro alla prima strofa cantata. Eh, raga, qui ci sta un sacco di punk, anche nel senso più tradizionale del termine. Qui dentro ci sono anche un pò i Clash di Garageland. No? Però con i Clash un pò (forse) si limonerebbe, quindi torniamo in noi. Ma, aspettate, invece… con i Nirvana si acchiappa? Forse un pò si, quindi il nostro incipit era sbagliato sotto a quel titolo. Di nuovo: rientriamo nei ranghi. La canzone con la quale potete deliziare le vostre orecchie grazie al video sopra incollato è del terzo album dei Ceremony e a un certo punto dice addirittura “Sick of Black Flag” e pure “Sick of Cro-Mags” (questi ultimi mi sono sempre stati poco simpatici). I Ceremony hanno pubblicato il loro quarto disco (Zoo) proprio in Marzo 2012, per Matador, che sembra suonare diversamente dai precedenti. Ascoltatevi Rohnert Park, Still Nothing Moves You o Violence Violence e scrostate come si deve le vostre casse stereo.
PS. Non si è ancora capito se il batterista dei Ceremony si chiama Jake Casarotti o Jake Cazzarotti. Secondo voi, con un cognome così, limona in giro?

Male Bonding o Male Bondage? Nothing Hurts

Male Bonding, Male Bonding. Ma so per certo che in alcuni negozi di dischi i negozianti sono incappatti nell’errore e hanno scritto “Bondage” invece di “Bonding” sulla lavagnetta delle novità. Ahia. Guarda che è un attimo, si sparge la voce che hai cd strani e materiale audio introvabile e ti trovi il negozio invaso. La felicità a volte sta in un cd. Nothing Hurts, di Male Bonding per Sub Pop, è proprio un cd (nel senso di album) che ti rende felice. Tutti pezzi che durano dal minuto e venticinque ai due minuti e cinquanta, tutti pezzi che ti fanno venire voglia di vederli dal vivo. Stai dietro alla chitarra e stai dietro alla batteria è la stessa cosa, sortiscono lo stesso effetto, cioè hai come la sensazione che ci sia almeno un gruppo che possa ricordarti un certo tipo di musica senza vergognarsene, che possa suonare andando dritto per la propria strada. Le prime due canzoni sono proprio così (Year’s Not Long e All Things This Way). La terza gira esattamente allo stesso modo (Your Contact). Una versione non male (acustica) è qui…

Sull’album ha tutta un’altra botta ma il video è divertente. Poi c’è Weird Feelings che ha un incrocio di basso e batteria all’inizio che è storto quanto basta da incantarti ad ascoltarlo e riascoltarlo. Ha i cori, e un chitarrone che li tiene su, un riffettino di chitarra frignoso e quasi stupido, il campanaccio (o Toca)… e un finale troncato. In pratica, è una canzone con un concentrato di roba buona e divertente. Franklin dà un attimo di respiro, ma non la sua chitarra e l’enorme arrangiamento di batteria. Crooked Scene riporta alla tipologia di suono iniziale: veloce e pestata, con in più un ritornello apertissimo e un video skate con trucks Indipendent in bella vista. E ora, T.U.F.F. C’è da dire che anche in questo caso tutto sembra abbastanza semplice: con un ritmo un pò pestato, un pò orecchiabile e suoni poco ruffiani ma grossi e sporchi, hai fatto la canzone. Tutto funziona alla perfezione anche in Nothing Remains, che alterna chitarra spesse a cori simpatici e orecchiabili (e sotto sempre una batteria “importante”). Nothing Used to Hurt proviene prima direttamente dai Nirvana e poi si trasforma in Male Bonding veloci. Solo Pirate Key basterebbe per capire quando di originale e fresco ha questo album.

Sentire la prima volta il cambio di battuta al minuto e venti è come ottenere ciò che desideravi da una canzone, senza troppi pensieri. Un pò di Nirvana (di Incesticide e In Utero) anche in Paradise VendorsPumpkin alterna ritmiche piene a chitarrine piangenti e accenti niente male. E’ forse uno dei pezzi migliori dell’album. Chiude Worse to Come, che cambia tutto il disco: è acustica, almeno fino a un certo punto, chitarra e voci, maschile e femminile (Vivian Girls).
Male Bonding è un Power Trio (Kevin Hendrick, Robin Silas Christian, John Arthur Webb) come si deve, per giunta inglese. Nothing Hurts è del 2010, poi sono usciti due EP e il secondo Endless Now, sempre per Sub Pop.