Merchandise, da Tampa, Florida. Avevo sentito sul tubo i pezzi più aggressivi, i primi due che hanno fatto, sono andato perchè ero preso bene. Arrivo là, e hanno tutti la banana. Non conoscevo e non conoscerò gli album. Tre dischi. Uno senza pretese che ha avuto successo, uno che ha fatto successo così così, il terzo che è uno dei migliori del 2013 secondo il NME. Ve lo dico io sono state le dichiarate radici punk rock a fregarmi. Mai fidarsi di quello che scrivono i giornalisti pagati. Il batterista è Dave Grohl che suona con i National. Tra un pò lascia la band. A volte fa troppe cose in una volta, non perde il tempo ma la battuta, ed è costretto a recuperarla in extremis. Il chitarrista è così agitato che non riesce a non far tremare una nota. Eccede leggermente in assoli e fa perdere agli altri quel poco che hanno guadagnato in potenza e ritmo. Il cantante, gran capello, è il sosia di Gary Barlow. Intonato, nella media dei vocioni. Lui ha 20 anni e dopo tre quarti d’ora di concerto tira fuori la lingua: in Florida non li fanno robusti, a parte Dexter. Il bassista è sosia di molte persone, no offence. Forse il migliore, quello che suona e basta. Questo significava il concetto di migliore ieri sera. Dal vivo i Merchandise si guadagnano un posto d’onore nell’olimpo dei gruppi medi che fanno della mediocrità una caratteristica forte per la quale si spera di piacere. Tra i peggiori U2 e gli Interpol più da maledire. E ci infilerei pure The Smiths, anche se della classe di Morrissey qui non ce n’è l’ombra. Ma si, e anche i Muse. La prossima volta che voglio andare a vedere i Merchandise fatemi male sotto i piedi.
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Dream Syndicate, Hana-Bi (Beaches Brew 2013)
I Dream Syndicate hanno fatto quattro dischi in studio, uno ogni due anni tra l’82 e l’88: The Days of Wine and Roses (Slash), Medicine Show (A&M), Out of the Grey (Atavistic) e Ghost Stories (Restless). Sono stati definiti la sintesi tra Bob Dylan e i Velvet Underground dal mago Scaruffi e sono considerati i fondatori del noto Paisley Underground che voglio dire chi non lo conosce.
Sono quelli di Steve Wynn. Tra l’84 e il ’93 hanno disseminato live e lost tapes, poi basta. Fino al 2012, quando hanno ripreso il Paisley in mano e hanno ri-iniziato a suonare dal vivo, senza prima fare uscire un album nuovo, cosa che ha un gran senso perchè finalmente ecco un gruppo che si riunisce, senza fare un album nuovo e magari fare anche schifo, ma solo per fare concerti.
Steve Wynn ha dichiarato a Slicingupeyeballs.com: “We’ve been talking about it. Like I said before, what we are thinking about right now are the upcoming shows in Europe and the show at Solid Sound and then probably after that summer we’ll think about what to do next. I think we are having a really good time playing together and the music is really good so I’m sure we’ll do more. There would be no reason not to. I would love to do a new record, I would love to do The Dream Syndicate album and I think it would be really good but we’ll decide that after June”. La buona idea c’è, quindi: pre-porre i concerti al nuovo album.
Martedi 28 maggio 2013, la sera seguente il concerto dei My Bloody Valentine a Bologna, i Dream Syndicate hanno suonato all’Hana-Bi, in occasione del primo giro del Beaches Brew 2013. Prima di loro, Dirty Beaches (non male, anche se alla terza canzone era come farsi ipnotizzare le palle e anche se sul palco era come se ci fossero una tarantola al centro e due mummie ai lati, senza offesa per nessuno), e prima ancora White Fence, che mi sono perso.
Era la mia prima volta con i Dream Syndicate dal vivo. Ho due domande che mi ronzano nel cervello da martedi sera (bruttissimo affare).
La prima domanda è: cosa spinge una band che non pratica più da vent’anni a riprendere a suonare dal vivo, più o meno nella formazione originale (solo il basso e la seconda chitarra sono cambiati, ma prima della metà degli anni ’80), nonostante i 50 anni d’età (non è che uno a 50 vuole morire, ma tende a perdere un pò di smalto)? Le risposte possibili sono varie. Più cinicamente: il bisogno di soldi (ma non mi pare sia questo il caso); più romanticamente: la voglia di suonare insieme, il ricordo di momenti andati, il tentativo di farli rivivere con la consapevolezza oppure no che è solo un repeat, la voglia di fare ancora quella musica, di portarla ancora in giro. I motivi possono essere tanti, appunto, e tanti altri, almeno credo. Tutti assolutamente comprensibili.
La seconda domanda è: come si fa a evitare che canzoni scritte tra i venti e i trent’anni fa suonino vecchie se rifatte dal vivo esattamente identiche? Il rischio che succeda e la consapevolezza che sta succedendo (durante le prove) non sono buoni motivi per desistere dalla reunion. Evidentemente no. Per quanto riguarda la domanda, la mia risposta è boh.
Il concerto dei Dream Syndicate è stato un buon concerto: hanno ancora una botta invidiabile, suonano compatti e con la voglia di farlo (Steve Wynn era una piccola pila inesauribile). Ma quella cosa, che i pezzi suonavano esattamente come sui dischi che hanno tanti anni, mi frena dal pensare che è stato un gran concerto. I pezzi sono quelli, non è che si può sperare di sentirli riarrangiati e attualizzati (ma attualizzati con che poi): non ci sarebbe così tanto gusto per la band, sarebbe un colpo veramente troppo basso per i fan di vecchia data. Come si fa allora a fare in modo che un buon concerto non venga in qualche modo impoverito dall’età della musica che viene suonata? È un dubbio che mi assilla, e assilla anche voi, lo sento.
Non è una critica alla carriera e alla discografia dei Dream Syndicate, ma al loro live. C’è gente che fa concerti fino a 70 anni, liberissima di farlo, e mettere o cambiare genere è in alcuni casi molto dura. Non è infatti qui il punto. Il punto è riuscire a dare un senso a canzoni di molti anni fa, rimaste lì, poi riprese per essere suonate dal vivo. Non è facile, non succede sempre: anche i My Bloody Valentine hanno smesso nel 1997, si sono riuniti nel 2007 e hanno ripreso a suonare dal vivo, fino a che, lunedi 27 maggio 2013, dopo aver pubblicato un album nuovo, hanno suonato all’Estragon di Bologna. Non sono l’incarnazione (brutta) degli déi con poteri di negromanzia, ma le loro canzoni a sentirle live non puzzano di stantìo, seppur siano state (non tutte) scritte 20 anni fa.
Questione di generi, di suoni, di arrangiamenti, di lungimiranza, di gusti che cambiano, questione di convinzione e passione che ci metti nel suonare, due risorse enormi ma insufficienti a far sì che un concerto riesca davvero. Non lo so con certezza, ma è possibile che tutte queste cose concorrano a creare la patina di vecchio, o di nuovo, a seconda.
Ci sono gruppi che suonano canzoni uguali da anni e già risultano vecchi sugli ultimi dischi, poi suonano dal vivo e alla fine scampano al pericolo che incombe, forse perchè continuando a fare uscire dischi, anche non al massimo, hanno subìto comunque una qualche evoluzione che riescono a riprodurre dal vivo. Altri gruppi su disco sembrano sempre un miracolo e dal vivo sono più legnosi di una carriola; altri si separano per anni e dal vivo riescono a darsi ancora un senso; altri ancora non riescono in questo intento.
Le casistiche sono davvero tante ed è difficile stabilire quale sia la motivazione, ma i Dream Syndicate appartengono all’ultima categoria menzionata, se di categorie si può parlare.
Altro che bello e buono a ‘sti babbi gli dò fuoco, Niente da dirti di Moder
“Non conta fare sogni se ogni volta resti sempre più deluso/il conto non è ancora chiuso/aspetto il colpo a pugno chiuso”. Questa è la profondità di Moder. Le parole si ripetono conta-conto-chiuso-chiuso e si crea un circolo che ti entra in testa di prepotenza.
“Lo sai che siamo fuori dall’ordinario/Assen e Moder questo è il suono del massacro/se non ti piace allora fuori di qua/ma se ti piace resta sotto e fallo sentire in città”. Questa invece è la sua potenza, sulla forza che un suono può avere.
“Volevi il rap fresco/io non te l’ho portato/ma ti ho fatto un affresco/con il sangue che ho sputato/(…)/Non far lo spiritoso/sto rapper sta loco/altro che bello e buono a ‘sti babbi gli dò fuoco”. E questo è quanto è incazzato.
Sarebbe meglio che tutti ascoltassero e sentissero come girano le rime e come gira la musica in questo mixtape Niente da dirti (datato 2011) di Moder.
Moder fa parte de Il lato oscuro della costa (ravennate e romagnola, check: www.myspace.com/latooscuro), gruppo hip hop attivo dal 2003, insieme a Max Penombra, Tesuan, DJ Nada. Tre sono gli album del Lato oscuro della costa: Il promo, Artificious, Amore Morte Rivoluzione; Kill the Vultures è uno dei nomi che spicca tra le sue collaborazioni. Non ce ne frega se nel 2010 Il lato oscuro ha aperto un concerto di J AX, ce ne frega di come sfonda le casse.
Ma siamo qui per Moder. “Tieni la bocca chiusa/tanto è solo una scusa/tra chi vive la vita/e chi l’accusa/Solo notti insonni/perso nel delirio dei miei sogni/penso a te che non ritorni/dimmi perchè non dormi mentre sfogli/l’album dei ricordi/tra quanti giorni storti gli altri son passati e non ci siamo accorti”. Questa è Notti insonni, che ha un respiro internazionale, una melodia splendida e un testo sull’amore e la vita. Dunque, universale. Seguendo il filo, Grida più forte suona esattamente come dovrebbe suonare l’Album del gruppo hip hop totale. Niente paura: il testo parla di disperazione e liberazione, la base vola ancora più alto, con una strizzatina d’occhio al trip hop, la voce femminile ha un’armonia geniale.
A proposito, qui potete scaricare il mixtape. La tracklist è:
1. Dicono di no
2. Solo andata
3. Il suono del massacro feat. Lord Assen
4. Mai dire mai
5. Ricalcolo pericoloso
6. Notti insonni
7. Ancora feat. Tesuan.
8. Grida più forte
9. SOS Remix
10. Resta che parliamo feat. Lord Assen
11. Anche se lo sapessi
12. Al termine feat. Blodi B
13. Un po’ di strofe a caso
Spezziamo il ritmo (noi all’ascolto) e il sederino (Moder, al microfono) con Resta che parliamo. Poche melodie dolci (pochi pugnetti, come si dice), solo suoni duri, ammalati e assassini. Negativo, si, ma molto chiaro: “È un gioco a somma zero/non hai scelto che parteciperai/per un passo avanti ce n’è un altro indietro/il resto è l’illusione che ti fai”, così parla un ritornello che spezza un trito di parole con le rime più stridenti e cattive di tutto il mixtape. Insieme a quelle di Al termine.
Un’occasione per vedere Moder dal vivo è Black Sun, il concerto con i Uochi Toki all’Hana-Bi di Marina di Ravenna, domani 23 agosto.
Ci sono ritmi che hanno la pretesa di dirti chissaché e non ti dicono nulla. E non è il caso di Moder. Ci sono invece strofe e ritmi che ti entrano dentro perchè, si, parlano di amore, morte, illusione della vita, difficoltà di cambiarla, più o meno merda che devi ingoiare, aggressività, aggressione, pessimismo e fastidio, ma anche perchè contengono batterie perfettamente calibrate con suoni in loop nei quali senti un mondo brutto, ma anche la bellezza e la potenza della reazione. Questo è Moder.

