Nick Cave and the Bad Seeds, Push the Sky Away

Nick Cave and the Bad Seeds, Push the Sky Away

Dig!!! Lazurus, Dig!!! era una bomba. Sbagliato iniziare con il titolo di un album che non è quello di cui parlerai, ma ascoltando Push the Sky Away lo pensi: Dig!!! Lazurus, Dig!!! era una bomba. Push the Sky Away si pone su un altro livello rispetto a Dig!!! e rispetto agli ultimi assaggi poco mansueti che Nick Cave ci aveva dato con quel progetto da paura che era Grinderman, parallelo a Bad Seeds e realizzato con tre Bad Seeds – Martyn P. Casey al basso, Warren Ellis al violino e Jim Sclavunos alla batteria -, uscito con tre album se consideriamo anche il remix, ricco di inediti. Con Grinderman, Nick Cave ha colpito anche una parte di quelli che gli avevano sempre, o negli ultimi anni, sottratto credito.

Push the Sky Away (Mute Records) è firmato Nick Cave and the Bad Seeds ed è album delicatissimo, mansueto, fatto di ballate, come le prime due tracce, We No Who U R e Wide Lovely Eyes. Per avere un basso deciso e un ritmo cadenzato dobbiamo aspettare la terza, Water’s Edge. Le cadenze mitiche e ignoranti rimangono, i suoni si avvicinano di più ad alcuni passaggi di Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus (Mute Records, 2004) pur acquistando in respiro (Jubilee Street, che dà un colpo di coda all’abum, con un finale esplosivo ma mai realmente grande). Cercando di giudicare Push the Sky Away con un occhio al passato: è ancora vivo l’autore Nick Cave che ha siglato un percorso altalenante, che ha alternato potenza vocale a pericolosi passaggi filo-pop (Nocturama, Mute 2003) e poetiche liriche sussurrate, e lo ha fatto sin da quando ha iniziato ad accumulare esperienza, con The Bad Seeds, dopo Boys Next Door, The Birthday Party dove era, come si dice, più new wave, più indisciplinato. Ora (2013) è più addomesticato da sé stesso, ma ha senso, lungo la strada che ha percorso.

Tornando a Push the Sky Away, Nick Cave lento, ma un pò dilatato, compare ancora in Mermaids, che possiede quella vena religiosa che gli dà lo spessore intellettuale e spirituale che vogliamo ma che qui non ci soddisfa del tutto, perchè appare poco sincera. We Real Cool è un pezzo sostenuto da una chitarra e dagli archi, armonizzato dal pianoforte a tratti: niente da invidiare a Murder Ballads del 1996 a dirla tutta. In questo caso, nel caso di Push the Sky Away, The Bad Seeds colpiscono per la libertà con cui compongono e con cui affiancano arrangiamenti ripetitivi nel cerchio delle singole canzoni a sonorità sempre diverse e isolate nel passaggio da una canzone all’altra. Accade anche che c’è un coretto pop, in Finishing Jubilee Street (in cui Cave racconta cosa è successo dopo aver scritto Jubilee Street), della stessa dinamicità di quelli di The Evens, dunque non così disastroso in effetti.

Higgs Boson Blues: un pezzo di quasi 8 minuti che rappresenta il punto più alto dell’album, canzone trascinata, con rima baciata, cori, una chitarra che sembra circumnavigare gli altri strumenti ma ritorna sempre su uno stesso giro e una batteria che, quando il pezzo si gonfia, usa i piatti sugli accenti in modo travolgente. Questo è l’attimo in cui tutto esplode bene.

La title track chiude il disco con un organo riverberato che ritorna ad atmosfere cupe e depressse, ma anche ai semplici arrangiamenti del passato più o meno recente (Nocturama). Rimangono piglio e intensità, che fanno pensare a come sarebbe bello vederlo fatto dal vivo, questo album, e come sarebbe bello vedere tutta la banda che suona e Nick Cave che si dimena e recita sul palco, sgambetta e concede spazio all’intimismo che è intimista come tanti altri intimismi ma è solo suo: bastardo, sconsolato, anche reattivo, quando non si impone troppo autocontrollo.

Nick Cave and the Bad Seeds a tratti no, ma a tratti sì, giungono al limite del tramonto psicologico, ma non tramontano mai a pensarci bene. In Push the Sky Away non c’è la fantasia di Boys Next Door/The Birthday Party, ma questo confronto non ha senso, e non c’è la grandezza di The Firstborn Is Dead (Mute, ’85) o The Good Son (Mute, ’90), ma neanche questo confronto ha un gran senso (solo: vuoi non nominare un altro pò di album del passato?). Rimane ferma la capacità di creare cose semplici e intense alternate a robe più spigolose. Il che significa che Nick Cave, con un progetto o con un altro, è in grado di fare ogni cosa.

Ci sono anche un’edizione limited deluxe e una super deluxe.

Prima che facciano il Governissimo, ci vuole qualcosa per ricordarmi che l’Italia è bella

Prima che facciano il Governissimo, ci vuole qualcosa per ricordarmi che l'Italia è bella

Diverse le ipotesi che si stagliano all’orizzonte politico italiano.

– Bersani che cerca di allearsi con Grillo e Grillo che gli dice o non fai la TAV o con te non mi alleo. Allora a quel punto Bersani, se non si vuole sputtanare, è costretto a rinunciare o forse non rinuncia e accetta;
– Bersani che si allea con Monti, anche se non gli serve a niente;
– Bersani che si allea con Berlusconi, partorendo il cosiddetto Governissimo, per sostenere il quale Berlusconi chiede la Presidenza della Repubblica, per sé o per Gianni Letta;
– Berlusconi che dichiara di essere gay ed entra in SEL e con lui tutti gli altri che lo seguono sempre fedeli;
– Berlusconi che dichiara di essere un magistrato, entra in Rivoluzione Civile e lo porta al 30%;
– gli eletti di Grillo e Grillo che scoprono che sedere in Parlamento e raggiungere gli obiettivi con la trattativa è diverso dal fare una riunione, e scappano tutti via;
– Dario Fo che diventa Presidente della Repubblica;
– Napolitano che interviene dopo aver ascoltato tutte le coalizioni e i partiti e dice: andiamo a votare ancora, ma solo per il Senato.

La faccenda è dannatamente seria. Tutte ipotesi, quelle sopra elencate, che trascurano la nostra felicità, mettendoci all’angolo dell’imbarazzo. Allora ci vuole qualcosa che risollevi l’orgoglio italiano e che ci permetta di recuperare un pò di serenità dopo la catastrofe elettorale. Ecco cosa ci vuole.

Ci sono tante altre cose belle, ma queste sono quelle che mi sono venute in mente per prime.

Elezioni oggi, educazione civica dai Paolino Paperino Band

La lezione di educazione civica dei Paolino Paperino Band non ce la dimenticheremo mai. La protesta del moralizzatore. L’avversione alle cose che non andavano (e non vanno) si concludeva spesso con l’insegnamento, la morale della favola. Didascalico, forse, ma utile e potente, tanto lungimirante da valere ancora a più di 20 anni di distanza.
Fetta non eplicita un messaggio finale, ma è chiaro come il sole. Comunque la metti, i Paolino sono stati maestri, in modo diverso rispetto ai Negazione.

Fetta è il primo pezzo dell’EP omonimo del 1991, EP inserito poi anche nella versione in cd dell’album Pislas, nel 1993. Oggi, primo giorno delle elezioni politiche 2013, il lascito dei Paolino ci commuove. Oggi, il voto di protesta non si fa più mettendo la fetta dentro alla scheda ma votando Grillo. La non-scelta si è trasformata in scelta-a-occhi-chiusi del primo santone che la televisione e i palazzetti dello sport decidono di vomitare, che urla a squarcia gola facendo finta di appassionarsi, in realtà sta spettacolarizzando i nostri problemi.
Il risultato del voto di protesta di 20 anni fa è lo stesso di oggi: il nulla, il qualunquismo. Il dissenso senza una visione e una proposta alternative diventa lamentela, o lamento. Il lamento non è un mezzo per curare il malanno, è destinato a spegnersi lasciando che i problemi ci conducano alla fine. Ci piacciono le metafore.

Il moralizzatore