Total Entropy di Asia Argento, (ma si dai) spariamo sulla croce rossa

Total Entropy

Ben due mesi fa Asia Argento ha pubblicato il suo primo album solista, na compilescion, na raccolta de inediti ma pure de collaborazioni degli anni passati co n sacco de musicisti de tutto er monno: Total Entropy, per Nuun Records. Bel titolo, sembra il seguito di Total Recall. Naturalmente è giusto sottolineare che il disco è una merda e che la copertina gli rende subito giustizia. Asia sembra proprio Tricky. Non c’è bisogno di scrivere in un blog per partorire pensieri così affinati.
A questo proposito, sulla pagina facebook di Repubblica XL non hanno scherzato. Nonostante la fan page in questione abbia più di 107 mila fan, ho sentito il dovere di saltare sul carrozzone e contribuire alla punizione di Asia Argento e dei suoi collaboratori.
Non c’è molto da dire sul disco a parte il fatto che è pretenzioso, che copia la maggior parte delle idee da cose già sentite da più o meno 100 anni, da musica dance che non ascolto mai ma che che esiste già di sicuro e da un po’ de electroclash. Ce aggiugni m bò de ambient, e emo fatto er disco.
Bisogna anche aggiugnere, ppe’ diritto de croneca, che i suoni e gli arrangiamenti sono ridicoli. CheeseAndEggs è la canzone che riassume tutto. Ed è ora di smettere di dire che tutto quello che fa Morgan è figo perchè in passato ha avuto qualche momento di lucidità. Morgan è fritto tanto quanto la Ventura.
Mi preme qui de ricorda’ che Asia Argento è quella che dice ANNAMO in Land of The Dead de Romero, gran film anche grazie alla presenza di lei, che, dobbiamo ammetterlo a parte, c’ha r fuoco dentro, come è chiaro dalla copertina. Tutto il resto è contorno.

Meritano un orecchio attento i testi, meravigliosi, decisamente la cosa peggiore del disco. In effetti non è vero che non bisogna perdere tempo ad ascoltarlo. Dobbiamo perderlo il nostro tempo libero, e capire cosa fa Asia nel suo di tempo libero. Abbiamo capito da sto arbum che ascolta gli Air, Tricky e che forse si sbatte anche qualche cd di Marilyn Manson e Courtney Love, così, per apprendere del cantato, poi passa altro tempo insieme agli amici con cui collabora a fare il possibile per riprodurre gli artisti preferiti su un disco col proprio nome, condendo tutto con un bella vinaigrette di cattivo gusto. E grazie a questa sua passione per la vinaigrette, magari nel prossimo lavoro musicale ci sarà ospite pure Gordon Ramsay. Si, perchè in Total Entropy fioccano le collaborazioni: oltre a Morgan e Brian Molko, anche Hector Zazou, imponente esponente della World Music; Munk, Toog, Archigram, che non so chi siano; Tim Burgess, già Charlatans; poi ce stanno pure Dimitri Tikovoi, brillante produttore con un passato non troppo scomodo, e Anton Newcomb (The Brian Jonstown Massacre).
Tra le tracce di Total Entropy c’è Live fast! Die Old!, ma che titolo demmerda. Beccatevi Sexodrome e state attenti perchè è innovativa, sotto tutti i punti di vista: nel video se vede pure ‘na schermata de iTunes.

Roba che fanno ascoltare anche dentro allo Storkino.
Non si può negare che Asia sia un’artista di fama internazionale (ha fatto anche un sacco di film cco’ registi stranieri) e bisogna dire che in questo disco si avverte non poco quanto sia open-minded. E di conseguenza l’album assume un respiro mondiale. Dovremmo vergognarci a farci conoscere all’estero co’ccerte cose. Dovrebbero vergognarsi anche quelli che le stampano certe cose. A proposito di vergogna, da segnalare la ghost track La tua lingua sul mio cuore, titolo maledetto che riporta alla mente il grande successo cinematografico Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa, de Asia.

Ma chi saranno questi della Nuun Records? Mi dicono che in passato hanno fatto cose toste, io non conosco quasi nulla di quello che hanno prodotto e quel quasi nulla mi basta. Fanno ‘n zacco de cose, tra cui un duo femminile francese (la Nuun è francese) che si chiama Orties e che vi raccomando di ascoltare quando volete stare male sul serio. Il loro disco si chiama Sextape (2013), “Leur musique, froide et sensuelle, débarrassée de toute tentation morale” è un estratto della presentazione per la stampa. Copertina a tette nude, è naturale.
Per lo meno le ultime uscite della Nuun fanno fatica a far vergogna. 

Di seguito una seleçao di commenti pubblicati sulla pagina facebook di Repubblica XL a proposito di Total Entropy. Anzi, soprattutto a proposito di Asia Argento, alla quale purtroppo sono indirizzati i post più sentiti. È solo una selezione de commenti perchè molti erano noiosi come Repubblica XL. I bellissimi non li ho pubblicati ma ho scritto cose in questo articolo utilizzandoli come se fossero idee mie. I commenti medio/belli li ho copiati e incollati.

<< Ma andate a fanculo. (la seconda plurale credo sia per quelli di Repubblica XL, ndr)

Non per snobismo ma credo che prima di ascoltarla mi bucherei i timpani con un ferro da maglia.

Io mi son fermato a Live Fast, Die Old.

Annoiata questo è l’ennesimo passatempo.

Mi sta sul cazzo.

è un bel disco, musica sperimentale, da intenditori . . .molto belli i brani con Morgan . Lei é. una grande artista e bella persona . Non sempre quello che appare é. quello che si é. veramente e Asia é. una mamma e un’ artista speciale !

Ma per carità !! … Come uccidere la musica, arte suprema. Rispetto innanzi tutto e libertà di espressione but … Asia farebbe meglio a fare il calzetto … Pessima anche come attrice!

(E poi eccolo, immancabile) Pessimo disco, ma ancor meglio che 90% dell “indie” rock italiano. Quindi assolutamente perdonata.

8 ore al giorno in fabbrica poi vedi come smette di fare l’alternativa. (Eh vabbè)

Vaffanculo disco di merda.

(Un genio): comunque un risultato lo ha raggiunto: non importa come ma molti ne parlano…..i veri fessi siamo sempre noi!

Io lo ascoltato con molta attenzione l’album e devo dire che(nonostante non sia il mio genere preferito) non e’ male..molto meglio di altri artisti che si spacciano per innovativi , fenomeni di virtuosismo o noiosi cantautori … giudicare un’artista solo per la copertina e il personaggio mi sembra un po’ riduttivo..

Porca miseria quanto è cagna questa donna, oltretutto non so se è peggio come canta (anzi si lagna) o la “trasgressivissima” copertina con font da volantino del supermercato.

Noi che facciamo musica buttiamo il sangue per anni ed alla fine dobbiamo fare la colletta su musicraiser per avere un disco che non sarà mai distribuito. Questa figlia di papà senza talento per la musica viene distribuita,recensita e sponsorizzata. Poi ci meravigliamo se nessuno vuole spendere un centesimo per la musica…

Molto azzeccato il simbolo in copertina, il traliccio dell’alta tensione come trapasso per te e salvezza per le nostre orecchie!!!

Vedo una croce di Lorena sulla copertina del disco. Se dico Marilyn Manson, a qualcuno viene in mente qualcosa?

Ma perché pubblicizzate ste cagate???

10000000 band underground italiane si fanno il culo e voi pubblicate stà paraculata?

Na cacca.

Meglio il mio cane quando ha il mio mal di pancia.

Io non lo voglio ascoltare per principio. La sua voce è improponibile di natura e non ha diritto di fare musica. Andrebbe doppiata anche quando respira.

Misteri tutti italiani.

SEI UN APAZZA MA SEI UNA GRANDE. COI SOLDI DI PAPA SIAMO TUTTI ARTISTI E VVIVA L ITALIA.

Io mi chiedo come abbia fatto Brian Molko ad aver accettato di fare la cover di ”Je t’aime… moi non plus”. (Da questa collaborazione si capisce di certo almeno una cosa)

A me piacciono quelle voci (finalmente un commento serio) che solitamente non si ritengono adatte al canto, ma pensavo un lavoro migliore. Salvo solo il duetto con Morgan in Indifference. Per il resto è difficile ascoltarlo tutto di seguito.

(E chiudo con) Non è un’artista credibile! braccia tolte al porno >>.

Solo un’altra clippe per battere le mani di fronte all’artista che scrive testi vuoti come ‘na scatola de cipster checcesemo svampati paa fame chimica, che canta e balla come le dive di una volta: se sa arrangia’ un po ‘n tutto dai.

Truce, come tutto l’album. Sapevamo che prima o poi Asia Argento avrebbe fatto un disco intero. Una come lei non poteva astenersi dal cacare un’opera discografica definibile “album”, lo hanno fatto Carla Bruni e Scarlett Johansson, perchè lei non avrebbe dovuto farlo? Sapevamo anche che quando il disco sarebbe uscito ci avrebbe fatto schifo. E ci avrebbe fatto schifo perchè non ci aspettiamo niente di buono da lei. Non è un pregiudizio, è un giudizio.
Se c’è un motivo per cui stupirsi, un motivo per cui scrivere un articolo simile, stà nelle collaborazioni, Morgan e Brian Molko su tutte. Molti ritengono che costoro siano bravi cristi, dunque costoro hanno un seguito, una credibilità presso qualcuno, creano aspettative quando fanno uscire qualcosa. Il problema sono loro e non Asia Argento, loro che hanno prestato il nome e non solo a un album di questo tipo. Il problema sono i produttori che l’hanno fatto (Mark Nevers, Hector Zazou, Anton Newcombe, Jean-Michel Reusser, Morgan, Dimitri Tikovoi, Nelson Carvalho, Paulo Ventura, Paulo Furtado), che lavorano per farci passare per arte non accessibile a tutti la merda e la mera provocazione, la pantomima di quella roba lì.
Asia Argento non ha lavorato da sola a questo disco (“Je t’aime moi non plus” con Brian Molko è prodotta dall’illustre Dimitri Tikovoi), probabile che lei c’abbia messo solo i sospiri e che le abbiano suggerito anche come sospirare, canzone per canzone anno per anno. Voglio dire, è come se le dessimo la colpa perchè il suo nome intero è Asia Aria Anna Maria Vittoria Rossa Argento.
È colpa del padre.

Vamos a la playa, gli Yuppies e la negazione del pericolo nucleare (Settimana)

Vamos a la playa

Quella del 1983 fu l’estate di Vamos a la playa dei Righeira. Nel 1983 avevo cinque anni e non so se è perchè ero troppo piccolo o perchè quella canzone ebbe effetti fotonici (l’utilizzo di questo termine desueto si spiegherà da sè strada facendo) su di me, ma ricordo il periodo in modo confuso. Ricordo che già avevo le preoccupazioni del viveur che si chiede se uscirà vivo dalla stagione, dopo due estati esplosive consegutive, quella dei mondiali e quella di Vamos a la playa. E ricordo gli adulti tutti molto presi dai Righiera. Bisogna capire, però, presi come.

Apprendo questa mattina su Repubblica.it che quello fu l’anno in cui venne inventato il termine TORMENTONE. Vamos a la playa rimase in classifica da agosto a ottobre, e Michael & Johnson, i due amici di Torino che vollero prima chiamarsi come lo shampoo ma furono poi costretti a cambiare almeno uno dei due nomi, divennero famosi in tutto il mondo. Insieme, erano i Righeira, nome che non gli ha mai contestato nessuno. I produttori La Bionda presero la canzone così com’era stata scritta in origine, la depurarono delle depravazioni dark e la diedero in pasto al mercato discografico.
Rispetto a quel periodo non sono però così confuso da non ricordare che più o meno tutti non prendevano davvero sul serio Vamos a la playa. Cioè tutte le persone grandi la ballavano con un sorriso ironico sulle labbra, quello stesso sorriso con cui si balla oggi la canzone più schifa degli anni ’80 (sempre loro) che senti nei locali o alle feste di merda, perchè la merda è un pò che ha conquistato la riviera romagnola, ma che qualsiasi persona sana di mente si chiede perchè la stanno dando e, non trovando una risposta all’altezza della questione, decide di ballare con un sorriso quando non si deprime sul lettino.
Questo era il primissimo e unico approccio con Vamos a la playa, superficiale, direi, come è giusto che sia stato. Quindi penso che nessuno (e ne ho le prove: ho chiesto conferma a mia mamma) si preoccupasse di dare importanza e un vero significato al testo della canzone. Solo il titolo assunse una certa rilevanza, diventando il modo in bolgia per dire Andiamo in spiaggia. Ancora oggi talvolta si sente.

Così, su Repubblica.it l’8 agosto (giovedì della settimana che è ancora in corso) viene pubblicato questo articolo in cui si parla sì del successo planetario di Vamos a la playa, che nessun può mettere in discussione, ma ci si spinge anche oltre. Si dice che il testo non è un testo frivolo, non parla di gente che va in spiaggia (ma noi che siamo immersi nella quotidianità sappiamo che è proprio per questo che tutti ricordano Vamos a la playa) ma “dipinge uno scenario apocalittico”. “La bomba estalló/las radiaciones tuestan y matizan de azul” cantano i Righeira nella versione per l’esportazione, e poi “Vamos a la playa, oh oh oh oh” (ho trovato il testo su Antiwarsongs.org). Senza dubbio un’ironia sprezzante, sicuramente una lungimiranza invidiabile visto che Chernobyl successe nell’86 e, infine, di certo una grande attenzione all’attualità e ai pericoli che il benessere tende a nascondere, dal momento che l’incidente all’ICMESA era successo nel 1976 e che si era in piena Guerra Fredda.
Ma a nessuno fregava niente del testo, tutti cantavano Vamos a la playa andando in spiaggia o sognando di andarci, senza preoccuparsi che si sarebbero abbronzati di radiazioni.

Perchè eravamo tutti Yuppies. L’articolo di Repubblica.it precisa che il testo non cambiò niente e che la canzone fece successo per il ritmo accattivante e immediato. Perchè scrivere un articolo non so. E sul perchè scrivere un articolo su un altro articolo che non sai perchè è stato scritto ne so ancora meno.
C’è anche gente di un certo calibro, Max Pezzali, un’artista che davvero influenza i lettori del giornale, soprattutto quelli che oggi hanno 35-36 anni e che hanno vissuto in una confusione fotonica la stagione di Vamos a la playa, che sostiene che l’intenzione di quella canzone era davvero di mettere in guardia la gente dal pericolo nucleare.
La lucidità con cui il testo è stato scritto è la prova che esclude questa intenzione: pochi versi, che lanciano il problema come un’anatema sull’inconscio del povero ascoltatore radiofonico in costume o in pareo, lo buttano lì nella certezza che lui (l’ascoltatore) non si preoccuperà di seguire il filo del discorso e di pensare, ma solo di seguire il ritmo. E così fu. Il testo della versione italiana dice più o meno: “Vamos a la playa/La bomba estalló/Bagliori nucleari/Ci abbronzano di blu/Vamos a la playa/Lo stato e i robot/Legioni di mutanti/Combattono sui surf” e via così.

Piuttosto mi sembra che i Righeira fossero già da un pò in botta roba radiattiva o nucleare di loro e la prova, questa volta, ce la forniscono direttamente loro: è la canzone Photoni di Johnson Righeira, di qualche anno prima.

La morale è che, quando i giornali tentano di distrarci con notizie come Balotelli ha comprato un maialino, Billy Corgan dice che il futuro dei concerti dal vivo è in Cina non su internet, Lady Gaga posa nuda per Marina Abramovic, noi dobbiamo impegnarci a individuare la notizia giusta, quella che vuol diffondere un messaggio più sottile e subdolo e, nel nostro piccolo, dobbiamo combatterla.

Colapesce al Sammaurock

Colapesce live

Il 4 luglio a vedere Colapesce dal vivo al Sammaurock ci sono capitato perchè volevo vedere Colapesce dal vivo. Sapevo che sarebbe stato un concerto acustico, chitarra e voce, senza la band, ma comunque sarebbe stato Colapesce.
Queste prime tre righe ingannano, forse, perchè l’attesa non era Dai quando suona Colapesce a San Mauro che lo voglio vedere assolutamente il disco mi piace un casino. L’attesa era Vediamo Colapesce il disco non mi piace ma è gratis e vediamo cosa fa dal vivo dal momento che tutti ne parlano.
Nessun pregiudizio, quindi.
C’è stato un problema durante il concerto, non il più grande, ma comunque un problema. La mancanza totale di autoironia e di simpatia non ha permesso a Colapesce di cavarsela sufficientemente bene di fronte a un pubblico decimato dopo i set decisamente più popolosi di m+a e Talk To Me. A Sammaurock ci sono molte famiglie che se ne vanno a letto presto, ma quello di Colapesce è un concerto per famiglie, che avrebbero potuto anche rimanere ma non l’hanno fatto.
Il problema più grande però è che mi pare, ancora di più dal vivo che non sul disco, che Colapesce si ispiri a Battiato nella voce flebile e sottile e a volte nei testi (alcuni lo hanno già eletto suo erede), ma lo appiattisca su una formula sempre uguale e ripetuta, sempre sullo stesso livello di non-grinta.

Un meraviglioso declino (l’album, per 42 Records) è registrato con la band ma il risultato finale non è diverso e non dà motivi per riascoltarlo. È tutto molto uguale a se stesso, tutto molto concentrato su se stesso e su quello che starà per dire Colapesce. Non ho trovato, ecco, una vera apertura alle cose di cui si parla. I testi non hanno la capacità di essere quello che dovrebbero: si canta di amore e di cose ma non c’è mai la sensazione di aver ascoltato qualcosa che ha colpito nel segno, unica eccezione (forse) Restiamo in casa. Apprezzo lo sforzo di voler creare immagini efficaci. Ma spesso le immagini e le situazioni descritte si perdono nella volontà di dare loro una connotazione poetica da poeta contemporaneo (l’inizio di La distruzione di un amore). Colapesce va bene un pò per tutti perchè non spinge fino in fondo su nessun tasto, non calca la mano su niente, non tenta di far male in qualche modo.
In realtà, c’è Bogotà che contiene una frase che avrebbe potuto rappresentare la svolta verso le frasi utili: “Io la notte ancora sto sveglio/ a pensare al tempo che ho perso/ e ne accumulo altro”. Ma la ripete troppe volte e la uccide.

Tornando al live, Colapesce a un certo punto ha apostrofato il pubblico ormai assuefatto dal sonno dicendo seriamente una cosa che è stata più o meno questa: “Per gli applausi siete peggio che a Catania”, offendendo non solo il pubblico presente, suscettibile, che a quel punto è diminuito vergognosamente, ma anche i catanesi. Il non applauso è spontaneo se non ti piace una cosa. Non c’è una regola universalmente valida che suggerisce di applaudire sempre ai concerti. E non è neanche universalmente vero che Colapesce debba piacere. Ma lui non lo sa. E quando poi capisce che non tutti sapevamo le parole di una cover di Battiato (mi pare Summer On A Solitary Beach) ci manda a cagare. Ha un senso dell’umorismo che non comprendo. Non conosciamo a memoria le canzoni di Battiato e siamo degli stronzi.
Se penso a qualcosa che mi piace di suo, penso a Gli anni, la cover degli 883, il resto è voler essere cantautore per potersi lamentare e poter rendere persona banale chi ascolta con testi più intelligenti della nostra vita. È sbagliato, è tutto sbagliato. In Italia ci sono cantautori giovani migliori di così.