Italian Party 16

lags

Si gioca tutto sul campo e durante quella giornata, e basta. Che se qualcosa per un attimo non va, si aggiusta il più in fretta possibile e si va avanti cercando di mangiarsi il ritardo. L’anno scorso l’Italian Party è stato una macchina da guerra, passavi dalla piazza alla corte lì attaccata, dalla corte alla piazza, fischiettando, bevendo una birra, e vedevi Capra che portava casse, in generale, bastava che avesse una forma cubica e fosse pesante e lui la portava da un palco all’altro. E in effetti un pelo coccolato ti sentivi.
Diverse le reazioni della folla, che cresceva di ora in ora, dalle 18 in avanti. A dare uno sguardo in giro, il concerto successivo c’era sempre qualcosa di diverso dal concerto precedente. La concentrazione una volta, più sorrisi un’altra, quelli che fanno casino sotto al palco coi Chambers. È un pubblico attento, a cui piace quello che sta succedendo. È lì apposta, direte voi. Ma.. è vero e non è vero perchè di gente che rompe i coglioni ai concerti ce n’è sempre.
Una giornata tranquilla, in cui possiamo ascoltare i nostri gruppi, quelli che sentiamo davvero più famigliari, e conoscerne di nuovi. Una giornata in cui possiamo farci un giro quattro o cinque volte nei banchetti e vedere cosa c’è. All’ora di cena siamo andati, e tornati subito, alla pizzeria al taglio che c’è dall’atra parte della strada. C’era anche una pizzeria convenzionata nella piazza dei concerti, ma noi Umbertide non l’avevamo mai vista, quindi.
Dietro all’Italian Party c’è la voglia di fare suonare i gruppi, di farlo con il tocco di To Lose La Track, che ha quel suo modo delicato di mantenere il basso profilo ma facendo le cose ultra bene, inquadrandole in un contesto cittadino giusto, bello, pratico e in un contesto di idee che vince in modo lampante: tu sai che quei gruppi sono lì perché fanno parte di qualcosa, alcuni escono con l’etichetta, altri no e sono stati chiamati da Luca Benni perché gli piacciono. Perchè comunque la musica è quella, la ascolti, se ti piace ok, sennò passi ad altro. La conosci attraverso To Lose La Track, il suo sito o il suo festival, ma la proposta è allargata, a tutte le etichette, o meglio ai gruppi, o più che altro alle persone che si conoscono. Alla fine sono le persone che fanno queste cose, dietro ci sono quelle.

E l’Italian Party è una cosa organizzata per il piacere di riempire una giornata come un palloncino d’acqua finché non usi tutta la plastica, la stiri per bene sul palloncino, lui diventa trasparentissimo e tiene la botta, non esplode. È questo che senti nell’aria.

C’è la musica dal vivo dei gruppi che vendono le loro cose al banchetto, c’è la spinta che viene dalla voglia di fare quella musica e continuare a farla. Quindi, se vuoi, ti compri qualcosa, perché così quella musica te la porti a casa ed è bello. In più, vuoi fare ascoltare la tua musica a chi ha una gran voglia di spostarsi per 1, 5, 100 chilometri per venire a sentirla. Questi sono i moventi.
In effetti l’Italian Party si fa a Umbertide, facilmente raggiungibile in auto grazie a quell’opera enorme che è l’e45 per me che vengo da Cesena, ma per molti distante chilometri.
La prima cosa che ho visto dell’Italian Party 2015 è stato l’uomo che suonava la chitarra nel cartellone di Rockin’ Umbria, quello che se ti mettevi dalla prospettiva giusta sembrava il componente in più di tutte le band. Siamo arrivati in Piazza San Francesco alle cinque e mezza, c’era gente che lavorava. Non ci siamo avvicinati troppo al Chiostro e con la spocchia tipica romagnola abbiamo deciso che ci voleva tempo prima che iniziassero. Siamo andati in centro e ci siamo seduti nel bar a bere una gassosa. Nel frattempo, Baronciani ha iniziato a presentare La distanza. Quella presentazione era stato uno dei punti forti di cui mi ero servito per convincere la mia morosa a venire con me al festival. Sfumato. Quando torniamo ci sono una batteria, due amplificatori e un’effettiera abbastanza grande in mezzo alla piazza. Già solo quella cosa monta su la tensione. La curiosità sale per quelle quattro cose, e un tappeto. Dopo di che arrivano i Mood, la band di cui ho comprato il cd a 10 euro. Sono convinto di aver fatto contentissimo il chitarrista quando sono andato al banchetto, perché mi ha fatto un sorriso proprio alla D. Boone, all’inizio. Io gli ho fatto OK col pollice e con la faccia e sono tornato a vedere i Lags. Sapevo che il cd costava 10, ma da quel momento mi è arrivata una gran paranoia sul fatto che forse costava di più e gli avevo dato di meno, perchè non gli avevo chiesto il prezzo esplicitamente. Torno da lui, gli chiedo “Costava dieci vero?” nel momento in cui gli rivolgo la domanda mi rendo conto di aver fatto la cazzata della giornata e che la mia domanda avrebbe potuto essere interpretata come “Devo avere del resto?”. Secondo me lui l’ha interpretata così. Lui ha detto no, poi si è girato dall’altra parte. Il primo incontro con i Mood è stata intenso: li ho sentiti suonare, ho comprato il cd, il chitarrista mi ha sorriso, poi l’ho fatto arrabbiare. Nel giorno dell’Italian Party c’è pure spazio per le paranoie, come gli altri giorni, perchè ti puoi portare dietro proprio tutto te stesso.
Dopo il concerto il batterista dei Mood era così sudato che sembrava un maratoneta in spiaggia alle due del pomeriggio. Ma zero secondi passano tra quando finiscono i Mood e quando inizia Urali, dentro al chiostro, e non c’è troppo tempo per ripensare a quei due, ci ripenserò a casa. Hey, ma Urali non era (al tempo) di To Lose La Track, e neanche i Mood. Ecco cosa intendevo.

Ma perché parlare dell’Italian Party dell’anno scorso, bisogna sempre guardare avanti. Il programma di quest’anno prevede

1. Delta Sleep
2. GIONA (pezzo)
3. DAGS! (pezzo)
4. Labradors (pezzo)
5. Marnero (pezzo)
6. MINNIE’S (pezzo)
7. Riviera (pezzo)
8. LEUTE
9. LAGS
10. SHINEBOX
11. Crtvtr
12. Urali (pezzo)
13. Baffodoro
14. McKenzie
15. Tante Anna
16. BENNETT

Il palloncino diventa sempre più trasparente e sottile. In poco meno di 8 ore 16 gruppi, dalle 16 e l’edizione è la 16esima, il.. 17 luglio. Nello stesso posto: Piazza San Francesco e Chiostro. Una volta andava la ghost song, quest’anno a Umbertide c’è la ghost band, i Bennett. Sempre perchè vale la regola che se non c’è su google non esiste, ma soprattutto che se non l’ha trovato Diego su google proprio non esiste, i Bennett ancora non esistono. Si terraformeranno sul palco il 17 luglio. Io so solo che ci sono membri dei Disquieted BY, e potrebbe bastare.

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