Le FROWN

frown

Ci sono certe canzoni che suonano come se fossero appena uscite dallo stomaco di chi le ha pensate, senza passare dalla fase di scrittura. Le ascolti in cuffia e, anche se si tratta solo di suono, vedi la materia di cui sono fatte rantolare per terra di fronte a te. È bello.
Sono fatti così i due teaser pubblicati su youtube (qualche mese fa) delle Frown, due ragazze chitarra, voce e batteria. Il mondo è un posto brutto e per ogni cosa ci si divide in due fazioni (minimo): quelli che dicono che le cose troppo semplici non vanno bene e quelli, come me, che dicono che invece troppo semplice va benissimo. Tra i primi ci sono due sotto-tipologie di persone: 1) chi non ci prova neanche e va a cercare soddisfazione in qualcosa di più complesso e 2) chi riesce a distinguere: in alcuni casi “troppo semplice” è esagerato e non accettabile; in altri lo è, succede quando ci sono delle sfumature da cogliere, delle variazioni che rendono “legali” semplicità e livello zero di rielaborazione. Io dico che l’importante è esagerare e che mi è sempre piaciuto quel momento in cui un gruppo ti dà la possibilità di ascoltare quella volta in cui ha registrato il suono così come esce e i pezzi così come vengono. Le Frown l’hanno fatto, non si sono nascoste dietro a una registrazione fatta e rifatta finché perfetta, hanno registrato due canzoni in diretta (registrate e basta) con un registratore e le hanno messe on line.
Anch’io posso mettere on line un pezzo che ho registrato l’altro giorno qui, in casa. Non sta lì l’eccezionalità, e non sta neanche nell’aver registrato con (almeno mi sembra) un registratore del cazzo e aver buttato on line le robe. Tutto questo è eccezionale e coraggioso per altri motivi, quattro in tutto.
1) Perché quello che si ascolta di solito almeno un po’ prodotto lo è sempre.
2) Perché sono due canzoni sbagliate, ma non sbagliate perché c’è un intento stilistico dietro, sbagliate davvero. Quello che ascolto di solito non è sbagliato in questo modo, al massimo lo è come Idiot Lane degli Unhappy. Le Frown le hanno pubblicate fregandosene, perché avevano voglia di farlo, e hanno fatto bene perché è una roba bella, fresca, forte.
3) Si sono infilate subito a fare una serie inarrestabile di live, senza paura. Non le ho ancora viste e chissà se riuscirò a vederle. Ma ho per le mani un commento, di una persona di cui fidarsi ciecamente, che conferma tutto e che è: “a volte sbagliano ma non è quello il punto”. Non è quello il punto, appunto. Punto, riparto col quarto punto. Facciamo un rap sulle Frown.
4) E facciamolo facendo capire che la loro è una proposta completamente diversa da tutto il resto, anche dai gruppi di amici, che possono avere influenze musicali simili, ma che hanno fatto dischi molto diversi, come Any Other, Qlowski o (mancarone) i Clever Square.

Posso invece paragonare (solo) l’immediatezza delle Frown a quella delle In.versione Clotinsky? L’immediatezza non è una scelta tanto stilistica quanto di esigenza, quindi molto meno riconducibile di quanto si possa pensare ai Mummies, nel primo caso, o ai Beat Happening nel secondo. Non ho mai sentito veramente i Beat Happening nelle In.versione Clotinsky (che hanno fatto un nuovo fantastico disco) e non sento veramente i Mummies nelle Frown, sento piuttosto la stessa forza, data da un’esigenza di comunicare qualcosa che viene prima dello scrivere un pezzo. E proprio perché viene prima del pezzo, si scrive un pezzo per comunicarlo.

L’effetto che le Frown fanno via teaser si sente nello stesso istante in cui le ascolti la prima volta, dev’essere per questo che girano un sacco dal vivo. La loro botta è di stomaco, è sfuggevole, una specie di suona-mordi e fuggi. Sembran dire “faccio sti pezzi e mi scavo dal cazzo”, anche nei teaser, figuriamoci dal vivo. Ma li fanno come devono essere fatti, cioè sputandoci dentro tutto il bello e il brutto di sé, irregolarità e instabilità comprese, volute o no. Dopo un po’ che le ascolti diventano molto fisiche: non c’è niente che puoi immaginare, è tutto lì davanti a te, non ci sono mondi paralleli in cui atterrare passando attraverso la musica, non ci sono viaggi psichedelici da fare, c’è solo quel suono fatto da quegli strumenti. E visto che anch’io ho bisogno di dividere in due parti il mondo per capirci qualcosa, mi viene quasi da dire che le Frown danno vita alla formula musicale più concretamente contrapposta alla psichedelia, che in questo momento va (un po’) per la maggiore. Fanno giri semplici, con suoni primitivi, t’inchiodano ad ascoltare quello che suonano, non qualcosa che va oltre, quello che conta è tutto lì, loro sono lì, non ti fanno viaggiare con la mente, ti dicono come stanno e lo capisci subito, da un ritmo che rallenta o si velocizza, da una chitarra che suona più o meno forte e da una voce che si allontana dopo aver urlato.

Allora aspettando di beccarle dal vivo mi guardo le foto dei concerti su Facebook (non fate like sul gruppo gothic/dark metal col logo verde e nero che si chiama come loro). Ce ne sono alcune coi lampi e un’altra in bianco e nero ma sempre coi lampi, al posto di un lampadario. Il logo ha un font che potrebbe sembrare un po’ metal in realtà è fatto coi lampi, anzi no, con delle ragnatele. Ed è vero, in questo caso, che si capisce un po’ della musica che fanno da quel logo (non so neanche se è quello ufficiale, sempre che ce ne sia uno ufficiale). Nei due teaser suonano che sembrano sepolte in uno scantinato, sembrano dentro alle cassette che registravamo con il mangianastri doppio e portatile (il mio l’avevo colorato militare-arancione, con lo spray). La voce è un lamento, ha qualcosa di Kim Gordon che si lamenta nei pezzi in cui digrigna i denti, sia con i Sonic Youth sia da sola, il suono è garage punk dei più impossibili da frenare. Secondo me le Frown sono necessarie proprio perché sono così dirette, in un momento in cui dell’intruppamento mentale della psichedelia ne ho abbastanza e in un momento in cui tutti gli altri producono molto.

Un pensiero su “Le FROWN

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