Sfondami lo stereo. Ask the Oracle, The Clever Square

The Clever Square, Ask the Oracle

Ask the Oracle (Flying Kids) è l’EP fisico dei The Clever Square, che oltre essere una band di cui andare orgogliosi (sono romagnoli, come me, va bè loro sono di Ravenna e io sono di Cesena, ma il campanilismo è passato di moda) mi servono su un piatto d’argento anche la scusa per iniziare il post con un pippone sugli anni ’90, non gli anni ’90 in generale, ma gli anni ’90 di alcuni di quelli che erano più o meno adolescenti in Romagna, anzi nella Romagna di provincia. Pippone di ‘sti tempi fuori luogo quello intorno ai ’90: due giorni fa ho sentito dire che anche il pogo è nato negli anni ’90, oltre a tutto il resto, così per dire che in questo momento qualsiasi scoreggina con un sapore di rock distorto viene definita anni ’90. Ma perdonatemelo, The Clever Square portano con sè motivi veri per essere ricondotti a quel periodo. Ma non solo.

Gli anni ’90 nella Romagna di provincia sono trascorsi immagino come in molte altre province italiane, forse con un pò più di ragù sulle tavole rispetto ad altre zone, sicuramente con più piadina con lo stracchino di qualsiasi altra zona d’Italia. Ma è proprio il ragù denso e rosso e la piada che ci ha dato la forza di scoprire. Principalmente, ci si divertiva a passare il tempo dietro a cose musicali e cinematografiche che venivano dall’America, dove si sognava di andare, ma non di trasferirsi per sempre perchè non avremmo mai potuto fare a meno della nonna che preparava la piadina, e il ragù. Infatti, di lì a poco, in un futuro poc’anzi divenuto passato, tutti i giovani italiani, compresi i romagnoli, sono stati apostrofati come bamboccioni, giovani che rimangono in casa troppo a lungo coi genitori. Erano i prodromi dell’era dei choosy.

La prima botta grossa dagli anni ’90 americani è stata quella della scena di Seattle, poi del cosiddetto Grunge, termine che definisce un genere musicale inesistente che fa riferimento a gruppi che non c’entrano niente l’uno con l’altro. Una botta seria, perchè per un pò di tempo non esisteva altro.
La seconda botta grossa arrivò dai Fugazi (sui quali mai altra disanima fu più condivisibile rispetto a questa), all’inizio solo perchè Eddie Vedder li citava come modello di produzione musicale da prendere a esempio poi perchè diventarono una spiga seria, e dagli Husker Du, che comunque si erano già belli che sciolti da un pò.
Nel periodo tardo-adolescenziale, quello più duro e con più brufoli, la terza botta: Texas Is the Reason, Mineral e robe emo varie, con annesso innamoramento per Crank! e Revelation Records. Disorientamento fu causato dalla scoperta dei Beastie Boys, ma anche dei Gorilla Biscuits. E di Sparklehorse, ma a quel punto l’adolescenza era agli sgoccioli. Prima erano arrivati i Sonic Youth, i Pavement e i Sebadoh. Nei momenti più difficili ci piaceva anche Bruce Springsteen. Tutti i classiconi insomma.
Le informazioni arrivavano in ordine sparso, colpevoli le frequentazioni e le tempistiche, a volte allungate, con cui si raggiungevano i gruppi di cui si veniva a conoscenza dalle riviste e da Video Music e MTV trasmessa da Tele Romagna.

Tutto questo successe solo dopo i Guns.

Non invecchiamo mai noi della Romagna. Il mitico Mario Macerone un giorno mi disse: “Ma cosa sarebbe la nostra vita senza la musica? Cioè, senza la musica non sapremmo come fare”. Del resto, lui era il portavoce di una generazione intera. Non è possibile dire che i dischi preferiti di allora, riascoltati oggi, ci danno lo stesso di allora. Alcuni sono invecchiati, sono intervenuti gusti musicali che allora non esistevano ma che oggi sono imprescindibili. Ricordi a parte, le sensazioni di adesso sono solo derivati a volte lontanissimi delle sensazioni di allora. La cosa più figa è che certi dischi usciti oggi ci danno quello che allora ci davano i dischi usciti allora.

Qui, arrivano The Clever SquareAsk the Oracle (lo streaming: Thecleversquare.com, il download gratuito o con offerta libera: flyingkidsrecords.bandcamp.com) è uscito il primo aprile, è stato registrato a Brescia presso Flying Kids Records ed è il loro primo lavoro su supporto fisico dopo i quattro precedenti digitali.
Dopo il pippone iniziale, è però d’obbligo dire che Ask the Oracle, pur facendomi amare ancora di più gli Sugar e il miglior Bob Mould post Huker Du, non è solo ’90.
Le canzoni sono 5, la prima è February Is A Lie e ha ombre Husker Du, che ho nominato imprudentemente perchè negli anni novanta hanno fatto uscire solo un live e un EP. E trovo che February Is A Lie abbia anche sfumature rock anni ’70 sul finale. Baby’s Fun Trip ha la spocchiosità positiva dei Clash e di Joe Strummer. Jar Of Evil ha il giro di chitarra più ’90 che ci sia, però ha quella cadenza eterna alla Louie Louie che le fa attraversare decenni di storia della musica. I 57 secondi di Yawn Parade Of Stings mi fanno pensare ai Minutemen. Quindi, Ask the Oracle dà oggi le sensazioni di allora, però più fresche, e azzarda anche oltre. Questo basta per dire che è un disco grandioso.

Ma tutto quello che ho scritto fin’ora non conta niente. La caratteristica migliore di Ask the Oracle è la sincerità, che viene fuori con una forza innegabile sin dalle prime note di February Is A Lie. In Ask The Oracle tornano arrangiamenti spesso molto vicini a quello che abbiamo già sentito, ma non ce ne frega un cazzo, perchè avendo qualcosa da dire, quegli accordi così strutturati sono il modo migliore per esprimerlo. Si sente che c’è della sostanza, e che il ragù ha fatto il suo lavoro: i pezzi sono una scheggia, della stessa lunghezza della frase più spontanea che si possa dire, di getto. Sono gemme preziose, da ascoltare e ascoltare per avere chiara la motivazione che prima di tutte le altre dovrebbe spingere a fare musica: fare un disco sincero. Discorso esagerato, ingenuo, da bimbomix. Ma l’iniezione di grandezza che avremmo se tutti i dischi che ascoltiamo fossero fatti seguendo questo principio sarebbe estremamente gratificante. Probabilmente però questo principio verrebbe dopo un pò trasformato in un genere, al quale sarebbero accostate cose che non c’entrano niente, e allora alla fine è meglio se non tutti gli album che ascoltiamo sono profondamente sinceri.

Ne bastano alcuni, come Ask the Oracle, che ha un altro grande pregio: suona sfondato, soprattutto in February Is A Lie, che però ricorda anche i Grandaddy più dolci, e Jar Of Evil. E ha il difetto di durare poco. E allora ecco dell’altro di The Clever Square, qui o anche qui. Sfondatevici lo stereo. O il computer.

2 pensieri su “Sfondami lo stereo. Ask the Oracle, The Clever Square

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