Moder, Non smetterò

Questa è la prima vera bomba del 2013: Non smetterò, nuovo video e nuovo pezzo di Moder, più o meno direttamente dal Lato oscuro della costa.

Così, tanto per darvi tutte le informazioni necessarie: la voce e il rap sono di Moder
 prodotto e mixato da Godblesscomputers, il video è 
registrato da Danny Zannoni al Newlife Studio

, le riprese e il montaggio sono di Max Penombra REAL A CASO!

Classifiche musica 2012 – 3 album cupi da ascoltare quando lo spread sale

Pissed Jeans live. Fonte: whitedenim.com/pissedjeansCi sono pipponi atavici e pipponi di moda. Uno dei migliori pipponi di tutti i tempi, che non passa mai di moda, una certezza solida, è uno scontro di modi di pensare: “Ascolto musica triste quando sono triste” VS “No, quando sono triste ascolto musica che mi faccia reagire”. Proprio di questo pippone mi faccio promotore, senza farla troppo lunga, prendendo posizione e dicendo solo che in tempi trucidi mi piace la musica ruvida, perchè è così che provo soddisfazione. E poi penso: “Ehh, che canzoni ruvide ascolto oggi che c’è la crisi! ‘Sti tempi bui se la meritano ‘sta musica dura”. In tutto questo uso aggettivi come rude, cupa, ruvida, dura, dando loro erroneamente lo stesso identico significato. E il significato è: non è più bello far lievitare il fastidio, è diventato bello costruire un muro di chitarre per difendersi e attaccare. Yeah.

È per questo che nel 2012 sono usciti gli Unsane con un album nuovo, Wreck, per Alternative Tentacles: questo è l’album definitivo da ascoltare proprio nel mentre in cui lo spread sale. Non dico altro.

The Laughing Stalk, WovenhandPoi c’è The Laughing Stalk (di Wovenhand su Glitterhouse) che con gli Unsane forse non c’entra niente, ma ha lo stesso scopo, incupirsi in modo positivo, propositivo. Non c’è modo migliore di accompagnare i brindisi di fine anno se non con il groove serio e buio di Long Horn. Uno dei momenti di utilità massima Long Horn lo raggiunge quando David E. Edwards abbaia. La salvezza dallo spread è concessa dal fatto che la cadenza di tutto l’album è lenta, ma è un incedere implacabile e per niente arrogante. Questo è l’atteggiamento giusto, quello di The Laughing Stalk, la title track. E la chitarra di King O King, prima quatta quatta nella strofa poi esplosa nel ritornello, e ancora nell’assolo, potrebbe contenere il suono e il ritmo giusti attraverso i quali filtrare la realtà e capire.
Closer e Maize sono la quiete tra le due tempeste (King O King che viene prima e Coup Stick che viene dopo).

Il vago stoner religioso che aleggia sotto le note di Wovenhand non deve far paura. Anzi, è il caso di correre con lui se la batteria aumenta il ritmo e s’incrocia con le chitarre come fa in As Wool, la canzone dell’assalto, mentre alla Nick Cave David E. Edwards urla invasato “the Lord is God”. E poi evaporiamo sotto i colpi dei piatti della batteria di Glistening Black, dopo aver seminato potenza.

Metz debut albumL’atteggiamento negativo del ragazzo in copertina del primo album dei Metz (Sub Pop Records) non è da prendere sul serio e il Negative Space che chiude il disco è quello in cui far sprofondare, almeno per due minuti, non noi, ma le facce che non ci piacciono. L’atmosfera si fa più giocosa, apparentemente non c’entra più il Lord di The Laughing Stalk, ma solo una batteria, un basso e una chitarra insieme. Meno raffinati sono gli intrecci rispetto all’ultimo Wovenhand, più insistiti non solo perchè ancor più ripetitivi ma anche perchè martellano in modo diverso, senza ritegno. The Laughing Stalk e i Metz sono due lati di una stessa medaglia: pestano entrambi ma Wovenhand ci aiuta con la varietà di strade che ci offre di percorrere, i Metz sbattono la testa contro il muro in un solo punto: è lì che dobbiamo martellare, solo lì, vedrete che prima o poi diventa rosso, poi crolla. Così succede in Knife in the Water. E la Nausea di metà album non è la nostra, è degli altri, è un assaggio del Negative Space. I Cramps virati in un muro di suono non scalfibile (Wet Blanket) danno la forza per pensare che questo sia l’attacco ideale e che nell’idea Metz ci sia tutta la positività del rock’n’roll: poche lacrime da pessimisti, che dobbiamo fare se non accerchiarli con il suono?

Questo succede in Wasted e The Mule. The Mule è il ciuccio che tira testardo nella stessa direzione, canticchiando pure un ritornello orecchiabile, accompagnato sempre da una chitarra, un basso e una batteria che si muovono e suonano insieme, spingendo spingendo spingendo. E, dolce dolce, alla fine il basso si distacca un pò. E arriva anche il rumore dei lamenti di quelli che son chiusi nel Negative Space.

Tutto era iniziato con Headache, che parte come meglio non potrebbe partire un album, ma fa anche un pò rabbia, perchè si gigioneggia un pò. Forse è questo il trucco giusto per ottenere la ribellione che ci vuole: il power pop è dietro l’angolo, ma non si palesa mai perchè interviene sempre qualcosa che lo allontana, chessò un ritmo spezzato, anche banale (Sad Pricks), uno strillo di gola (Rats, gran pezzo), o altro. The (International) Noise Conspiracy sono dietro l’angolo a lanciare i loro anatemi anti-capitalisti ma poi arrivano gli Shellac e spaccano tutto contro lo spread che cresce, con intelligenza però.
I Metz suonano il 20 febbraio a Milano (al Ligera), il 21 a Roma (Traffic Club) e il 22 a Bologna (Freakout Club).

Leggi anche Qui non si fa mica musica per limonare.

E ora, la chicca. Bathroom Laughter è il nuovo video dei Pissed Jeans, dal nuovo Honeys che uscirà il 12 febbraio 2013, per Sub Pop.

Pensate di far ascoltare Bathroom Laughter ai colpevoli delle oscillazioni dello spread. Immaginate di essere il tecnico che sistema le cuffiette che i banchieri e i capi di governo utilizzano per ascoltare la traduzione delle relazioni dei colleghi che parlano una lingua sconosciuta, immaginate di far partire in quelle cuffie Bathroom Laughter invece della voce suadente di una traduttrice. Se mettessimo una canzone pop, ci sarebbero dei risolini, un pò di imbarazzo, e basta. Con Bathroom Laughter i nostri capi si altererebbero.
Ed ecco il mio di anatema: il pop mente, la musica ruvida ci salva.

Classifiche musica 2012 – L’album maschio, quello femmina e quello duo-sex

Il lui arrabbiato dei Frères Chaos

Il lui arrabbiato dei Frères Chaos

La classifica di Neuronifanzine si limita per ora a individuare gli album più caratterizzati verrebbe da dire sessualmente ma non lo dico perchè potrebbe essere fuorviante in quanto potrebbe sembrare una classifica di musica per film porno, e non è così, non ne ascolto e non vorrei che pensaste che l’ascolto.

Anche se poi a pensarci bene dentro a un film porno (indie) potrebbe finirci qualsiasi musica, a seconda dei gusti del regista o di chi in quella sede si occupa della colonna sonora. Per esempio: chi si sarebbe mai aspettato di sentire i Napalm Death in un pornaccio? E invece è successo, mi dicono. Una roba estrema, certo, ma è successo. E gli intellettuali degli anni ’70 avrebbero mai pensato che sarebbero un giorno nati gli 144 e che come sottofondo musicale avrebbero avuto più o meno sempre Je t’aime moi non plus di Serge Gainsburg, canzone sconcia, sì, ma che oggi è niente se confrontata (voglio dire a livello di sospiri perchè a livello di testi non mi sono quasi mai concentrato sugli artisti che sto per nominare) agli album di Carla Bruni o ai pezzi interpretati da quei dritti dei Frères Chaos di XFactor?

Quindi album caratterizzati sessualmente non va bene. Ho scelto questi tre album perchè ciascuno di loro è stato collegato a un dato di fatto: musica per uomini veri, musica femminile nel senso di cantata e suonata da una donna (ma non solo, e qui subentra l’elemento che rende ancor più femminile l’album scelto, la presenza del maschio che suona quello che la donna leader decide, alla fine, di suonare) e musica suonata da un duo uomo+donna.

L’album più maschio del 2012: Lords of Tagadà, Disquieted By (Sons of Vesta/To Lose La Track, free download qui). È perchè suona come quello più cazzuto di tutti. Se si definisce come “album più bello dell’anno” quello che ha girato più volte sul piatto, questo dei Disquieted By è per me l’album più bello dell’anno. Visti dal vivo, poi, i Disquieted By sono ancora più trucidi e cattivi, ma anche simpatici e musicisti della madonna. Comunque, al concerto al TPO c’erano anche delle ragazze sparse nel pubblico, a testimoniare ancor più la maschietà della band. Dite voi come si possono non definire maschi un ginocchio e un polpaccio così:

Disquieted By live al TPO di Bologna

L’album più femmina: Kill My Blues, Corin Tucker Band (Kill Rock Stars). Il motivo principale è quello di cui sopra: Corin Tucker (ex Sleater Kinney e Cadallacca) dà il pane a due uomini, e anche a una donna. Loro sono Seth Lorinctzi, Mike Clark e Sara Lund. Se poi vorrete ascoltare l’album (se non l’avete già fatto) perchè il Neuronifanzine ve l’ha consigliato (cosa fino a ora mai successa) capirete che Kill My Blues ha una struttura eccezionale ed eccezionalmente composta.

A partire da Groundhog Day capisci che ti trovi davanti a un album di melodie e distorsioni, con un gusto musicale di suoni e arrangiamenti primitivo e raffinato al tempo stesso. Alcune volte le canzoni cadono in luoghi comuni (a tratti la title track) ma è tutto previsto nella linea di freschezza e spontaneità che la Tucker ha deciso di seguire. Non sempre è stato così in passato, soprattutto con Sleater Kinney. La purezza vocale di Corin Tucker arriva a livelli di carica e potenza che solo la sua chitarra e la sua band possono accompagnare senza provare vergogna.
Il singolo Neskowin è la prova di tutto questo. I falsetti della Tucker e i coretti che la accompagnano sono la prova del fatto che si può vivere e suonare alla grande non vergognandosi di aver cantato in falsetto. Un tempo c’era solo il falsetto di Axl Rose, ed era giusto vergognarsi, in generale. In questo momento sto rinnegando il mio passato.

Dopo 1.000 Years, il primo album della Tucker Band, Kill My Blues. Se quello era l’abum della mamma di mezza età, questo è quello della mamma di mezza età cresciuta, che in No Bad News Tonight (la n.6 di Kill My Blues) diventa addirittura dolce. Non ci sono più le ruvidezza totali delle Sleater Kinney, ma solo le ruvidezze. Le chitarre si distorcono ancora, con più consapevolezza di sè stesse, in un suono ideale, e la batteria è sfonda al punto giusto, a volte spezza, a volte tira dritto. Questo è sapere quello che si sta facendo.

La canzone a sorpresa è None Like You. Il ritornello più anziano quello di Joey, ma quanto rende alla fine il pezzo? Come una donna dall’esperienza importante. Ecco, appunto. Outgoing Message è un pezzo anni ’90, quasi delle prime Hole, senza offesa, con pennate di chitarra che abbiamo sentito mille volte, ma che riesce ancora a stare in piedi. In nome dell’età e dell’esperienza poi arriva Blood, Bones, and Sand, difficilissima unione (forse) tra Elliot Smith e la sensibilità femminile di una punk rocker navigata: un capolavoro in cui la perfezione vocale e il respiro della chitarra vanno oltre tutto quello che abbiamo ascoltato in questo disco. La struttura del prima un pò piano poi forte si ripete spesso (anche in Tiptoe), ma è messa in piedi alla perfezione da questa donna, non da una bambina qualsiasi.
Comunque sia, il video di Neskowin conferma che questo è un album fatto da signore, e signori, ma per noi giovani. Yea.

L’album più duo-sex: The Odds, The Evens (Dischords records). Amy Farina e Ian MacKaye. Non li ho visti citati in nessuna delle classifiche di quest anno. Una buona dose di pregiudizio preclude all’ascoltatore l’ascolto di The Odds: non si capisce come un disco chitarra batteria e voce potrebbe ancora piacere dopo che i White Stripes ci hanno stracciato le palle per anni, diventando pure colonna sonora dei mondiali vinti, dei mondiali persi e degli europei in cui gli spagnoli ci hanno spappolato. In lontananza riecheggiava ancora po popopo popo po. Quindi, due su tre, i White Stripes ci hanno portato sfiga, perchè dovrebbero piacerci ancora?

The Evens

Come tutti sanno (bella questa espressione), The Evens sono diversi dai White Stripes. The Odds è ricerca, è ritmo e poesia allo stato brado. Ed è il risultato del duo uomo+donna più musicalmente, e nella vita, affiatato del mondo. Poi magari si scopre che in casa si tirano i piatti in testa, ma nel disco si sente che tutto gira a meraviglia. C’è intesa, c’è spontaneità, ci sono i ricordi (dei Fugazi) e sembra che le due voci e i due strumenti si vogliano spogliare di ogni capriccio per rigare dritto insieme.