Inbred è il vincitore del Ravenna Nightmare 2012

Inbred è il vincitore del Ravenna Nightmare Film Festival 2012, sezione lungometraggi. Una menzione speciale è andata a Remington and the Course of the Zombandings. Una cosa è riconfermata e certa: noi di Neuronifanzine non abbiam capito un cazzo. Nelle nostre recensioni abbiamo stroncato miseramente entrambi i film.
Killerkind di Julia Ocker ha vinto il concorso internazionale di cortometraggi.

RNDM: nuovo progetto di Jeff Ament, Joseph Arthur e Richard Stuverud

RNDM è il nuovo progetto di Jeff Ament, Joseph Arthur e Richard Stuverud. Jeff Ament è il da noi acclamato bassista dei da noi amatissimi Pearl Jam, Joseph Arthur è Joseph Arthur, Richard Stuverud è stato il batterista di band come tra le altre The Fastbacks, War Babies, Fifth Angel, Luv.Co, Blind Horse, Three Fish. L’album si chiama Acts ed è uscito il 30 ottobre per Monkeywrench Records.

Il video, dal punto di vista diciamo estetico, risente della meravigliosa influenza dei Beastie Boys: chiunque si aggiri per New York vestito da stupido ricorda i Beastie Boys. Respect. La canzone è la ripetizione in eterno (circa) di un unico giro di chitarra. Poche le variazioni della batteria, a parte qualche accento, in particolare sul finale più pestato. Il basso rimane prima nascosto poi svisa un poco e si apre, insieme a tutta la canzone, nel secondo tempo del pezzo. Sempre e tutto, comunque, a partire da un unico giro che rimane alla base. Joseph Arthur canta.
Sul loro sito è streammata un’altra canzone, Modern Times, più classica.


Di Modern Times ci sta pure lu video, prequel di quello di Walking Through New York, e una presentazione di Acts con anticipazioni delle canzoni, intervistone e storia di come ci siamo incontrati e di cosa abbiamo fatto insieme prima di oggi.
Seattle music rules again, in arancione.

Il Rumore del Fiore di Carta, Mira

Questo video è del 2008 ed è tratto dall’album Fallen. Loro sono molisani. Dopo Fallen, Il Rumore del Fiore di Carta hanno prodotto (autoprodotto) Lesson 3 (How To Live Without Senses) nel 2011 e, prima, nel 2005, Origami 62. Tra il 2004 e il 2010 hanno fatto uscire alcuni EP e compilation. Se volete più informazioni, visitate il sito (bello) www.ilrumoredelfioredicarta.it. Si possono sì avvicinare ai Giardini di Mirò, ma la capacità di Il Rumore del Fiore di Carta di accostare sonorità elettroniche ed elettriche a sonorità altre (gli arrangiamenti per le tastiere, per esempio, sono melodie delicate e sensibili ma anche acide, di un acido anni ’80) li porta al di là di questo stretto confine. Mantengono sempre un grado elevatissimo di controllo, grazie al basso che trascina a forza le ritmiche, senza troppi vezzi, sempre bello pastoso, alla Gianni Maroccolo, grazie alle chitarre che si intrecciano, alla drum machine secca e alla batteria gestita in maniera meravigliosa, sia dal punto di vista del suono sia da quello dei ritmi imbastiti. Poi arrivano gli altri strumenti, tra cui i fiati e le tastiere di cui sopra, a dare il tocco finale. Tutto è regolato, amministrato in maniera eccellente. In Mira sono eccellenti anche la chitarre, che esplodono, ricordando i Mogwai, ma in modo sordo e ovattato: sono lontane. Post-rock, si, ma più che altro forti botte emotive del tutto sotto il controllo di musicisti della madonna. Qualcuno ha scritto che Mira ricorda Cortez the killer di Neil Young (album: Zuma, quel capolavoro fatto con i Crazy Horse). Vero, verissimo, e questo vuol dire che il rock’n’roll è una roba forte, e bizzarra: con lui si va from Molise to Canada.
Il video, disegnato da Aleksandr Petrov, parla da solo. Anche lì ci sono cose che esplodono.