DISCO DELLA MATURITÀ. Waxahatchee: Early Recordings

 

Copia di waxa

È accettabile che sta voce e sta chitarra mi sembrino le uniche possibili? No, non lo è, perché ci sono mille altre voci in giro, con caratteristiche diverse, mai così monotone, e ci sono altrettanti modi di suonare la chitarra, che non fanno sempre ricorso a due accordi facili facili.
È accettabile che mi piaccia un disco che porta a galla solo pensieri pessimisti? No, non lo è. Perché è il mio primo giorno di ferie, perché se mi metto a fare le cose che devo e/o voglio fare i pensieri mi passano. Perché non sono più un adolescente che ascolta musica per stare male, semmai per sfogarmi. Una volta mi sentivo speciale a starci male, oggi non c’è niente di buono.
È plausibile che questa tipa sia l’unico concerto che voglio vedere? No, non lo è, e sarebbe anche meglio che mi svegliassi, ci sono tantissime cose diverse da questa che si possono vedere e ascoltare, e la posta in gioco è altissima: un altro amore musicale, una qualche roba che spacca, una qualche altra che mi fa saltare, la novità, il futuro.
Ma per adesso è questo il mio trip: gli Early Recordings di Waxahatchee. E la musica non è la vita, almeno per me che non mi ci guadagno da vivere. E non è tutta la mia giornata, faccio altre cose, la musica è al limite la pausa da quello che devo fare, o quello a cui voglio arrivare alla fine del giorno, in pace. A volte ci rinuncio, anche, perché non potrei farne a meno ma non è vitale. Non deve essere neanche una cosa razionale, che mi piace oppure no in base al confronto con quello che “sulla carta” è meglio. Può essere una parentesi di angoscia, può esserlo, o una cosa che mi fa perdere completamente il senso del tempo, ma poi tocca saltare fuori dal cerchio magico. Posso ballare con gli amici 20 minuti, quattro canzoni stronze scritte 20 anni fa e più belle di tutto quello che è venuto dopo, ma poi bisogna andare via, e non vederci per altri due mesi.
La musica non deve coincidere con la realtà, non deve essere plausibile o accettabile, è così e basta. È proprio qualcos’altro. E questo è il disco della maturità. Sì, la mia. Adesso la smetto di frignare e vado a comprare le zucchine.

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