Vai nei negozi di dischi #10 – Bleecker Street Records New York

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No non resisto. Ho due foto, una da fuori in cui si vede bene la vetrina, l’altra è questa qui. Dentro non ne ho fatte perché il proprietario, estremamente serioso, e serioso americano che è molto peggio del serioso italiano, perché privo di ironia e di sorriso latente sornione, mi ha spaventato. Ero sicuro che se mi avesse beccato mi avrebbe cacciato. E io non volevo essere cacciato da quel posto. Ma surprise!.
Non resisto a usare questa foto invece dell’altra perché, come potete vedere dallo sguardo in camera stile ti ammazzo dopo che ho finito la pizzetta e dalla mano sinistra del ragazzo a destra, i due tipi si sono accorti che li stavo fotografando. Ho fatto finta di niente con una bravura rara. Uno dei due mi ha urlato dietro “hey baby, don’t shoot me, kiss me”, io, anche un po’ fuori dal loro raggio visivo, ho fatto la faccia del “che bizzarra città new york, la gente grida le cose senza un perché, stavo solo facendo una foto alla vetrina” e sono entrato.
Una cosa di cui mi sono reso conto solo dopo un po’ che smarmittavo tra i vinili non lontani dalla cassa è che il padrone, l’uomo senza sorriso, aveva un rapporto ambiguo con la commessa. Ambiguo non nel senso di marpione, ma nel senso che a parole i ruoli erano invertiti, lei diceva a lui cose come “renditi utile prendimi una sportina”, “il conto lo faccio io perché se fai come hai fatto prima…” e così via. Lei controllava i nuovi arrivi, lei li prezzava e li sistemava tra gli scaffali, lei controllava i conti (sono stato dentro un po’ di tempo, si). Lui aveva la faccia di gesso, un muso grandissimo, qualsiasi cosa lei dicesse, commentava con un “mmh”. Però parlava, l’ho sentito dire cose ai clienti. A parte questo, sono certo che fosse lui il padrone. Non perché è il maschio. La prova inconfutabile l’ho avuta quando ho fatto cadere un cd – di fronte al quale mi ero perso e mi si è rammollita la mano (Vivadixiesubmarinetransmissionplot di Sparklehorse). Lui si è materializzato dietro di me (un secondo prima era al bancone), l’ha raccolto e m’ha guardato con uno sguardo che voleva dire “questo cd è mio, attento”. Aveva il piglio del padrone.

Non ho foto dell’interno però la sistemazione delle cose era molto classica e molto chiara. È passato qualche mese (da aprile), sicuramente non ricordo bene qualcosa. Comunque: ingresso, vetrina e cassa sulla destra (e fin qui era facile); novità (pochine a dire il vero), 7”, lunga parete di vinili catalogo rock/indie/alternative rock, poi classic rock, tutto sulla sinistra. Magliette del negozio appena entri. Al centro e sulla destra, lungo espositore di cd rock/indie/alternative rock e colonne sonore; country e usato sul fondo; soul, blues, hip-hop di sotto. Poster e dvd. Pareti coloratissime. Una bella stanza lungo un tot di metri insomma e in qua e in là effigi di John Lennon, Jim Morrison o David Lee Roth che ti guardano ognuno con un’espressione esaminatrice sua. Più o meno, la pianta è così:

bleecker

Ma perché il Bleecker Street Records si chiama così ma è in West Fourth Street 188? È una domanda che mi sono fatto anch’io. Nel 2013, dopo trent’anni, il negozio si è spostato da Bleecker Street, che si trova dietro l’angolo rispetto alla West Fourth. All’inizio sembrava dovesse chiudere, perché l’affitto nel vecchio posto, sotto una nuova proprietà, sarebbe salito a 27.000 dollari al mese. 27.000, erano muri preziosi. Ma alla fine non ha chiuso. Non so cosa ci sia adesso nella vecchia sede, forse un negozio di caramelle per adulti, però questo posto nuovo è interessante. All’angolo con la Jones Street è stata scattata la foto della copertina di Freewheelin’, vicino alla casa in cui viveva Bob Dylan con la ragazza che si porta a braccetto, Suze Rotolo. Siamo nel Greenwich Village, addirittura.

E che figata che l’episodio numero dieci di vai nei negozi di dischi la serie sia capitato a New York. Di quella città, così vuota, così noiosa, ho visto solo alcuni negozi di dischi, questo è quello in cui ho ritrovato il bozzolo, e ci sono tornato due volte in una settimana, settimana in cui ero con la mia ragazza e non potevo trascorrere tutto il tempo là dentro. Salvezza, direi, sennò chi la vede la città. Il bozzolo è la sensazione dello stare bene. Spesso però il bozzolo si rivela traditore. Ti sembra di avere tutto sotto controllo e provi una sana attrazione verso gli oggetti che ti circondano, alcuni li desideri davvero tantissimo. Ad altri ti ci vorresti accucciare sopra, come il tuo gatto si accuccia sul letto sui tuoi vestiti perché gli piace l’odore. Un disco che mi ha fatto questo effetto rivedendolo tra gli scaffali del Bleecker Street è stato Mindstate di Pete Phillie and Perquisite che comprai in cd da DeeJay Mix. DeeJay Mix era un negozio di dischi a Cesena che cambiò tre sedi, a quel tempo era già nell’ultima sede, poi chiuse. Ci lavorava Antonio, che per i dischi nuovi era il migliore feed umano che conoscessi. Le novità che potevano interessarti, te le faceva sentire. E anche quelle che non potevano interessarti, così, perché bisogna sempre ascoltare cose nuove. Mindstate fu una di queste, un gran disco, con quei suoni tra Snoop Dogg e una cosa seria. Raffinatissimo. Adesso Mindstate mi piace anche solo guardarlo e ricordare, mi piace il suo odore. Allora potevo ascoltarlo per ore. Il tempo m’ingabbiava, non mi permetteva di rendermi conto del fatto che passava, era traditore. Anche il bozzolo è traditore per lo stesso motivo, il tempo passa senza che me ne accorga. Passa un’ora e io credo siano venti minuti. Sono l’ultimo dei romantici.

Ok i prezzi al Bleecker Street Records non erano bassissimi, comunque ho trovato il modo di portarmi a casa un po’ di cose, perché il bozzolo è anche una specie di parassita che risveglia l’istinto, solitamente soffocato dal pensare le cose in un’ottica pratica. Come succede nel Demone sotto la pelle. Senza conseguenze tragiche ma solo personali. Una delle quali è il senso di colpa che segue l’acquisto. Ecco, parliamo del senso di colpa che segue l’acquisto. È causato dal fatto che adesso la musica è disponibile in altri modi, gratis, e io potrei anche, e infatti lo faccio, ma in molti di quei modi non me la porto veramente a casa. Ed è causato dal fatto che sono grande e devo smettere di comprare dischi, devo investire i miei soldi, non spenderli e basta. Ma si tratta di un investimento per la mia serenità. E sono molto motivato dal fatto che mi piace l’idea dello scambio tra me, l’artista e il negozio di dischi. Io dare soldi tu dare manufatto. Quando penso a queste cose, ecco che il senso di colpa mi passa. Si tratta di un pensiero di breve durata, non di un lungo percorso filosofico cognitivo. Perché tanto è un rimuginare sempre su cose che so già. Parassita non è una bella parola, rappresenta un dolore o un peso per chi lo subisce e un’offesa per chi lo è. Invece il bozzolo è una grande sensazione, e io sono contento quando ci sono dentro. Sono l’ultimo dei romantici. Ma dovevo comunque guardare al cambio. A fine aprile un dollaro era 0.89 euro, quindi non era troppo favorevole, solo un po’, e mi sono trattenuto. Tutto dipende da questo. Il vinile nuovo era prezzato tra i 15 e i 30 dollari, con picchi vari sempre più su per le edizioni deluxe. I cd nuovi costavano dai 10 ai 20. Usato: non pervenuto.

Ho comprato: Ancient Melodies of the Future dei Built to Spill in cd perchè ce l’avevo solo masterizzato e mi stavo antipatico; i Gray Matter in vinile, un gruppo Dischord di fine anni 80 che non conoscevo, preso così rischiando il pacco perché tanto Mackaye ha sempre ragione. Tra l’altro la sede della Dischord è al 3819 di Beecher Street di Washington, foneticamente c’è solo una L di differenza con Bleecker Street, che sia anche per questo che l’ho comprato?; il vinile doppio di Frankie Welfare Boy Age 5 dei Braid, edizione del quindicesimo anniversario, con artwork nuovo e via dicendo perché sono un gonzo del deluxe; 3-Way Tie (For Last) dei Minutemen in cd perché non ce l’avevo. Là dentro si respira aria di grandi classici ma si trovano tante cose diverse, soprattutto nella scansia a sinistra.

Hanno una gatta in negozio, è tranquilla, deve avere una certa esperienza. Quando sono uscito, il giorno in cui ho scattato la foto, ho dato un’occhiata in giro e ho visto che era definitivo: i due boys non mi stavano facendo la posta. Così ho avuto via libera per pensare in tranquillità. Ho pensato che la gatta mi assomigliasse. Come lei, ero tranquillo e beato, il senso di colpa mi era già passato.

www.bleeckerstreetrecordsnyc.com

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