Il nuovo pezzo dei Muse

MuseDronesCover

la copertina del disco nuovo (molto erotica)

La nuova canzone dei Muse si chiama Psycho ed è la sorella di The Beautiful People, in linea generale. E voglio ricordare anche i Rage Against The Machine, per abboccare al gioco del crossover alla vecchia ma quando era già sputtanato che di sicuro i Muse hanno pensato di fare quando hanno scritto Psycho. Anche al di là delle somiglianze puramente estetiche, in Psycho non c’è niente di nuovo, si poteva pensare che i Muse uscissero così, nessun suono è azzardato, tutto in linea con quello che mi aspettavo. Addirittura è un ritorno alle origini, a sentire Bellamy. Il trick chitarra e batteria del nuovo singolo è dei più studiati per sortire l’effetto adrenalina up: giri della chitarra slegati alla Black Keys e militareschi come i White Stripes, cassa in quattro quarti per un giro, crescendo della batteria col basso e boom. Nel rush finale diventa: giro slegato di chitarra, due colpi di cassa e crash, tutto x 2, poi ancora stessa chitarra, crescendo della batteria e del basso, esplosione e assolo boom. Un gran inizio pestatissimo con la chitarra e la batteria e poi a un certo punto la chitarra fa.. gné!-gné!. Quella chitarra gné-gné vorrebbe dare lo stop e poi il via per la ripartenza ma è la cosa che rende ufficialmente brutto il pezzo dopo 30 secondi e per sempre. Per giunta, il gnè-gnè è anche il climax del ritornello. Incredibile.

L’idea dei Muse è: ti arruoli e diventi uno psicopatico fottuto, non è che lo sei già.
Psycho è una canzone contro la leva militare ma suona come una marcia. Suona come il suo nemico, è il suo modo di denigrarlo. Nel video non c’è una sbavatura, ogni cosa è perfetta oltre che illuminata dalla giusta angolazione. Non c’è niente di disturbante, le immagini più provocatorie sono comunque inoffensive per la perfezione con cui sono state confezionate, con le sfocature più precise del mondo (il bambino simbolo dell’innocenza che diventa tutt’uno con la giacca color militare). Tutto è calibrato per essere passato in radio o su youtube senza rischi per chi trasmette o sforzi per chi guarda. Atavico interrogativo. Si può combattere il sistema facendone parte? Non si può dire che il rock system abbia sulla testa della gente la stessa influenza del patriottismo, che va a toccare tasti ben più sensibili, in una società che offre a portata di mano i pezzetti da attaccare dentro ai ragazzi per renderli tutti simili e il più obbedienti possibili, ma comunque il rock system è uno di quei pezzetti e i Muse sono un pezzetto di un pezzetto: piacciono a quella fetta di pubblico al quale frega di musica ma non così tanto da avere la voglia di cercare se c’è qualcos’altro rispetto a quello che si sente alla radio. Un atteggiamento medio nei confronti della musica, un interesse medio, legittimissimo. A passione e voglia di fare la leva militare io associo il patriottismo, ritengo che convivano sempre. Scritto questo, non dico che tutti quelli che hanno quell’atteggiamento nei confronti della musica siano per forza ferrei sostenitori del patriottismo nel loro paese, però il contrario si: sono pronto a scommettere che la maggior parte di quelli che portano avanti gli ideali di patriottismo abbia lo stesso interesse medio nella musica, la ascolta, gli piace il boss, i Radiohead ai più giovani, Ligabue se è italiano, e i Muse. Perché sono gruppi che hanno conquistato il favore mondiale e se apri il discorso musica tutti li conoscono e la musica è roba che conta fino a un certo punto, non è che ci puoi perdere più di tanto tempo dietro, ascolti quello che è già pronto, le cose davvero importanti sono altre. La musica di Full Metal Jacket era Surfin’ bird, una canzone molto popolare dal 1963, già prima di diventare colonna musicale del film.

M’immagino cioè che ci siano grandi possibilità che a quel generale che urla nel video e nella canzone piacciano i Muse. È un corto circuito che mi fa sballare: che senso ha il messaggio se gli attori che partecipano alla messa in scena per dare il messaggio sono fan di chi lancia un messaggio contro di loro? (non mi chiedo che conseguenze ha questa cosa perché vado fuori tema e faccio un casino). Il messaggio ha senso perché i destinatari non sono solo quelli contro cui si rivolge. Ma c’è comunque qualcosa che non mi torna. Il rischio è che, facendo uscire una canzone e un video superprodotti, il messaggio diventi una specie di cosa in vetrina, un oggetto da guardare e ascoltare, muovere la testa, ma senza colpire nel segno. Il ragazzo che vede il video o sente la canzone, quando ha finito non ha più niente in mano su cui ragionare. Forse questo ai Muse non interessava, ma nelle interviste diranno che gli interessava tantissimo dare un messaggio contro il patriottismo e la leva militare. C’è il militare che urla contro il soldato ma è molto chiaramente un prodotto da vendere, un grande baraccone per mandare un messaggio ovvio (l’antimilitarismo, capirai che coraggio), giusto per il proprio pubblico numerosissimo, ma che non vuole davvero avere uno scopo, perché è parte di un processo di costruzione pesantissima di una canzone e di un video e l’estetica del messaggio è più importante del messaggio stesso. Chi può credere davvero a questo? Cioè: che efficacia può avere quel messaggio dopo i 6 minuti di canzone? Può cambiare il modo di pensare di qualcuno? No. Ok, lì per lì si dirà che fighi i Muse contro la guerra ma questo tipo di video e canzone utilizza gli stessi modi di fare della campagna I Want You, diretta, che gioca sul coinvolgimento di stomaco del destinatario e senza pensare di toccare neanche un gradino più alto approfondimento, che potrebbe essere interessante per far riflettere e colpire nel segno. È sempre una canzone, se non riesce a farlo col video, può aiutarsi col testo, ma non bisognerebbe ricorrere solo a slogan o frasi d’effetto bellissime, tipo “your ass belong me now”, riuscitissima, ma che individua l’errore solo da una lato nel gioco della guerra, colpevolizza solo lo Stato, la figura dell’ufficiale, e non la cultura del patriottismo. (Ma non suonava molto meglio YOUR ASS BELONG TO US NOW?) Dando la colpa solo a chi militare lo è già, non si fa riflettere quella parte di pubblico che non è militare, ma magari in quel pubblico c’è chi militare deve e vuole diventarlo.
(Niente nel video richiama gli Stati Uniti, quindi non stanno per forza parlando solo di loro ma il mio pensiero è andato subito lì).
C’è una critica univoca al patriottismo. C’è solo il capo militare che fa la figura dello stronzo e non si considera che nei paesi in cui la prova miltiare è avvertita come un passaggio obbligatorio, per dimostrare che la propria vita ha un senso, si, è un casino arruolarsi e partire militare perché è pericoloso, ma molti lo vogliono fare, per dovere o per piacere di sentirsi parte di una nazione che combatte per se stessa. Sotto accusa non dovrebbe essere solo il risultato ultimo di una cultura, ma la cultura stessa. Bastava poco: nel video mettevi un genitore che dice al figlio le stesse cose che gli dice il generale e via. Che la leva in alcuni sia obbligatoria non è un’obiezione a questo discorso perchè a monte della leva obbligatoria c’è una mentalità che viene instillata nella gente perchè possa sembrare normale il desiderio di servire il paese andando a rischiare di morire e a uccidere. Uno personalmente ha paura, ma ti insegnano che lo fai per il tuo paese da quando hai 3 anni, e lo fai perché è il bene. Il ragionamento non è sullo stesso piano rispetto a quello di American Sniper: lì si diceva che Kyle è un soldato e non per forza uno che ama la guerra ma uno che fa il suo lavoro, qui parlo della famiglia che ti induce a pensare che devi fare la guerra, siamo al gradino precedente. Kyle è il risultato di quella cultura, il suo carattere gli impone di proseguire e non di arrendersi come ha fatto suo fratello, Kyle è il soldato incalzato dal generale del video dei Muse tra qualche anno, e il soldato è il generale qualche anno fa. Questo processo parte da una cultura. È quella cultura ad aver creato il generale e ad essere sbagliata e Psycho dei Muse scazza l’obiettivo della sua chitarra gnè!-gnè!. Non era un gesto poi così rivoluzionario criticare quel modo di pensare, non sono mica i primi, potevano fare lo stesso video e la stessa canzone solo in modo un po’ più intelligente.

The Beautiful People di Marilyn Manson a me piaceva moltissimo.

9 pensieri su “Il nuovo pezzo dei Muse

  1. Càpito qui perché volevo vedere una critica un po più arguta sul brano in questione della band che amo da diverso tempo. Due riflessioni:
    per me il brano non offre una piatta critica antimilitarista ma, conoscendo l’ideologia di Bellamy, va più in là, offrendo uno sguardo su quello che è l’indottrinamento in generale. In questo caso si parla di indottrinamento militare, volto alla creazione di macchine da guerra e, come ogni dottrina, votata alla chiusura mentale di chi subisce l’indottrinamento. In secondo luogo prendiamo il brano per quel che è: si parla di un album concettuale a tema distopico che esplora il viaggio di un uomo dal momento dell’abbandono della speranza di poter vivere in una società fatta di valori, attraverso il suo indottrinamento e il culmine nella resa al potere e la conseguente trasformazione in un “drone”. Se prendiamo in esame il concetto di “viaggio” (termine usato dallo stesso Bellamy per spiegare la trama dell’album) mi viene in mente un esempio lampante: Pinocchio. Il viaggio di un burattino che nel suo pellegrinaggio esistenziale incontra tutta una serie di fenomeni della società che cercano di manipolarlo e soggiogarlo a loro piacere. Et voilà…visto in quest’ottica tutto prende molto più senso di quello che hai potuto vederci te, che magari non apprezzi la band per le stesse ragioni mie. Il sergente che compare nel video prende la forma di un moderno Mangiafuoco che con le sue urla e le sue frustate metaforiche cerca di trasformare questo moderno Pinocchio, spaesato e disorientato, in una perfetta macchina da guerra da usare a suo piacimento. Ti darei ragione se fosse un brano antimilitarista a se stante e completamente slegato da un qualsivoglia contesto. Ma nella storia che va a raccontare l’album, tutto prende un altra forma. E lo evinco, ad esempio, da questo fattore: il primo brano dell’album si chiama “Dead Inside” e molto probabilmente parlerà del momento in cui il protagonista della storia perderà la fiducia nella società, magari in seguito a una forte delusione amorosa ( e questo lo posso dedurre dall’inizio del brano, che recita “Love will get you nowhere, you’re on your own, lost in the wild”), finendo così per rimanere affascinato dall’eroica dottrina militare, messa in croce poi dal brano stesso. Il discorso dell’arrangiamento musicale, la chitarra che fa gne gne, il riff trito e ritrito che faceva capolino a ogni live di Stockholm Syndrome e via discorrendo…beh, quello ha deluso anche me. Ma ci sono vaste probabilità che questo sia il brano meno incisivo di un album ancora tutto da scoprire. 🙂

    • Ciao! L’arrangiamento musicale che lasci per ultimo secondo me è il difetto peggiore della canzone. L’ho sviluppato meno perché mi è servito meno spazio per cercare di spiegarlo rispetto al pippone tematico che ho scritto, però è la cosa che mi è piaciuta meno. Non sono un fan dei Muse, ma ho sempre dato un ascolto ai loro dischi, non ero in trepida attesa e non mi aspettavo una canzone scritta diversamente.
      Il discorso sul concept album che fai è affascinante ma credo che una canzone, anche se fa parte di un album concettuale, debba avere qualcosa da dire in sé, senza per forza dover essere ricollegata a un’altra o alle altre per avere senso. L’insieme racconta qualcosa, ma mi piace che anche le singole parti raccontino qualcosa di compiuto. Rimane comunque molto superficiale il discorso legato alla perdita di fiducia nella società come causa della scelta militare. Immagino succeda, ma secondo me, volendo fare una canzone su questi temi, non è possibile lasciare da parte il discorso culturale. Non potendo scrivere un romanzo, Bellamy magari ha dovuto scegliere quali temi affrontare in relazione all’antimilitarismo, ma ha scelto quelli sbagliati. Psycho, come hai detto anche tu, tratta di indottrinamento militare, e non di un altro tipo di indottrinamento (anche se è inserito in un discorso generale sull’indottrinamento eccetera), quindi di questo parliamo. L’imposizione dell’educazione militare può essere un tassello di una cultura in cui si cresce, dalla quale sarebbe meglio uscire, ma non è sempre facile. Il tema della società che non lascia scampo è difficilissimo da affrontare in un concept album. Non è facile fare un disco così, tanto più se lo affronti dovendo tenere conto le strategie di marketing che un gruppo come i Muse di sicuro prende in considerazione. E i Muse potrebbero anche non essere all’altezza nel tentativo di coniugare le due cose. Secondo me sono partiti male, io ho dato un giudizio sulla canzone e sul video, per giudicare il disco, aspetterei di ascoltarlo.

  2. Ora che ci penso bene successe a me la stessa cosa che ti spiegavo prima. In seguito a una forte delusione amorosa che ebbi tempo addietro la prima cosa che feci per allontanarmi da tutto sai quale fu? Far domanda come volontario in forma breve. Poi non mi presero, ero già troppo vecchio per loro. Capirai che io non la vedo una cosa così superficiale. Comunque fai bene a dubitare del vero spirito che smuove molte band commerciali, ma ti dirò una cosa; i Muse nei loro live appaiono molto diversi da come possono sembrare nei loro videoclip musicali. Mattew Bellamy sul palco è un vero portento ed è un artista unico, e anche fuori dal jetset vivono una vita tutto sommato riservata e risultano assai umili nel loro approccio coi fan, e ci sono tante realtà che se non approfondisci la tua conoscenza della band non potrai capire o immaginare. Capirai che non sono lì per i bei visini o perchè sono usciti da un merdoso talent. Però questa volta si, sul video aleggia una vaga ombra alla Green Day, che tanto fanno e parlano ma alla fine sono solo una mera macchina da soldi. Spero di dovermi ricredere. Ah, un ultima cosa: non sarai davvero così sciocco da pensare che quello nel video sia un vero sergente dell’esercito?? cioè…ci sono gli attori per questo tipo di cose… 🙂 non stai mica parlando di Fedez che in un famoso brano prende di mira Alfonso Signorini e poi ci gira assieme un videoclip festante…vabbè, quello è un altro mondo…

  3. Si, è superficiale perché parlando di un tema così complesso non puoi limitarti a quello. Se a te è successo, bene, peccato non t’abbiano preso, ma non è un punto di vista interessante da cui partire per sviluppare il tema.
    Nei Muse come band pura non ci credo, sono un portento sul palco, umili coi fan, riservati nella vita privata ma questo non significa che nel loro lavoro non siano una macchina per fare soldi con alle spalle produzioni ricchissime, soprattutto nei live. Tutta la questione di qualche anno fa del nome Muse e di Celine Dion dimostra che i Muse hanno per le mani business notevoli e se ne preoccupano eccome. Ma il problema non è il fatto che siano così, possono esserlo, il problema è che bisognerebbe rendersi conto che lo sono, anche se si è fan. Puoi essere fan anche di una band che macina un sacco di soldi eh, se sei disposto ad accettare il sistema in cui è inserita e se ti piace la musica che fa. A me la loro musica non piace. Avere un’opinione diversa, e non positiva, sui Muse non significa non conoscerli, significa solo avere un’opinione diversa.
    Non è solo coi merdosi talent che si creano le band o i cantanti che fanno fare i soldi alle case discografiche, per poco tempo, per molto, conta poco. Succede anche che una band parte piccola, poi ha successo, qualche major se l’accaparra, vedendoci anche del talento che magari c’è davvero, e la band diventa enorme. In fondo non vedo troppa differenza tra i Muse e i Green Day da questo punto di vista.
    A proposito del generale, hai ritenuto la domanda che mi hai fatto una domanda intelligente perché..?

  4. Ho ritenuto la domanda intelligente per questa tua frase che magari ho frainteso “M’immagino cioè che ci siano grandi possibilità che a quel generale che urla nel video e nella canzone piacciano i Muse. È un corto circuito che mi fa sballare: che senso ha il messaggio se gli attori che partecipano alla messa in scena per dare il messaggio sono fan di chi lancia un messaggio contro di loro? (non mi chiedo che conseguenze ha questa cosa perché vado fuori tema e faccio un casino).” Comunque avresti fatto prima a scrivere “Non mi piacciono i Muse” e saresti stato molto più esplicativo al posto di fare questo inutile giro di parole. E comunque rileggendo le tue riflessioni mi viene da pensare che tu realmente forse non conosci questa band…pensare che i Muse si scaglino solo contro l’esercito e solo contro il generale tralasciando la società folle che sostiene la dottrina del patriottismo secondo me dimostra che tu realmente non abbia mai compreso il significato delle decine e forse centinaia di testi che Bellamy ha scritto in tutti questi anni. E lo capisco, se non li ami e non li ascolti è normale che Psycho possa apparirti come un vuoto brano antimilitarista. Ma la prospettiva da cui guardarlo te l’ho già data con la metafora di Pinocchio. Per la questione finanziaria io la vedo così; pensare che una band gestisca da sola le proprie finanze e questioni legali e come pensare che il Papa sia realmente il “capo” della chiesa. Loro sono solo gli animali da palcoscenico, il mostro che sta alle loro spalle non li riguarda. Il modo di fare denaro, che sia attraverso la vendita di CD, magliette o attraverso l’intentare cause giudiziarie su questioni di diritti allo scopo di ingrassare le casse non credo che sia una cosa gestita da loro. E’ la major che si occupa di queste cose. E’ per questo che nonostante tutto amo ancora questa band. In vent’anni di carriera e successi non hanno mai cambiato la loro filosofia e nei loro live traspare ancora la voglia di essere lì, di esibirsi, stupire ed emozionare mettendoci anima e corpo. I loro concerti non sono solo delle noiose promozioni dell’ultimo album uscito con le 12 canzoni messe in fila per il gusto dei fan…e se quest’anno sono headliner nella maggior parte dei festival rock europei (e non solo) ci sarà un perché aldilà del mero voler macinare denaro.

    • Se non mi piacesse usare inutili giri di parole mi limiterei a scrivere le liste della spesa quando vado al supermercato.
      La frase sul generale che hai copincollato l’ho scritta subito dopo il discorso dell’interesse medio nella musica da parte di un sostenitore del patriottismo. Quando si parla di un film uno si può riferire ai personaggi usando il nome che hanno nella storia raccontata, mi sembra una prassi abbastanza diffusa. Ogni volta che si parla di lui s’intende il personaggio, non l’attore professionista che lo interpreta. Che io sappia, la parola attori si può riferire non solo a quelli che esercitano la professione di ma anche a quelli che prendono parte a una cosa che succede, a me o a te. Con questo significato, con attori mi riferisco al personaggio interpretato e non all’attore professionista. Capisco che il doppio significato della parola attori ti abbia messo in difficoltà, ma non pensavo potesse succedere.
      Il post è un commento alla canzone e al video in sé, non prende in considerazione tutta la carriera dei Muse. Penso si possa fare l’una e l’altra cosa, contestualizzare o commentare la canzone come episodio a sé. È una scelta che faccio quando parto a scrivere una roba. Mi fa piacere che tu abbia deciso che la prospettiva giusta per tutti sia quella del Pinocchio, ma posso vederla in una altro modo senza per questo “non conoscere”.
      Il mostro che sta alle loro spalle non li riguarda dici. Mi sembra impossibile. Di sicuro non amministrano direttamente la cassa ma li riguarda eccome, avranno avvocati e commercialisti che lavorano per loro e che fanno il loro interesse e che si consultano con loro, che li consigliano (li pagano per questo), ma anche loro hanno voce in capitolo. Se non sbaglio Bellamy intervenne in prima persona a commentare l’episodio Celine Dion, consigliato da un avvocato su quello che doveva dire magari, ma bisogna proprio considerarlo un’ameba se si pensa che dica le cose che gli dicono di dire senza filtrare.
      Pensare che non li riguardi il mostro scenografico che sta alle loro spalle mi sembra assurdo: diranno la loro sui video che fanno, su cosa mettere sul palco e sul come, immagino. Si tratta di questioni artistiche. Poi ci sarà chi gestisce il budget, i tecnici che eseguono, i registi che consigliano eccetera ma sul progetto del palcoscenico che si portano dietro, per esempio, credo proprio che abbiamo possibilità di esprimersi.
      Poverini i Muse, le cui tasche vengono ingrassate dalla major e loro non vorrebbero che fosse così. Hanno sicuramente passione per la musica che fanno, non mi permetto di dire il contrario, ma credo siano contenti di fare entrambe le cose: esibirsi sul palco e incassare. Non vedo perché non dovrebbero.

  5. Vabbè, è inutile andare avanti comunque, ognuno ha la sua visione delle cose e io rispetto la tua. Liberissimo di odiare e ripudiare, in parte però condivido anch’io la tua visione del mondo musicale commerciale. Ma in questo caso io premio l’artista. Ci sono band non commerciali che da studio fanno album straordinari e poi quando salgono su un palco non sono in grado di mettere insieme quattro note. Io trovo anche questa una gran fregatura. Poi si ci sono in giro per il mondo una miriade di artisti che per diverse ragioni non possono raggiungere il successo meritato, ma questa è un altra storia. Che dire, se recensirai il singolo “Dead Inside” che uscirà la prossima settimana oppure l’album sarò curioso di vedere cosa avrai da dire, per ora la chiudo qui. Non è nel mio interesse cercare di cambiare il tuo modo di vedere le cose.

  6. Proprio non so. Non mi pare. Il discorso è anche scegliere se fare o non fare un pezzo che di sicuro piace ai fan, e questo è un pezzo che di sicuro piace ai fan. Non è che mi aspettassi niente di diverso. Il discorso sulle “band non commerciali” che salgono sul palco e non sanno suonare è verissimo, ma è vero anche il contrario. Non è che una band non è commerciale e allora non sa suonare. Dipende, credo. Ma poi il problema non è stabilire se i Muse sono commerciali o no.

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