I migliori dischi 2014 e le altre categorie secondo me così rilevanti da essere messe nella classifica delle migliori cose di fine anno

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(tirare una riga)

Non come ho fatto l’anno scorso, ma come il trend indica di fare, quest’anno in modo massiccio: sono già in ritardo, prima possibile va scritta la classifica dei migliori dischi dell’anno. Che d’altra parte non può esistere da sola perché assolutamente limitata, quindi ho aggiunto alcune categorie a cui ho pensato ultimamente. Ep o album è lo stesso, in ordine sparso. Random House.

Migliori album 2014
Cheateas – Esordio dopo alcuni ep, fanno lo shoegaze, hanno qualcosa di punk-rock, mi ricordano i Sonic Youth e i Male Bonding, il che non è per forza una cosa positiva, ma quello che ricordano a me è relativamente importante. Hanno fatto un disco (omonimo) bellissimo e che non ha niente di nuovo.

Johnny Mox, Obstinate Sermons – Ogni volta che Johnny Mox esce con una cosa mi stupisce. Fa roba che solo lui sa fare.

Fugazi, First Demo – Non è un album nuovo, con tutti i vantaggi del non esserlo, sono canzoni registrate nel 1988, presentate nella loro versione studio prima che i Fugazi diventassero i Fugazi e raccolte in un album, il che dà concretezza a una cosa che era già concreta prima di First Demo, solo impressa e bloccata nel passato, cioè che i Fugazi prima di essere i Fugazi e fare date ovunque avessero dei demo registrati in cassetta e li vendessero a chi andava a vederli o magari li dessero ai locali per trovare date da fare. Non sempre pubblicare un album con i primi demo di un gruppo è necessario. Apparentemente, far uscire adesso una raccolta su disco di canzoni già sentite (una in 13 Songs, altre in Repeater + 3 songs, State of the Union eccetera, solo Turn Off Your Guns è inedito, già uscito solo in versione live) non ha senso, se non per darci una buona idea per i regali di Natale. Ma è importante la prospettiva, guardare i Fugazi dal punto in cui hanno iniziato, dalle registrazioni madre delle prime canzoni, ascoltare quelle canzoni, non solo avere la certezza che c’erano, sapendo quello che è successo dopo. First Demo ha senso anche nell’ottica della catalogazione dei live che la Dischord sta facendo, per darci una cronologia di tutto quello che hanno fatto quando era il momento di farlo. Alimentano il mito, e non è per forza una cosa buona. Mi piace di più continuare ad ascoltare le canzoni e First Demo è molto buono per questo. Mi alimento di ciò di cui si alimenta il mito.

Topsy The Great, FamporBest viaggio 2014.

Lushes, What Am I Doing – Avrebbero meritato più attenzione, è un esordio incredibile, ho visto solo che è diventato disco di Marzo di Movimenta, altre segnalazioni o non ci sono state o me le sono perse. A parte la mia.

Sun Kil Moon, Benji – Stronzi si nasce o si diventa. Mettiamo che Mark Kozelek lo sia diventato per colpa della vita. Un disco che parla solo di gente morta non lo puoi portare in giro col sorriso. Il 2014 è stato il suo anno, quello in cui ha tirato merda con grande eleganza sul pubblico dei suoi concerti in generale e su The War On Drugs in particolare. A monte di tutto sta un album che alla prova dei fatti ha zittito e messo d’accordo tutti, e ai concerti ci siamo fatti trattare a schiaffi sul culo senza problemi.

Die Abete, Tutto o niente – Anche perché è necessario mantenere in vita la parte di se stessi che odia.

Io e la Tigre – Ogni volta che le vedo dal vivo, dopo, vorrei dire a tutti quanto rendono IO e la TIGRE sul palco. Parlerei per lo meno dell’elettricità che s’impasta là sopra e non si libera finché non finiscono. IO dice “Questa è la canzone che io e la Tigre cantavamo insieme quando eravamo piccole” e altre cose tenere con quella voce tenera, ma quando suonano, sì, c’è pure qualcosa di tenero, ma il resto è un grande vaffanculo. Quando è uscito l’ep le avevo già viste dal vivo e ho pensato che l’ep fosse all’altezza del concerto, adesso credo siano meglio dal vivo. L’ep è la più grande sorpresa del 2014.

Lucertulas, AnatomiakUn disco pazzesco con un tiro micidiale e scritto in maniera divina.

Flaming Lips, With a little help from my fwends – Cover album di Sgt.Pepper. Sono stato il più grande fan al mondo dei Beatles e l’album dei Flaming Lips è migliorativo, l’originale non era più adatto da diversi lustri a rappresentare LO PSYCHY POP ROCK e i Flaming Lips l’hanno rifatto. Collaborando (anche) con gruppi non troppo noti e portandoli alla luce, un lavoro importantissimo.

Miglior e peggior disco da ascoltare mentre si fanno le patate al forno
Ho fatto le patate al forno circa una volta alla settimana quest’anno, se escludo agosto. Con gli Shellac (Dude Incredible) sono venute molto bene: le ho infornate nella pirofila, con poco olio, le ho tenute dentro circa un’ora, girandole ogni 20 minuti, girando anche la pirofila perchè il forno cuoce di più in cima che in fondo. 180°, patate del contadino, taglio a cubetti irregolari. Alla fine erano doratissime, croccanti. Con gli Interpol (El Pintor), stessa formula stesso procedimento, qualcosa è andato storto, sono venute mosce. Per non avere la vittoria facile già dopo il primo turno, ho ripetuto l’operazione quattro volte, in quattro settimane: due volte Shellac, due volte Interpol. Il risultato è sempre quello, e non voglio più fare patate al forno mosce. Da tutto questo consegue che Dude Incredible è uno degli album dell’anno. Sono cattivi e tengono viva la concentrazione con la loro operosità. Per fare le patate al forno bisogna stare concentrati e non si può mai perdere il contatto visivo. Il mio desiderio per il 2015 è quello di fare patate alla cenere nel camino.

Miglior cd+libro
Santa Massenza, Gazebo Penguins+Johnny Mox. Non è cd+libro ma vinile+racconto, ma la categoria mi sembrava più generico, e quindi sensato, chiamarla così. Due racconti, due grandi pezzi dei Gazebo Penguins, due grandi pezzi e mezzo di Johnny Mox. I ricordi, il sangue, l’America, il piacere di sapere che chi ha scritto le canzoni ha scritto anche i racconti, la ricerca di un significato comune, i poster grandi in cui sono scritti i racconti, il cartoncino ruvido della copertina, i font. Dai tempi di quello su Luigi Tenco non compravo una cosa come vhs+libro o libro+cd così bella.

Miglior anniversario
Metroschifter, The Metroschifter Capsule (1994). Le ricorrenze legate ai mega dischi non m’interessano, questo album ha ancora tutto il valore che aveva 20 anni fa, è scritto al punto giusto, distortissimo, urlato ancora di più, non troppo cantato, ma suonato come deve essere, oltre ogni revival emo.

Miglior voce femminile che dal vivo sembra maschile
Il 12 febbraio il premio era già assegnato: incenso su Shannon Wright per la data al Bronson, concerto che ha fatto dare ai matti tutti quelli che c’erano, me compreso, una donna con un carisma, una chitarra, capelli e labbra da guerra, più un batterista che era praticamente il prolungamento del suo cervello. E lei ha una voce veramente maschia. Un concerto perfetto. Dopo mesi arriva il 7 dicembre e anche le Coathangers dal vivo, sempre al Bronson. Concerto opposto rispetto a quello di Shannon Wright, grande baracca garage punk con tutti i crismi delle ragazze maldestre. Bello, si, però boh. A parte quando schizzavano sugli strumenti e sui microfoni, allora lì è stato veramente divertente. A un certo punto la batterista prende il microfono e lascia la batteria alla bassista, o una cosa simile, comunque la batterista canta da lead singer, non è più solo seconda voce che ogni tanto canta. Canta due canzoni intere, con la voce dell’uomo più uomo di tutti, sembra che sia l’effetto di una bolla in gola, in realtà purtroppo sarà stato senz’altro il whiskey. Dal punto di vista del premio, Shannon Wright è solo un ricordo, perchè la sua voce è profonda, ma quella dell’altra è un tuono in lontananza. Puro maschio trasformato in femmina, Stephanie Luke. (Concerto dell’anno, invece, Deerhoof al Bronson. Locale dell’anno, a questo punto, il Bronson).

Buon Natale.

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