Valerian Swing, Aurora MA ANCHE A sailor lost around the earth

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Ci sono cose che non vogliamo che cambino, perché il cambiamento ha come conseguenza il fatto che dobbiamo risettare le abitudini. Conserviamo quello che ci piace, è normale ed è bello. Altre cose vorremmo cambiassero subito. Questo nella vita. Per la musica è molto più semplice, perchè è la musica, cambia (scusate il proverbio) ma possiamo sceglierla, ed è anche per questo che è bello che la musica sia la nostra vita. La musica però non è esclusa dal doppio atteggiamento della nostra volontà nei confronti delle cose: cose che vogliamo che cambino, cose che no. Se ascolto un disco e mi piace, vorrei che l’album successivo dello stesso gruppo fosse uguale. Se lascio passare tempo, la mia opinione a riguardo potrebbe cambiare. Altre volte la voglia di cambiamento non aspetta tutto sto tempo a intervenire e vorrei qualcosa di nuovo subito. Io sono solo un ascoltatore, non faccio musica, e questo significa che i cambiamenti li aspetto, non dipendono da me, e sono nelle mani dei musicisti. L’unica arma che ho è esprimere un giudizio.
Non so precisamente quale direzione abbia preso il cambiamento tra il primo e il secondo album dei Valerian Swing, cerco di capirlo mentre scrivo e li ascolto. Elimino la parte del discorso riguardante il tempo e l’attesa, perché li ho sentiti tutti e due per la prima volta uno dopo l’altro, il secondo prima del primo*. Non c’è stato spazio per riflettere, solo il passaggio da uno all’altro. A Sailor Lost Around The Earth è il primo album che ascolto al lavoro dopo anni in cui non ascoltavo musica al lavoro, non ha alcun significato però è una cosa che mi verrà in mente ogni volta che ascolterò quel disco. Le cose succedono mentre ascolti musica e diventano parte della musica. Ho scelto di ascoltare questo disco al lavoro e questa è una scelta in qualche modo significativa nel contesto della mia vita, dopo anni di silenzio. Un’altra cosa che diventa parte della musica è l’idea che te ne fai, e le aspettative che crei intorno a essa, che vanno a influenzare la tua opinione sul disco successivo. Invertire l’ordine cronologico nell’ascolto significa andare nella direzione contraria rispetto a quella di un eventuale miglioramento del gruppo, significa uccidere la band da questo punto di vista. Aurora l’ho ascoltato prima di A Sailor Lost Around The Earth e le aspettative erano alte (me le ero costruite in base alle opinioni di altri). Le aspettative su A Sailor invece non esistevano, non ne avevo mai sentito parlare.
Quello che mi fa impazzire dei Valerian Swing sono le accelerazioni e le botte improvvise. In questo periodo sto ascoltando John Zorn e Naked City (che mi ha prestato Giovanni, sempre lui), lì i cambi di tempo e di genere all’interno della stessa canzone (la traccia 21) sono incredibili, sembrano quasi una presa in giro. I Valerian Swing di A Sailor Lost Around The Earth cambiano qualche tempo, ma soprattutto li raddoppiano (Since Last Century) o rallentano (A Sea In Your Divine Fast), a volte cambiano genere, staccano, smettono di suonare e poi ripartono. Pleng è una canzone normale? No. Ogni canzone è un passo verso la definitiva affermazione del trionfo, e un’ascesa a qualcosa che è in alto, perché ti tira su, di morale e fisicamente. Io stavo più dritto con la schiena sulla scrivania. Due vere pause totali: A Sea In Your Divine Fast e Nothing But A Sailor Lost Around The EarthSe lo ascolti d’un fiato non ti accorgi neanche che cambiano le canzoni, potrebbe essere un flusso di coscienza. Vedo chiaramente tutti i motivi per cui To Lose La Track, SmallPond, Subsurban e Cavity Records hanno preso i Valerian Swing e hanno creduto nel disco, un secondo episodio doveva esserci e in fondo non doveva necessariamente essere tanto diverso rispetto al primo, in quanto a scrittura dei pezzi. Anche Aurora infatti è così, cioè potresti anche non aver voglia di accorgerti che sono più canzoni, ti imbottisci di passaggi di chitarra batteria e basso e non capisci più quasi niente. Aurora è solo un pò più morbido sui raddoppi, mi pare che punti di più sulle sulle aperture. La scrittura rimane quella, incrociata a se stessa. Cambiano le melodie, più dilatate e spaziali. Non cambia la smania di modificare i percorsi, ed è la caratteristica più evidente. Se ti metti ad ascoltare ogni strumento a sé, scopri strade diverse (Juno) che da sole potrebbero accompagnarti come sottofondo, base per scrivere un’altra canzone. Una volta si diceva che la grandezza di Paul McCartney in Abbey Road era stata quella di costruire linee di basso sempre diverse da se stesse. La grandezza dei Valerian Swing in Aurora sta nel portarti sempre lontano col pensiero, a seguire quello che fanno, e nel cambiamento, negli alti e bassi degli arrangiamenti sta la grandezza del disco che, dopo due pezzi che non saprei come definire, te ne mollano uno singalong (Scilla) ma solo in parte, tra tutto il resto, e tutto il resto è math rock, post rock, conseguentemente con pochissimo cantato, su un modo di suonare e scrivere che punta sempre alla perfetta quadratura del cerchio. Cambia sempre tutto anche in Aurora, all’interno delle canzoni, ma in generale non è poi tanto diverso rispetto al primo album.
In A Sailor Lost Around The Earth c’erano due pause vere, qui solo un pezzo è troppo chiuso in se stesso, ripetitivo senza alcuna via d’uscita verso l’esterno, e quindi in pausa rispetto a tutto il resto: Cariddi. In tutto il disco la chitarra solista ha una posizione molto rilevante e funziona come una guida. Ci sono album che in effetti vogliono farti naufragare ma allo stesso tempo salvarti e richiamano l’idea di disastro riparato, anche nei nomi. Dei Marnero, Il sopravvissuto, è uno di quelli, il viaggio oltre Scilla e Cariddi dentro ad Aurora è un altro. Dopo Scilla e dopo Cariddi c’è In Vacuum, che è un pezzo con suggestioni cinematografiche, bassi e chitarre che si staccano dalla base mai ferma della batteria, cori che danno il passo verso il primo stop e poi il via al viaggio verso l’orizzonte non più popolato da mostri e osteggiato da correnti, ma incoraggiato. Non sia mai che le correnti ci spingano verso qualcosa di nuovo, o qualcosa di vecchio che ci piace un casino e vorremmo rimanesse tale e quale, più o meno, con sfumature diverse. In copertina c’è un astronauta, ok, però io ho pensato ancora al mare.

Valerian Swing in streaming.

* In realtà, come dice giustamente gino nei commenti, A Sailor Lost Around The Earth (Magic Bullet Records, AntiStar, Subsurban, 2011) è il secondo album, il primo è Draining Planning For Ears Reflectors (Adverse Rising, 2008). Di conseguenza Aurora è il terzo.

2 pensieri su “Valerian Swing, Aurora MA ANCHE A sailor lost around the earth

  1. bella recensione, condivido quasi tutto quello che dici e mi pare di capire che i dischi ti sono piaciuti molto! una sola piccola precisazione, che faccio per farti apprezzare ancora di più i vs: a sailor lost around the earth è il loro secondo album, aurora il terzo! il primo album è draining planning for ears reflectors. non dico nulla per non influenzarti nell’ascolto…a parte una: procuratelo!!! 🙂

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