Chambers, La mano sinistra del demanio

La mano sinistra è il secondo album dei Chambers. Inizia con Chiuso per fiere (qui il video) che mette subito in chiaro una cosa: il suono. La chitarra pesta grossissima su un ritmo allungato tenuto su da una batteria secca e dritta al punto. Il disco suona da subito racchiuso in una membrana di potenza che esplode nel momento in cui il ritmo si apre. Altra cosa è chiara sin da subito: i testi. Siamo decisamente oltre le parole troppo adolescenziali che altre volte troviamo, in altri dischi, in altri gruppi. 200 metri d’orso rischia di metterci in crisi, cioè in centrifuga, nel momento in cui la batteria rulla forte e, subito dopo, dà il via a un ritmo più languido, accompagnato da una chitarra quasi piangente che si lascia andare in assolo breve e perfetto. Nella canzone c’è poi un altro salto, dal ponte, in uno spazio distorto e dilatato. Le più sincere espressioni dei Sonic Youth vengono in mente quando la chitarra parte per la sua strada. Solo ha un suono più secco e, in questo preciso istante, più contemporaneo.
“La creazione di non-luoghi non è cosa da farsi” (200 metri d’orso).
Poi arriva Musica del demanio, e provate a non trovarci dentro accostamenti ritmici e sonori apprezzabilissimi, dall’incipit Dead Kennedys leggermente rallentato, al successivo ponte hc, dall’arpeggio che esce dallo stereo come una cantilena distorta, al giro stoppato e poi apertissimo che ci scaraventa verso il finale. Il miglior pezzo dell’album, credo. Vedere dal vivo, il prima possibile. Quando? Il 20 ottobre al TPO di Bologna, con i Gazebo Penguins e i Disquieted By.
Cemento Mori | Orti di fame è un altro episodio sorprendente. Occhio anche in questo caso ai testi, perchè rappresentano l’espressione più viva di un’anima delusa. “Ho finto di essere cieco per non poterti cercare/Ho bruciato boschi per farlo sembrare normale/ai tuoi occhi”: sentite come cresce la chitarra sotto questi versi, la seconda e la terza volta che vengono ripetuti. Il calando-crescendo che si genera in questo momento dell’album è epico.
Un giorno è successo che mia nonna, sempre stata una donna molto curiosa, anche adesso che ha 91 anni, è entrata nello studio, ha preso in mano un cd a caso, era La mano sinistra, e mi ha detto:
– Chiuso per fiere, Musica del demanio, Orti di fame… l’è tòt sbajè o sti Cambers jè acsè simpatic?
Forse la porterò il 20 ottobre a TPO di Bologna.
“Dicono che essere fatti a pezzi sia un po’ come moltiplicarsi” è uno dei versi migliori di Ragazza ladra, che è come un fulmine di metà album, seguito dall’inizio travolgente di Fiumi in pena, pure questo un pezzo sublimante per qualità dei suoni e varietà delle soluzioni ritmiche, una dietro l’altra.
Branchi di nebbia è la degna chiusura di un album fantastico. Inizia con la chitarra, poi si inseriscono batteria e basso e ancora una chitarra. Questo inizio piuttosto classico ci porta a una ripetitività altrettanto classica. Tutto classico, fino al bestiale cambio di ritmo che ci conduce a una musica da danzare quasi come una taranta, ma che non ha niente a che fare con una taranta perchè è tutt’altro che pieno di sè e taglia come una lama affilata. Le note finali sono la migliore cosa ascoltata in Italia ultimamente, ma anche un vero e proprio ascensore per l’inverno.
La mano sinistra dei Chambers (chambersband.wordpress.com) è uscito per quei fottuti geni di To Lose La Track e Shove, dopo Far away (Frogwomen cover) – pezzo contenuto in Lepers productiond 50th release compilation (2011, Lepers production) – e il 12” Self titled (2010, TDD records/Shove recs/Arctic Radar/Que suerte!).

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