Le ultime cose black che ho scoperto

Georgia Anne Muldrow

Georgia Anne Muldrow, THEESatisfaction, Spoek Mathambo, Dudley Perkins (Declaime).
È una fortuna che ci siano cantanti come Georgia Anne Muldrow, che insegnano per l’ennesima volta a noi piccoli bianchi che ascoltiamo i Kasabian cosa vuol dire fare la musica che serve, fare la musica davvero. Georgia Anne Muldrow scrive, canta e produce, a volte con il marito Dudley Perkins (Declaime), a volte no. Ogni tipo di strumento che entra nelle sue canzoni ha qualcosa di più, oltre a un groove pazzesco che fonde jazz, hip hop e soul. Sono tre i dischi dentro i quali ho ravanato: Fragments Of An Earth (2006), Umsindo (2009) e Seeds (2012). Georgia Anne Muldrow dovrebbe insegnarci come si fa a non annoiarci a fare musica.

THEESatisfaction (album awE naturalE, il primo, per Sub Pop, dopo alcuni EP e demo auto prodotti) è la seconda scoperta. Stas (Stasia Iron) e Cat (Catherine Harris-White) da Seattle, la prima rappa, la seconda canta. Tutti si sono innamorati di queste due tipe, alcuni le hanno un po’ segate avvicinandole (sminuendole) proprio a Georgia Anne Muldrow, ma il sound è totalmente differente, meno irregolare, certamente più omogeneo, più facile. THEESatisfaction hanno molto da dire, anche se aggiustano un po’ il tiro rispetto ai punti di riferimento: ascoltate Earthseed e Exinstict. Spesso vanno dritto, ripetendo le ritmiche quasi in loop, con poche variazioni. Vanno dritto… come gli Stoogees! Sicuramente anche un profano come Neuroni ci sente il jazz e il soul, ma anche il trip-hop di Mushroom dei Massive Attack. Il grande insegnamento da cui THEESatisfaction non possono fuggire rimane quello di Supa Dupa Fly di Missy Elliott.


(Exinstict)

Spoek Mathambo con Father Creeper è riuscito a farmi piacere pure le cose che ricordano i Black Eyed Peas (Kites suona alta e ha un respiro molto ampio). Spoek Mathambo è Nthato Mokgata, musicista africano di Johannesburg, alla sua seconda fatica. Tinariwen, Mulatu Astatke, Animal Collective, Asian Dub Foundation: sono molte le musiche che ritornano in questo album. I ritmi sincopati si confondono con curiose dilatazioni. Let Them Talk è un pezzo che unisce un riff e un suono di chitarra delicato e sottile a una batteria inarrestabile, prima di ritrovarsi tutti insieme e in festa nel ritornello. Nthato Mokgata viaggia di brutto quando rappa e ci anticipa un finale davvero pop. Segue Dog To Bone, in cui la chitarra elettrica si unisce alle percussioni creando un insieme dal ritmo afro dub rock (definizione da bestia). Poi attacca il piano della title track che per un attimo ci porta a casa dei Radiohead… Tranquilli, ci viene concesso giusto un attimo per disperarci e siamo già da un’altra parte, in un posto in cui una musicassetta non si avvolge bene. Poi, è impossibile non ricordare, ascoltando Spoek Mathambo, il Mos Def. Respect. Gran disco, difficile da emulare in quanto a ispirazione e genialità.

Falling di Dudley Perkins ha un testo e suoni gradevolissimi, e Exclaim the Name (by Declaime) è hip hop asciutto, non propriamente old school, ma dritto al segno. Album ascoltato interamente: Andsoitisaid (tirate fuori da YouTube Asylum Walk), roba di inizio millennio, fortissima. Ma ha fatto tanto altro da allora.

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