Willis Earl Beal: Acousmatic Sorcery e altro

Willis Earl Beal ha pubblicato il suo primo album in aprile. Si chiama Acousmatic Sorcery ed è uscito per Hot Charity/XL Recordings. Sull’internèt si trovano anche canzoni inedite, molto significative. Sono tantissimi i giusti collegamenti a illustri maestri che sono stati fatti nelle web reviews più puntuali di questa. Willis Earl Beal è un insieme di culture, di musicalità e di voci. Basta vederlo sul canale YouTube di TheUrbanEyez, in particolare Wavering Lines e Same Old Tears, proprio due delle canzoni non incluse nell’album. Solo contro un muro di Chicago:

Ci sono alcune canzoni dell’album in cui la sua voce è accompagnata da pochi strumenti, anche solo una chitarra triste, come Evening’s Kiss o Monotony. Senza scomodare il lo-fi, davvero in alcuni accenti di tristezza e malinconia, Willis Earl Beal ricorda il Daniel Johnston più spiazzante per sincerità e distruzione sentimentale.
All’opposto, riportandoci su un lato più malato, sempre un po’ struggente e timido, ma non scostante, Take Me away (voce roca e percussioni sorde dall’inferno) reagisce alla tristezza e il naufragar nel mare della solitudine non è dolce ma è un casino. Willis Earl Beal l’ha capito e ha fatto uscire, insieme a Monotony, questa Take Me Away: la prima è l’abbandono, la seconda la reazione. Non so in quale ordine la sua anima abbia affrontato le due sensazioni, non so se c’è un ordine, ma le due tracce rappresentano stadi differenti e come tali vanno considerati. Per il mood più reattivo e infernale scomodiamo per forza di cose Tow Waits, al quale W.E.B. si rifa direi esplicitamente, giustamente senza paura. E scomodiamo le acque del Mississippi, nelle quali veniamo immersi dalla stessa Take Me away e dalla splendida Close To Me, che nell’album non c’è, ma la trovate facilmente su YouTube. Sempre e solo da YouTube, con Same Old Tears si cambia ritmo: questa volta si balla.

Rock ‘n’ roll. Quale forza della natura ha in corpo W.E.B. lo dimostra in questo pezzo, in cui dice “I feel afraid but I’m tough”. Finisce il pezzo ansimando. La canzone non è inclusa nella tracklist dell’album ma mette in luce un lato importante di Willis: Elvis, Jerry Lee Lewis ma soprattutto il buon vecchio John Lee Hooker convivono in lui.
Nella sua capacità di evocare spiriti differenti, Willis Earl Beal mi ha ricordato il canadese Hayden, quando in Everything I Long For (1995) aveva la capacità di passare dal ricordarci per sensazioni Kurt Cobain al far riferimento più esplicito ai Motorpsycho, tutto solo con la voce. Poi mi vien da evocare anche il grande Mark Linkous e il suo Sparklehorse. Non è solo la tristezza, e qui mi sento di dire una cosa originale, sono i testi di Willis che me lo ricordano, a volte struggenti a volte divertenti. Situazioni descritte e giochi di parole avvicinano i due artisti, a tratti divertendo chi ascolta.

Chiudo con un video. Willis Earl Beal è un songwriter d’altri tempi.

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