PANSONICA, qualcosa da ridire sul titolo ce l’avrei

pansonica_1 Il nuovo ep dei Marlene Kuntz contiene sei pezzi inediti più uno no, esce il 16 settembre, per i 20 anni di Catartica e si chiama Pansonica. PanSonica come come pane e Sonia, pantagruelico e sonico, pantalone sonico, panino che suona, panacea, quindi Panarea, placebo, panetto sonico, panamerica sonica, panni panno o Pannella, panamadonna che pose fai Godano nelle foto, panegirico, pane e Sonica, ma soprattutto Pan Solo e ancora di più dio Pan. Dal sito dei Marlene:

“Definizione: il tutto, del suono, col suono, nel suono”. E: “Se celebriamo Catartica ci appropriamo del titolo di una delle sue canzoni più rappresentative e amate dal nostro pubblico, e lo investiamo del ruolo simbolico e carismatico di richiamo di una suggestione, di una evocazione, di un suono (anche nella/della parola stessa) che riconduca al titolo primigenio. Elementare Watson, no?”

Dal dio Pan pare derivi il Panismo, sentimento di unione totale dell’uomo con la natura, come nella Pioggia nel pineto di D’Annunzio, una delle cose più sopra le righe che la letteratura italiana abbia partorito nel ‘900, e solo il fatto che me l’abbia ricordata è sbagliato, come è sbagliato il cambiamento voluto dai Marlene col titolo Pansonica. Sonica oggi è diventata una canzone che abbraccia l’universo, lo comprende, lo suona tutto. Rendiamoci conto. Una volta era “Orso si sposta goffamente con passo irregolare nel flusso irregolare della gente che scontra le mani dentro un buco tasche sfinite vociare di monete obsolete” (Sonica). L’orso non c’è più, non ricerca più un angolo in cui stare solo e bene, ha perso l’inquietudine. Il remember Catartica non serve solo a ricordare, ma a cambiare quello che vuole ricordare, a distruggere l’idea originaria della canzone da cui prende inizio e a creare il suo opposto, aggiungere un aspetto poetico tradizionale di armonia col mondo quando di armonioso non c’era niente. Negli anni 90 in Italia il noise rock si appesantiva di questo significato proprio per mano dei Marlene Kuntz. Oggi non c’è più il conflitto con l’esterno, c’è armonia. Col tempo ci si tranquillizza si sa e 20 anni dopo a quell’orso i Marlene gli cagano in testa, storpiano la sua immagine in nome di una maturità più serena. Ecco cosa fanno i Marlene per festeggiare il ventennale: recuperano il titolo di una canzone di Catartica, ci aggiungono un prefisso sbagliato e ci fanno il titolo dell’album nuovo, che contiene canzoni rimaste a fare la polvere dal pre-Catartica e il pre-Il vileSotto la luna è il singolo, composto prima dell’uscita di Il vile proprio così come ce lo danno oggi anche se suona più come un pezzo di Ho uccido paranoia. Allora non lo era perché era stilisticamente differente rispetto all’album in lavorazione e più vicino all’album successivo, quindi in qualche modo era futuribile, ma oggi è un pezzo di mestiere, i Marlene che fanno i Marlene che vogliono recuperarsi all’insegna di Catartica ma recuperano in realtà un pezzo del periodo successivo a quello stesso Catartica che vogliono ricordare. Sotto la luna non ha mai trovato posto in nessun album, fino a oggi, per “motivi stilistici” (sito), praticamente è la ciofeca sempre scartata che adesso ci rifilano. Perché sennò cosa ci metto dentro a Pansonica? Quel pezzo lì e altri di quel periodo, per autoerotismo. E per mettere in piedi un’operazione concettualmente sbagliata. Era meglio un best of, n’altro.

Marlene Kuntz, Nella tua luce (Columbia/Sony Music)

Marlene Kuntz, Nella tua luce (Sony Music)

Fino a un po’ di tempo fa Cristiano Godano parlava di estetica del testo di una canzone. Il che voleva dire secondo lui che anche se la frase, in una canzone, non era comprensibile, comunque aveva un proprio valore, perché suonava bene. Era come dire che la musica aveva la priorità rispetto al testo. E infatti di musiche piu’ significative dei testi i Marlene Kuntz ne hanno scritte, anche dopo Catartica. Il vile conteneva testi e musiche che rappresentavano l’opera di un gruppo in grande forma, così come Ho ucciso paranoia, anche se a un livello più basso rispetto ai due precedenti.

Il declino è iniziato con Che cosa vedi, cioè con la fine del Consorzio Produttori Indipendenti, con il passaggio alla Sonica Factory (di casa CPI) e poi alla Virgin Records, che ha determinato la fine definitiva del gruppo insieme all’abbandono di Dan Solo, bassista fondamentale nel determinare la buona musica dei Marlene. Da Che cosa vedi (2000) a Nella tua luce (2013) è successo tutto. Alcuni citano le collaborazioni con Skin e la partecipazione a Sanremo, oltre all’ingresso di Godano nel mondo della moda a un certo punto, come gli episodi più bassi della storia dei Marlene. Ma non è così. I momenti più bassi sono gli album usciti negli anni 2000, nei quali non c’è più niente. È come se fosse venuto a meno lo spirito essenziale del gruppo, o almeno quello spirito che io avevo interpretato come essenziale, cioè portare sonorità molto prepotenti in Italia e farlo in ogni modo all’italiana, all’interno di un circuito di produzione forte e indipendente. E unire quelle sonorità a testi anche semplicemente evocativi, senza, in fondo, dar loro troppo peso. Si è sempre pensato che i Marlene dessero tanta importanza ai testi, ma non è vero: li appoggiavano lì, a volte venivano fuori pezzi realmente significativi, altre volte cose prive di senso. E andava bene così.

Nel momento in cui Godano è diventato un poeta consapevole e nel momento in cui si è data troppa importanza ai testi, irrimediabilmente da Senza peso, la musica è passata in secondo piano e ha perso di efficacia, quindi tutto ha perso di efficacia. Ho appena letto una recensione di Nella tua luce su ilmucchio.it. Inizia maledicendo tutti quelli che hanno voluto conferire il titolo di “autore” o “poeta” a Godano perché da quel momento ha iniziato a prendersi troppo sul serio e a scrivere parole per se stesso, ma ovviamente finisce per dire che Nella tua luce è un album tutt’altro che disprezzabile.

Al di là della poesia irritante e delle citazioni più o meno colte contenute in Nella tua luce, che non fanno altro che svilire i Marlene Kuntz, l’album non ha nulla di lontanamente interessante, non ha lo sforzo della ricerca degli arrangiamenti, non ha la voglia di ricercare i suoni. Ha testi imbarazzanti. Ora sono le parole a essere messe in primo piano e, con questo intento, mancano il bersaglio: suonano a vuoto, sintomo di un “qui non so proprio che aggettivo infilarci”. E se una volta i testi erano anche privi di significato ma si accompagnavano a una musica che occupava il 90% dello spazio fisico all’interno di una canzone, ora i testi sono privi di significato punto. Sono alti, altissimi i livelli letterari che si vorrebbero raggiungere, ma non c’è nessun guizzo, nessuna spinta, è tutto troppo chiaramente finto e appartenente ad altri. Non credo questo sia dovuto all’età, credo sia motivabile con un’eccessiva pace fatta con l’etichetta discografica (Columbia). I Marlene hanno sempre avuto un po’ di puzza sotto al naso, ma tempo fa facevano bene la parte, che quasi non sembrava una parte, ed erano all’interno di un circuito che li coccolava. Una volta usciti da quel circuito si sono persi, come se potessero avere un senso solo dentro al CPI. Perso lo spirito, perso tutto. Perso il contenitore, persa ogni nota positiva. Questo non significa che i Marlene in sé non valessero o non valgano nulla, ma che hanno sbagliato a credere di dover diventare il gruppo letterato, il gruppo dei poeti che fanno musica, e si sono spenti del tutto, abbandonando la loro vera forza, che era rappresentata da una chitarra, un basso e una batteria che cercavano di muoversi diversamente rispetto a molte altre cose, con molti richiami al passato e al presente musicale, ma anche un tentativo di fare quello che in Italia non si era mai sentito.

Nella tua luce è un album molto piatto. I Marlene erano già ormai definitivamente irriconoscibili in Ricoveri virtuali e sexy solitudini (2010) ma qui lo sono ancora di più. Tesio è un altro chitarrista, Bergia un altro batterista. Godano un poeta sempre più convinto. E questo rende l’album peggiore di quelli usciti nel periodo peggiore, da Senza peso a Ricoveri virtuali e sexy solitudini.