Il Sanremo perfetto

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Malika Ayane è la cantante con il pubblico più variegato, la sua voce piace alle mamme e le sue canzoni ai giovani un po’ sofisticati, che non vogliono confondersi tanto con gli amici alternativi, ma neanche con quelli dai gusti troppo popolari. Nina Zilli piace ai genitori che erano giovani negli anni ’50 e a quelli che erano Mod che sopportano con un po’ di sofferenza Giuliano Palma perché ormai è troppo inflazionato. Nesli è il fratello più piccolo di Fabri Fibra, ha rotto con lui, il che è cosa buona, è più riflessivo ma non disturba nessuno, anzi è tranquillizzante, un po’ Jovanotti, fa credere che l’hip hop italiano possa non essere solo come quello urlato di Fabri. Raf rappresenta la rivincita dell’ex tossico che è riuscito da tempo a tornare sul palcoscenico, il sogno italiano: risollevarsi dalla crisi, definitivamente. Annalisa Scarrone è bella, su wikipedia tutti possono leggere che ha avuto un po’ di riconoscimenti che suonano come riconoscimenti della critica. Moreno è un altro rapper che deve andare al festival per dimostrare che il rap italiano sta vivendo un buon momento e che quindi Sanremo è attento alle ultime tendenze. Per i Dear Jack le ragazzine adesso impazziscono. Dear Jack, la Scarrone e Moreno provengono tutti da Maria De Filippi, perché non chiamarli? Grazia Di Michele è della vecchia guardia ma ha saputo rinnovarsi come insegnante di Amici. Canta con Platinette, che ha fatto entrare sistematicamente le drag queen in radio e in tv, quindi è un personaggio che dimostra che l’apertura mentale degli italiani è ampia, che permette al festival di dimostrare di essere politicamente corretto. Canta come Marco Coruzzi, che negli ultimi anni ha saputo diventare opinionista buonista al tempo stesso un po’ aggressivo ed è per questo perfetto. Chiara Galiazzo è la ragazza Tim che tutti compatiscono perché è rimasta visibile, tutti dicono che è bravissima a cantare, ma non è riuscita a fare successo. Lorenzo Fragola ha appena vinto XFactor. Marco Masini è l’eterno cattivo ragazzo, the rebel without a cause. Nek ha un seguito da non sottovalutare e poi porta al festival quel rock dello Sting italiano che piace molto. A un certo tipo di mamme (un po’ giovanili) Nek piace anche fisicamente. Gianluca Grignani è il Vasco arrotondato negli angoli più spigolosi, quello che è piaciuto anche ai giovani più border line con quella minchiata della Fabbrica di plastica che gli è rimasto un po’ nel cuore. Gianluca ogni tanto fa parlare di se ubriaco, la figura del maledetto all’italiana non è ancora del tutto offuscata e funziona. Alcuni lo guardano storcendo il naso ma le canzoni le canticchiano. Alex Britti è un bravissimo chitarrista. Irene Grandi ha il viso simpatico e ogni volta che esce con un singolo fa esplodere le radio. Anna Tatangelo dalla maggior parte è considerata una bella gnocca e anche se molti la considerano una giovane vecchia, il culo glielo guardano sempre volentieri. Biggio e Mandelli stanno simpatici a moltissime persone, l’idea di proporsi come cantanti in gara ha sorpreso tutti e fatto discutere, già non vediamo l’ora di vedere cosa combineranno. Sono quelli sopra le righe, quelli che dicono le parolacce dove non dovrebbero dirle, mattacchioni urlanti come lo era Benigni una volta. Bianca Atzei ha un po’ il fascino della sconosciuta ma non del tutto, visto che ha duellato con Kekko dei Modà. Magari per moltissimi è un volto big ma nuovo, una sfida interessante. Lara Fabian è la vera sconosciuta, che ci sta perché una sconosciuta ci sta. Il pubblico sarà sicuramente diviso però: chi la conosce e chi no. Per chi la conosce, le sue origini non del tutto italiane e le sue performance all’estero danno un tocco di internazionalità al festival. Il Volo piacciono tantissimo ai genitori intorno ai 70 anni, sono i vecchi bambini prodigio, i predestinati che hanno fatto davvero successo in America, i talenti. Li abbiamo visti crescere, d’età e nel corso della carriera, e li amiamo per questo. E non sono ironico.
Sanremo è inutile analizzarlo da un altro punto di vista e senza tenere in considerazione che è organizzato per cercare di stupire un po’ ma soprattutto per piacere al più vasto pubblico possibile. Non si tratta di abbassarsi al suo livello, non c’è un cazzo da abbassare qui, di accettare le cose o sospendere il giudizio, ma di applicarlo come deve essere applicato. Criticare, cioè prendere posizione di fronte a una cosa, vuol dire entrare in rapporto con l’oggetto della critica, prenderlo in considerazione per quello che è e che vuole o deve essere davvero prima di esprimersi, non entrare in gioco secondo schemi prestabiliti e scuole di pensiero personali, a prescindere, in base ai quali critichi negativamente Sanremo perché non è i Radiohead. Sanremo piace a tutti noi, dopo cena ci affondiamo sul divano e il giorno dopo non c’importa davvero delle polemiche sul festival, ma ci danno la possibilità di non parlare di temperature del termometro, ci fanno sentire appassionati anche di chi non ci è piaciuto, poi passano come se non ci fossero mai state. Discutiamo soprattutto dei presentatori: nel 2015 c’è Carlo Conti, la tradizione, un uomo con un indice di gradimento elevatissimo, può darti fastidio a pelle ma il suo modo di condurre è freddo, super partes. I cantanti scelti quest’anno non potevano essere migliori, ognuno di noi ritrova in qualcuno di loro quello che vuole vedere. Ogni cosa è perfetta, per un festival che sarà ricordato per il boom di ascolti.

Della ultima uscita discografica degli U2, l’opinione di un Cattolico

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Il Sig. Occhionero, qualificandosi come cattolico fervente, mi ha scritto chiedendomi di pubblicare sul blog una sua riflessione sull’ultimo degli U2. Pubblico.

Oggetto: Della ultima uscita discografica degli U2, l’opinione di un Cattolico – Augurale e personale richiesta di pubblicazione per il N.H. chiar.mo gent.mo benemerito Sig. Trucco

In tutta sincerità le dico che veramente con immenso piacere e gioia mi premuro farle giungere il mio scritto critico prima delle ormai prossime Festività Natalizie e di Capodanno; frattanto, con la cordialità di sempre auguro a Lei ed alla sua Nobilissima Famiglia, come pure a tutti i Suoi più stretti collaboratori e collaboratrici e rispettive famiglie, un Buon e Santo Natale ed un Nuovo Anno apportatore e dispensatore di ogni Bene e di tantissima Serenità ! ! !

Non vorrei fuorviare dai contenuti prettamente critici di questa mia missiva, ma, data l’occasione e sì da non infastidirla con altri Santi auguri, mi appello ancora una volta alla Sua munificenza e la invoco di voler pubblicare in virtù del nostro da me inaugurato sodalizio epistolare la mia modesta ma sincera opinione nel Suo pregevolissimo portale internet. Stimo oltre ogni modo il Suo mai abbastanza lodato lavoro, et anco quello dei Suoi colleghi ai quali difatti mi sono premurato di portare i miei auguri attraverso questa mia a Lei indirizzata, pregevolissimo, e dedicata al Vostro servizio tutto e dunque a tutti coloro che vi trascorrono le ore libere spinti dall’innata passione che ci accomuna e che unisce tanti uomini di questo enorme Mondo. La musica rock.

Giacché mi sto cimentando con il computer, in modo limitato Le assicuro, Le sarei veramente oltremodo grato se, oltre alla rimessa del mio scritto nell’impalpabile rete, volesse benevolmente ammettere di controllare che non ci siano errori di battitura, poiché ambirei a una pubblicazione scevra di questa tipologia di mancanze le quali non darebbero lustro all’autore me medesimo et anco al suo pregevole portale musicale. Confido fermamente nella Sua notoria magnanimità, per cui fin d’adesso La ringrazio molto e molto sentitamente ed assicuro ferventi preghiere e al Buon Dio acchè voglia compensarla ed al centuplo per la mano di aiuto offertami a beneficio della mia, anzi Nostra, passione, in favore della quale mi prodigo al limite delle mie forze per mera Carità Cristiana. Giacché posseggo una innata passione per quella musica che poco tempo addietro era considerata la musica dell’Inferno, ritengo me medesimo un particolare, oltracchè, sia inteso, fervente, cattolico. Ma so che il gruppo musicale oggetto di questa mia missiva è molto ben gradito dai giovani di Comunione e Liberazione, coi quali non condivido certuni principi, ma questa comunanza mi vedo oltremodo costretto ad ammetterla.

Ritengo opportuno far rilevare che il mio campo di Apostolato è collocato in questo Molise, sfortunatamente e/o disgraziatamente situato agl’infimi posti non solo d’Italia, ma addirittura d’Europa, nonostante la recente vittoria, ma è ben poca cosa per il popolo Cristiano molisano, al concorso per la Cultura europea. Altresì ritengo però opportuno far rilevare, e non mi dilungo perché conscio della parsimonietà del Suo tempo, che in questo anno che va concludendosi la musica ha comunque portato sollievo a noi ma mai nessun’altra opera come quella ultima del gruppo musicale U2, compromessa con la tecnologia più becera, ha arrecato danno al nostro gusto per la melodia. Tanto devoto ai Nostri condvisi Dio e Papa mi è parso negli anni trascorsi il loro cantante, e questo mi ha fatto in passato provare nei suoi confronti uno spirito di indissolvibile Fratellanza Cristiana. Ma cotanta sua Fede ha oggi cessato di bruciare e non fornisce più la fantasia canora, oggigiorno dissolta dal tempo. Trovo inoltre che la suddetta et smodata passione per la tecnologia, et il suo utilizzo non avulso da desiderio di ulteriore eccessivo arricchimento nonché da tentativo di ingannare i seguaci, abbia compromesso anzitutto lo Spirito Cristiano degli U2, in seconda battuta deluso i suddetti seguaci, lo scrivente in primis, infine abbia affondato l’ispirazione artistica, essendo tutti gli sforzi del gruppo votati al mezzo per diffondere il contenuto, il messaggio, alquanto manchevole in verità, e non al messaggio stesso, un tempo di pace e amore, sforzi votati dunque alla tecnologia, il cui utilizzo deve essere rilegato alla pura basilare necessità, come l’impellenza di fare giungere questa mia celermente a Lei.

Le confermo auguri fervidissimi e ringraziamenti sentitissimi, se vorrà pubblicare la missiva tutta, poiché la conclusione è frutto di una ragionevolezza Cristiana precedentemente esposta e di un amore per le Sue parole e quelle dei Suoi collaboratori sulle pagine sulle quali anche io anelo comparire.

Rinnovati sentimenti di altissima stima e deferenza, e cordialità la più sincera.

dev. mo
Angelo Occhionero (mio vero nome e cognome)

I migliori dischi 2014 e le altre categorie secondo me così rilevanti da essere messe nella classifica delle migliori cose di fine anno

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(tirare una riga)

Non come ho fatto l’anno scorso, ma come il trend indica di fare, quest’anno in modo massiccio: sono già in ritardo, prima possibile va scritta la classifica dei migliori dischi dell’anno. Che d’altra parte non può esistere da sola perché assolutamente limitata, quindi ho aggiunto alcune categorie a cui ho pensato ultimamente. Ep o album è lo stesso, in ordine sparso. Random House.

Migliori album 2014
Cheateas – Esordio dopo alcuni ep, fanno lo shoegaze, hanno qualcosa di punk-rock, mi ricordano i Sonic Youth e i Male Bonding, il che non è per forza una cosa positiva, ma quello che ricordano a me è relativamente importante. Hanno fatto un disco (omonimo) bellissimo e che non ha niente di nuovo.

Johnny Mox, Obstinate Sermons – Ogni volta che Johnny Mox esce con una cosa mi stupisce. Fa roba che solo lui sa fare.

Fugazi, First Demo – Non è un album nuovo, con tutti i vantaggi del non esserlo, sono canzoni registrate nel 1988, presentate nella loro versione studio prima che i Fugazi diventassero i Fugazi e raccolte in un album, il che dà concretezza a una cosa che era già concreta prima di First Demo, solo impressa e bloccata nel passato, cioè che i Fugazi prima di essere i Fugazi e fare date ovunque avessero dei demo registrati in cassetta e li vendessero a chi andava a vederli o magari li dessero ai locali per trovare date da fare. Non sempre pubblicare un album con i primi demo di un gruppo è necessario. Apparentemente, far uscire adesso una raccolta su disco di canzoni già sentite (una in 13 Songs, altre in Repeater + 3 songs, State of the Union eccetera, solo Turn Off Your Guns è inedito, già uscito solo in versione live) non ha senso, se non per darci una buona idea per i regali di Natale. Ma è importante la prospettiva, guardare i Fugazi dal punto in cui hanno iniziato, dalle registrazioni madre delle prime canzoni, ascoltare quelle canzoni, non solo avere la certezza che c’erano, sapendo quello che è successo dopo. First Demo ha senso anche nell’ottica della catalogazione dei live che la Dischord sta facendo, per darci una cronologia di tutto quello che hanno fatto quando era il momento di farlo. Alimentano il mito, e non è per forza una cosa buona. Mi piace di più continuare ad ascoltare le canzoni e First Demo è molto buono per questo. Mi alimento di ciò di cui si alimenta il mito.

Topsy The Great, FamporBest viaggio 2014.

Lushes, What Am I Doing – Avrebbero meritato più attenzione, è un esordio incredibile, ho visto solo che è diventato disco di Marzo di Movimenta, altre segnalazioni o non ci sono state o me le sono perse. A parte la mia.

Sun Kil Moon, Benji – Stronzi si nasce o si diventa. Mettiamo che Mark Kozelek lo sia diventato per colpa della vita. Un disco che parla solo di gente morta non lo puoi portare in giro col sorriso. Il 2014 è stato il suo anno, quello in cui ha tirato merda con grande eleganza sul pubblico dei suoi concerti in generale e su The War On Drugs in particolare. A monte di tutto sta un album che alla prova dei fatti ha zittito e messo d’accordo tutti, e ai concerti ci siamo fatti trattare a schiaffi sul culo senza problemi.

Die Abete, Tutto o niente – Anche perché è necessario mantenere in vita la parte di se stessi che odia.

Io e la Tigre – Ogni volta che le vedo dal vivo, dopo, vorrei dire a tutti quanto rendono IO e la TIGRE sul palco. Parlerei per lo meno dell’elettricità che s’impasta là sopra e non si libera finché non finiscono. IO dice “Questa è la canzone che io e la Tigre cantavamo insieme quando eravamo piccole” e altre cose tenere con quella voce tenera, ma quando suonano, sì, c’è pure qualcosa di tenero, ma il resto è un grande vaffanculo. Quando è uscito l’ep le avevo già viste dal vivo e ho pensato che l’ep fosse all’altezza del concerto, adesso credo siano meglio dal vivo. L’ep è la più grande sorpresa del 2014.

Lucertulas, AnatomiakUn disco pazzesco con un tiro micidiale e scritto in maniera divina.

Flaming Lips, With a little help from my fwends – Cover album di Sgt.Pepper. Sono stato il più grande fan al mondo dei Beatles e l’album dei Flaming Lips è migliorativo, l’originale non era più adatto da diversi lustri a rappresentare LO PSYCHY POP ROCK e i Flaming Lips l’hanno rifatto. Collaborando (anche) con gruppi non troppo noti e portandoli alla luce, un lavoro importantissimo.

Miglior e peggior disco da ascoltare mentre si fanno le patate al forno
Ho fatto le patate al forno circa una volta alla settimana quest’anno, se escludo agosto. Con gli Shellac (Dude Incredible) sono venute molto bene: le ho infornate nella pirofila, con poco olio, le ho tenute dentro circa un’ora, girandole ogni 20 minuti, girando anche la pirofila perchè il forno cuoce di più in cima che in fondo. 180°, patate del contadino, taglio a cubetti irregolari. Alla fine erano doratissime, croccanti. Con gli Interpol (El Pintor), stessa formula stesso procedimento, qualcosa è andato storto, sono venute mosce. Per non avere la vittoria facile già dopo il primo turno, ho ripetuto l’operazione quattro volte, in quattro settimane: due volte Shellac, due volte Interpol. Il risultato è sempre quello, e non voglio più fare patate al forno mosce. Da tutto questo consegue che Dude Incredible è uno degli album dell’anno. Sono cattivi e tengono viva la concentrazione con la loro operosità. Per fare le patate al forno bisogna stare concentrati e non si può mai perdere il contatto visivo. Il mio desiderio per il 2015 è quello di fare patate alla cenere nel camino.

Miglior cd+libro
Santa Massenza, Gazebo Penguins+Johnny Mox. Non è cd+libro ma vinile+racconto, ma la categoria mi sembrava più generico, e quindi sensato, chiamarla così. Due racconti, due grandi pezzi dei Gazebo Penguins, due grandi pezzi e mezzo di Johnny Mox. I ricordi, il sangue, l’America, il piacere di sapere che chi ha scritto le canzoni ha scritto anche i racconti, la ricerca di un significato comune, i poster grandi in cui sono scritti i racconti, il cartoncino ruvido della copertina, i font. Dai tempi di quello su Luigi Tenco non compravo una cosa come vhs+libro o libro+cd così bella.

Miglior anniversario
Metroschifter, The Metroschifter Capsule (1994). Le ricorrenze legate ai mega dischi non m’interessano, questo album ha ancora tutto il valore che aveva 20 anni fa, è scritto al punto giusto, distortissimo, urlato ancora di più, non troppo cantato, ma suonato come deve essere, oltre ogni revival emo.

Miglior voce femminile che dal vivo sembra maschile
Il 12 febbraio il premio era già assegnato: incenso su Shannon Wright per la data al Bronson, concerto che ha fatto dare ai matti tutti quelli che c’erano, me compreso, una donna con un carisma, una chitarra, capelli e labbra da guerra, più un batterista che era praticamente il prolungamento del suo cervello. E lei ha una voce veramente maschia. Un concerto perfetto. Dopo mesi arriva il 7 dicembre e anche le Coathangers dal vivo, sempre al Bronson. Concerto opposto rispetto a quello di Shannon Wright, grande baracca garage punk con tutti i crismi delle ragazze maldestre. Bello, si, però boh. A parte quando schizzavano sugli strumenti e sui microfoni, allora lì è stato veramente divertente. A un certo punto la batterista prende il microfono e lascia la batteria alla bassista, o una cosa simile, comunque la batterista canta da lead singer, non è più solo seconda voce che ogni tanto canta. Canta due canzoni intere, con la voce dell’uomo più uomo di tutti, sembra che sia l’effetto di una bolla in gola, in realtà purtroppo sarà stato senz’altro il whiskey. Dal punto di vista del premio, Shannon Wright è solo un ricordo, perchè la sua voce è profonda, ma quella dell’altra è un tuono in lontananza. Puro maschio trasformato in femmina, Stephanie Luke. (Concerto dell’anno, invece, Deerhoof al Bronson. Locale dell’anno, a questo punto, il Bronson).

Buon Natale.