un disco bello: UT, noise deadening barrier

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Noise Deadening Barrier degli UT non è solo un disco noise. Andando oltre le influenze degli Shellac e dei Putiferio, ci sono riferimenti succulenti. I Blonde Red Head di Fake Can Be Just As Good, gli Strife, gli Inside Out (This is not an exit), la chitarra di Tom Morello!, i Promise Ring, June of 44 di Tropics and Meridians, la Rollins Band (XXXHolic), i Nirvana!. C’era un gruppo nella mia città che si chiamava Poker Face ed era il migliore gruppo hc metal che ci fosse in circolazione dalle mie parti, almeno a metà degli anni novanta. La cosa bella era che erano pazzi, avevano i pezzi e i suoni e sapevano suonarli dal vivo. Erano grattoni da tirare via gli intonaci. Gli UT dei primi 4 pezzi del disco mi ricordano i Poker Face. Sono di Genova, al primo disco, per Marsiglia Records, usano le chitarre taglienti ma hanno anche una capacità e complessità di scrittura evidenti nelle variazioni di percorso dentro a uno stesso pezzo. Cambi di tempo, di sonorità, di influenze, dal Kraut Rock ai Velvet Underground, linee forti di basso, poi di chitarra, o batterie in primissimo piano. I primi quattro pezzi sono durissimi, poi il disco si ammorbidisce con Alice, TV Daze, The Island: a quel punto le armonie si mettono di fianco alle chitarre, che viaggiano come i One Dimensional Man di Kill me, e vengono fuori delle canzoni che suonano alla grande. Unico strippo. Gli UT suonano da dio (il finale di XXXHolic). Se si liberano dai modelli, molto evidenti, e si mettono a scrivere più in autonomia, forse fanno paura. Finale alla Jimmy Eat The World quelli belli. Bandcamp.

Questa volta, un sample al mattino, è libero lì: Qlowski

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Stasera suonano all’Hana Bi i Qlowski, che stanno a Bologna ma sono di Lugo. Lugo è un posto in cui mi perdo sempre quando vado a Fusignano, io sono bravissimo a complicare le cose quando: la strada è semplice, la meta è vicina, il parcheggio ce l’ho sotto il naso. I Qlowski hanno una voce maschile e una femminile, la batteria che non usa quasi mai i piatti, dove li usa di più è qui, mi ricordano i Talking Heads e Three Lakes. Passato e presente i più lontani possibile, un buon modo per dare la propria visione del pop storto, con delle chitarre dream pop. A me i Qlowski piacciono perché sono estivi e me li immagino al tramonto sul mare, ma sono anche autunnali e quando sarà autunno forse li avrò dimenticati o forse no e penserò oggi piove e ascolto i Qlowski. Confusione mia, come quella volta che mi sono perso a Lugo, aveva appena finito di piovere e c’era il cielo che reclamava un qualche sole. Se volete ascoltarli un po’ c’è un live per Polaroid oppure stasera sono all’Hana Bi con Miss Chain & The Broken Heels. Ciao.

Il Trio Banana è uscito dal mio computer all’improvviso

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Mai sentito parlare del Trio Banana di Roma prima di 48 ore fa, eppure fanno cose dal 2011. Non me ne frega un cazzo dei nomi buffi dei gruppi, o di quelli che fanno ridere o cose e via dicendo, quindi non è perché si chiamano Trio Banana che mi sono interessato al Trio Banana. È successo che stavo leggendo Rumore di giugno e a un certo punto c’è una recensione cortissima del loro ultimo ep. Nella stessa rubrica, che si chiama Weird R’N’R e in questo numero è precisamente a pagina 68, c’è anche Rise of Wet Blankets dei Wet Blankets. Li ho ascoltati, mi hanno fatto cagare da subito e alla credo terza o quarta canzone ho staccato. Poi sono passato ai Banana, Wake Up Man, e ho ascoltato tutto quello che c’è su bandcamp. In fondo tutte e due le recensioni sono positive, quella sui Wet Blankets entusiasta, quella sui Banana un po’ contrariata ma alla fine dice che fanno star bene, quindi la valuto una recensione positiva. Io li ho ascoltati tutti e due, quindi, al di là del fatto che la pensi o meno come chi ha scritto (Manuel Graziani), una cosa che voglio dire è che le riviste musicali servono ancora per farmi ascoltare la musica, anche quella che non conosco, per farmi un’opinione ascoltandola. Leggerle è utile. Ok, è un’opinione circoscritta, però è successo davvero. Bon. Il Trio Banana ha pubblicato un sacco di cose su Bandcamp, io ho comprato a 5 euro Wake Up Man perché quel popup The time has come to open thy heart/wallet a un certo punto non se ne andava più. Forse senza popup non avrei comprato, ma l’ho fatto volentieri, così ho i miei file. Riviste di carta, file sul computer, passatismo. Però quando sono tornato sul link di Wake Up Man, così, perché facevo prima in quel momento ad ascoltare bandcamp e non i miei file, il popup è tornato e ho maledetto l’inventore di quel sistema dentro a bandcamp. Piattaforma che non conosco da dentro, perché non uploddo cose su bandcamp. Non spesso mi capita di schiantarmi su quella finestra, ma metterla o no credo sia una scelta del padrone della musica, giustissima, però mi ha fatto venir voglia di spaccare il bicchiere pieno di frappé fatto con le albicocche troppo mature che avevo di fianco. Non l’ho fatto per salvare il frappé, ma la rete a volte t’invoglia meno della carta ad ascoltare la musica. Ok, è un’opinione circoscritta, però è successo davvero. Il Trio Banana mi ha dato la gioia di vivere utile a fottermene, a non chiudere il computer e a continuare ad ascoltare quello che fa. È un rock tutto di chitarra, garage psycho influenzato dalla dark wave più antipatica dei Bauhaus o dal punk spocchioso degli Stooges ma molto meglio. Dopo Wake Up Man è uscito un split con Pierre & Bastien de Paris (il LORO bandcamp dello split, belle chitarre) con tre canzoni in italiano che si chiamano Io non sono te, Aria fresca e Acqua non potabile e sono un giro di chitarra e di basso con un tizio che canta sopra cose definendo cosa vuole e non vuole fare e cosa non è. Un basso invadente che se non fosse così rotondo mi ricorderebbe gli Old Time Relijun, la ripetizione à la garage punk idea vecchia come un nonna che a quanto pare ci seppellirà a tutti ma con un suono che ha spunti diversi, e che in Io non sono te ricorda gli Altro. In Pig Can Fly hanno sempre quell’atteggiamento da cazzoni di cui si parla in giro nella rete ma è anche molto quadrato, perché il basso definisce una linea precisissima. Il basso è il mio strumento preferito nei Banana. Il livello di potassio è cresciuto con gli anni e rispetto alle prime cose hanno iniziato ad allungare meno la broda e intensificato gli intrecci delle canzoni, più pieni, molto meno menate psych e molto più dritti sul rullante. Sono croste come Topsy the Great. Bona la prima (the lost tapes) è arrampicante come Ian Svenonius e i Make Up e impreciso come Slanted Enchanted. L’oltreoceano del passato recente o meno e l’Italia di adesso, come le croste di cui sopra e il Tour Tape Summer 2014 dei Clever Square. “Si può far finire anche lì” è la frase migliore da mettere alla fine di una canzone, I see the flower, vedo il fiore. Cosa sarebbe l’Italia senza Roma. Black Hole (lato b) è in Colors in the Black 7″ ed è una roba sixty. Punk alla high school rock italiano anni 90, Rites of Spring, iterazioni floreali anni 60, indie rock. Queste cose. Prese, improvvisate e mescolate. Ogni volta che c’è uno che urla e sotto una chitarra satura, una batteria un po’ sbagliata un po’ che sa quel che fa (nello specifico I Want To Die) mi vengono in mente i Pissed Jeans. Non penso sia credibile come posizione, ma è quella che ho, per ora almeno. Noise, quindi. Merda si, odio non so, non credo, mi pare più voglia di fare subito senza rimuginare troppo. A volte i risultati sono space, come Kill A Child ep, con quella cosa continua degli strumenti che passano davanti e dietro al synth, altre volte ci si capisce molto poco e la qualità della registrazione sembra andare a farsi fottere completamente anche se in realtà ho sentito cose molto peggiori da questo punto di vista del loro live al 30 formiche. La capacità di generare giri di chitarra, basso e batteria con la voce squassata è infinita, o almeno lo è stata fino a ora, fino a quando continueranno a tirare fuori registrazioni. Hanno messo on line un sacco di pezzi alcuni dei quali non ritornano ma forse ritorneranno, altri tornano, cioè vengono proposti più volte in ep diversi: in Pig Can Fly ci sono 1/2 Fuck You e I’m a Robot, finiti anche in Wake Up Man, e Wake Up Man è anche in I Want to Die. E via dicendo. Non c’è limite alla possibilità di andare avanti a suonare finché hai voglia di farlo, facendo uscire cose di due-tre anni fa come se fossero nuove, dicendo anche ma chi se ne frega. La discografia del Trio Banana è quasi tutta fatta di canzoni da un minuto e mezzo/due, ascoltatele tutte in una botta sola. Molte cose sono uscite per Bubca Records e hanno tutte copertine fatte alla cazzo in bianco e nero, con colori sovraccarichi o da fotocopia a colori. Bella cosa, coerente, senza deviazioni dalla strada del diy. Ma sbattetevene del diy e dei popup e ascoltate tutta la discografia del Trio Banana QUI.