I miei momenti da rischiare la vita ai concerti (forse una rubrica)

Quella volta che ho rischiato di prendere l’AIDS (1996). Eravamo al bar del Palasport di Casalecchio di Reno. Non giravamo lì, c’eravamo andati a vedere i Sonudgraden e volevamo mangiare qualcosa. C’era un sacco di gente ma abbiamo trovato due posti per appoggiarci, di fianco a un tipo sballato duro con qualche crosta in faccia. A un certo punto se n’è andato in bagno lasciando lì mezzo panino e mezza birra. Noi naturalmente abbiamo incominciato a fare tutte le scenette: lui che veniva trovato dopo il concerto con la pera nel braccio, lui che esce e rincorre la gente con la siringa in mano e cose così. Se non che, prima di andarcene, finiamo tutto quello che abbiamo comprato e io prendo un bel sorso di birra. Dal bicchiere del tipo. Per un anno sono stato convinto di aver preso l’AIDS e anche adesso se ci ripenso ho paura che mi stia crescendo un virus dentro che mi ucciderà.

e che ho rischiato di rompermi la spina dorsale. Poco dopo, ero lì a pogare e, forse addirittura con Black Hole Sun, mi viene la bellissima idea di farmi tirare su per fare un po’ di crowd surfing. Un tipo mi fa la scaletta, io salto e quelli davanti a me per un po’ mi tengono, ma poi mi mollano e io casco per terra di schiena, direttamente sull’osso del collo. Un botta da paura. Il tipo che mi ha lanciato mi viene a prendere preoccupatissimo ma io mi rialzo senza problemi, stupito di non essermi fatto neanche un po’ di male. Avere 18 anni. Se lo faccio adesso finisce lì.

Al concerto dei Foo Fighters a Cesena c’era un tipo che mi voleva menare, per questioni amorose. Gli avevo rubato la morosa! Unica volta in vita mia in cui sono stato latin lover. Mi riferivano che lui fosse seriamente intenzionato a darmele alla prima occasione e questa cosa di poterlo fare con la scusa del pogo non gli sembrava vera. Quel concerto dei Foo Fighters al Vidia è famoso perché durò 50 minuti, il che è sempre stato motivo di scherno per i presenti. Io invece sono contentissimo, perché nella calca il tipo mi guardava da lontano, mi puntava, si avvicinava ma non riusciva a raggiungermi. Non ce l’ha fatta, ma se il concerto fosse durato un po’ di più mi avrebbe preso. (1997)

Quando ho perso la scarpa nel pogo di Give it Away a vedere i Red Hot Chili Peppers. Migliaia di persone possono dire di aver schiacciato il loro bel tallone sul collo del mio piede destro quella sera. Comunque non so come ma l’ho ritrovata la scarpa, l’ho vista, non ci credevo, non riuscivo a chinarmi per prenderla perché c’era troppa gente, l’ho grabbata coi due piedi (o meglio, con piede e mezzo che mi rimaneva) e l’ho tirata su. Sono uscito dalla folla e mi sono messo di lato, in un punto in cui si respirava un po’ di più. Il calzetto destro non mi era sceso dall’elastico ma si era allungato un casino sulla punta, come una buccia di fava. Mi appoggio un attimo alle transenne degli spalti, cerco di sistemarmi e di fianco a me compare una ragazza bellissima che mi attacca la pezza su quanto le stesse piacendo il concerto. Io dico si si, anche a me, e intanto mi sto tirando su il calzetto. Continuiamo a parlare e lei a un certo punto, su Under the Bridge, mi abbraccia mentre canta il ritornello. Sta in quella posizione anche dopo la canzone, poi a un certo punto si stacca. Abbiamo parlato un altro po’, poi alla fine del concerto mi ha salutato dandomi un bacio sulla guancia e se n’è andata. Non ho rischiato di morire ma mi stava per venire un infarto. L’ho seguita con lo sguardo tentando di dire qualcosa ma niente, non è uscito niente. Meglio, perché dieci metri dopo è saltata in braccio a un manzo alto due metri e l’ha baciato in bocca con molto trasporto. (Forum di Assago, 1995)

Buttafuori violento. Al concerto delle Hole, quando il buttafuori mi ha preso per i capelli e mi ha tirato verso di sé oltre la transenna. Atterrando ho dato una gran botta con l’osso sacro. Dopo, quel violento mi ha tenuto fermo immobile per i capelli per qualche minuto che mi è sembrato un’eternità. Poi mi ha lasciato andare dicendomi DATTI UNA CALMATA. Capirai cosa potevo aver fatto. Io ho detto “Si, si” (era un armadio). Vidia, 1994 o ’95.

La classica ascella killer. Al concerto dei Dinosaur jr c’era un tipo nudo (coi calzoncini corti) che aveva un’ascella spaventosa, tipo soffritto proprio, io tentavo di starci alla larga ma era difficile. Dopo un po’ nel pogo mi sono ritrovato con la faccia dentro un’ascella. Era la sua. (Bologna, Estragon, 2009)

PS. Voi quando avete rischiato la vita a un concerto? Scrivetelo nei commenti.

8 pensieri su “I miei momenti da rischiare la vita ai concerti (forse una rubrica)

  1. Complimenti, ottime esperienze! Io non ho mai rischiato la vita, l’ultima volta che ho pogato è stato dieci anni fa a un concerto del Teatro degli Orrori, ora invece sono diventato quel tipo di persona che una volta disprezzavo, adoro i concerti con le sedie ecc

  2. Concerto dei Cure 1992, Palasport di Torino. Insapettate ondate di folla (a un concerto dei Cure?!) gente che si aggrappa al mio zaino (mai portare uno zaino) e mi tira giù. Tra i piedi non si respirava un tipo mi nota e mi aiuta ad alzarmi, probabilmente ci sarei rimasto là sotto… Comunque viva i concerti, sempre!

      • Ti assicuro che la cosa era tutt’altro che preventivabile ahaha. Non mi fa paura il pogo, i gomiti li alzo anche io se necessario, ma quando ti piombano addoso una ventina di persone difendersi è dura.

      • No ma la mia è più che altro una questione di età. Nel senso che il pogo sia prevedibile o no, a meno che non mi venga qualche schizzo, ultimamente tendo a stare laterale, perché potrei prendere una storta, farmi male al collo, o cose così. E poi con gli anni mi si è sviluppata un’incredibile paura di perdere gli occhiali, che prima non avevo.

  3. No devo dire che “rischiare la vita” proprio no, beh ai concerti di musica classica è proprio dura incappare in incidenti. Comunque la cosa più “rude” che mi è capitata è stato ad un concerto dei Devo (Lazzaretto di Bergamo 2007). Non sono un gruppo da audience scalmanata, ma non ricordo su quale pezzo, partì un pogo (non me l’aspettavo proprio), e fui scaraventato a terra da un omone. Nulla di ché, poi mi sono rialzato.

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