C’mon Yeah All Right: Wrong Creatures dei Black Rebel Motorcycle Club

Immagine triste ma anche un po’ cool (per il foliage) e un po’ metropolitan urban (per le macchine parcheggiate)

Non sono mai stato un fan dei Black Rebel Motorcycle Club. Lo sono ancora meno da quella volta in cui (2008?) li ho visti dal vivo, a Livorno mi pare, all’Italia Wave, in una seratona in cui c’era una serie scoppiettante di headliner, tipo anche i Cypress Hill. Concerto dei Cypress Hill ad alto tasso di psicotropie messicane, fosse stato dieci anni prima sarebbe stato una bomba, quello dei BRMC solo a base di psicotropie. Anche quel viziato Julian Casablanca dal vivo l’avevo visto (qualche anno prima) più eccitato.

Secondo me, un gruppo come i BRMC non ha mai avuto alcun senso e meno senso ancora ha il loro successo. Non c’è una virgola delle loro canzoni che sia originale, continuano a tirare su caratteristiche di altri gruppi, metterle insieme, rimasticarla neanche tanto e sputare fuori un disco. Dal passato, dal presente, prendono dappertutto. Ma soprattutto dal passato. Di tutto, David Bowie, i Cousteu, Nick Cave, i Kula Shaker, i Primal Scream, gli U DUE, un briciolo di quegli invertebrati degli Stereophonics? Siii. Mettono su un suono di una chitarra un po’ GROSSO e BLUESROCK e il disco è fatto. È sempre stato così, e anche per questo sono sempre stati un gruppo molto prevedibile.

Ma la cosa che sopporto meno è la coolness insita in ogni pezzo. Ogni canzone DEVE uscire sborona, il modo di cantarla deve metterlo in evidenza, anzi il modo di cantare da sboroni una melodia con un mood triste deve essere una delle caratteristiche principali della canzone. Sempre. La ritmica deve essere quella tipica che ti spinge a muovere la testa ma non troppo velocemente e senza troppa violenza, con una flemma di base che ti assicura un posto nel mondo tra i fighi che affrontano le cose con la SCIALLA. Mettete su un pezzo, Spook, per esempio, il secondo del disco nuovo, e provate a capire se non sentite una spinta irrefrenabile a muovervi in quel modo. Oppure mettete su una qualsiasi altra canzone dello stesso disco. O di un altro.

Odio l’idea della canzone rock come necessariamente cool, che fa sentire fighe le persone, che s’insinua e invade col seme della coolness. È come se un corpo estraneo entrasse dentro di noi e si sostituisse a noi. Non va bene. La canzone dovrebbe (secondo il mio discutibilissimo parere) farci stare bene o male, non prendendo possesso di noi ma offrendoci qualcosa che condividiamo e che sentiamo nostro per farci stare bene, o qualcosa che odiamo per farci stare male. O imporci degli opposti: per esempio, descrivendo uno stato d’animo di merda in modo che se l’ascoltiamo quando stiamo bene pensiamo che il peggio non è mai morto, e stiamo ancora meglio, o il contrario insomma.

Ascolta Haunt. Ti senti triste? Si? Però allo stesso tempo ti senti anche un po’ figo, dì la verità. A me è questo che mi sta sul cazzo. Il rock che in fondo ti fa sentire uno sborone anche nella sofferenza è roba da adolescenti, siamo grandi ormai. Vi ricordate che Stephen Malkmus disse di essere pro love my self contrapposto all’ hate my self attribuito a Kurt Cobain negli anni 90? È dal di lì che abbiamo superato il problema del rock come espressione del dolore per forza, dalla lezione di Malkmus. Che figo storico Makmus. Poi sono venuti fuori i BRMC o gli Strokes che hanno preso il dolore, l’hanno declinato in scazzo e hanno scritto canzoni che lo rendessero bello. Gli Interpool c’hanno messo sopra la ciliegina wave e un’altra varietà di gusti è stata accontentata. E ancora oggi escono dischi di questo tipo, come Wrong Creatures dei BRMC, la cui release data 12 gennaio 2018, ed è fighissimo, ballabilizzimo, ma triste, e così malinconico!

È poi una cosa assurda, perché questo malessere fico viene espresso da quel blues mischiato al metal pop tutto arrotondato e cantato con la cadenza alla Gillespie, senza uno spigolo, quindi alla fine dei conti se ci pensi bene di doloroso non c’è un bel niente. Va bene che l’emo ci ha insegnato che niente è sincero, ma almeno deve essere ben gestito. E non sono qui a dire che un gruppo come i BRMC debba fare un album ISPIRATO, ma almeno quando sei sul tavolino a scrivere con quelli della Vagrant che ti dicono “sarà una bomba son 5 anni che non uscite con un disco, devi fatturare fatturare fatturare” (quanto è U DUE il live di 3 anni fa? brrrr, ndr), cerca almeno di scegliere uno stile che venda, ok, ma credibile, una chitarra che possa essere almeno presa sul serio. Come pretendi che possa credere davvero a una chitarra come quella di Question of Faith? Prima di tutto è così vecchia che sa di Rolling Stones, poi senti quante moine fa? Ammetto di averci sentito una certa progressione, ma quella specie di pianto blues sporco ma non del tutto, su un ritmo per far ballare le signorine (e qui casca l’asino: chi mi convince che i BRMC non fanno musica per scopare?) e i signorini è il classico colpo al cerchio colpo alla botte che alla fine accontenta tutti e non accontenta nessuno, tranne i fan dello zoccolo duro, quelli che non mollerebbero i BRMC neanche con gli schiaffoni.

Quando i BRMC hanno perso credibilità tra i fan più accaniti di primo livello? Ai tempi di Howl? Perché? Li avete trovati eccessivi nella loro flawlessness scazzata? Questo nuovo disco non vi farà cambiare idea. Rimangono solo i fan accaniti di secondo livello (lo zoccolo duro, appunto), quelli ci saranno sempre, sennò ai BRMC gli tocca riciclarsi in un bar di NY a fare i cocktails.

La fine del disco (da Little Thing Gone Wild) rappresenta l’ennesimo annioversario della fine delle idee e lo show della prevedibilità. A partire dal titolo (ripeto: Little Thing Gone Wild), i BRMC si svaccano totalmente nel sound maledetto-polleggio-rocknroll e fa capolino addirittura un po’ Marilyn Manson, quello di adesso, senza smalto e brio (di una volta). Fate due conti, cosa vi rimane in mano dopo Carried from The Start? Quale sensazione diversa dal vuoto? Ho capito, non ci si deve più aspettare niente da gruppi così sputtanati, ma il vuoto spinto è più intenso di Carried from The Start. È mai stato cool il vuoto spinto? Neanche secondo me. Detto questo, mi viene quasi dire che i BRMC sono sempre stati così, quindi di base sono un gruppo inutile, la cui collocazione nel contesto inizio 2000 è chiara quanto priva di significato. Che tipo di sound hanno creato? nessuno, dicevo. Che immaginario hanno generato o copiato fino a diventarne almeno la copia carbone? Nessuno, neanche questo. Ma soprattutto, che canzoni memorabili hanno scritto? Vuoto cosmico.  A volerli proprio confrontare, ci hanno lasciato di più gli Interpol (il primo disco era figo) e gli Arctic Monkeys (il primo disco poteva piacere o non piacere, come la grigliata di pesce ratto, ma ad ogni modo era tirato).

Tornando a Wrong Creatures. Finalone romantico al sapor di pianoforte con All Rise, che immaginavo che crescesse ed esplodesse a un certo punto in una ballatona gonfia di lacrime. E infatti indovinate cosa fa?

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