Julia di Matthew Brown (RNFF 2014, CONCORSO)

julia-ravenna-nightamreIl Rape and Revenge è un credo, una religione, dal momento in cui vedi I Spit On Your Grave se ti piace ti piace più o meno per sempre, e ogni volta che la trama di un film è riconducibile al genere parte un interesse che va al di là della serietà del tema affrontato: di base non bisogna crearsi aspettative sulla denuncia, ma andare a cercare più il piacere di vedere un film tutto stupro e vendetta, come una pellicola sulla rinascita e la rivincita, ripulite di tutte le connotazioni sociali e politiche, che ci sono ma devono rimanere fuori campo. Accettato solo qualche risvolto psicologico. Ma il Rape and Revenge non è un genere facile da mettere in scena, perché lo devi prosciugare delle cose di troppo e farlo scarno e secco, a meno che tu non stia girando Kill Bill. Ed è meglio farne uno sulla falsa riga di tutti gli altri che non uno che vuole essere per forza una variazione sul tema. Ai fan piacerà sempre – se vuoi allargare il tuo pubblico, scegli di fare una commedia porno romantica. Il problema di Julia è questo. La storia. Una ragazza viene stuprata e dopo un periodo di rielaborazione della violenza decide di vendicarsi. Lo fa infierendo sul cazzo, tagliandolo in modo diversamente teatrale a tutti i suoi carnefici, vestita di un impermeabile in pelle nera oversize. Sbaglia solo ad affidarsi a qualcun altro per portare a termine la missione, e pagherà l’errore. Mai mettersi nelle mani di uno il cui padre da piccolo gli ha tagliato il pisello e che ora per vendicarsi del mondo infame ha deciso di raccogliere cazzi di stupratori in giro per la città e raccoglierli tutti in un unico contenitore. Container di cazzi. Gli attori sono bravi, le musiche fanno cacare, la sceneggiatura ancora peggio. Può interessare la variazione sul tema, ma è un percorso pieno di insidie, soprattutto su un genere che ha già tanta carica di violenza e pathos di suo. Difficile cercare di buttarne su di più senza sbagliare. Non è il soggetto a essere ridondante, quanto la messa in scena. I ralenty e le musiche (cori lirico onirici o canzoncine giapponesi), i dialoghi e le maledette inquadrature contro luce. In più, il raccoglitore folle di cazzi mozzati è un personaggio insfangabile, fisicamente un incrocio tra Terminator e Tyrion Lannister, moralmente impresentabile. Uccidetelo. Da vedere: la scena del pene in erezione mozzato alla base, che è quasi come l’occhio tagliato di Un Chien Andalou. (5)

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