Al nostro bigliettaro Scorsese gli ha fatto il culo

jonah hill

(arriviamo al cinema per vedere the wolf of wall street solo un minuto prima e corriamo a prendere i biglietti. gli chiediamo se siamo ancora in tempo e il bigliettaro dice “dura 3 ore, eh”. si, si lo sappiamo. tira i biglietti sulla cassa e dice “dai dai andate subito”. non gli passa un cazzo, ma ama il cinema).

Visto che penso spesso ai Fugazi, ci può pure stare che io un giorno abbia pensato che Martin Scorsese fosse un loro fan. 7 Songs dei Fugazi è dell’88 e nell’88 Scorsese ha diretto L’ultima tentazione di Cristo. Questo mi anticipa che le premesse non ci sono. Se cerco su google scorsese fugazi viene fuori prima di tutto questo:

ma non viene fuori niente che possa confermare la mia tesi: Scorsese non ha mai dichiarato pubblicamente di essere un fan dei Fugazi. Non lo è, adesso non lo penso più.
Rimane però almeno un dato di fatto. F.U.G.A.Z.I è acronimo di Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In; si usava in Vietnam quando i soldati americani erano costretti a scappare, cioè erano FOTTUTI. In quella scena lì Matthew McConaughey dice chiaramente proprio F.U.G.A.Z.I. L’amico Leo lo apostrofa e dice che si pronuncia Fughesi, che in un qualche slang italo-americano vuol dire FAKE. Più o meno il dialogo è questo:

– Wall Street è un F.U.G.A.Z.I.
– Un Fughesi!

E invece io credo che sia un F.U.G.A.Z.I, Leo, ha ragione McConaughey e l’avrà anche quando ti strapperà da quelle mani gonfie l’Oscar come miglior attore protagonista per Dallas Buyers Club.

Esiste anche la sincrasi Wugazi, che poi sono i Wu-Tang Clan che fanno i Fugazi; ma i dialoghi del Lupo di Wall Street, seppur molto brillanti, non azzardano in modo tanto esplicito. Tornando all’acronimo, Scorsese l’ha inserito proprio lì, all’attenzione di Jordan Belfort (Leo) che sta per diventare il broker più stronzo d’America e per mandare all’aria tutta la sua vita. La parola giusta per Scorsese è F.U.G.A.Z.I, Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In: da quella sequenza in poi Jordan Belfort sarà fuori dal controllo di tutti compreso se stesso, per tutto il film, e da subito pensiamo che prima o poi sarà FOTTUTO: con la moglie, con l’FBI, per la droga, perché fa troppi soldi, per la figa.

(mi giustifico: anche la maugeri ha scritto di do it yourself ultimamente e ha scritto stronzate molto più grosse di quella che sto per scrivere io, quindi sto tranquillo: c’è un precedente imbattibile).

Il Lupo di Wall Street è una figura che sta tra i Fugazi e il DIY da una parte e il self-made man dall’altra.
Lo scopo del DIY è quello di produrre album e concerti con le proprie risorse senza ricorrere a circuiti commerciali altri; il self-made man è un paraculo che sfrutta le proprie conoscenze per fare successo. In qualche modo, si possono considerare due visioni contrapposte della vita, due stili di vita differenti; ma contemporanei.
Poi c’è Jordan Belfort, quello che le cose le fà coi soldi degli altri presi in modo amorale. (Piccola parentesi per dire che la cosa più bella del film sono le pippe zero che Scorsese fa su tutte le questioni amorali). Quando viene costretto ad abbandonare gli uffici newyorchesi, Belfort riparte da un capannone, indipendente, dipendente solo dalla sua testa di merda. E non c’è niente di più indipendente di Jordan Belfort che manda affanculo l’FBI e prosegue nella sua attività anche se sa che lo metteranno in galera. Perché tanto anche là comprerà tutto, lui non ci mette niente a corrompere qualcuno. Belfort è indipendente nelle azioni che compie, il self-made man no (è un politico), i Fugazi si; Belfort è il punto d’incontro non richiesto tra il DIY e il self-made man, quello che fa da solo ma che lo fa per i soldi. L’indipendenza del prodotto è l’obiettivo del DIY; il prodotto di Belfort è il denaro che gli dà il potere di fare quello che vuole. La sua carriera è iniziata nel 1987; nell’88 sono usciti Apostles of the self-made man di John Cawelti (University of Chicago Press) e 7 Songs (Dischord Records, Washintgon). L’America è grande.

E quel F.U.G.A.Z.I messo così lì all’inizio mi ha fatto partire questo trip. Ma non ha senso parlare di queste cose quando puoi parlare di Jonah Hill o del babbo di Jordan Belfort. Come ogni giorno, nel cinema e nella musica abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo, e quello che era nuovo ieri sarà vecchio domani. Sembra ieri che Di Caprio era nuovo in Giulietta e Romeo. Adesso non è più nuovo, adesso Jonah Hill è nuovo. A Di Caprio potranno pure dare l’Oscar, ma non interessa a nessuno: è solo il riconoscimento di una carriera della madonna che è già di per sé un premio. Invece Matthew McConaughey ne ha bisogno. Anche Jonah Hill ne ha bisogno. Jonah Hill è quello di Superbad, appena sei anni fa. E’ migliorato, ed è normale che lo sia, ma non sempre succede. Non è migliorato come Robert De Niro da Batte il tamburo lentamente a Silver Linings, cioè da livelli altissimi a livelli altissimi; è migliorato, cioè probabilmente è maturato, proprio nella testa. Jared Leto, che musicalmente mi lascia indifferente, ma che come attore non è male, gli fa una sega. Mettiamola così: Jared Leto in Dallas Buyers Club fa la checca brillante e la checca drogata; Jonah Hill fa il drogato, lo psicopatico, l’intelligente, il simpatico, il coglione, l’invasato, il pupillo del capo, il suo amico e quello che lo rovina. Grandissimo Leonardo Di Caprio; ma per questo film, il contributo più irriverente lo da Jonah Hill.
Questa volta saranno mani grasse a strappare l’Oscar (come attore non protagonista) a mani rinsecchite: è Hill che vince su Leto. Anche se mi dicono che Jonah Hill è dimagrito.

(due parole per il padre di belfort, il collega di lavoro ideale, instabile ma davvero paterno).

Tornando a bomba, un personaggio come Belfort è emozionante. Per il resto è come tutti gli altri uomini che nei film fanno molti soldi: drogato, infedele, determinato. Anche il film è un film sull’ascesa e la decadenza come quelli di sempre. Solo che è divertente, e senza morale, e naturalmente è perfetto in tutto. Le 3 ore al bigliettaro gliele abbiamo messe in culo in un attimo. E’ la prima volta che Scorsese dimostra di aver letto davvero Bret Easton Ellis, e subito dopo Sodoma e Gomorra, per portarli a Wall Street. Ha fatto un film fuori dai suoi ultimi schemi, quelli di Shutter Island e The Departed e ha inserito nella colonna musicale anche Gloria di Umberto Tozzi e Mrs. Robinson dei Lemonheads. Anche lui ha gusti musicali discutibili o per lo meno ambigui, non ascoltando i Fugazi.

Jonah Hill invece no.

jonah hill wugazi fugazi

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