Il modo in cui la classifica delle città di Amazon ci dice che musica si compra in Italia è sbagliato

relativissimo

Ieri è uscito questo articolo che tira fuori da Amazon il punto sulla situazione su quale genere di musica si ascolta di più nelle città italiane (l’articolo è uscito anche su rockit.it).
In Italia c’è più crisi dei negozi di dischi che in altri paesi, va bene, però i negozi di dischi che funzionano, o i siti di etichette e gruppi che fanno e-commerce e allo stesso modo funzionano, ce ne sono ancora. Non voglio dire che su Amazon non compra nessuno (sarebbe falso), però non tutti comprano musica su Amazon: alcuni, vecchi o giovani, comunque rompicoglioni, continuano a comprare musica nei negozi o sui siti che non sono supermercati della musica, cioè dove non vai per comprare qualsiasi cosa, ma quella cosa in particolare, quella cosa che vuoi in quel momento. Per cui quando ci dicono che c’è una classifica di Amazon che ti dice i gusti musicali delle persone nelle città, ci dicono una cosa non vera. E’ il modo di rendere nota la notizia che è sbagliato: con quella classifica ti vogliono far pensare che il bacino di utenza di Amazon corrisponda alla verità e all’unico possibile, perché non ti dicono quante persone comprano su Amazon, non ti dicono che la classifica non riguarda il 100% delle gente che in Italia compra musica fisica ma solo una parte di essa. Ti dicono solo “in base agli acquisti Amazon.it” (sull’Ansa). Si, ma quanti comprano su Amazon.it bisogna dirlo. Altrimenti si esclude a priori che ci siano altre possibilità di comprare musica, il che è falso.
Perché c’è qualcuno che non compra su Amazon. C’è qualcuno che fa entrambe le cose e c’è qualcuno che compra solo su Amazon. A fare le cose seriamente i dati andavano diffusi in modo diverso, specificando su quante persone era stata condotta l’analisi. Il messaggio è grave perché ti fa credere che non ci sia nessuno a cui piace comprare in un negozio di dischi o nel sito di chi direttamente si fa il culo per produrre la musica che vuoi comprare. Andare su un sito per comprare un disco in particolare (quel disco, non uno a caso) e farlo perché vuoi che i soldi arrivino direttamente a chi quel disco l’ha fatto, prodotto o suonato, ha un valore che non è paragonabile a nessun prezzo stracciato che trovi su Amazon. Andare in un negozio di dischi ti dà la possibilità di non pensare ad altro per tutto il tempo in cui ci rimani e di pagare la musica a chi è giusto che la musica venga pagata: negoziante che investe il proprio tempo e il proprio denaro per vendere musica, eventuale distributore che fa lo stesso lavoro del negoziante solo magari non ci mette la faccia (ma non conta niente), produttore e band che fanno il prodotto che compri.
Per esempio: nella mia città (Cesena) c’è un solo negozio di dischi. So per certo che in quel negozio di dischi ci va un sacco di gente a comprare: ci vanno i metallari, ci vanno i signori di sessant’anni a prendere i dischi vecchi dei Led Zeppelin o di Luigi Tenco, ci vanno i ragazzi a comprare la musica “indie”, e ci vanno i ragazzi che comprano Ligabue, o l’elettronica, in percentuali difficili da definire. A parte che quell’articolo dell’Ansa nel titolo mi dice che Cesena è più rock e poi nel corpo dell’articolo mi dice che è la città in cui si compra più musica “alternativa” e “indie” (e rockit.it ci dice che è la più heavy metal), e quindi a parte il fatto che c’è un po’ di confusione, comunque non corrisponde a realtà il fatto che il negozio di dischi di Cesena, che vende molti dischi, vende soprattutto dischi “indie”, “rock” o di “alternativa”. Allora perché la classifica di Amazon mi dice che Cesena è la città in cui si vende più musica “indie/rock/alternativa” di tutte? Si, ok, perché considera solo le proprie vendite, ma i dati te li passa come generalizzabili. Sbaglia l’Ansa a confondere le acque non precisando su quante persone è stato fatto il calcolo; sbaglia anche di più rockit.it a titolare l’articolo “Amazon svela i gusti musicali delle città italiane: Asti è pop, Cremona metallara, e Siena indie” e a iniziarlo “Per la prima volta per il mercato italiano, Amazon ha deciso di svelare un po’ di dati e statistiche sugli acquisti di prodotti musicali”; non parliamo di quanto sbaglia gqitalia.it, che titola “AMAZON SVELA I GUSTI MUSICALI DELLE CITTÀ ITALIANE: LA TOP TEN” (in ogni caso, anche se nell’articolo si fa un cenno al fatto che la classifica riguarda il negozio di Amazon, il titolo ti mette fuori strada); sbaglia (volendo) Amazon a diffondere i dati senza dire di precisare che valgono solo su un campione di XXXX persone. Sbaglia volendo sbagliare perché così la stampa diffonde i dati senza neanche nominare i negozi di dischi o i siti delle etichette o dei gruppi, e chi legge non è spinto a pensarci e non pensa che ci siano altri modi di comprare musica in Italia se non quello di andare su Amazon.it. E’ un colpo diretto sulla testa dei negozi e dei siti. Complice la stampa.
L’esempio di Cesena vale con certezza solo per Cesena ma, forse, vale anche per altre città.
E’ fazioso il modo in cui ci vengono forniti quei dati. Questa riflessione qui, e quelle cose che ho scritto sul perché la gente ancora compra sui siti direttamente o nei negozi, sono cose che rendono la classifica di Amazon non ASSOLUTA ma RELATIVA, e come tale va considerata.

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