Idioti di Uochi Toki – Ancora questo album? Si, ancora questo album

Uochi Toki, Idioti (La Tempesta Records)Volevo scrivere un articolo come scrive Uochi Toki ma, caspita, è difficile. Ma va? Scrivere un articolo come un pezzo hip hop. Forse è anche un’idea ridicola. Non è solo una questione di ritmo delle parole, è un questione di ritmo dei temi e di scelta dei termini giusti nel posto giusto. E di voler smontare, ma farlo bene, tutta una serie di convenzioni. Non sono in grado.
I temi dunque. I temi non si affrontano con leggerezza in una canzone, e in un blog che vuole farsi bello perchè scritto bene. Cibo, gusto, animali, insetti, uomini robot, processori, lingua, parole vuote, scrittura, vita. Di qualsiasi cosa scelga di parlare Uochi Toki, viaggia e s’incaglia, riparte, viaggia e s’incaglia, riparte, viaggia e s’incaglia, riparte, poi conta e i numeri diventano i Numeri. Lui non usa le maiuscole solo perchè parla e noi la sua parola la sentiamo, non la vediamo, perchè non è più scritta, lo è stata, ma per noi non lo è più, è ormai diventata cantata, fissata su una base. Ma si sente la forza di certe parole, come se fossero stampatello. Io posso usare le maiuscole, i corsivi, i grassetti, per me è più facile. Idioti è una parola rischiosa, potrebbe essere associata a idioti televisivi. Ma noi quegli idioti lì li mandiamo a spendere. E poi idioti è una parola di tutti, come anche tutte le parole, e le parole difficili, tutte.

Aspide, è da marzo 2012 che è uscito ‘sto disco, e voi lo recensite solo ora? Si perchè ci piace essere sul pezzo.

Idioti di Uochi Toki (La Tempesta Records) gioca con le galline e con i bambini e discute di cose delle quali non discute nessuno e questa è una cosa positiva. Ma mi chiedo: sono cose per cui si arrabbiano solo gli adolescenti super-contrariati o sono temi di cui gli altri non parlano perchè non ne afferrano l’importanza e non sono in grado? Per esempio, gli insetti (Al Azif) e il robot (Ecce Robot). Splendida l’idea di porre al centro dell’attenzione ciò che di solito è al margine (in Al Azif gli insetti, ma in genere tutto ciò che è secondario) ma che senso ha (in Ecce Robot) farci capire cosa prova un essere con un corpo umano e un animo non umano quando già lo sappiamo, non da poco, da quando cioè abbiamo visto che il Terminator interpretato da Schwarzenegger in Terminator 2 provava qualcosa, amicizia, sentimenti paterni, simpatia?

L’edilizia speculativa (Venti centesimi di tappi per le orecchie) è l’esempio più chiaro per cercare di capire come scrive Uochi Toki. Tocca un tema e se ne va, parla d’altro. Un pò come Elio in La terra dei cachi. Solo che Elio vagava da un problema all’altro, nell’idiozia della sua canzone e nella mancanza di necessità e voglia di approfondire per il contesto canzone in cui si trovava. Uochi Toki parte da lì e se ne va, sì, ma va a sputare sulle parole, sui fatti che racconta, sui risvolti della realtà che i problemi di partenza nascondono. È il modo giusto di fare le cose? Non lo so, nessuno può definire il modo giusto di fare le cose, fatto sta che a seguire tutte le parole intelligenti, a volte difficili, mi viene mal di testa, e mi perdo, perchè non sono così intelligente, ma sono facile, facile al sorriso, facile al sonno, facile al broncio. Questo è un disco intelligente per gente intelligente, non facile, e quindi il fatto che le parole difficili siano per tutti, come dice Uochi Toki, è falso. Le parole facili sono per tutti. Comunque, questo è il segno che il flusso delle parole, il “frulla frulla” (Perifrastica), in questo caso del parleggio, ti consuma eccome, ma funziona, perchè fa frullare le rotelle.

Perifrastica gira sulle parole, gira le sillabe, “fa vocabolo”, “occulta la sintassi”, gira. Naviga attorno a un concetto che parebbe non significare nulla, in realtà è profondo come il significato della grammatica latina. Non a caso a caso la canzone si chiama Perifrastica, ma potrebbe anche essere chiamata Perfifrastica, perché include parolacce perfide, cioè dette così tanto per dirle e per dimostrare che le si dice, per dimostrarlo a quegli stronzi che le dicono per far ridere o chissà forse per piacere di più, per piacere, per piacersi, per dimostrare che a dirle non si guadagna niente.

Poi c’è Tigre contro tigre, che non dice niente di compiuto. Anti-climax è la parola chiave del pezzo, il suo scòpo.

Le parole sono importanti (La prima posizione della nostra classifica) ma conoscere il linguaggio non vuol dire correggere i modi verbali, conoscere il linguaggio vuol dire far volare le licenze, scollarsi dall’idea di avere parole sempre uguali, mai modificabili, dai significati variegati sì, ma sempre e solo quelle. Ora mi chiedo come cazzo faccio a scrivere una recensione utilizzando questi principi? Non lo so, perchè non so se poi avrebbe dopo il significato che volevo avesse prima. Ecco il punto: pensare un pensiero e farlo evolvere liberamente. Difficile. Ma gli spunti di Uochi Toki sono utili. La prima posizione della nostra classifica mette (anche) in discussione il concetto, l’orecchiabilità del “singolone” e la ricerca del consenso, li sfotte, li scarica, ne sviscera il significato e il non-significato. Fino a che proprio La prima posizione della nostra classifica si esaurisce come pezzo stesso in cui si parla di tutto questo.
Di nuovo, le basi sono tutto, come sono tutto le parole.

Nessuno riesce facilmente a trasformare l’esclamazione “Che schifo!” nell’affermazione “Che buono”, soprattutto certi radicali della cucina, certi problematici stomachini. Gli stomachini non cambiano. Quindi la trasformazione in questione non è possibile. Umami dice che è possibile, non è possibile.

Discussioni alte, principalmente sui concetti, fino a ora. Dubbi, domande, patrimoni di idee da mettere in discussione a volte, altre no. Poco da dire sulle basi, sull’elettronica, che spacca. Punto. Uochi Toki chiede la critica sincera, che scava, che capisce di più (La recensione di questo disco), ma le basi sono le Basi, e ancora una volta le maiuscole sono importanti. Sentite in cuffia le Basi esplodono e si dilatano e creano un gran brutto, ma discreto, viale alberato per la riflessione.

Usare la rampa senza essere Pro-Skadar (Tavolando il pattino con Antonio Falco) è quello che voglio fare anch’io per finire nella zon “tra gli insulti, gli sguardi increduli e quelli di sufficienza”, solo che non ho il coraggio di costruire le tavole da skate come hanno fatto i cinque disgraziati, con le ruote di sapone. Non ho tatuaggi, nemmeno nelle zone all’ombra. Sono proprio come loro, come i cinque disgraziati. Il messaggio è chiaro, Uochi Toki, lo raccolgo. Facciamoci male, ritocchiamo o distruggiamo le abitudini e divertiamoci alla faccia di tutti gli skater che fanno i tricky con le tavole in legno d’acero e ruotine wheels griffatissime. Per me questa canzone è campione d’ascolti, sul mio iTunes c’è scritto che l’ho sentita 32 volte.

Sono meno sensibile ai temi di Sberloni, ma forse perchè mangio per riempire lo stomaco. Anche se a un certo punto capisco che forse la canzone parla proprio di quelli che mangiano per stare in piedi, le pessime forchette. Devo ancora decidere il mio regime alimentare. Di sicuro, l’elettronica è qui un fottuto capolavoro. Prima forte poi piano, prima pieno poi vuoto, poi sempre pieno.

E mi piacerebbe chiudere la recensione in una maniera così brillante da dare senso a tutto quello che ho appena scritto, come fa Uochi Toki in Al Azif, ma mi rendo conto che la cosa più importante da fare ora è capire se questa recensione è tosta, mediocre oppure una recensione di merda.

La lingua degli antichi, sperimentale. È in elfico, l’ho scoperto.

I Uochi Toki sono Rico e Napo. Dopo Idioti è uscito Distopi EP per Corpoc. Prima un sacco di cose.

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