Ravenna Nightmare, la notte di Halloween ci siamo sparati Inbred

Quelli che, sventurati forse ma di sicuro numerosissimi, si collegano a Neuronifanzine in questi giorni devono beccarsi solo pipponi sul Ravenna Nightmare 2012. Si. L’evento è dei più gagliardi, e noi lo aspettiamo ogni anno tremanti.
Ieri era la notte di Halloween, in giro c’erano molte feste, molti spettacoli, molte storie. Al Ravenna Nightmare, in concorso, c’era Inbred di Alex Chandon (UK, 2011). Una festa c’è anche in Inbred, una festa fatta di sangue e cacca. La storia è questa: una comitiva, non troppo allegra, ma di certo esplosiva, nel senso di potenzialmente pericolosa, si trasferisce dalla città alla campagna (nello Yorkshire, in Inghilterra). È una comitiva balorda, composta da due assistenti sociali, una ragazzina problematica, un ragazzino piromane e due teppisti. Scopo della gita: ritrovare il contatto con la natura, rilassarsi, divertirsi in modo sano e costruttivo, parlare. Il paese isolatissimo in cui soggiornano si chiama Mortlake, la casa in cui dormono è un casolare fatiscente, il pub del paese si chiama The Dirty Hole. Il Dirty Hole è il palcoscenico al centro del film. Lì i sei abitanti di città incontrano i loro carnefici, gente storpia e folle, talmente amante della natura in cui è nascosta da avere un attaccamento morboso a essa: i più tranquilli indossano maschere da maiale e assistono a spettacoli in cui gli animali vengono maltrattati dagli uomini o guidati dagli uomini a maltrattare gli uomini, i più selvaggi fanno giochi massacranti con tutti i tipi di verdura che hanno una forma fallica e organizzano gli spettacoli di cui sopra, al Dirty Hole. Così gli inglesi di città dipingono gli inglesi di campagna: mostri. Eden Lake partiva da questo principio, The Cottage toccava l’argomento. Il confronto però non regge: Inbred non è nemmeno lontanamente avvicinabile a Eden Lake o The Cottage. Dal secondo prende l’aspetto grottesco e divertente dell’orrore campagnolo, ma non lo gestisce come dovrebbe. Inbred ha una sfumatura di grottesco (la gente di campagna storpia e cattiva, ma anche simpatica, poverina), The Cottage ne aveva 50 (ehh?) e ha in più una vena di comicità grossa come un fiume e calcolatissima. Da Eden Lake, Inbred prende la storia, con la differenza che a finire nella bocca del leone non sono due fidanzatini ma un gruppo di persone più agitate dei due fidanzatini e che i risvolti del soggetto e della sceneggiatura sono pressoché inesistenti. Poteva essere interessante stabilire gerarchie e rapporti più definiti tra i carnefici. Eden Lake lo fa, Inbred ci prova ma è superficiale (per questo nasce il confronto con un film completamente diverso per motivazioni e scopi come Eden Lake, perchè Inbred ci prova, se non c’avesse provato avrebbe voluto dire che non gli interessava ed era una scelta più apprezzabile). Nell’analisi del rapporto abitante di campagna/abitante di città, il finale di Eden Lake raggiunge una profondità che si può definire definitiva; Inbred ci dice solo che quelli di campagna non amano gli stranieri un pò maldestri e li massacrano: al di là del divertimento (vecchio, ha almeno l’età di La casa o, rilanciando, di Bad Taste) dato dal vedere corpi che esplodono e una famiglia di mostri che organizza il massacro (vecchia anche questa idea, alla quale non viene aggiunto niente… tutte le famiglie di mostri da Non aprite quella porta in avanti sono come la famiglia di mostri di Non aprite quella porta… non è possibile) non c’è niente di interessante. Però mi piace la mamma della famigliola di Inbred. Fa due cose: prepara una limonata “nice and fresh” che sa di piscio e alza il dito medio contro il marito.
Inbred ha una pecca mortale: è lento. La lentezza in alcuni momenti lo spolpa, proprio come quelli di campagna spolpano quelli di città. Contrappasso.
Una sequenza si differenzia dalle altre per velocità di narrazione, montaggio spettacolo e significato: quella in cui il piromane (personaggio interessante) e la ragazzina liberano il tenero animale catturato e legato, prima di essere torturato, dai boys di Mortlake. Il montaggio non indugia come fa in tutto il resto del film, ma ci mostra velocemente quello che succede. I due stacchi sui ragazzini di città che corrono, ripresi in campo lungo, prima per ficcare il naso poi per scappare, sono i momenti migliori di tutto il film. E pensare che il viaggio in pulmino per arrivare a Mortlake prometteva bene, descriveva bene i personaggi e ci anticipava con occhi intelligenti quello che gli sarebbe successo.
Domandone. Chi è il più cattivo? I quattro giovani delinquenti urbani hanno rubato e incendiato, poi fumano, giochicchiamo di continuo col cellulare, dicono sempre fuck, sono maleducati oppure disadattati, non obbediscono al tutor maschio e stuzzicano i locals. Ma non arrivano a farli esplodere riempiendoli di merda e non fanno giochi cattivi con gli animali. I più cattivi sono i locals di campagna, ieri (The Wicker Man, buttiamoci dentro anche la Scozia), oggi, per sempre. Parola di inglese di città.

2 pensieri su “Ravenna Nightmare, la notte di Halloween ci siamo sparati Inbred

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