Lov Lov Lov, Putiferio: ecco perchè voltare finalmente pagina

Può succedere (e questo incipit non è certo dei più originali ma è dovuto, per non cadere in una generalizzazione che sarebbe eccessivamente penalizzante) che sulle riviste specializzate italiane si trovino affermazioni che danno la scena musicale italiana come morta. Solitamente, la si mette sul piano classico del “non esistono più i gruppi di una volta”, anche se si afferma di non voler dire “che non esistono più i bei gruppi di una volta”, e il principio è quello che espletava la Paolino Paperino Band quando cantava Extracomunitario: “Io! Non sono mica razzista però! Ma quanti lo dicono! Io non sono mica razzista però basta che tornino tutti a casa loro e non mi fottano il lavoro…”. Cioè è come dire una cosa però dire che non la si dice.
Spesso, adesso, si parla dei tempi d’oro riferendosi ai Dischi del Mulo, al CPI, e poi ai CCCP/CSI e ai primi Marlene Kuntz e anche ai La Crus (sempre e solo i primi). Tempi splendidi, non lo nego. Conseguenza di questo discorso è il tirar merda sui protagonisti di quell’era, che oggi si sono conformati, sono degli stronzi, dicono cacate e via dicendo. Spesso si sbaglia anche bersaglio prendendo di mira per esempio più Cristiano Godano perchè è andato a Sanremo o perchè scrive sul Fatto Quotidiano e non Giovanni Lindo Ferretti che nel 2010 ha dichiarato “Meno male che c’è la Lega, altrimenti non avrei saputo per chi votare”. Al di là del fatto che si sbaglia vittima, non si tiene neanche in considerazione che quelli che avevano 30 anni nel 1994 (quando uscì Catartica, il primo dei Marlene) e che ascoltavano già i CCCP, i Litfiba o i Diaframma dicevano “non esiste più la musica di quando ero giovane io”. E così via dicendo fino al tempo in cui i romani dicevano che gli etruschi suonavano meglio le percussioni, e oltre ancora.
A cercare bene, c’è sempre qualcosa di buono, se non ottimo. L’ottimismo è il sapore della vita, lo dico anch’io.
Prendi per esempio tutto il Lato Oscuro della Costa e i progetti paralleli (qui Moder, ma c’è anche dell’altro che il Lato Oscuro ci propone), la Minoia Records, la To Lose La Track (neuronifanzine ha scritto di Chambers e Disquieted By ma i gruppi in casa To Lose La Track sono tanti e diversi tra loro), Robotradio Records e La Macina Dischi, oppure Fromscratch Records (Topsy the Great). Sono cambiati i tempi e le modalità, ma questo conta poco, quello che conta è che a fare certi discorsi ci si obbliga a chiudere gli occhi e ci si perde un sacco di robbba buona. Tra parentesi, le etichette e i gruppi nominati sono solo una parte di una ben più ampia galassia di buone produzioni (sono quelle che, in questo momento della mia vita preferisco) e sono in piedi già da alcuni anni. Tra l’altro, lode all’iniziativa di Hana-Bi/Bronson, che nelle serate Rifondazione Indie Rock fa suonare le meglio cose dell’indie italiano de oggi (prossimo appuntamento il 10 novembre).
Lov Lov Lov dei Putiferio (aprile 2012, Robotradio Records e La Macina Dischi) è una delle cose per cui vale non lagnarsi e aprire gli occhi. Prima di tutto dentro c’è Amazing Disgrace, che suona come un pezzo hc vecchia scuola ma aggiunge svise di chitarra e batteria che è un piacere stargli dietro ad ascoltarle. Perchè sono travolgenti. L’album unisce ritmiche sincopate a distorsioni corpose, ben costituite dalla perfetta amalgama chitarra-chitarra. Ed è infatti piuttosto il guitar noise (?!?) che dà carattere e corposità al tutto. Ma la chitarra sa anche regalarci momenti di poesia (uno, l’arpeggio in Hopileptic!). Bestiale il lavorìo della batteria, mai uguale a se stessa, attorcigliata alle canzoni e attorcigliante le ritmiche, pese e graziate allo stesso tempo. In senso contrario, Loss Loss Loss spezza, nel finale, l’andamento dell’album, rallentandolo un pò, ma dandogli anche quello schiaffo elettronico ben arrangiato e d’ambiente che sfida tutte le altre canzoni, e chi le ascolta, a osare di più. Ci sono gli echi dei PiL, dei Korn e di certi esperimenti di Lee Ranaldo. Industrial. Tracce di Industriale si trovano in Now The Knife Is My Shrink, dove il cantato lamentoso ti porta a una melodia e a un giro chitarre/batteria che genera un altro ritmo, e la voce prende a correre di più. A questo punto il muro delle distorsioni risulta insuperabile. Si tratta di una caratteristica estendibile a tutto l’abum: quando i ritmi della batteria insistono più su sè stessi, le distorsioni trionfano e non lasciano spazio al passaggio nemmeno di un filo. O di un moscerino. True Evil Black Medal chiude Lov Lov Lov con una drum machine che ha una storia a sé, nell’incipit: si intreccia con una chitarra noisy e poi si trasforma in batteria acustica, passando per un ritornello apertissimo e finendo per costituire una ritmica distante ma perfetta.
La cosa grandiosa in questo disco è che non si avvertono i passaggi dalla strofa al ritornello, anche se ci sono, non se ne avverte la ripetizione. I Putiferio suonano molto sulla struttura della canzone, non toccandone i pilastri “tradizionali”, ma distruggendone i passaggi con variazioni sul suono e sul ritmo. Non è possibile non avvertire l’apertura che alcune canzoni hanno, il carattere che assumono partendo da ritmi scheletrici ed esplodendo in un secondo momento in giri potentissimi. Void Void Void è forse l’esempio più adatto per ascoltare questo tipo di alto-basso, pieno-vuoto: secca come la gola nel deserto all’inizio, piena fino all’orlo dopo. E ogni volta il vuoto cambia, si modifica, così come il pieno, mai uguale a se stesso. Anche attraverso questo la struttura della canzone viene rimestata, confusa, grazie a sonorità aggressive e pungenti e a varianti impreviste.
I Putiferio sono Luca (batteria), Panda (voce), Mirco (chitarra), Jan (chitarra) e vengono da Padova. Lov Lov Lov è stato registrato e missato da Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori, Zu ma anche il primo disco dei Putiferio) e Andrea Cajelli (Ghost Records) ed è di una complessità musicale e sonora molto rare. Superiore, da questo punto di vista, allo splendido You Kill Me dei One Dimensional Man, al quale lo si può accostare per incisività e modalità di trattare il suono della chitarra. Ma Lov Lov Lov è più vario e più divertente. Impossibile non prenderlo in considerazione: ascoltatelo, sveglia, invece di tormentare i nostri vecchi (cari) amori musicali.

PS. Il precedente album dei Putiferio è Ate Ate Ate, al quale riserveremo un’altra recensione (eccola qui). Non bastano le poche righe in chiusura della presente.
Le foto dei Putiferio live al Sidro di Savignano sul Rubicone (FC), 17 novembre 2012.

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