CRONACA LOCALE. Dopodomani Oscar cambia gestione.

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Ci sono stati altri negozi di dischi a Cesena, ma nessuno è stato come Rev Up. Double Drake. Oscar. C’è stato Francolini, ma era uno che gonfiava molto i prezzi con la scusa di essere affilliato Dimar Rimini. C’era Righi, ma era uno che se gli chiedevi i Fugazi ti voleva vendere Jamiroquai perchè magari i Fugazi in quel momento non li aveva. È l’inventore dei ti potrebbe interessare anche di Amazon. C’era Sound&Vision: Giovanni prima di Oscar è arrivato a un tanto così da essere come Oscar ma a un certo punto si è sposato.

Oscar è precipitato in città all’improvviso, dicono da Londra o direttamente da una gita al mare con Pete Townsend, in un pomeriggio di fine estate se non sbaglio. Di quanti anni fa, non mi ricordo di preciso, ma secondo me una quindicina.

Sono passati diversi anni, adesso il negozio non chiude all’improvviso come era arrivato, sono mesi che gira la voce. Ma soprattutto il negozio non chiude, cambia solo gestione, lo rileva un ragazzo che suonava nei Nabat, a partire già da fine ottobre circa, dopo un normale momento di transizione durante il quale verrà sistemato anche l’interno del negozio. Io continuo ad andarci. La fornitura sarà sempre simile, con più metal e più street punk a quanto pare, forse, chissà.

Oscar era il poliziotto cattivo, mi mancherà (dicono che nei primi tempi sarà ancora là dentro, per il passaggio di consegna da vero aziendalista). Mi mancheranno le male parole e i mugugni. Ho passato ore senza accorgermene dentro a quel posto e forse proprio lì ho imparato che stare dentro a un negozio di dischi mi fa stare bene. Ho imparato anche che il talento di dj audio-video di Oscar è innegabile. Si sparava (si spara tutt’ora) film e musica quasi a tutte le ore, entravi e ti stordiva con il volume stratosferico delle pallottole di un cazzo di western o con Manu Dibango a tutto volume, o con tutte e due le cose. I momenti di silenzio erano surreali, attimi dallo spazio. Quei silenzi, a volte erano tali e quali alle risposte ai miei “ciao” appena entrato. Niente. Ok, forse ho esagerato, non teneva sempre la musica alta. Ma alla fine era bello quando lo faceva, entravi e saltavi sulla porta perché da fuori non è che si sentisse poi tantissimo, ti prendeva alla sprovvista.

Poi, ci sono i giorni in cui si sente tenero, e mette su i Beach House, tu entri e lui è tranquillo, sereno, t’impezza. L’atmosfera è rarefatta, volano sorrisi. Mai capito del tutto quell’uomo. Ma gli ho comprato il mondo, e ce l’ho ancora tutto a casa, il mondo. So che uno deve comprare dischi con misura, valutando bene cosa prendere su e cosa lasciare lì, soprattutto oggi che si può ascoltare tutto prima, ma io ho sempre comprato dischi che volevo comprare, qualche pacco l’ho preao, si, ma è da mettere in conto. ERA da mettere in conto, dai, adesso muovendo le chiappe sul computer ci si può informare bene. È una condanna, una malattia, una tosse del falegname, il raffreddore dell’eterno margusone. Non so. Ma l’ultimo disco da Oscar l’ho comprato sabato pomeriggio. Il primo, un tot di anni fa.

I sabato pomeriggio. Incontravo un sacco di gente là dentro, persone che non sopportavo e persone con cui mi davo appuntamento proprio lì. E persone che non vedevo da tempo. Non era male. Disco migliore comprato da Oscar: il primo dei Jesus Lizard, disco peggiore: il secondo dei Turin Brakes.

Se volete, domani c’è ancora il 4X2. Poi, un attimo di pausa e si riparte per… un altro giorno di gloria (gag).

#31 fine dello spam blogging

Ho ascoltato di seguito i nuovi di Glen Hansard, US Girl, Cocorosie e Joseph Arthur. Caffè.

#30 Bellezza in bicicletta

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Mi piace ascoltare i racconti dei vecchi sulla storia del ciclismo. Non molto tempo fa il babbo della mia morosa ha raccontato che una volta c’era un corridore, Franco Bitossi, che soffriva di tachicardia e a volte doveva fermarsi. Per questo era stato soprannominato Cuore Matto. Tutti i miei parenti più grandi, tra Coppi e Bartali, preferiscono Coppi. Anche mio suocero, anche mio babbo. Mio babbo aveva molta passione per lui, si era comprato anche la bicicletta come la sua, la Bianchi celeste (con manubrio da passeggio). Quando era bel tempo, la domenica mattina andava a farsi un giro in piazza. Poi un giorno ce l’hanno rubata, e in casa mia è finita un’era. Recentemente un mio amico se l’è comprata, uguale. Sospetto possa essere la stessa, che ha fatto un giro assurdo ed è tornata vicino a me, ma non ho ancora trovato un modo sensato per muovere l’accusa. Non so se è un vero ricordo oppure se lo confondo con qualcos’altro, ma mio babbo sulla bici cantava Bellezza in bicicletta. Un po’ perché la saggezza romagnola insegna da sempre che le cose che non possono mancare nella vita di un uomo sono il mattone e una donna, un po’ perché i racconti delle staffette in bici che durante la seconda guerra mondiale portavano il cibo e le armi da una parte all’altra della regione contano oggi lo stesso numero di puntate di The Vampire Diaries e dall’immediato dopoguerra hanno guadagnato un posto di rilievo nella nostra tradizione. Bellezza in bicicletta per mio babbo era tutto questo, mattoni, donne, bici e racconti. Ed era una canzone irresistibile.