Ravenna Nigthmare Film Festival 2013 day #6

Chimères

CHIMÈRES di Olivier Beguin (Concorso, 31 ottobre). Finalmente un film di vampiri in concorso al Festival di quest’anno, un film svizzero di vampiri. La trama: un film con un vampiro. No dai, lui diventa un vampiro dopo che in ospedale in Romania gli hanno fatto una trasfusione sbagliata. Lei lo ama a tal punto da dargli da bere il suo sangue fino a diventare grigia in volto. A quel punto lui si rende conto che sta esagerando con l’egoismo e inizia a girare di notte alla ricerca di gentaglia da mangiare. È una storia d’amore, a volte anche molto intensa, intensa in modo svizzero però, mediamente intensa. La trasformazione in vampiro consiste in vene varicose in faccia e occhi color ghiaccio, all’improvviso, per un po’, e avviene spesso davanti allo specchio, in generale un numero di volte (comprese quelle immaginate) superiore alla media consentita in un film di 80 minuti. I dialoghi li definirei minimal, freddi come la notte sulle alpi. I due attori recitano malissimo anche quando fanno a pugni e il fatto che sia un film svizzero spiega il perché potresti addormentarti anche quando lui strappa a morsi le giugulari. Non spoilero il finale perché é la parte migliore del film. Lui muore ammazzato, lei si trasforma in vampiro iniettandosi un po’ di sangue di lui conservato in frigo, lo vendica e si dissolve alla luce dell’alba.

Ravenna Nightmare Film Festival day #5

The Forgotten (Oliver Frampton)THE FORGOTTEN di Oliver Frampton (concorso, 30 ottobre). Oliver Frampton, questo nome non mi è nuovo. Allora lo googgolo e scopro che non è un perfetto sconosciuto ma io non lo conoscevo: The Forgotten è il suo primo lungometraggio, ma ha scritto diverse serie per la TV e girato un corto famosissimo nel circuito, Pieces. È un ragazzo molto alto che si presenta al RNFF in giacca scura, cravatta bleu e camicia bianca all’anglosassone: fuori dai pantaloni. Non gli ho visto le scarpe, ma sono sicuro che porti un 46 e che indossasse un mocasso nero un pò a stivaletto, enorme: all’anglosassone. Con Peter Frampton non c’entra niente, e per fortuna. Era lì che mi confondevo.
La trama. Tommy ha 14 anni e vive col padre fannullone in un lotto di case popolari, che, a parte loro due, dovrebbe essere abbandonato, ma non lo è: ci sono dei rumori, e delle presenze incomprensibili. Dieci + all’ambientazione e all’idea di far piombare gli spiriti in un posto così carico di drammaticità sociale e di piazzare la suspense in un film ritmato e tratteggiato alla Ken Loach. Il mix, dal punto di vista emotivo, ha le potenzialità di una bomba. E The Forgotten è una piccola bomba perchè il grumo di sfiga che si accanisce contro Tommy è gestito molto bene e arricchito di momenti simpatici e addirittura di momenti in cui in fondo speriamo che Tommy limoni con Carmen, che è scontrosa, simpatica, bellissima e coraggiosa. Carmen è l’unica amica di Tommy e una notte decide di tenergli compagnia per capire se in quell’appartamento ci sono o no quei rumori del cazzo. Il padre di Tommy è finito in ospedale dopo esser stato preso a calci da due magnaccia di una mignotta che ha trattato male, e i due amici si spaccano di bong al fumo.
Disagio e terrore. Le scene più spaventose giocano sulle apparizioni improvvise di visi spaventosi e persone che hai già visto da qualche parte. Le scene migliori invece calcano sulla paura di Tommy (Clem Tibber, attore strepitoso, come Carmen, aka Elarica Gallacher), immobilizzato e spaesato da quel che succede in quella casa di merda. Insicurezza e paura di Tommy, sicumera e temerarietà di Carmen si contrappongono e danno al film una buona caratterizzazione.
Negli appartamenti c’è un piano di sotto, perfetto per l’ambientazione di una storia sociale di spettri che vengono da un passato violento – non c’entra niente, ma in alcuni momenti ho rivissuto il terrore della famiglia inglese di pazzi di Eden Lake, visto qui, al RNFF qualche anno fa. È nella stanza al piano di sotto che si scopre che il padre non è solo un ambiguo vagabondo ma anche uno psicopatico, molto peggio della moglie che ha infilato in psichiatria. Ci sono almeno due sequenze in cui abbiamo l’impressione di scoprire le cose prima dei personaggi, perchè escono dall’ombra prima per noi che per loro (un pò come Hitchcock, che svelava certe cose solo a noi) e una di queste scene si svolge là di sotto, verso la fine.
Big Frampton ha avuto un pò fretta di concludere la vicenda. La prima parte del film ha troppo peso, in termini di minuti, rispetto alla seconda e alla soluzione: Frampton racconta molto all’inizio, si sbriga alla fine. Ma The Forgotten è il film che potrebbe vincere il festival.

Ravenna Nightmare Film Festival day #4

Septic Man

SEPTIC MAN di Jesse Thomas Cook (concorso, 29 ottobre). L’uomo settico, ovvero il contrario di quello asettico. Cioè l’uomo che vive a contatto con molti agenti che possono portare infezioni. Septic Man (Jack) è un addetto al servizio idrico di Collingwood, in Canada. Vive a contatto con la merda di tutto il paese, tutti i giorni lavorativi, ed è un genio del campo: una volta ha risolto un problema che avrebbe causato un casino in città. Cosi uno di un consorzio lo invita caldamente, a suon di bigliettoni, a cercare la causa di un’infezione che ha preso l’acqua di Collingwood e che porta i cittadini a stare molto male, da sotto e da sopra. Septic Man accetta (la sua ragazza aspetta un bambino) e parte per la missione, ma si perde per sempre nelle fogne. E si trasforma nel mostro della cloaca.
Septic Man è un piccolo mondo completo. Quest’anno al RNFF siamo tornati a votare alla fine della proiezione. Io a Septic Man gli ho dato due, su un massimo di tre. Perchè? Sui titoli di coda c’è una canzone country che nel ritornello dice proprio Septic Man ooh Septic Man, molto bella devo dire. E questo è il primo motivo. Poi il trucco del mostro delle fogne è fatto molto bene. Infine, Septic Man è un bellisimo microcosmo in cui convivono schifo, sangue, follia e crescita dell’essere umano verso la negatività totale. Diventare l’uomo delle fogne significa qui trovare il proprio mondo e rinunciare alle cose belle della vita. Nel finale il mostro è anche il Re delle fogne, a cui tutti gli esseri mostruosi che ci abitano rendono omaggio. Septic Man è il riscatto da una vita lavorativamente triste che diventa al contrario il solo motivo di esistere, perchè si è trovato il bandolo della matassa, il core della propria attività. Nonostante sia un film di merda, lento alcune volte, ripetitivo e sceneggiato malissimo altre, recitato a caso e bla bla bla, Septic Man ha un sacco di motivi di essere.
Anche IT cresceva nelle fogne.
Alla fine Septic Man è riuscito a risolvere il problema e a trovare l’origine del contagio. Una volta The Toxic Avenger vigilava sulla città, oggi Septic Man vigila sulla nostra acqua.